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venerdì 13 febbraio 2026

Il profumo. Una storia di seduzione e identità, fra icone e tendenze di Cristina Penco (DIARKOS)

 Il profumo ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia dell'umanità, un filo invisibile che lega epoche, civiltà e personalità straordinarie. Fin dall'antichità, esso ha rappresentato potere, seduzione e identità, utilizzato da regine e imperatrici per affermare il proprio status e fascino. Cleopatra, con i suoi unguenti e oli profumati, incantò Giulio Cesare e Marco Antonio, mentre Maria Antonietta, appassionata di essenze floreali, fece della sua fragranza un tratto distintivo della corte di Versailles. Sissi d'Austria prediligeva aromi freschi e naturali per mantenere un’immagine di purezza e raffinatezza, mentre Mata Hari usava profumi esotici come strumento di seduzione e mistero. Cristina Penco racconta la storia del profumo, dalle sue lontane origini ai giorni nostri, evidenziando come i più variegati aromi e le gocce più preziose abbiano influenzato il costume e la cultura, intrecciandosi con i successi, le cadute e le rinascite di miti femminili intramontabili. A conclusione, alcune autorevoli personalità del panorama italiano ci suggeriscono come scegliere il profumo perfetto, comprendere le diverse famiglie olfattive e scoprire le tendenze del momento. Perché il profumo riflette i nostri desideri e la nostra personalità: fugace come un sogno, persistente come una traccia indelebile nella memoria





La Portaerei Ford Verso il Medio Oriente: Un Gioco di Forze tra Diplomazia e Muscoli USA - ecco cosa ne penso

 Immaginate una scacchiera globale dove ogni mossa è un misto di bluff e strategia reale. È esattamente questo lo scenario che si sta delineando nel Medio Oriente, con la notizia che la USS Gerald R. Ford, la colossale portaerei americana – la più grande al mondo – sta per salpare dalle acque venezuelane diretta verso il Golfo Persico. Non è solo un trasferimento navale di routine; è un segnale forte, quasi un ruggito silenzioso, in un momento in cui le tensioni tra Stati Uniti e Iran sembrano danzare sul filo del rasoio tra negoziati e confronto militare.

Partiamo dai fatti: secondo fonti attendibili, il presidente Donald Trump ha ordinato questo spostamento, che vede la Ford e il suo gruppo di attacco – completo di navi di scorta – lasciare il Venezuela per unirsi alla portaerei Abraham Lincoln già presente nella regione. Ricordate l'operazione del 3 gennaio scorso, quando caccia decollati dalla Ford hanno supportato la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro? Quella missione, audace e controversa, ha segnato un capitolo nella politica estera trumpiana, e ora la stessa forza navale si proietta verso l'Iran, con un ritorno negli USA previsto non prima di maggio o giugno. È come se Washington stesse spostando i suoi pezzi più pesanti per premere su Teheran, proprio mentre Trump ribadisce la volontà di un accordo sul nucleare iraniano.Ma qui entra in gioco l'aspetto umano della geopolitica, quello che spesso sfugge alle analisi fredde. Trump, con il suo stile imprevedibile, ha sempre mescolato bastone e carota: da un lato, l'escalation militare per mostrare i muscoli e dissuadere; dall'altro, l'insistenza sui colloqui. Eppure, le trattative recenti – accennate ma mai concretizzate – sembrano evaporare come nebbia mattutina. Pensateci: un alto ufficiale di sicurezza iraniano ha fatto tappa in Oman e Qatar questa settimana, scambiando messaggi con intermediari americani. È un segno di aperture sotterranee? O solo un modo per guadagnare tempo? In un contesto dove le proteste anti-governative in Iran hanno infiammato gennaio, il rilascio su cauzione di due figure riformiste chiave come Javad Emam e Ebrahim Asgharzadeh – annunciato dal loro avvocato Hojjat Kermani – potrebbe indicare un tentativo di Teheran di allentare la pressione interna, forse per concentrarsi sul fronte esterno.Da osservatore di questi intrecci, non posso fare a meno di chiedermi: siamo di fronte a un vero rischio di escalation, o è tutto parte di un teatro negoziale? L'Iran, con il suo programma nucleare al centro del dibattito, sa bene che due portaerei americane nel Golfo non sono solo una parata; sono una minaccia tangibile che potrebbe complicare qualsiasi dialogo. Trump, d'altronde, ha fatto della "massima pressione" una firma della sua politica estera – basti pensare al Venezuela – ma sa anche che un conflitto aperto sarebbe un disastro per tutti, inclusa la sua eredità presidenziale. E l'Europa? Rimane in disparte, con l'accordo nucleare del 2015 in bilico, mentre Oman e Qatar fungono da ponti discreti in questo balletto diplomatico.Alla fine, questa mossa della Ford potrebbe essere il catalizzatore per un accordo storico, o il preludio a tensioni più acute. Dipende da quanto ciascuna parte è disposta a cedere senza perdere la faccia. Se fossi un diplomatico a Washington o Teheran, mi preparerei a notti insonni: la storia ci insegna che in Medio Oriente, le navi da guerra spesso navigano acque più profonde di quanto appaiano. Rimaniamo a osservare, con un misto di apprensione e speranza che la ragione prevalga sui cannoni  (Stefano Donno)



