Donate

martedì 8 aprile 2025

Era 1il 982, quando Richard Attenborough porta sul grande schermo la vita di Mohandas Karamchand Gandhi

Ti è mai capitato di guardare un film e sentirti come se stessi vivendo un pezzo di storia? Ecco, Gandhi è esattamente questo. Parliamo del 1982, quando Richard Attenborough porta sul grande schermo la vita di Mohandas Karamchand Gandhi, il “Mahatma”, con un kolossal che ti prende per mano e ti trascina in un viaggio lungo tre ore e sette minuti. Sì, è lungo, ma credimi: non te ne accorgi nemmeno.
Tutto inizia con una scena che ti colpisce dritto al cuore: un giovane avvocato indiano, impeccabile nel suo abito occidentale, viene buttato fuori da una carrozza di prima classe in Sudafrica. Perché? È indiano, e tanto basta. Quel momento non è solo un’ingiustizia, è la scintilla che accende una rivoluzione. Interpretato da un Ben Kingsley al suo debutto – sì, il suo primo film! – Gandhi passa da quell’umiliazione a diventare il simbolo della non violenza, un’arma tanto semplice quanto potente contro l’impero britannico. E Kingsley? È magnetico. Non recita, vive quel ruolo, tanto da portarsi a casa un Oscar come miglior attore protagonista. Ma non è solo lui a brillare: il film si aggiudica otto statuette, tra cui miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, costumi, scenografie e montaggio. Insomma, un trionfo totale.
La storia ti cattura passo dopo passo. Dalle marce pacifiche alle proteste che sfidano il potere con il silenzio, fino al tragico finale: Gandhi assassinato nel 1947 da un estremista indù, dopo aver provato a fermare il conflitto tra indù e musulmani. È un pugno nello stomaco, ma anche un monito. La non violenza di Gandhi non è solo una strategia politica, è un’idea che ti fa pensare: e se la usassimo di più, anche oggi? Il film te lo sbatte in faccia senza prediche, con immagini che parlano da sole – la fotografia è da togliere il fiato, i costumi ti fanno sentire l’India di allora.
Ok, lo ammetto: tre ore e passa possono spaventare. Ma qui non c’è un minuto sprecato. È grande cinema, di quello che ti lascia qualcosa dentro. Non è una serata da “pizza e film” spensierato, questo no. È per quando vuoi immergerti in una storia che ti scuote, ti ispira, ti fa venir voglia di saperne di più. E poi c’è Ben Kingsley: se non lo hai mai visto in Gandhi, ti stai perdendo un’interpretazione che ha fatto la storia. È partito da zero ed è diventato una leggenda con un solo film. Roba da matti, no?

Nessun commento:

Posta un commento

Quattro profeti del disincanto. Un saggio necessario per decifrare l'Italia

In Evidenza

Copertina Libro Gagliani

"Quattro profeti del disincanto. Un saggio necessario per decifrare l'Italia."

Acquista il Volume

Scopri "Erotismo e Peccato" di Elisa Longo. Un viaggio poetico tra anima e corpo

In Evidenza

Erotismo e Peccato Elisa Longo

"Quando la scrittura diventa carne e l'anima si svela."

ACQUISTA ORA

Pelle accesa - Burning Skin di Maria Caspani (iQdB)

In Evidenza

Copertina Pelle Accesa

"Quando la lingua cambia, cambia anche il dolore."

ACQUISTA ORA

QUESTO CASO UFO HA SCONVOLTO I MILITARI