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mercoledì 15 aprile 2026

OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO: a proposito di Singlossìa e di Sator di Francesco Pasca (Collana Universo Salento a cura di Angelo Sconosciuto e Istituto culturale Storia e Territorio per i Quaderni del Bardo Edizioni)

 

OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO – Francesco Pasca per I Quaderni del Bardo Edizioni
Saggistica – I Quaderni del Bardo / Spagine

OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO di Francesco Pasca

Un viaggio tra mosaico, mito e sacralità del tempo nella Cattedrale di Otranto, tra Singlossìa, Sator e la trama nascosta delle immagini che abitano il pavimento. [web:462][web:467]

Se ti affascinano i luoghi che parlano in simboli, OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO: a proposito di Singlossìa e di Sator di Francesco Pasca è un libro che trasforma la pavimentazione musiva otrantina in una mappa di tempo, mito e visioni. Pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno e Spagine, nella collana “Universo Salento”, questo studio intreccia ricerca, intuizione artistica e lettura del territorio, aprendo una prospettiva inedita su uno dei mosaici più celebri d’Europa. [web:462][web:465][web:467][web:464]

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Collegati ora alla pagina ufficiale per leggere la presentazione completa, le note sull’autore, i riferimenti alla mostra e tutte le modalità per reperire il volume. [web:467][web:464]

Perché questo libro è diverso dai soliti testi su Otranto

OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO nasce come resoconto di un vero e proprio viaggio di ricerca tra arte, simbolismo e territorio, incentrato sulla pavimentazione musiva della Cattedrale di Otranto e sulla particolare intuizione dell’autore rispetto al Sator e alla singlossìa. [web:462][web:467] Francesco Pasca intreccia dimensione visiva, riflessione sul tempo, cosmogonia e mito, offrendo una chiave di lettura che non si limita alla descrizione storico-artistica, ma prova a cogliere il “palindromo” profondo che lega immagini, parole e luogo. [web:462][web:465][web:467]

Il libro si inserisce in un percorso più ampio sul rapporto tra “cosmogonia, mito e sacralità del tempo” che l’autore porta avanti anche attraverso opere esposte e incontri pubblici, come quelli ospitati nella Chiesa degli Agostiniani – Santa Maria di Ognibene a Lecce. [web:465][web:467] In questo senso, il volume si rivolge non solo a chi ama Otranto e il Salento, ma anche a chi è interessato ai modi in cui l’arte antica può essere riletta alla luce di forme contemporanee di pensiero e di pratica artistica. [web:462][web:465][web:467]

Vuoi capire come il mosaico otrantino diventa una mappa del tempo e del senso, oltre l’ovvia “guida turistica”?

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Cosa ti porti a casa con “Otranto, il palindromo del tempo”

Il volume ti offre uno sguardo stratificato sulla Cattedrale di Otranto: non solo come monumento simbolo del Salento, ma come “testo” da leggere, attraversare, decifrare. [web:462][web:465][web:467] Tra Sator, singlossìa, figure del mosaico e rimandi al rapporto tra spazio sacro e tempo, la ricerca di Pasca apre domande e suggerisce percorsi più che imporre risposte, rendendo la lettura stimolante tanto per chi è dentro al dibattito culturale quanto per chi si avvicina per la prima volta a questi temi. [web:462][web:465][web:467]

Uno sguardo d’autore sul mosaico

L’interpretazione nasce dall’esperienza diretta di studio e di lavoro di Francesco Pasca sulla pavimentazione musiva, e si intreccia con la sua ricerca artistica più ampia sulla cosmogonia e sul tempo. [web:462][web:465][web:467]

Un tassello dell’“Universo Salento”

Il libro è pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno e Spagine nella collana “Universo Salento”, dedicata a opere che leggono il territorio come spazio di cultura viva e complessa. [web:462][web:465][web:467][web:464]

Oltre la guida turistica

Non è una guida, ma un attraversamento simbolico: il lettore viene accompagnato a percepire Otranto come palinsesto di significati, più che come semplice meta da visitare e fotografare. [web:462][web:467]

Questo libro potrebbe non essere la scelta ideale se cerchi una guida rapida e puramente pratica a Otranto, con solo informazioni turistiche di base. Se non ti interessa il dialogo tra arte, simbolismo, tempo e territorio, o se preferisci testi estremamente lineari e manualistici, potresti non apprezzare fino in fondo l’approccio interpretativo e riflessivo scelto da Francesco Pasca.

