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venerdì 7 agosto 2026
Mia di Toni Piccini ... non è mai troppo tardi per ricominciare ! (collana Ibuki a cura di Diego Martina) edito da i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
Qui non troverai solo la mia opinione su [Mia di Toni Piccini], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
In un mondo che troppo spesso urla per sovrastare il dolore, la vera forza risiede nel silenzio che viene rotto. Ed è proprio nel cuore di questo silenzio che si colloca Mia, la nuova raccolta di haiku di Toni Piccini.
Leggere Mia è come osservare una ferita che si apre e, pagina dopo pagina, si rimargina con fili d'oro. Piccini compie un'operazione coraggiosa: utilizza la brevità folgorante dell'haiku — diciassette sillabe di massima intensità — per raccontare la violenza di genere, il femminicidio, il soffocamento psicologico del gaslighting.
Di solito associamo l'haiku alla rugiada, ai ciliegi, allo scorrere delle stagioni. Piccini scardina questa convenzione. I suoi haiku raccontano il "branco", la mano che si dilegua, il "collier" che diventa tela di ragno. La tecnica è magistrale: la forma breve costringe il lettore a un contatto ravvicinato con il dramma. Non c'è la possibilità di distogliere lo sguardo, perché il componimento è finito prima che tu possa costruire una difesa emotiva.
Ma Mia non è solo un resoconto del dolore. La sezione dedicata al Kintsugi è forse il cuore pulsante e più prezioso dell'opera. Come l'antica tecnica giapponese che valorizza le crepe di un vaso rotto riempiendole d'oro, così le poesie di Piccini indicano una via d'uscita. La libertà non è cancellare il passato, ma trasformarlo, riconoscersi "attrice protagonista" della propria vita, nonostante le cicatrici.
In un panorama letterario spesso verboso, Mia ci ricorda che la poesia, quando tocca le corde del vero sociale, non è un esercizio di stile, ma un atto di resistenza civile. È un libro che deve circolare ovunque, oltre il circuito editoriale, nelle scuole, nei centri antiviolenza, nelle mani di chi ha bisogno di capire che "non è mai troppo tardi per ricominciare".
Schengen al bivio: il braccio di ferro tra Roma e Madrid minaccia l’unità europea
Qui non troverai solo la mia opinione su [Schengen, Madrid non ci sta: “Roma riapra lo spazio entro il 9, altrimenti misure proporzionali”], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
L’estate europea del 2026 non sarà ricordata solo per le temperature roventi, ma per una crisi diplomatica che rischia di mandare in frantumi uno dei pilastri fondamentali dell'Unione: l’accordo di Schengen. Il duello frontale tra la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, giunto ora a un punto di non ritorno, rappresenta un segnale d'allarme per la tenuta del progetto comunitario.
L’ultimatum di Madrid
Il governo spagnolo ha posto un termine perentorio: domenica 9 agosto. Entro quella data, Roma deve revocare i controlli unilaterali alle frontiere — introdotti a seguito della massiccia crisi migratoria di Ceuta — o farà i conti con "misure proporzionali" di risposta. Le parole scelte da Madrid sono pesanti: il provvedimento italiano è stato bollato come "ingiusto", "discriminatorio" e privo di fondamento giuridico.
La posta in gioco è alta. Da un lato, il governo Meloni rivendica il diritto di proteggere la sicurezza nazionale di fronte a flussi migratori che, seppur concentrati a Ceuta, vengono percepiti come un rischio di destabilizzazione per l'intero sistema Schengen. Dall’altro, Sánchez vede in questa mossa una pericolosa strumentalizzazione politica che mina la libera circolazione dei cittadini europei.
Una crisi di narrazione e di sostanza
Il cuore del problema risiede nel contrasto tra due visioni dell’Europa. Per Roma, la gestione dei confini deve essere flessibile e dominata dalla sovranità nazionale in tempi di emergenza. Per Madrid, e in parte per le istituzioni di Bruxelles, la decisione italiana rappresenta una breccia inaccettabile nell’architettura europea, adottata senza il necessario coordinamento.