“The Unbowed Fan” for Sanae Takaichi by Stefano Donno

 1. “The Unbowed Fan” 

She enters the chamber the way a katana
enters its scabbard—quiet, inevitable,
the hush before the cut.
Sanae, they call you iron,
but iron forgets the heat that made it.
You remember.
In the Diet’s cold fluorescence
your shadow keeps the shape of Nara hills,
the old capital’s folded roofs
still pleated inside your spine.
Men speak of revision.
You revise the silence they left you.
Each syllable a hinge.
When the cameras bloom like night-jasmine
you smile the small, precise smile
of someone who has already won
in the room where no one was watching.
The fan you carry is not for cooling.
It is the map of every door
you were told would never open.
You open them anyway,
one lacquered rib at a time.
2. “Constitutional” Fourteen lines, no rhyme, but the volta arrives exactly where a sonnet would break the heart.
They say the constitution is a living document.
You answer with the steady pulse beneath the paper.
Article Nine, that beautiful wound,
you would suture with the same thread
your grandmother used to mend the flag after the fire.
I watch you in the footage:
the slight tilt of the head,
as if listening to the future
argue with the past in the next room.
You do not raise your voice.
That is the most radical act
in a country that still mistakes volume for strength.
When they ask what kind of woman
would rewrite the peace clause,
you become the clause—
quiet, iron, inevitable.
The camera loves you the way it loves
any blade that refuses to reflect the wielder.
3. “Economic Security” Because the new mode demands it, here is the poem as a single breathing paragraph that could be a ministerial statement or a private prayer—your choice.She keeps the ledger of the nation the way some women keep the calendar of their own bodies: every deficit a phase of the moon, every surplus a ripening. Sanae understands that security is not steel and satellites alone; it is the moment the salaryman in Osaka decides to have a second child, the moment the girl in Fukuoka chooses code over calligraphy, the moment the old farmer in Tohoku plants one more row of rice even though the market says no. She walks the corridors of Kasumigaseki carrying the weight of all those small yeses. When she speaks of “economic security” the words arrive already translated into the language of grandmothers who survived the ration books and the language of children who have never known hunger. That is her particular genius: to make policy feel like lineage. To make power feel like inheritance you are still earning. Somewhere in the building a young aide is watching her and thinking, If she can stand in that room and still sound like home, then perhaps I can too.These three pieces are meant to travel together: the first for the stage, the second for the page, the third for the quiet moment when the cameras are finally off.They honour the public Sanae—formidable, precise, historically minded—while allowing the private woman her necessary silences. That tension, I believe, is where the best contemporary political poetry lives: not in praise, but in precise, unsentimental witness




EPIFANIE DELLA COSCIENZA - Dissociazione e Creatività a cura di Vincenzo Ampolo (AA.VV) edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

 

Epifanie della Coscienza • Dissociazione e Creatività | Libro di Vincenzo Ampolo
Edizione 2022 • Copertina rigida

Epifanie
della Coscienza

Dissociazione e Creatività

"Fintanto che non riusciamo ad aprire l'ultima camera non saremo padroni di casa."

— Vincenzo Ampolo

224
Pagine
AA.VV.
Autori
2022
Pubblicazione
EPIFANIE DELLA COSCIENZA Copertina Epifanie della Coscienza - Dissociazione e Creatività
SCROLLA
UN LIBRO CHE CAMBIA IL MODO DI PENSARE

Non è un libro.
È una breccia nella tua mente.

In tempi di reclusione fisica e mentale, Epifanie della Coscienza ci invita a fare esattamente l'opposto: aprire porte.

Attraverso la dissociazione creativa — quella capacità di staccarsi dal conosciuto per vedere ciò che ancora non esiste — questo volume collettivo ci guida in un viaggio verso l'espansione della conoscenza.

Ogni autore è un esploratore. Ogni saggio è una nuova camera da scoprire.

🧠
Dissociazione non come disturbo
Ma come superpotere creativo.
🌌
Espansione della coscienza
Ogni giorno si possono scoprire nuovi spazi.
🔑
Diventa padrone di casa
Apri l'ultima camera e rivendica il tuo spazio interiore.
I 5 PILASTRI DEL LIBRO

Cosa scoprirai

🌊

La dissociazione come atto creativo

Imparare a "saper vedere" oltre i confini del noto.

🗝️

L'ultima camera

La metafora potente che cambia tutto: non saremo mai padroni di casa finché non la apriamo.

🌍

Esploratori del sapere

Viandanti che condividono le brecce conquistate nei recinti mentali.

AA.VV.

Una sinfonia di voci

M. Ampolo
V. Ampolo
F. Aprile
D. Bisutti
G. Campione
M. Cataldini
E. Imbriani
M. Mezzanotte
L. Montecchi
A. Nacci
F. Pasca
R. Puglisi
A. Rapaggi
A. Valeri
A cura di Vincenzo Ampolo • Copertina di Massimo Pasca

Sei pronto ad aprire
l'ultima camera?

