Donate

Visualizzazione post con etichetta #Ucraina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Ucraina. Mostra tutti i post

venerdì 23 gennaio 2026

Il Board of Peace di Trump: Tra Ambizioni Imperiali e Fratture Atlantiche - ecco cosa ne penso

 In un mondo già frammentato da guerre infinite e alleanze traballanti, Donald Trump non smette di sorprendere – o forse di sconvolgere – con le sue mosse da maestro del caos calcolato. Dal palco del World Economic Forum di Davos, edizione 2026, il presidente americano ha lanciato il suo "Board of Peace", un consiglio elitario per risolvere i conflitti globali, inclusa la polveriera di Gaza. Ma ecco il colpo di scena: Trump ha ritirato l'invito al premier canadese Mark Carney, reo di aver osato criticare l'"ordine mondiale a guida USA" in un discorso che ha riecheggiato come un grido di allarme per le medie potenze. E non è tutto: la Spagna di Pedro Sanchez ha sbattuto la porta, rifiutando l'adesione per "coerenza", lamentando l'esclusione dell'Autorità Palestinese e l'assenza di un quadro ONU. È questo il nuovo multilateralismo trumpiano? O solo un club esclusivo per amici fedeli, dove la pace si negozia come un affare immobiliare?

Partiamo dai fatti, nudi e crudi. Il Board of Peace, siglato a Davos con pompa magna, si propone come alternativa all'ONU, quel colosso burocratico che Trump ha sempre visto come un ostacolo alle sue visioni. Ma le crepe emergono subito: Carney, con il suo appello a un'alleanza delle "medie potenze" per preservare i valori liberali, ha toccato un nervo scoperto. La risposta? Una lettera formale di ritiro dell'invito, che suona come un siluramento diplomatico: "Il Consiglio di pace sta ritirando il suo invito riguardo all’adesione del Canada". Critico dove serve? Assolutamente sì: questa mossa rivela l'ipocrisia di un'iniziativa che predica pace ma punisce il dissenso. Trump non tollera critiche, nemmeno da un alleato storico come il Canada. È democrazia o autocrazia mascherata da realpolitik?E poi c'è la Spagna, che con Sanchez opta per la coerenza: no al Board perché è "al di fuori del quadro delle Nazioni Unite" e ignora i palestinesi. Bravo, Pedro! In un momento in cui Gaza brucia da anni, escludere l'Autorità Palestinese è come organizzare una conferenza sul clima senza invitare gli ambientalisti. Questa defezione non è solo un rifiuto isolato: segnala una frattura nell'Occidente, dove l'Europa – stanca delle imposizioni americane – cerca di ritagliarsi un ruolo autonomo. Trump, dal canto suo, minimizza: ottimista su Groenlandia, dove un accordo verbale con la NATO promette "tutto ciò che vogliamo" contro la Russia, inclusi minerali e basi militari. Ma attenzione: senza un patto scritto, è solo aria fritta, un "Golden Dome" che puzza di colonialismo 2.0.Non dimentichiamo l'Ucraina, quel fronte che da quasi quattro anni sanguina risorse e vite. Trump vanta incontri "positivi" con Zelensky, affermando che sia lui che Putin vogliono un accordo. "È davvero difficile per il popolo ucraino", dice, ma poi aggiunge che l'Europa deve concedere di più, come se la guerra fosse un problema altrui, separato da un oceano. Critica inevitabile: dove era questa urgenza negoziale durante l'era Biden? Trump gioca al mediatore, ma il suo approccio – navi verso l'Iran, minacce all'Articolo 5 della NATO per il confine sud USA – sa di opportunismo. Invocare la NATO contro gli "immigrati illegali"? È un'aberrazione che rischia di disintegrare l'Alleanza Atlantica, trasformandola in uno strumento per politiche interne.Intanto, la Cina osserva da lontano: Xi Jinping, in una chiamata con Lula del Brasile, difende l'ONU come baluardo contro iniziative "concorrenti" come il Board. Pechino e Brasilia invitati ma non aderenti: un segnale che il mondo multipolare non si piega al volere di Washington. Trump annuncia una visita in Cina ad aprile, ma Pechino tace – un silenzio che urla diffidenza.In conclusione, il Board of Peace potrebbe essere un'innovazione audace o un fallimento annunciato. Trump vende sogni di pace, ma le defezioni di Canada e Spagna, unite alle ambiguità su Groenlandia e Ucraina, dipingono un quadro di isolazionismo aggressivo. In un'era di crisi globali, abbiamo bisogno di istituzioni inclusive, non di club privati. La vera pace non si compra con tweet o accordi verbali: si costruisce con dialogo autentico. Altrimenti, rischiamo di passare da un ordine mondiale rotto a uno irreparabilmente frantumato.
(Stefano Donno)



lunedì 29 dicembre 2025

Questo non è il "piano della vittoria" che Zelensky sognava nel 2024 - ecco cosa ne penso

