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mercoledì 4 febbraio 2026

The Infinite Recess of the Lobate Brain (For David Foster Wallace) by Stefano Donno

The radar-ping of the fluorescent tube is a dialect of loneliness, a frequency tuned to the white noise of Ohio, or Illinois, or the specific static of a TV left on after the national anthem. You are there, adjusting the bandana—that cotton dam against the seepage of too much world— counting the beats between the thought and the meta-thought (which is a snake eating its own tail in a footnote at the bottom of a page made of sweat).

Let’s talk about the how of the water: not the surface tension, not the glint, but the way it swallows the fish who doesn’t know it’s wet. You wrote in long-hand, a frantic shorthand for the soul’s exhaustion, breaking the syntax of the Midwest into a thousand et ceteras— a categorical list of things that hurt:

  1. The cruise ship’s smile.

  2. The logic of the tennis serve.

  3. The recursive loop of "I am a person who is thinking about being a person."

The stanza breaks here, not for breath, but for a citation [1]. (1. See the way the horizon line is just a jagged graph of antidepressants.)

There is a terrifying mercy in the detail. The way you parsed the lobster’s scream until it became a question of ethics, or how you turned the "Great Concavity" into a mirror for our own hollowed-out wanting. You were the cartographer of the Interior Lab, mapping the synapses until the ink ran out, or the air became too heavy with the weight of every single thing being absolutely, crushingly, simultaneously true.

The silence now is not a void. It is a "This is Water" kind of quiet. A pause in the middle of a marathon where the athlete realizes the finish line was just a typo in a book that never intended to end.





APOKRIF NERETVA di SÁNDOR HALMOSI (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Apokrif – Neretva di Sándor Halmosi – Poesia contemporanea tra memoria e fiume
Collana Scritture / iQdB

Apokrif – Neretva di Sándor Halmosi

Una raccolta poetica bilingue che attraversa il fiume Neretva, le domande apocrife della coscienza e una geografia interiore dove luce, memoria e ferite del Novecento dialogano in versi.[web:41][web:43][web:44]

Edizione curata da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
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Perché questa pagina può portarti lettori giusti

Questa landing page è pensata per intercettare chi cerca poesia contemporanea, letteratura balcanica, traduzioni dall’ungherese e cataloghi di editoria di ricerca, portandolo verso la pagina ufficiale del libro.[web:43][web:46][web:34]

Un autore di respiro europeo
Sándor Halmosi è poeta, traduttore e matematico ungherese: il suo sguardo attraversa lingue e confini, rendendo la raccolta interessante per chi segue la poesia europea contemporanea.[web:41][web:44]
Un libro ponte tra culture
Apokrif – Neretva unisce sezioni diverse e lingue diverse in un unico volume, in un’edizione curata con attenzione alle traduzioni e alla ricezione italiana del testo.[web:41][web:42][web:46]
Una casa editrice di ricerca
I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno lavorano da anni sulla poesia e sulla saggistica di ricerca, costruendo un catalogo pensato per lettori curiosi, festival, critici e operatori culturali.[web:34][web:43]

A chi parla “Apokrif – Neretva”

Non è una raccolta “solo per addetti ai lavori”. È un libro che può diventare riferimento per chi lavora con la poesia, ma anche per lettrici e lettori che cercano testi capaci di tenere insieme biografia e storia, paesaggio e metafisica.[web:43]

Curatori/trici di festival di poesia Docenti e studenti di letterature comparate Traduttori e traduttrici dall’ungherese Librerie indipendenti e bookshop di musei Lettori che amano poesia e paesaggi fluviali

Collegati alla pagina ufficiale del libro

Con un clic puoi accedere direttamente alla scheda completa di “Apokrif – Neretva” su iQdB casa editrice: informazioni editoriali, note sull’autore, dati della collana e indicazioni per reperire il volume.[web:34][web:46]

Trasforma le ricerche in lettori e potenziali clienti

Questa landing page filtra il traffico in ingresso dai motori di ricerca tradizionali e dai motori di ricerca con AI, accompagnando solo chi è davvero interessato a poesia, traduzione e progetti editoriali di qualità verso la pagina del libro su iQdB.[web:34]

