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mercoledì 7 gennaio 2026

L'ALCHIMIA DEL SILENZIO: ELEONORA RUBERTI E LA RESISTENZA DELL'ASSENZA

 In un'epoca in cui l'artista è brand, Eleonora Ruberti pratica l'estinzione di sé. Un viaggio attraverso l'espressionismo esoterico, dove la voce tace affinché l'opera possa finalmente urlare.

C'è un rumore bianco che avvolge l'arte contemporanea. È il frastuono dello storytelling personale, l'obbligo della presenza digitale, la biografia che divora la tela. In questo ecosistema saturo di io, il rifiuto di Eleonora Ruberti di concedersi al microfono non appare come una ritrosia caratteriale, ma come un atto politico. Una scelta estetica radicale. Ruberti non si nasconde; si sottrae. E in questa sottrazione, simile a quella operata dai grandi mistici o dagli artisti che hanno anteposto l'opera all'ego, accade qualcosa di paradossale: il vuoto lasciato dalla sua voce viene riempito dalla violenza psichica delle sue immagini. Se state cercando un'intervista, non la troverete qui. Se state cercando di capire chi sia Eleonora Ruberti attraverso le sue parole, state guardando nella direzione sbagliata. L'artista ha scelto il silenzio non perché non abbia nulla da dire, ma perché ha delegato ogni sillaba al colore, alla linea spezzata, all'occhio che vi fissa dalla tela e che non ammette repliche.

L'Eredità della Carne: Tra Kokoschka e Schiele

Avvicinarsi a un'opera pittorica di Ruberti significa accettare un disagio. Non c'è compiacimento decorativo. La prima sensazione è tattile, quasi un'abrasione retinica. La critica più attenta non può fare a meno di notare una genealogia illustre, che affonda le radici nella Vienna del primo Novecento, ma che viene qui declinata con una sintassi ferocemente contemporanea. Il debito verso Egon Schiele è evidente nella nervosità del tratto, in quella linea che non definisce il corpo ma lo erode, quasi a volerne scarnificare l'identità sociale per rivelarne la polpa nervosa. Ma dove Schiele cercava l'oscenità della vulnerabilità sessuale, Ruberti opera una traslazione verso l'esoterico. I corpi non sono solo nudi; sono aperti, sezionati non anatomicamente ma spiritualmente.

C'è poi l'eco di Oskar Kokoschka

Come nel maestro austriaco, in Ruberti il colore non è descrittivo ma psicologico. È una temperatura emotiva. I rossi non sono sangue, sono allarme; i blu non sono cielo, sono abissi interiori. Tuttavia, Ruberti purifica l'espressionismo storico dalla sua componente puramente biografica. Non stiamo guardando il dolore dell'artista; stiamo guardando un archetipo del dolore umano, filtrato attraverso una lente che deforma la realtà per renderla, paradossalmente, più vera.

 

La Geometria del Sacro: Il Simbolismo Strutturale

Ciò che distingue Ruberti dai neo-espressionisti contemporanei è l'intrusione dell'elemento esoterico. Non si tratta di citazionismo New Age, né di decorazione mistica. Nel suo lavoro, il simbolo è strutturale: regge l'architettura del dipinto. Osservando le composizioni, emergono costanti: l'occhio onnisciente che non giudica ma osserva, le geometrie sacre che intersecano la carne sfatta, figure androgine che sembrano sospese tra due stati dell'essere. Questi elementi non sono sovrapposti; sono intessuti nella materia pittorica. Ricordano l'approccio di Hilma af Klint, dove l'astrazione era un mezzo per cartografare l'invisibile. In Ruberti, il simbolo funziona come un sigillo ermetico. Blocca il significato immediato e costringe lo spettatore a un lavoro di decifrazione. L'opera diventa un enigma, uno specchio invertito dove ciò che si riflette non è il volto di chi guarda, ma la sua ombra junghiana. È un'arte che richiede tempo, che rifiuta il consumo rapido dello scorrimento su uno schermo.

 

La Maschera e il Doppio: L'Indagine Fotografica

Se la pittura è l'urlo, la fotografia di Eleonora Ruberti è l'eco distorta. Qui, il tema del Doppio diventa centrale. Attraverso l'uso sapiente della maschera – intesa non come nascondiglio ma come strumento di rivelazione, sulla scia delle sperimentazioni di Claude Cahun o delle trasformazioni di Cindy Sherman – l'artista indaga la frantumazione dell'identità contemporanea. Nelle sue fotografie, il soggetto è spesso sdoppiato, riflesso, o parzialmente oscurato. Non è un gioco di vanità, ma una documentazione clinica della scissione dell'Io. La tecnologia (specchi, post-produzione, o forse interazioni algoritmiche) agisce come co-autore involontario, creando quello che potremmo definire un "realismo magico digitale". La maschera in Ruberti ci dice che l'identità è una performance. Togliendo il volto, l'artista paradossalmente si rende universale. Il corpo diventa un testo indecifrabile, un geroglifico di carne e luce che interroga chi guarda: chi sei tu, quando nessuno ti osserva?