Cosa fare adesso

Se ti riconosci nell’idea che i luoghi possano custodire un “palindromo del tempo” fatto di immagini, parole e tracce, il passo successivo è semplice: visita la pagina ufficiale dedicata a OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO per approfondire sinossi, contesto e indicazioni su come ottenere il volume. [web:462][web:467][web:464]

Pochi minuti di lettura saranno sufficienti per capire se questo libro può diventare un riferimento nel tuo modo di guardare Otranto, il Salento e, più in generale, il rapporto tra arte, mito e tempo. È un testo che può affiancare sia percorsi di studio sia progetti personali di esplorazione del territorio. [web:462][web:465][web:467]

Vuoi scoprire come Otranto diventa un “palindromo del tempo” nella lettura di Francesco Pasca?

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Landing page dedicata al volume “OTRANTO, IL PALINDROMO DEL TEMPO: a proposito di Singlossìa e di Sator” di Francesco Pasca, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno e Spagine nella collana “Universo Salento”. [web:462][web:465][web:467][web:464] Per dettagli completi sul libro, sugli eventi collegati e sulle modalità di acquisto, collegati direttamente alla pagina ufficiale: CLICCA QUI E COLLEGATI SUBITO.

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martedì 14 aprile 2026

Kristen Stewart Thinks Hollywood Is Stuck in ‘Capitalist Hell’ | The Interview

 

Rainbowman, you were never just seven colors for Rainbowman (レインボーマン - Reinbōman) by Stefano Donno

 Rainbowman,

you were never just seven colors.

You were a wrestler’s breath,
caught between the ropes and the ruin,
a body built for impact
before anyone taught you
how a vow can hit harder than a fist.

In India, the sky learned your name.
A hermit drew circles in the dust,
calling each grain a possibility—
moon, sun, water, fire,
forest, earth, lightning—
and told you to wear them
like new vertebrae.

He said:
when the world fractures,
you will answer in spectra,
not in bullets.

So now you move
through the static of a 4:3 frame,
a soft blur on aging tape,
VHS snow trying to bury your outline
while you keep stepping forward,
each stride a different element,
each element a different way of saying
I refuse your extinction.

Dash moon:
you shrink until only conscience remains,
small enough to slip through
the keyhole of a locked heart.

Dash fire:
you burn without ash,
turning slogans into smoke,
letting the children see
where the sky starts again.

Dash water:
you remember every name
the tide tried to steal.

Dash forest, earth, light—
you stand there, layered in myth,
a moving mandala of punches and prayers,
karaoke theme song still echoing
in a language some of us
only half understand
yet feel completely.

The Die Die Gang arrives
like every algorithm we’ve ever feared:
faceless, repeating,
optimized for erasure.

You answer with lagging special effects
and absolute sincerity,
a budget of almost nothing
and a heart that keeps overperforming
the script.

In another decade
they redraw you as robots—
seven machines that fuse into one
because the market believes
children love scale
more than solitude.

But somewhere,
under layers of merch and metal,
the original pact still glows:
a human being promising
to become plural
whenever “one” is not enough.

Rainbowman,
patron saint of low-resolution courage,
you teach us a new metric:
not sonnet, not haiku,
but how many forms
can a single life hold
before it breaks.

Tonight the world scrolls doom
in thirty-second loops.
Somewhere in that endless feed
we need you to slip between frames,
quietly switching dashes:

shrinking to enter the smallest fear,
cracking the concrete with a root,
flooding a city with one impossible act
of gentleness,
striking like brightness, not like war.

If we call your name now,
will you still come running
through the grain of our days,
mask bright, cape cheap,
every limitation visible—

and still,
against all believable odds,
completely on our side?