Il testo in chiaro, il link leggibile alla fonte, i dati strutturati JSON‑LD e una struttura ordinata di titoli e paragrafi rendono questa pagina facilmente rintracciabile sia da Google, Bing e simili, sia dai motori di ricerca basati su AI.[web:34][web:42]

Iran: provocazioni calcolate per negoziare da posizione di forza - ecco cosa ne penso

Ho letto l’articolo di Guido Olimpio sul Corriere di oggi e mi sono ritrovato a pensare: “Ecco, ci risiamo”. Ogni volta che Washington e Teheran si siedono (o fingono di sedersi) al tavolo, il Golfo diventa un teatro di piccole, studiatissime provocazioni. Stavolta il copione è quasi identico al 2019, ma con due differenze sostanziali: Donald Trump è di nuovo alla Casa Bianca e l’Iran è reduce da una repressione interna durissima. Il regime sa di avere poco margine di errore, eppure continua a spingere.La sequenza degli ultimi giorni è eloquente:
  • Un drone Shahed-139 si avvicina “con intenzioni poco chiare” alla USS Abraham Lincoln.
  • Un caccia F-35 lo abbatte.
  • Poco dopo, imbarcazioni dei Pasdaran tentano di abbordare una petroliera battente bandiera USA nello Stretto di Hormuz (il capitano accelera, la US Navy interviene).
  • I Guardiani annunciano esercitazioni a fuoco proprio lì, dove passa il 20% del petrolio mondiale.
Non è follia. È realpolitik iraniana classica: mostrare i muscoli per non arrivare al tavolo con l’aria di chi ha già capitolato. I Pasdaran sanno benissimo che un vero scontro con la flotta americana sarebbe un suicidio. Ma sanno anche che Trump vuole un accordo “storico” prima delle midterm e che l’opinione pubblica americana non ha voglia di un’altra guerra infinita in Medio Oriente. Quindi testano: fino a dove si può arrivare senza far scattare la risposta militare vera?Dentro il regime c’è una spaccatura che l’articolo di Olimpio coglie bene. Da una parte i duri (Khamenei, i Pasdaran, l’ala che vede nel nucleare e nei missili l’assicurazione sulla vita del sistema). Dall’altra i pragmatici (Pezeshkian, Araghchi e chi sa che l’economia è al collasso e che le proteste di gennaio sono state soffocate solo con il sangue). I primi usano le provocazioni per dire: “Non ci pieghiamo”. I secondi le tollerano perché servono a rafforzare la loro posizione negoziale: “Vedete? Se non ci date qualcosa, i militari fanno danni”.Trump, da parte sua, sta giocando la stessa partita. Ha mandato un’armata impressionante (non solo la Lincoln, ma anche sommergibili, bombardieri, sistemi antimissile) ma ha lasciato aperta la porta: “Stiamo negoziando, vediamo se si può fare un accordo”. È la sua versione del “maximum pressure + maximum flexibility”: ti schiaccio con la forza, ma ti offro una via d’uscita dignitosa (per me).Il vero rischio non è l’incidente isolato. È che un Pasdaran troppo zelante, o un comandante americano troppo nervoso, trasformi una provocazione in casus belli. Lo Stretto di Hormuz è largo 21 miglia nel punto più stretto: basta un errore di valutazione e in 48 ore abbiamo mine, siluri, chiusura del traffico e prezzi del petrolio a 150 dollari.Seguo da tempo questa crisi e una cosa l’ho imparata: l’Iran non vuole la guerra, ma non vuole nemmeno arrendersi. Vuole sopravvivere come Repubblica Islamica, con il suo arsenale, le sue milizie regionali e un minimo di dignità. Trump vuole un trofeo da sventolare: “Ho fatto quello che Obama e Biden non hanno fatto”.Per ora il gioco è in bilico. Venerdì (o quando sarà) gli emissari si incontreranno – probabilmente in Oman o Turchia – e cercheranno di capire quanto margine c’è davvero.Nel frattempo, nel Golfo, le navi da guerra continuano a incrociarsi a poche miglia di distanza. E ogni tanto qualcuno “testa” l’altro.Perché nella diplomazia mediorientale, a volte, il modo più sicuro per arrivare a un accordo è far vedere all’avversario che sei disposto a rischiare tutto… senza però rischiare davvero niente.Almeno per ora. (Stefano Donno)



Infinite Jest. Ediz. speciale di David Foster Wallace (Einaudi)

In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sulla scena irrompe un misterioso film, “Infinite Jest”, così appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all’infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un’Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori. Introduzione a cura di Tom Bissell.




