In un'epoca in cui la politica globale è già un'arena di instabilità, l'immagine di Donald Trump che accetta una medaglia del Nobel per la Pace – un premio non suo, ma "prestato" dalla leader venezuelana María Corina Machado – evoca più una tragicommedia hollywoodiana che una cerimonia presidenziale. Come in "Viale del Tramonto", Trump sembra immerso in una realtà parallela, dove il suo ego onnipotente riscrive la storia a suo piacimento. Ma qui non siamo sul set di un film: siamo alla Casa Bianca, un anno dopo l'inizio del suo secondo mandato, e i segnali di un narcisismo patologico non sono solo aneddoti divertenti, ma campanelli d'allarme per la salute mentale di un leader che detiene le chiavi del potere nucleare.
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martedì 20 gennaio 2026
Trump: Il Narcisista alla Casa Bianca, un Pericolo per l'America e il Mondo - ecco cosa ne penso
Partiamo dai fatti, come riportati da fonti autorevoli come il Corriere della Sera: Trump ha inviato una lettera al premier norvegese Jonas Gahr Støre, lamentandosi di non aver ricevuto il Nobel per aver "fermato più di otto guerre" e dichiarando di non sentirsi più obbligato alla pace. Peggio ancora, nega la sovranità danese sulla Groenlandia, ignorando trattati storici firmati dagli Stati Uniti stessi. Questi non sono lapsus: sono deliri di grandeur, come li definisce la storica e psicologa francese Elisabeth Roudinesco, che paragona Trump a un "istrione narcisista" il cui entourage si sottomette passivamente. La sua analisi è tagliente: Trump non finge; crede davvero in questo mondo costruito sul culto dell'ego, rendendolo "tanto più pericoloso".Critichiamo dove serve: questo non è solo eccentricità. Ricordiamo le sue uscite recenti, come la storia inventata sullo zio che avrebbe insegnato al MIT a Ted Kaczynski, l'Unabomber – un anacronismo impossibile, dato che lo zio morì nel 1985 e Kaczynski fu identificato solo nel 1996. O l'attacco alle pale eoliche durante un vertice internazionale, accusate di "rendere pazze le balene" e uccidere aquile americane. E che dire della risonanza magnetica, di cui vanta risultati "migliori di chiunque altro", senza spiegare il motivo? Come nota Robert Reich, ex ministro del Lavoro sotto Clinton, se Trump era razionale prima, ora non lo è più. La sua risposta all'assassinio del regista Robert Reiner, attribuito a un'"ossessione rabbiosa" contro di lui, è un esempio di paranoia che sfiora il ridicolo, ma con implicazioni sinistre.Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca e sua fedelissima, lo descrive con una franchezza disarmante: ha una "personalità da alcolista", convinta che nulla sia impossibile. Questo riecheggia le valutazioni di psichiatri americani nel 2017, che lo etichettarono come un mix di sociopatia, narcisismo e sadismo, "incapace di governare". Eppure, nel 2026, Trump è ancora al potere, con un entourage che amplifica i suoi deliri invece di contenerli. Qui sta il vero scandalo: dove sono i contrappesi istituzionali? Il Partito Repubblicano, timoroso di perdere voti, tace; i media mainstream oscillano tra sensazionalismo e normalizzazione. Ma normalizzare un leader che attacca "nemici interni" – come ha fatto con i generali, evocando Biden che "ruzzola dalle scale" mentre lui le scende "molto cool" – è un errore fatale.In un contesto globale fragile, con tensioni in Medio Oriente, Ucraina e Asia, un presidente imprevedibile come Trump non è solo un rischio per gli USA, ma per l'intero ordine internazionale. La sua ossessione per premi immaginari e vendette personali distoglie da sfide reali: cambiamento climatico, instabilità economica, minacce cibernetiche. Come blogger che si interessa da tempo di questi argomenti, vedo in questo un declino della leadership americana, un tempo faro di razionalità, ora offuscato da un ego ipertrofico. È tempo di chiamare le cose con il loro nome: Trump non è un genio instabile, ma un pericolo pubblico. Psichiatri e analisti lo dicono da anni; ignorarlo significa rischiare il caos.L'America merita di meglio. Forse è ora di invocare il 25esimo Emendamento, non per un colpo di stato, ma per salvaguardare la democrazia da un narcisista che confonde il suo trono con un set cinematografico. Altrimenti, il "primo piano" di Trump potrebbe essere l'ultimo per la stabilità globale. (Stefano Donno)
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