 

L'Estetica del Silenzio

Arriviamo quindi al cuore della questione: il silenzio. In un mercato dell'arte che fagocita le personalità, la scelta di Eleonora Ruberti di rendersi inaccessibile è la sua opera più complessa. Rifiutando l'esposizione mediatica, Ruberti protegge l'integrità del mistero. Costringe la critica a fare il suo lavoro: guardare, analizzare, interpretare, senza la stampella delle "intenzioni dell'autore". È una strategia che ricorda la Morte dell'Autore di Roland Barthes, ma attuata con una disciplina monastica. Questo silenzio crea uno spazio sacro attorno all'opera. Senza la voce dell'artista a guidarci, siamo soli davanti alla tela o alla fotografia. Sentiamo la vertigine dell'interpretazione. L'assenza dell'artista diventa una presenza ingombrante, magnetica, che carica l'oggetto d'arte di un potere quasi totemico.

 

L'Aporia Generativa

Eleonora Ruberti rimane un'aporia, una contraddizione irrisolta. È espressionista e simbolista. È viscerale e geometrica. È presente ovunque nelle sue opere, eppure è invisibile.

Forse, la vera domanda non è "chi è Eleonora Ruberti?", ma "cosa stiamo diventando noi?". La sua arte non offre risposte consolatorie. Offre specchi rotti, linee di tensione e simboli antichi. Ci offre il lusso, ormai rarissimo, di confrontarci con un'opera che non cerca di venderci una storia, ma che ci sfida a costruirne una. E nel silenzio assordante che lascia dietro di sé, l'unica cosa che resta da fare è, finalmente, guardare. L'opera di Eleonora Ruberti è un labirinto visivo. Non cercate la sua voce, cercate i suoi simboli. Quale archetipo risuona con la vostra parte più oscura? L'occhio, la maschera, o la carne? La discussione è aperta, ma la risposta è solo vostra 

(le immagini qui riprodotte sono opere dell'artista dal titolo "Madam Death" e "Senza Titolo")





L'Artico in saldo: l’ossessione "edilizia" di Washington e il crepuscolo della diplomazia - ecco cosa ne penso

 Ci risiamo. Se la storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa, la questione della Groenlandia sta rischiando di diventare un genere letterario a sé stante: la commedia immobiliare geopolitica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso oggi da diverse testate, l'amministrazione americana, per bocca del Segretario di Stato Marco Rubio, ha rispolverato il "Sogno Artico": comprare la Groenlandia.

Attenzione alle parole, perché in diplomazia sono pietre. Rubio ci tiene a specificare che gli Stati Uniti "vogliono comprare, non invadere". Una precisazione che, nel 2026, suona grottesca quanto rassicurante. Dovremmo forse ringraziare Washington per aver scelto il portafogli invece dei Marines? Questa distinzione, sbandierata come un atto di civiltà, nasconde in realtà la più brutale semplificazione delle relazioni internazionali dell'ultimo secolo: la sovranità nazionale ridotta a una transazione su eBay.

L'idea non è nuova, certo. Già nel 2019 Donald Trump aveva lanciato l'amo, venendo accolto da Copenaghen con un misto di incredulità e sdegno. Ma oggi, con Rubio a tessere le fila, il progetto assume contorni più strutturati e, se possibile, più inquietanti. Non siamo di fronte all'estemporanea uscita di un leader eccentrico, ma a una strategia precisa che vede nel denaro l'unico vero soft power rimasto all'Occidente.

Perché la Groenlandia? E perché adesso? La risposta non sta nel romanticismo dei fiordi, ma nella tavola periodica e nelle carte nautiche. Con lo scioglimento dei ghiacci, l'isola più grande del mondo non è solo un serbatoio immenso di terre rare – essenziali per quella transizione tecnologica che l'America non vuole cedere alla Cina – ma è il custode delle nuove rotte commerciali e militari dell'Artico. Washington ha paura. Teme che il vuoto lasciato lassù venga riempito da Pechino o Mosca. E la risposta americana alla complessità strategica è, ancora una volta, di una semplicità disarmante: "Quanto costa?".