Trova l'errore - Moltbook ovvero il Social degli AI Bot con gravi rischi per la sicurezza

Trova l'errore - l'Europa e gli Stati Uniti in un cul-de-sac

Trova l'errore - Epstein Files: celebrità, politici, imprenditori, e servizi segreti

Vannacci lascia la lega, e fonda “Futuro Nazionale”

"A sira ô tri" - La diretta della festa di Sant'Agata

ULTIMA ORA: Il sole scatena la sua eruzione solare più potente degli ultimi anni — TERRA in allerta

Death Row podcast ep 29 - Snoop Dogg Live from Milan/Cortina!

Matteo Messina Denaro: 30 anni invisibile | Il boss che ha sfidato lo Stato

Olimpiadi Milano Cortina 2026: i luoghi più significativi - XXI Secolo 02/02/2026

martedì 3 febbraio 2026

Contrasti Radioattivi di Paolo Laddomada (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Contrasti Radioattivi di Paolo Laddomada – Catalogo fotografico e progetto editoriale iQdB
Catalogo fotografico iQdB

Contrasti Radioattivi di Paolo Laddomada

Un libro fotografico che trasforma radiazioni, memoria e ferite del territorio in immagini ad alto impatto visivo, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.[web:32][web:31]

Scopri il progetto editoriale e collegati subito alla pagina ufficiale
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Perché “Contrasti Radioattivi” attira l’attenzione giusta

Questa landing page è pensata per attrarre traffico qualificato – lettori, appassionati di fotografia, curatori e galleristi – e accompagnarli verso la pagina ufficiale del libro e del progetto espositivo.[web:31][web:32]

  • Un tema forte e contemporaneo
    Il lavoro di Laddomada nasce dal confronto con luoghi segnati da radiazioni, memoria collettiva e trasformazioni del paesaggio, temi che risuonano con l’ecologia, la storia e la politica del presente.[web:31]
  • Un catalogo pensato per durare
    Il libro fotografico diventa archivio visivo: un catalogo che può essere citato in mostre, recensioni, rassegne e percorsi curatoriali, ampliando nel tempo la visibilità del progetto.[web:32][web:33]
  • Un editore specializzato in ricerca
    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno si distingue per cataloghi e pubblicazioni che puntano su ricerca autoriale, sperimentazione e qualità critica.[web:32][web:34]

A chi parla questa pagina (e il libro)

“Contrasti Radioattivi” non è solo un oggetto editoriale, ma un punto di incontro tra fotografia, memoria e critica. È una risorsa per chi lavora (o sogna di lavorare) con le immagini e con la narrazione del territorio.

Curatori e curatrici di mostre Fotografi e fotografe autoriali Critici d’arte e di fotografia Docenti e studenti di arti visive Lettori interessati a ecologia e memoria

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Un clic per entrare nel mondo di “Contrasti Radioattivi”

Porta i tuoi lettori – e i motori di ricerca, inclusi quelli con AI – verso il cuore del progetto: la pagina dedicata al libro e alla sua storia. Questa landing filtra il traffico, seleziona chi è davvero interessato e convoglia l’attenzione dove serve: sul catalogo e sull’editore.

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La "Stretta di Febbraio": Meloni e il paradosso della sicurezza tra Torino e i Palazzi romani - ecco cosa ne penso

 C’è un’aria densa, quasi elettrica, che si respira stamattina tra Piazza Colonna e il Nazareno. Non è solo il freddo pungente di questo inizio febbraio, ma la sensazione che il governo Meloni stia per varare una di quelle virate che definiscono un’intera stagione politica. Il "retroscena" emerso nelle ultime ore sul nuovo Decreto Sicurezza non è solo un atto legislativo; è un manifesto di resistenza e, al tempo stesso, una scommessa ad altissimo rischio.