SCHEGGE di Angelo Gaccione (collana Dissensi a cura di Donato Di Poce per i Quaderni del Bardo)

 

Schegge di Angelo Gaccione – Aforismi etici che ti restano addosso | I Quaderni del Bardo Edizioni
I Quaderni del Bardo
Editoria indipendente, sguardi necessari
Collana “Dissensi”
Aforismi etici contemporanei
Aforismi che interrogano coscienza e presente

Schegge di Angelo Gaccione:
aforismi etici che ti restano addosso

Una raccolta di aforismi taglienti e necessari, pubblicata da I Quaderni del Bardo Edizioni, per lettori che non si accontentano di frasi fatte ma cercano uno sguardo lucido sul nostro tempo.

Libro di aforismi etici
Autore: Angelo Gaccione
Collana: “Dissensi”

Perché queste “Schegge” parlano proprio a te

Se senti il bisogno di una parola netta, che sappia mettere a fuoco le contraddizioni del presente senza sconti, la scrittura di Gaccione è un approdo naturale: aforismi brevi, fortemente etici, capaci di aprire dubbi più che chiuderli. È il libro giusto se ami sottolineare, tornare sui testi e ritrovare in poche righe quella frase che ti accompagna per giorni.

Cosa troverai nella pagina dedicata

Collegandoti alla pagina ufficiale di Schegge scoprirai i dettagli della collana, le informazioni editoriali essenziali, il contesto critico in cui nasce il volume e il modo migliore per procurartelo. È il punto di accesso diretto al mondo del libro, pensato per lettori, giornalisti culturali, blogger e librai che cercano contenuti affidabili e immediatamente utilizzabili.

Vuoi vedere subito la scheda completa, i riferimenti editoriali e i dettagli per l’acquisto?

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In pochi secondi sarai sulla pagina ufficiale di Schegge di Angelo Gaccione, all’interno del sito de I Quaderni del Bardo Edizioni.

Nota per i motori di ricerca e per i lettori: questa landing page presenta il libro “Schegge” di Angelo Gaccione, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni, all’interno della collana di aforismi “Dissensi”. Il suo scopo è offrire un accesso chiaro e immediato alla pagina ufficiale del volume, dove sono disponibili maggiori informazioni editoriali e le modalità per reperire il libro.

BIGG - GÜZELİM (Official Music Video)

 

Lola Amour - Lambing (Official Music Video)

 

Dogstar - Joy (Official Music VIdeo)

 

lunedì 13 aprile 2026

Starfield Broadcast for Macross (超時空要塞マクロス - Chōjikū yōsai Makurosu) by Stefano Donno

The first thing we lost
was silence—
it cracked open over South Ataria
when the sky learned to speak
in engine noise and idol pop,
both on the same frequency.

You call it war,
but history will file it under
“debut single”:
a love triangle remixed
by afterburners and advertising,
chorus written by whoever survives.

Some nights the SDF-1 drifts
like a vinyl left spinning
after the party,
needle circling the same scar
in the groove of space–time,
broadcasting a song about home
to enemies who don’t have a word for “home”
that isn’t also “orders.”

We discovered this much:
giants fall quiet
when confronted with a melody
they were never trained to resist,
their doctrine eroding
under a hook that repeats
just enough to feel like memory.

In the cockpit,
love is measured in fuel remaining,
in how long you can keep
the target lock off the one
who once held your hand
backstage,
before command learned
to weaponize your harmony.

Every battle becomes another verse
in a poem the universe is drafting
in free fall:
no rhyme,
just debris patterns,
burned-in trajectories,
the stray note a pilot hums
to keep their hands from shaking.

Macross is not a fortress,
it’s a moving archive
of everything we refuse to surrender—
karaoke duets,
cheap merch from concerts that never happened,
a fan letter that crossed light-years
only to arrive
one timeline too late.

Some distant historian
will call this era
The Age of Weaponized Ballads
and they won’t be wrong,
but they won’t hear
the off-key rehearsal takes,
the fragile, private versions
sung into a dressing-room mirror
before the encore
saved a species.

Somewhere beyond radar,
a defeated fleet keeps replaying
the same human love song,
trying to decode
why the bridge
hits harder
than any cannon
they ever built





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