Siamo arrivati al "95%", dice Donald Trump dalla Florida, con quella sua tipica sicurezza da venditore immobiliare che sta per chiudere l'affare del secolo. Ma in diplomazia, come in guerra, è quel restante 5% a decidere se stiamo firmando una pace duratura o solo una pausa tattica prima del prossimo massacro.

Il documento sul tavolo, quei famosi 20 punti discussi tra Washington, Kiev e (indirettamente) Mosca, rappresenta il tentativo più concreto, e al contempo più cinico, di fermare le armi in Ucraina dal 2022. Leggendo tra le righe di quanto emerso nelle ultime ore, la sensazione è quella di un do ut des brutale, dove il realismo politico calpesta i principi di giustizia internazionale.

Da un lato, Zelensky porta a casa quello che chiedeva da anni: una garanzia di sicurezza "blindata". Il piano prevede un meccanismo speculare all'Articolo 5 della NATO: se Mosca attacca di nuovo, scatta la risposta militare coordinata e il ritorno immediato di tutte le sanzioni. Non è l'ingresso nella NATO – che resta il grande tabù – ma è un surrogato muscolare che permetterebbe a Kiev di mantenere un esercito di 800.000 uomini in tempo di pace. Una fortezza armata nel cuore dell'Europa.

Ma il prezzo? Il prezzo è la realtà sul terreno. I nodi cruciali, quelli che il piano definisce eufemisticamente "da risolvere", sono il Donbass e Zaporizhzhia.

Sul Donbass, l'idea di congelare la linea del fronte o di procedere a referendum locali sotto supervisione internazionale (in territori ormai spopolati o russificati a forza) suona come una resa differita. Zelensky sa che accettare la perdita de facto di Donetsk e Lugansk è un suicidio politico, motivo per cui evoca il referendum nazionale: vuole che siano gli ucraini a bere l'amaro calice, non vuole essere lui a servirlo.

Ancora più surreale, se non grottesca, è la proposta sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia: una gestione condivisa? Un condominio energetico con l'invasore che ha militarizzato i reattori? Sembra una soluzione scritta da chi non ha mai messo piede in una zona di guerra, o da chi – come Trump, che si auto-candida a presiedere il "Consiglio di Pace" di supervisione – pensa che tutto si possa risolvere dividendo le quote di profitto.

C'è poi l'elefante nella stanza: l'Unione Europea. Il piano promette l'ingresso di Kiev nell'UE con tempistiche certe. Bruxelles pagherà il conto della ricostruzione, mentre Washington si intesterà il successo diplomatico. Un classico copione transatlantico dove l'Europa apre il portafogli e gli USA dettano la linea.

Questo non è il "piano della vittoria" che Zelensky sognava nel 2024. È un piano di sopravvivenza. È il riconoscimento che la riconquista totale è militarmente impossibile senza scatenare la Terza Guerra Mondiale, e che il sostegno occidentale ha un data di scadenza.

Se questa bozza diventerà realtà, non avremo la pace giusta. Avremo una pace armata, vigilata da droni e satelliti, con un'Ucraina mutilata ma viva, e una Russia non sconfitta ma contenuta. È il meglio che si poteva ottenere? Forse. Ma non chiamiamola vittoria. È solo la fine dell'inizio.

(Stefano Donno)





Quattro profeti del disincanto. Un saggio necessario per decifrare l'Italia

In Evidenza

Copertina Libro Gagliani

"Quattro profeti del disincanto. Un saggio necessario per decifrare l'Italia."

Acquista il Volume

Scopri "Erotismo e Peccato" di Elisa Longo. Un viaggio poetico tra anima e corpo

In Evidenza

Erotismo e Peccato Elisa Longo

"Quando la scrittura diventa carne e l'anima si svela."

ACQUISTA ORA

Pelle accesa - Burning Skin di Maria Caspani (iQdB)

In Evidenza

Copertina Pelle Accesa

"Quando la lingua cambia, cambia anche il dolore."

ACQUISTA ORA