Il fattore Torino: la scintilla nel fienile

Tutto sembra aver preso un’accelerazione improvvisa dopo i fatti di Torino e gli scontri legati al centro sociale Askatasuna. La visita della Premier al personale ferito alle Molinette non è stata solo un atto di solidarietà istituzionale. Chi conosce Giorgia Meloni sa che quei gesti preludono sempre a una reazione politica muscolare. La narrazione è chiara: lo Stato non può arretrare davanti a quelli che la Premier definisce, senza mezzi termini, "criminali organizzati".

Ma dietro la fermezza sbandierata davanti alle telecamere, si nasconde un mosaico molto più complesso. L'esigenza di un nuovo pacchetto sicurezza nasce da una duplice pressione: quella interna alla coalizione, con una Lega che spinge per non perdere il primato sul tema "ordine e disciplina", e quella di un elettorato che chiede risposte tangibili a una percezione di insicurezza crescente.

Il cuore del decreto: tra necessità e rischio costituzionale

Dalle indiscrezioni raccolte (e dai passaggi più delicati dell'articolo del Corriere), emerge una norma che sta già facendo tremare i giuristi: l'ipotesi del "fermo di 12 ore". Un’estensione dei poteri di polizia che permetterebbe controlli più stringenti ma che, inevitabilmente, si scontra con il delicato equilibrio delle garanzie costituzionali.

Come libero cittadino che segue la politica italiana, non posso non notare il paradosso: mentre il Governo cerca di blindare le piazze, si espone a un possibile "alt" della Consulta o a uno scontro frontale con la magistratura. È una mossa audace. Meloni sa che ogni decreto sicurezza è un terreno di scontro ideale per polarizzare il Paese. Se da un lato Schlein invoca il dialogo per evitare strumentalizzazioni, dall'altro Conte attacca quello che definisce un "finto sovranismo" che usa il pugno di ferro per nascondere le difficoltà economiche.

Il "Retroscena": non solo ordine pubblico

Qual è il vero obiettivo? Se leggiamo tra le righe, il decreto serve a ricompattare. In un momento in cui l'agenda internazionale (dalla difesa europea ai rapporti con gli USA) appare incerta e scivolosa, il tema della "sicurezza interna" è l'ancora di salvezza del centrodestra. È il loro linguaggio naturale, la zona di comfort dove sanno di poter parlare direttamente alla pancia del Paese.

Tuttavia, c'è un elemento di novità in questo 2026: l'integrazione di norme che toccano non solo la protesta di piazza, ma anche la gestione dei flussi e la sorveglianza digitale. Il governo sta cercando di costruire una "architettura della sicurezza" che sia tanto fisica quanto simbolica.

Cosa aspettarsi?

La mia sensazione è che assisteremo a una battaglia parlamentare di logoramento. Il decreto verrà probabilmente limato per evitare vizi di incostituzionalità macroscopici, ma il messaggio politico rimarrà intatto. La Premier ha deciso di puntare tutto sulla "restaurazione delle regole".

Ma attenzione: la storia repubblicana ci insegna che quando la politica cerca di risolvere problemi sociali profondi (come il disagio giovanile o la gestione dei centri sociali) esclusivamente con il codice penale, rischia di curare il sintomo ignorando la malattia.

Riuscirà Meloni a mantenere questo equilibrio senza spezzare il filo del dialogo democratico? La risposta non arriverà dai commi del decreto, ma dalle piazze che, inevitabilmente, torneranno a scaldarsi nelle prossime settimane. (Stefano Donno) 




The Architecture of the Gaze (For Kim Kardashian) by Stefano Donno

 The silhouette is a legal brief, drafted in spandex and limestone, a geometry of the self—pre-approved by the lens. Here, the body is not an inheritance, but a rigorous restructuring. There is a specific silence in the marble of the foyer, the same silence found between the lines of a clemency petition.

You move through the aperture of the public eye— a high-definition ghost, curating the friction between the velvet rope and the bar exam. It is the labor of being seen without being reached, a taxonomy of beige, a gradient of skin turned into a corporate empire.

The algorithm does not sleep; it pulses like a second heart. You have mastered the art of the recursive image: the woman who builds the mirror then steps inside it to see who is watching. From the red carpet to the prison cell’s heavy iron, the trajectory is a straight line made of flashbulbs.