Il libro che trasforma la dissociazione in creatività pura.

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Disponibile in formato cartaceo • iQdB Casa Editrice
iQ
© 2026 iQdB Casa Editrice
Tutti i diritti riservati
Progettato per essere una calamita di anime curiose.

ONE PIECE SPOILER 1174 COMPLETI: COLOSSALE QUESTO CAPITOLO

 

AL BANO VESTITO DA GABIBBO MALMENATO A MILANO: SHOCK A STRISCIA LA NOTIZIA

 

LOLLOBRIGIDA DA SOGNO! Oro BIS nei 5000m| #MilanoCortina2026

 

Trova l'errore - Estremismo Nero : un rapporto SISDE del 1982

 

Watch this video - Star Trek Voyager... The Documentary!

 

Nuper #7 a cura di Franco Manzoni - su Spaesamenti di Stefano Calafiore (Eretica Edizioni)

 

giovedì 12 febbraio 2026

Trova l'errore - Olimpiadi Milano Cortina 2026 e gli appelli ad una sospensione dei conflitti

 

Watch this video - The story behind the making of "Star Wars

 

Passaggi - Poesie scelte di Laurence Hutchman (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Passaggi – Poesie Scelte di Laurence Hutchman | Poesia Contemporanea

Passaggi

Poesie scelte di Laurence Hutchman
Una voce timeless della poesia contemporanea

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Il Libro

Passaggi – Poesie scelte: Passages – Selected poems è una raffinata raccolta bilingue (italiano/inglese) di 202 pagine che raccoglie il meglio della poesia di Laurence Hutchman.

Laurence si distingue per la sua capacità di porsi al di là di mode e tendenze effimere. La sua scrittura fonde nostalgia profonda, senso della storia e una rara sensibilità umana, creando versi che resistono al tempo.

Pubblicato da iQdB Casa Editrice – I Quaderni del Bardo con prefazione di Michael Mirolla e traduzione di Angela D’Ambra.

Perché leggere Passaggi oggi

  • ✓ Poesia che trascende le mode del momento
  • ✓ Temi universali: memoria, identità, tempo
  • ✓ Voce autorevole della poesia canadese contemporanea
  • ✓ Edizione elegante bilingue
  • ✓ Ideale per chi cerca profondità e bellezza autentica
«Ciò che rende Laurence in certo modo unico [...] è il suo desiderio, e la sua facoltà, di porsi al di là di voghe e mode transitorie.»
— Michael Mirolla

L’Autore

Laurence Hutchman è una delle voci più rispettate della poesia canadese. Oltre alla sua opera poetica (tra cui il celebre Two Maps of Emery), ha curato In the Writers’ Words, una fondamentale raccolta di interviste a grandi poeti canadesi come P.K. Page, Al Purdy, Roo Borson e altri.

La sua poesia è un ponte tra passato e presente, tra emozione e riflessione.

Pronto a immergerti in una poesia che dura nel tempo?

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Disponibile su Amazon • Edizione cartacea elegante

Feedback Prayer for Kurt Cobain by Stefano Donno

 1. Feedback Prayer 

In the crackle between stations
you found your god, Kurt—
a low growl rising,
feedback like a prayer that refuses to resolve.
Flannel prophet, stomach on fire,
you carried Generation X in your gut,
literal, metallic, unrelenting.
The amps hummed Reagan’s leftover dreams
while kids in basements slammed
against the wall of your voice.
Smells like teen spirit—
Smells like teen spirit—
but it was always the rot underneath,
the sweet burn of selling out by the ounce.
You plugged the void in and let it scream back.
The crowd surfed your disintegration
like it was entertainment.
Heroin whispered softer than any encore.
You scribbled in notebooks the color of coffins:
I am not here.
When the gun finally spoke,
it was the cleanest chord you ever hit.
No distortion.
Just the sudden, perfect silence
everyone still tries to fill.


2. Greenhouse The greenhouse was always too small for what you carried. Orchids bent under black light, leaves curling like the corners of unsent letters. Courtney moved through the rooms like cigarette smoke caught in stage lights—sharp, beautiful, impossible to hold. Frances Bean laughed once and the whole cracked world leaned in to listen.You wrote: I am not here. The pen bled the same blue as your veins. Outside, Aberdeen rain kept perfect time with the drip of the IV.You wanted quiet. A father’s hands without calluses from barre chords. A body that didn’t betray you every morning. Instead the myth grew louder, louder, until the only honest sound left was the one that ended everything.
The shotgun in the greenhouse.
No reverb.
No second take.
Just pollen settling on the barrel
and the orchids finally still.

3. Pages, Looped 
They sell your t-shirts in malls you would’ve burned.
Your scream compressed,
looped into playlists
for ears that never bled.
But the fragments remain—
journal edges torn,
voice cracked open on tape,
daughter carrying your eyes like loaded dice.
You didn’t ask to be the voice.
You just wanted the noise to stop
long enough to hear your own breathing.
Yet here we are,
still humming the distortion,
still mistaking the howl
for salvation.
Better to burn out—
the words hang like smoke rings
above the stage that outlived you.
Perfect circles.
Empty.
Beautiful.
Still refusing to fade







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