La parabola poetica di Artaud, si sposta gradualmente dal dramma metafisico alla lacerazione soggettiva, alla visione inconscia, magica e surreale, non disdegnando il monologo estetico e l’invettiva onirico-critica.
Ma non bisogna mai dimenticare, nel suo caso che c’è un Artaud Ante e uno post Elettroschoc.
La fame di vita e di rinascita, non lascia mai il nostro autore, da quella metafisica dei suoi inizi culturali a quella post bellica. Artaud stesso accenna a una rinascita post-mortem (post COMA), post stupro, egli si sente uomo-cavia (Cristo sul Golgota).
Un’altra traccia poetica che si riscontra nei suoi versi è una poetica da ectoplasma(espulsione di parole, suoni, visioni incontrollate del corpo, preludio a una poetica del corpo di parole e altri nuclei tematici e linguistici fondanti).
Colpisce il feticismo linguistico di Artaud, la sua parola ferita, polisemica e l’idioma pre-linguistico che avverte la vertigine del vuoto e diventa taumaturgica e corporale ai limiti del feticismo linguistico e demiurgico, sempre a difesa della vita e della poesia come linfa vitale.
Se nel suo ultimo lavoro (Album Antonin Artaud, Il ponte del Sale), Pasquale Di Palmo ha bel evidenziato il recupero della creatività, la furia iconoclasta e la catabasi del nostro autore, ma non bisogna dimenticare a mio avviso due capolavori poetici di Artaud quali il suo libro testamento poetico “Van Gogh il suicidato della società” e i suoi Cahiers (matrici e testimoni di una scrittura verbo-visiva e TOTALE).
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