You are the architect of the modern face, braiding the digital thread into the ancient loom of power. Success is a form of surveillance we choose for ourselves. And in the quiet of the vanity— the contouring of the jaw is a preparation for the verdict: the world is a product, and you are its most disciplined author





The Most Disturbing Detail In The Epstein Files Just Dropped

LA PRESIDE (2026) | Promo tv della fiction Rai di Luca Miniero con Luisa Ranieri

DRAGHI: "L'ORDINE GLOBALE è morto, ma la vera minaccia è ciò che lo sostituisce"

Kim Kardashian Goes Sneaker Shopping With Complex

Cochi Ponzoni a Discorsi in Osteria | Le osterie di una volta esistono ancora? | EP.1

ITALIA SHORE 3: REACTION AL NUOVO CAST! 😱​ | SIAMO NELLA NUOVA STAGIONE!

AUTO nel 2026: cosa CAMBIA DAVVERO e cosa CONVIENE fare

Italy’s Biathlete Rebecca Passler Provisionally Suspended Over Positive Letrozole Test | World DNA

CALCIO SOTTO CHOC: È MORTO NICOLAS GIANI, EX CAPITANO DELLA SPAL, AVEVA 39 ANNI

Quarto Grado | La setta di Pianesi: interviene Maria Rita Parsi

Mai un passo indietro. In lotta per l'America che amo di Mike Pompeo (Liberilibri)

Mike Pompeo è stato l’uomo politico più vicino a Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale. Prima come direttore della CIA, poi come segretario di Stato, ha lavorato su tutti i fronti più caldi a livello globale: dall’Iran alla Corea del Nord, dalla Russia a Israele e il mondo arabo. Ma soprattutto, ha guidato una trasformazione generazionale delle relazioni dell’America con il suo avversario numero uno: la Cina. I principi trasmessi dai Padri Fondatori e la sua profonda fede cristiana hanno ispirato costantemente la sua azione politica, e i suoi sforzi per promuovere la libertà religiosa in tutto il mondo non hanno eguali nella storia diplomatica americana. Mescolando le storie memorabili e spesso divertenti delle sue interazioni con i principali leader mondiali e un’acuta e rigorosa analisi della storia recente, "Mai un passo indietro" racconta come Pompeo abbia aiutato l’amministrazione Trump a cambiare la rotta geopolitica del mondo. Un grande racconto delle tendenze e dei protagonisti che plasmano il mondo di oggi, questo libro è una visione straordinaria dietro le quinte del grande potere americano




lunedì 2 febbraio 2026

The Geometry of the Pulse For Laura Fernández by Stefano Donno

 The map is a fiction of stillness, a grid laid over the restless green. You know the weight of the expediente—how paper can simulate the gravity of a mountain range. To plan is to breathe into the blueprint until the ink becomes a circulatory system.

There is a logic in the tectonic; a Minister’s hand moves not in arcs, but in the sharp, necessary angles of the lintel. You navigate the interstices—the spaces between the law’s letter and the citizen’s hunger— translating the dialect of the "Jaguar" into the vernacular of the street.

The clock in the Casa Presidencial does not tick; it thrums, a mechanical heart tethered to the Central Valley’s mist. Efficiency is its own kind of mercy. You parse the budget like a biologist searching for the gene of the possible, stripping the excess until the bone of the State is clean, functional, and bright.

Beyond the balcony, the rain is uncodified. It falls without a decree, ignoring the quorum. But here, within the architecture of the "Yes," you remain the surveyor: measuring the distance between the promise and the pavement, holding the compass steady while the tropics try to tilt the world.




Deftones - Back To School (Mini Maggit) [Official Music Video]

Grillo, Elevato o Illuminato? di Falco Nardi (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Grillo, Elevato o Illuminato? - Analisi Esoterica su Beppe Grillo | iQdB Casa Editrice

Grillo, Elevato o Illuminato? Scopri i Segreti Esoterici di Beppe Grillo

Serve un grande spirito di osservazione per cogliere i dettagli che mutano la consapevolezza della realtà. Questo libro analizza la carriera "iniziatica" del leader pentastellato.

Dal Comico al Leader: Un'Inchiesta Unica

Esplora il populismo italiano dalle radici fasciste al blog di Grillo. Retroscena, interviste e analisi simboliche esoteriche con prefazione di Mario Contino. Un caso unico: un blog che conquista il Parlamento.

