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venerdì 14 agosto 2026
Quando il Male è "bio" - perché la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti è il romanzo di cui abbiamo bisogno (anche se fa male)
Qui non troverai solo la mia opinione su [la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
C’è un momento preciso in cui la letteratura contemporanea smette di farti compagnia e inizia a toglierti il respiro. Succede quando un autore decide di guardare dove noi distogliamo lo sguardo, squarciando le ipocrisie del rimosso sociale. Con la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti (edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), ci troviamo di fronte a un’opera spiazzante, un congegno polifonico affilato come un bisturi che ridefinisce i canoni del romanzo psicologico contemporaneo.
L’intreccio: un gioco di specchi e menzogne floreali
All’apparenza, il dispositivo narrativo ideato da Giannetti muove da una prescrizione terapeutica: cinque persone in libertà condizionale, seguite dall'Associazione Pegaso nell'ambito del progetto sperimentale "Tre eRRRe" (Riabilitazione, Reinserimento, Riscatto), sono chiamate a redigere un diario per raccontare i loro primi trenta mesi di ritorno al mondo e le loro riflessioni sul futuro. Ai protagonisti viene concesso uno scudo protettivo: sostituire i nomi dei propri figli scomparsi con quelli di fiori botanici.
Così incontriamo:
Luigi Benotti (Anemone), liutaio tormentato dai fantasmi interiori e dall'incapacità di salvare il figlio dalla depressione;
Marika Persio (Camelia), costruttrice meticolosa di diorami bellici in scala, in cui il controllo sui soldatini di piombo e resina tenta di arginare un terrore atavico e il peso del rapporto materno;
Francesca Liverzani (Giglio), donna in perenne fuga emotiva e allucinata ricercatrice a Parigi;
Patrick Holmes (Peonia), ex professore universitario che corre ogni alba nel Cimitero Acattolico di Roma credendo di fondersi con gli spiriti illustri del passato per fare da tramite spirituale alla figlia perduta;
Arturo Merzario (Azalea), uomo semplice e disperato, che trasforma la sua ultima relazione in una serie di messaggi WhatsApp inviati lungo i sentieri innevati del Corno del Renon.
Il colpo di scena: la rottura del codice
Ma il vero fulcro del romanzo non risiede nella cronaca della riabilitazione, bensì nella caduta delle maschere. Nel quarto capitolo, attraverso la voce di Patrick, e nell’epilogo disperato e febbrile di Arturo, il velo si squarcia: non siamo di fronte a genitori che hanno subìto un lutto naturale o una perdita accidentale. I cinque protagonisti sono "figlicidi".
Quella cortina di petali, camelie, peonie e anemoni non era che un sofisticato e tragico meccanismo di rimozione e dissociazione. Giannetti conduce un'operazione letteraria audacissima: costringe il lettore a empatizzare per decine di pagine con la solitudine, le fragilità e la quotidianità di esseri umani feriti, per poi inchiodarlo alla natura indicibile del loro atto. Come riflette Patrick, “figlicida” è una parola quasi impronunciabile in italiano, un tabù assoluto che la società preferisce seppellire sotto perifrasi o diagnosi mediche rassicuranti.
L’eco baudelairiana e la soglia del 2020
Con la citazione d'apertura da Les fleurs du mal di Baudelaire e l’opera di copertina Madam Death di Eleonora Ruberti, Fiori si colloca nel solco di una grande tradizione letteraria che interroga il confine tra grazia e corruzione, colpa e redenzione. Sullo sfondo scorrono le ultime settimane del gennaio-febbraio 2020: i sintomi di un'influenza misteriosa e globale che comincia a serpeggiare a Roma (l'ombra del Covid) fanno da contrappunto apocalittico alla disgregazione psichica e morale dei protagonisti.
Andrea Giannetti ha scritto un testo perturbante, geometrico eppure intriso di dolente umanità. La nuova edizione de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, restituisce ai lettori un libro coraggioso, privo di sconti moralistici, che interroga la nostra capacità di guardare dentro l'abisso della coscienza.
L’Europa allo specchio: lo strappo Roma-Berlino e il funerale annunciato di Schengen
Qui non troverai solo la mia opinione su [Migranti], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
La diplomazia europea ama i toni felpati, ma quando il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi gela Berlino con un secco "non accetteremo i migranti dublinanti", il rumore del tavolo che si rovescia si sente da Bruxelles a Madrid. Aggiungete a questo la linea dura sul ripristino della libera circolazione ("lo stop a Schengen cadrà solo con la fine totale dei rischi"), ed ecco che il quadro della crisi strutturale dell’Unione Europea è completo.
Non è solo un battibecco tra cancellerie: è la certificazione che l’architettura su cui poggia l’integrazione europea sta collassando sotto il peso della realtà.
Il paradosso di Dublino e la retromarcia tedesca
Per anni, il Regolamento di Dublino ha funzionato secondo una logica comoda per i Paesi del Nord e insostenibile per quelli di frontiera: chi sbarca per primo, gestisce tutto.