La tensione è alimentata da dati contrastanti: mentre Roma giustifica la stretta preventiva, Madrid ricorda che la quasi totalità dei migranti giunti a Ceuta ha già fatto ritorno in Marocco. La frizione non è più tecnica, è puramente politica. È uno scontro di diplomazia muscolare che mette a nudo l'incapacità dell'Unione di trovare una strategia comune di fronte alle crisi che emergono ai suoi confini.
Verso il "day after"
Cosa accadrà dopo domenica? Se Roma non dovesse fare passi indietro, l'Europa si troverebbe di fronte a uno scenario inedito: due dei suoi principali partner commerciali e politici pronti a sanzionarsi a vicenda. Le "misure proporzionali" annunciate dalla Spagna potrebbero innescare un effetto domino, trasformando i confini europei in un mosaico di controlli a macchia di leopardo, il preludio di una potenziale erosione definitiva dello spirito di Schengen.
L'Europa, già fragile per le sfide economiche e di sicurezza, non può permettersi una guerra doganale tra Italia e Spagna. La sfida del 9 agosto non riguarda solo i migranti; riguarda il futuro di un’Unione che, se perde la sua capacità di muoversi liberamente, perde la sua stessa identità.
L'arte della sopportazione dal romanzo di Fujieda Shizuo di Tokushige Kawakatsu (Coconino Press)
Metà degli anni Cinquanta. In un tranquillo villaggio della campagna di Shizuoka, un medico di mezza età conduce una vita solitaria e senza scosse. A turbare quella quiete arriva Honami, sua nipote ribelle e solare, in fuga dalla vita caotica di Tōkyō. Ma questa volta, la ragazza non sembra voler ripartire. Il suo sogno? Diventare veterinaria. Sorpreso e toccato dalla determinazione della nipote, l’uomo decide di sostenerla, dando un nuovo significato alla propria esistenza. Una storia delicata e intensa che racconta la rinascita silenziosa di un uomo attraverso il sogno di una giovane donna. Un romanzo grafico che celebra la vita in ogni sua sfumatura, tra malinconia e speranza, tra passato e futuro
La vita sempre di Elena Varvello (Guanda)
Libro incluso nella cinquina finalista del Premio Campiello 2026
La vita sempre è la storia della vita che tenta di resistere alla Storia. E che dovunque e sempre alza la sua canzone al cielo, una canzone d'amore.
«Elena Varvello si fa ispirare dalla figura del nonne, che reagì a un'infanzia povera di affetti con lo slancio delle passioni e una sorta di anarchia esistenziale estranea alle ideologie. Trovò l'amore con Teresa, finì in campo di concentramento.» - Cristina Taglietti, La Lettura
giovedì 6 agosto 2026
Volevamo essere nuvole: il "non-libro" che sta scardinando i confini tra ragione, poesia e follia su In forma di nuvola: Frammenti poetici di Marco Ercolani (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Qui non troverai solo la mia opinione su [In forma di nuvola: Frammenti poetici di Marco Ercolani], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta - Se siete convinti che la poesia contemporanea sia solo un innocuo esercizio di stile, fermatevi un attimo. C'è un volume, stampato in prima edizione a marzo 2026, che sta sfidando ogni etichetta e convenzione letteraria
🧠 Il diario segreto di un sonnambulo sveglio
L'autore di questa vertigine è Marco Ercolani, psichiatra e scrittore nato a Genova nel 1954
Ercolani ci consegna un taccuino denso e allucinante, scritto espressamente per sonnambuli che osservano i loro sogni da svegli
Ecco perché In forma di nuvola è un pugno nello stomaco (e un balsamo per l'anima):
La voce degli emarginati: Nella sezione intitolata "Io sono voi", l'autore dedica le sue parole a coloro che non abitano il paradiso della ragione
. L'incrocio con il cinema: L'opera analizza in modo profondo il potere del grande schermo, discutendo pellicole come Il bacio della pantera
. Ercolani si sofferma anche sul telefilm Breakdown di Alfred Hitchcock, esplorando l'orrore del crollo emotivo . La lotta con l'oscurità: Il testo si addentra nel tormento dell'artista e nella lotta che egli sostiene con il proprio duende, l'oscura ispirazione creativa
.