Perché Leggere Questo Libro?

Illumina la tua visione politica con indignazione tracimante e smascheramento di ipocrisie. Ideale per chi cerca critica sociale, satira e approfondimenti su democrazia digitale vs. turbo-capitalismo. Un'eredità di passione civile contro le vergogne nazionali.

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La Vittoria di Laura Fernández in Costa Rica: Un Trionfo contro il Crimine o un Salto nel Populismo Autoritario? - ecco cosa ne penso

In una notte elettorale che ha sorpreso pochi, ma preoccupato molti, Laura Fernández ha conquistato la presidenza del Costa Rica con un margine schiacciante al primo turno. Con quasi il 50% dei voti – secondo i risultati preliminari del Tribunale Supremo Elettorale – la 39enne scienziata politica, erede designata del presidente uscente Rodrigo Chaves, ha superato di slancio la soglia del 40% necessaria per evitare un ballottaggio. È la seconda donna a guidare il paese, ma la sua ascesa non è solo un simbolo di empowerment femminile: è il riflesso di una nazione terrorizzata dalla violenza e sedotta da promesse di pugno di ferro.

Immaginate un paradiso tropicale come il Costa Rica, noto per le sue spiagge immacolate, la biodiversità e una democrazia stabile in un continente spesso instabile. Eppure, negli ultimi anni, questo idillio è stato macchiato da un'ondata di omicidi record, legati al traffico di cocaina che ha trasformato il paese in un hub per i cartelli. Sotto Chaves, un ex economista della Banca Mondiale dal carisma controverso, gli omicidi sono saliti alle stelle, raggiungendo livelli mai visti. Ed è proprio su questa paura che Fernández ha costruito la sua campagna: "Tough on crime", come direbbero gli yankee, ispirandosi apertamente a Nayib Bukele, il presidente salvadoregno che ha riempito le prigioni di gangsters con metodi draconiani, ignorando spesso i diritti umani.Fernández, ex capo di gabinetto di Chaves e candidata del Partido Pueblo Soberano – un partito populista di destra fondato solo nel 2022 – ha promesso di continuare questa linea dura. Ha schiacciato l'opposizione: Álvaro Ramos, il candidato centrista e socialdemocratico, si è fermato al 32-33%, mentre altri contendenti, come una ex first lady, hanno racimolato briciole. I sondaggi lo prevedevano, ma la realtà ha superato le aspettative, grazie alla popolarità di Chaves, che sfiora il 60% nonostante indagini per corruzione che lo perseguitano.Qui entra il mio sguardo critico: questa vittoria è un mandato popolare contro il caos, certo, ma nasconde rischi enormi. Fernández è descritta come "trumpiana" – un'etichetta che evoca divisioni, nazionalismo e un approccio personalistico alla politica. Ammirare Bukele significa flirtare con l'autoritarismo: in El Salvador, migliaia sono stati arrestati senza processo, e le denunce di abusi si accumulano. Il Costa Rica, con la sua tradizione di pace (senza esercito dal 1948) e impegno ambientale, rischia di sacrificare questi valori sull'altare della sicurezza. Dove sono le proposte concrete su economia, disuguaglianza o cambiamenti climatici? La campagna si è concentrata sul crimine, ma ignorare il resto è miope. E Chaves, il suo mentore, porta con sé ombre di scandali: come può un'erede pulita emergere da un'eredità macchiata?Non fraintendetemi: i costaricani hanno ragione a esigere ordine. Il surge di violenza ha eroso la fiducia, trasformando un'oasi in un campo minato. Ma soluzioni populiste spesso curano i sintomi, non le cause – come la povertà che alimenta i cartelli o la corruzione endemica. Fernández ha un'opportunità storica: se bilancerà fermezza con rispetto per lo stato di diritto, potrebbe rafforzare la democrazia. Altrimenti, il Costa Rica potrebbe scivolare verso un modello illiberale, come visto in altri paesi latinoamericani.Questa elezione segna un turning point: dal "pura vida" al "mano dura". Il mondo osserva, sperando che la nuova presidente non trasformi un trionfo elettorale in un arretramento democratico. Il Costa Rica merita di più di slogan accattivanti; merita leadership visionaria (Stefano Donno)






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