Quando la Germania ha annunciato controlli a tappeto a tutte le proprie frontiere terrestri per frenare i movimenti secondari e rimandare i richiedenti asilo nei Paesi di primo ingresso, ha di fatto innescato un effetto domino:
Berlino fa i conti interni: stretto dalla pressione elettorale e dall'avanzata delle destre, il governo tedesco ha scelto l'autotutela nazionale a scapito della retorica europeista.
Roma traccia la linea rossa: l’Italia non può e non vuole trasformarsi nell'hub permanente dei richiedenti asilo respinti dal cuore del continente.
"La solidarietà a senso unico non è più negoziabile: se il Nord chiude i confini interni, il Sud non farà da cuscinetto."
Schengen: il pilastro che vacilla
La dichiarazione di Piantedosi sui controlli di frontiera tocca il nervo scoperto del progetto comunitario: la libera circolazione non è più un dogma, ma una variabile subordinata alla sicurezza nazionale.
Tra la rotta balcanica, la pressione nel Mediterraneo e le tensioni alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, l'intera cinta esterna europea è sotto stress. La conseguenza inevitabile? La progressiva "balcanizzazione" interna dello spazio Schengen, dove ogni Stato membro torna a fare da sé.
Cosa aspettarsi adesso?
La partita non si gioca più sui tavoli tecnici, ma sul terreno della sopravvivenza politica:
Pressione sul nuovo Patto su Migrazione e Asilo: gli accordi attuali rischiano di nascere già superati dalla prassi unilaterale degli Stati.
Esternalizzazione dei confini: il modello di accordi con Paesi terzi (da quelli nordafricani al protocollo Italia-Albania) passerà da eccezione a pilastro della dottrina UE.
L’illusione che i confini interni potessero restare aperti senza una gestione comune e blindata di quelli esterni è definitivamente tramontata. Roma e Berlino, pur su fronti opposti, stanno dicendo la stessa cosa al resto del continente: il vecchio modello è morto
Tichico, Cochiti di Mariana Branca (Wojtek)
Con una prosa liquida, eterea, in continua sospensione Mariana Branca accompagna le parole e ne fa piccole catene, sentieri di montagna da percorrere con la meraviglia negli occhi.
Sayonara mini skirt. Vol. 1 di Aoki Makino (Edizioni BD)
giovedì 13 agosto 2026
Kemono jihen. Vol. 24 di Sho Aimoto (Edizioni BD)
Dopo aver soggiogato l'intero Giappone, Inari ha fatto costruire una mostruosa torre radio chiamata "ii", allo scopo di espandere ulteriormente il proprio dominio. Per bloccare il suo lavaggio del cervello, Kabane e compagni vogliono far scontrare "ii" con il kaiju Kaido, ma così la città viene distrutta un pezzo dopo l'altro... Di fronte a tanta devastazione, i ragazzi nutrono sentimenti contrastanti. Mentre perseverano nella loro strategia, tra le file dell'esercito di Inari si intravede "quella persona"...
Tenebra di Paul Kawczak (Keller)
Una mattina di settembre del 1890, un geometra belga parte da Léopoldville, nello Stato indipendente del Congo, per dirigersi verso nord. Il suo nome è Pierre Claes e con l'aiuto delle stelle e di alcuni strumenti scientifici ha il compito di tracciare i confini settentrionali della colonia e risolvere così le cause di discordia e le dispute territoriali con i domini francesi. A bordo del Fiore di Bruges, un piroscafo della prima generazione, Pierre risale il fiume Congo. Al suo fianco alcuni lavoratori bantù e Xi Xiao, un maestro tatuatore cinese, ma soprattutto un boia specializzato nella sottile arte di vivisezionare gli esseri umani lasciandoli in vita il più a lungo possibile. Nella natura potente dell'Africa centrale, dove l'abisso della morte e la vertigine della vita si fondono in un connubio tanto terrificante quanto magnifico, Claes viene travolto dagli orrori del sistema coloniale e sopraffatto da una profonda malinconia, tanto da chiedere a Xi Xiao di usare la sua arte su di lui. Ma Xi Xiao, che ha sempre saputo leggere il futuro nelle ferite e nelle carezze del mondo, sa due cose: amerà Pierre Claes ed entrambi moriranno nello stesso momento…
Il Gutenberg della Brianza e la rivoluzione silenziosa della parola: L'universo di Alberto Casiraghy nel ritratto di Donato Di Poce
Qui non troverai solo la mia opinione su [Casiraghy], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
In un'epoca dominata dal consumo frenetico di contenutismo digitale e dall'istantaneità degli schermi, parlare di stampa a caratteri mobili su carta pregiata può sembrare, a prima vista, un anacronismo
A tracciare una mappa rigorosa, appassionata e ricchissima di questo straordinario territorio creativo è il poeta, critico d'arte e saggista Donato Di Poce nel volume Alberto Casiraghy: I sogni di un Pulcinoelefante tra Arte e Poesia, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
Il "Panettiere degli Editori" e l'Estetica del Libro d'Arte
Definito da Vanni Scheiwiller come «il panettiere degli editori» per la sua capacità quasi miracolosa di "stampare in giornata"
I suoi Pulcinoelefante — volumetti realizzati in sole 33 copie numerate
Un posto d'onore spetta al legame profondo con Alda Merini, con cui Casiraghy ha pubblicato oltre mille libretti
Un'Iconografia Onirica: Tra Patafisica, Dada e Surrealismo
Analizzando l'opera visiva di Casiraghy — firma che spazia spesso sotto gli pseudonimi di Igor Ravel o John Giallo
Il bestiario e l'iconografia casiraghiana vivono di un dinamismo fiabesco:
Elefanti e Balene: Simboli di saggezza, resilienza, grandezza d'animo e vertigine poetica, spesso ritratti mentre fluttuano leggeri su nuvole o campiture cromatiche azzurre
. Scale e Nuvole: Elementi di spinta verticale e sospensione onirica, strumenti per misurare l'invisibile e toccare il cielo
. Sedie e Ominidi: Strutture antropomorfe e fioriture visive che azzerano il confine tra l'umano e il naturale
.