🎬 Un montaggio cinematografico della psiche
L'approccio di Ercolani risuona in modo potentissimo con chi ama il cinema noir, le atmosfere rarefatte e le avanguardie artistiche. Leggere i suoi frammenti è come assistere a una sequenza di fotogrammi in bianco e nero: riflette sul fatto che il cinema sia un'arte bastarda, nata da incroci eterogenei
📚 Il trionfo dell'editoria indipendente
Pubblicare un'opera di tale portata avanguardistica, che unisce riflessione psichiatrica, aforismi e poesia, è un vero atto di eroismo culturale. Il libro è ospitato all'interno della Collana di aforismi "Dissensi", curata da Donato Di Poce
Perché leggerlo oggi stesso?
Perché siamo tutti sull'orlo di qualcosa che non sappiamo definire. Come ci ricorda Ercolani citando Guido Tonelli in apertura: "noi mortali non possiamo trasformarci in nuvole"
Scordatevi i trapper: il vero ribelle della musica italiana beveva vino, citava i classici e faceva incazzare tutti. Storia di Francesco Guccini
Qui non troverai solo la mia opinione su [Francesco Guccini], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
Se pensate che per essere "contro il sistema" oggi basti tatuarsi la faccia e sfoggiare catene d'oro su Instagram, fermatevi un attimo. Mettetevi le cuffie. C'è un uomo con la barba ispida, la "r" arrotata e una chitarra acustica che, cinquant'anni fa, ha inventato il concetto di diss track molto prima che i rapper americani ne facessero un business.
Quell'uomo è Francesco Guccini, il "Maestrone". E se non lo conoscete, state per scoprire l'antidoto definitivo alla tossicità del mondo moderno.
🚂 Il primo vero "Dissing" della storia? L'ha scritto lui.
Se siete cresciuti a pane e rap, andate ad ascoltare "L’Avvelenata" (1976). È uno sfogo viscerale, un dito medio alzato contro i critici ipocriti, i finti moralisti e l'industria discografica. Guccini canta: "Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni / credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni?". Pura, cruda e tagliente verità. Nessun autotune, solo fegato e parole affilate come rasoi.
📚 Non chiamatele "canzonette"
Come evidenzia un'attenta analisi di Ondarock, definire Guccini un semplice "cantautore" è riduttivo. Francesco è un cantastorie, un romanziere che ha usato tre accordi per raccontare l'anima di un'Italia divisa, le speranze infrante di una generazione e la bellezza delle piccole cose. Con brani come "La Locomotiva" o "Dio è morto", non ha solo scalato le classifiche (spesso incappando nella censura, il che all'epoca era una medaglia d'onore), ma ha fatto politica nell'accezione più nobile del termine: dando voce agli ultimi, agli emarginati, agli anarchici e agli illusi.
🌲 L'influencer analogico di cui avevamo bisogno
Guardando le intime confessioni del documentario La mia passione su RaiPlay, emerge il lato più umano del Maestro. Oggi Guccini ha appeso la chitarra al chiodo. Vive a Pàvana, un minuscolo borgo sull'Appennino tosco-emiliano, le sue radici. Scrive libri di successo, osserva le stagioni e beve buon vino.
Eppure, paradossalmente, è attivissimo online: se date un'occhiata al suo
💡 Perché dovresti ascoltarlo oggi?
Perché in un'epoca in cui tutto è veloce, effimero e di plastica, le canzoni di Guccini sono di legno massello. Richiedono attenzione. Ti costringono a sederti, magari con un bicchiere di Lambrusco in mano, a guardarti dentro e a farti domande scomode.
Non è roba da sottofondo per la palestra. È roba per guarire l'anima. Fatevi un favore: stasera spegnete Netflix, cercate "Cyrano" o "Incontro" di Francesco Guccini su Spotify, e lasciatevi trasportare dal Maestrone. Non ve ne pentirete
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