In un inverno che sembra uscito da un romanzo distopico, Vitali Klitschko, il sindaco di Kiev e leggendario campione di boxe, si erge come un baluardo contro l'aggressione russa. Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Klitschko non usa giri di parole: "Non credo affatto alle promesse di Putin". E come dargli torto? Quattro anni di guerra hanno trasformato l'Ucraina in un campo di battaglia dove i missili russi non distinguono tra soldati e civili, tra obiettivi militari e infrastrutture vitali. Come chi segue gli "affari esteri" come simpatizzante di argomenti di geopolitica, vedo in queste parole non solo la testimonianza di un leader locale, ma un monito globale: la Russia di Putin non cerca pace, ma sottomissione. È tempo di smetterla con l'ingenuità diplomatica e affrontare la realtà con fermezza critica.
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sabato 31 gennaio 2026
Klitschko: Il Pugile che Difende Kiev dal Freddo e dalle Bugie di Putin - ecco cosa penso
sabato 24 gennaio 2026
Tra Bombe e Dialoghi: Il Cinismo Russo Espone le Fragilità della Pace in Ucraina
In un mondo dove la diplomazia dovrebbe essere un baluardo contro la barbarie, gli eventi di queste ore in Ucraina ci ricordano quanto fragile sia il confine tra negoziato e aggressione. Mentre delegazioni ucraine e russe si siedono al tavolo dei colloqui ad Abu Dhabi, mediati dagli Stati Uniti, Mosca non esita a lanciare un'offensiva notturna massiccia contro Kiev e Kharkiv, con oltre 370 droni e 21 missili che piovono dal cielo come un macabro sfondo ai dialoghi di pace.
mercoledì 3 dicembre 2025
L’Ultimatum di Putin e il Grande Sonno dell’Europa: Perché l'essere "Pronti alla Guerra" è l'Unica Via per la Pace - ecco cosa ne penso
Se c'era ancora bisogno di un segnale inequivocabile, Vladimir Putin lo ha appena servito su un piatto d'argento, o meglio, di acciaio balistico. La sua recente dichiarazione — "Se l'Europa vuole la guerra, la Russia è pronta" — non è la solita retorica da talk show propagandistico di Mosca. È un cambio di paradigma. È una dichiarazione di intenti che sposta l'asticella dal conflitto regionale a uno scontro sistemico totale.
E l'Europa? L'Europa, per ora, sembra guardare il dito mentre la luna sta per crollare.
Analizzando quanto riportato da RID (Rivista Italiana Difesa), il messaggio è agghiacciante nella sua semplicità: il Cremlino ha accettato psicologicamente e industrialmente l'idea della guerra su larga scala. Mosca non si limita più a minacciare ritorsioni asimmetriche; sta dicendo al Vecchio Continente che l'opzione militare diretta è sul tavolo.
Qui sta il punto critico, quello che troppi cancellieri e burocrati a Bruxelles faticano a metabolizzare. La Russia opera ormai in una "economia di guerra" permanente, non solo finanziaria ma mentale. Hanno normalizzato l'escalation. Noi, al contrario, viviamo ancora nell'illusione che le sanzioni, il "soft power" o le conferenze diplomatiche possano fermare divisioni corazzate o missili ipersonici.
L'editoriale di RID tocca il nervo scoperto: dobbiamo essere pronti a combattere "in tutti i campi: da quello grigio a quello aperto". Cosa significa? Significa che la guerra ibrida (cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi alle infrastrutture critiche) è solo l'antipasto. La portata principale è il conflitto convenzionale ad alta intensità.
È tempo di essere brutalmente onesti: il pacifismo ideologico, in questo momento storico, è il miglior alleato di Putin. Non si ferma un aggressore chiedendo "per favore". Lo si ferma solo se l'aggressore sa che, colpendo, verrà colpito più duramente. Questa si chiama deterrenza. E la deterrenza non si fa con i comunicati stampa, si fa con capacità militari credibili, scorte di munizioni piene (e non vuote come quelle attuali), difesa aerea integrata e una popolazione consapevole che la libertà non è gratis.
Svegliamoci. La frase "Dobbiamo esserlo anche noi" (pronti alla guerra) non è un invito al bellicismo, ma un disperato appello alla sopravvivenza. Se vogliamo evitare la Terza Guerra Mondiale, l'unica strada è dimostrare a Mosca che non può vincerla. L'Europa deve smettere di essere un "consumatore di sicurezza" pagato dagli USA e diventare un "produttore di sicurezza" autonomo e letale.
Putin ha gettato la maschera. Se l'Europa non indossa l'elmetto — anche solo metaforicamente, per accelerare la sua industria della difesa — rischia di trovarsi nuda nella tempesta. E la storia, si sa, non ha pietà per gli impreparati. (Stefano Donno)
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