Casiraghy, come nota Di Poce, ha il dono raro di mantenere intatto lo "sguardo bambino" sulle cose
Un'Opera Indispensabile per la Critica Contemporanea
Con un saggio denso, testimonianze dirette, poesie e un eccezionale archivio fotografico e biobibliografico
L'affronto di Putin al Pacifico: Perché la mossa sulle Curili cambia le regole del gioco globale
Qui non troverai solo la mia opinione su [Baldios], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
Se pensavate che le mosse scacchistiche di Vladimir Putin si limitassero al fronte orientale europeo, vi sbagliate di grosso. Il blitz del Presidente russo su Iturup — la prima visita in assoluto di Putin nelle contese Isole Curili — non è una semplice passeggiata istituzionale tra stabilimenti ittici e scuole locali. È un messaggio geopolitico calcolato al millimetro, lanciato ad altissima voce verso Tokyo, Washington e l'intero scacchiere dell'Indo-Pacifico.
La reazione del Giappone è stata immediata e sferzante: una protesta formale senza mezzi termini. Per Tokyo, quei territori — i cosiddetti "Territori del Nord" occupati dall'URSS negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale — sono parte integrante della sovranità nazionale. Ma perché proprio ora?
Il tempismo non è mai casuale
Per anni, la questione delle Curili è rimasta sospesa in un limbo diplomatico, un nodo mai sciolto che ha persino impedito ai due Paesi di firmare un formale trattato di pace post-1945. Negli anni passati c'erano stati timidi spiragli di cooperazione economica. Poi, il punto di rottura: le sanzioni nipponiche a seguito del conflitto in Ucraina, il congelamento dei dialoghi nel 2022 e la qualifica del Giappone come "Paese non amico" da parte del Cremlino.
Mettendo piede a Iturup dopo aver assistito alle esercitazioni della Flotta del Pacifico a Sachalin, Putin invia un chiaro triplo segnale:
A Tokyo: Mosca non ha alcuna intenzione di negoziare la sovranità su isole strategiche. Il messaggio implicitamente dice: "Le sanzioni hanno un costo, e questo è il consolidamento del nostro controllo."
Alla NATO e agli USA: Il contenimento della Russia non può concentrarsi solo sull'Europa orientata a Ovest. Il Pacifico è una fortezza russa, e l'asse difensivo orientale è solido, militarizzato e pronto ad agganciarsi alla partnership con Pechino e Pyongyang.
Al fronte interno: Mostrare la presenza fisica del Leader sui confini più remoti della Federazione ribadisce l'immagine di uno Stato forte, indivisibile e proiettato verso il futuro eurasiatico.
Oltre la diplomazia: la trappola del Pacifico
Non dobbiamo commettere l'errore di considerare questa come una lite di quartiere tra vicini di casa. Le Isole Curili controllano l'accesso al Mare di Okhotsk, un santuario navale cruciale per i sottomarini strategici russi. Permettere al Giappone (e per estensione agli alleati americani) di mettere piede su quelle acque significherebbe per Mosca compromettere la propria sicurezza nucleare e proiettiva.
La risposta dura del Primo Ministro e del Ministero degli Esteri giapponese dimostra quanto la tensione sia alle stelle. Ma con le trattative per il trattato di pace ormai fossilizzate, la vera domanda è un'altra: assistiamo al primo atto di un nuovo "fronte freddo" nel Pacifico Orientale?
La partita geopolitica non si gioca più in una sola scacchiera. E con questo blitz, il Cremlino ha appena ricordato al mondo che ogni mossa a Ovest ha un'eco potente e imprevedibile all'Estremo Oriente.
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