L'approccio di Rubio svela una visione del mondo in cui le nazioni non sono entità culturali, storiche e politiche, ma asset immobiliari. È l'applicazione della dottrina del real estate alla carta geografica. Si offre alla Danimarca (e agli inuit, spesso dimenticati in queste trattative tra potenze) un vitalizio dorato in cambio della bandiera a stelle e strisce su Nuuk.

Ma c'è un errore di fondo in questo calcolo, un errore di arroganza. Pensare che la fedeltà atlantica, l'identità europea e l'autodeterminazione di un popolo abbiano un prezzo di listino significa non aver compreso nulla dell'Europa, nemmeno di quella in crisi del 2026. Se gli Stati Uniti pensano di poter risolvere le sfide del XXI secolo comprando territori come si comprano attici a Manhattan, stanno implicitamente ammettendo il fallimento della loro diplomazia tradizionale.

L'offerta di "non invadere" ma di "comprare" è l'ultimo velo caduto: l'alleato americano non ci tratta più come partner, ma come venditori in difficoltà. E la Groenlandia, in questo risiko impazzito, rischia di essere solo il primo lotto di un'asta che nessuno ha mai chiesto di aprire (Stefano Donno)




Le relazioni fra Italia e Albania. 1910-1940 di Niccolò Lucarelli (Ugo Mursia Editore)

 «L’Albania fu l’ultima avventura coloniale dell’impero fascista prima della tragedia della Seconda guerra mondiale, fu l’illusione che avrebbe dovuto aprire all’Italia le porte dei Balcani, fu la terra di operazioni commerciali e industriali non sempre andate a buon fine, spesso con risultati al di sotto delle attese.» Il volume ripercorre le relazioni italo-albanesi a partire dai moti per l’indipendenza del Paese, cui seguirono l’impegno militare del Regio Esercito nella Grande Guerra, il tentativo di protettorato e le ambigue relazioni politiche ed economiche intrattenute dal fascismo fino all’invasione del 1939 e la successiva occupazione. Trenta anni di storia politica e militare ripercorsa anche attraverso fonti albanesi, tedesche e statunitensi poco note o inedite per l’Italia, documentando i complessi rapporti diplomatici fra i due Paesi e le strategie politiche dei vari governi che, da Giolitti a Mussolini, affrontarono la “questione albanese”. In mezzo, un Paese complesso caratterizzato da un mosaico sociale legato alle proprie tradizioni dove allignavano orgoglio e diffidenza, due caratteri che hanno influenzato lo sviluppo delle relazioni fra i due Paesi





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martedì 6 gennaio 2026

Tendenze 6 Gennaio 2026: Serie A, Caos Maltempo e la Proposta sui Supermercati Chiusi


L'Epifania del 2026 porta con sé non solo la Befana, ma un mix esplosivo di notizie che stanno dominando le ricerche in Italia. Dal calcio giocato all'emergenza maltempo, ecco il riassunto di ciò che sta accadendo oggi.


⚽ Serie A e Calciomercato: Juve in affanno

Serie A News

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Il calcio domina le ricerche con oltre 10.000 visualizzazioni. L'attenzione è tutta sulla 19ª giornata di campionato e sui consigli per il Fantacalcio.

Tuttavia, tiene banco la crisi offensiva della Juventus. Secondo le ultime analisi, gli attaccanti bianconeri faticano a segnare, bloccando di fatto anche le manovre di mercato. In Francia si parla del "caso David": l'ex Iceman sembra essersi "sciolto" dopo pochi mesi a Torino.


🌧️ Maltempo: Befana bagnata, emergenza a Tivoli

Maltempo Tivoli Befana Termoli

Giornata difficile sul fronte meteo. A Termoli, la Befana è arrivata in piazza nonostante la pioggia battente, portando gioia ai bambini ma segnando un'Epifania decisamente "bagnata".

Situazione più critica nel Lazio: il Comune di Tivoli ha diramato un ordine di evacuazione immediata per alcune aree di Tivoli Terme a causa delle avverse condizioni meteorologiche e dell'allerta rossa nel bacino dell'Aniene.


🛒 Supermercati chiusi la domenica? La proposta shock

Supermercati

Sta facendo discutere la proposta lanciata dal presidente di Ancc-Coop: chiudere i supermercati la domenica per tagliare i costi energetici e di gestione. Una mossa che potrebbe cambiare radicalmente le abitudini di spesa degli italiani, divisa tra la necessità di risparmio delle aziende e la comodità dei consumatori.

Leggi l'approfondimento sul Sole 24 ORE »


🎭 Spettacolo e Cultura

Non manca l'intrattenimento in questo 6 Gennaio:

  • Teatro: Boom di ricerche per Lorella Cuccarini, protagonista dell'intramontabile "Aggiungi un posto a tavola" che fa tappa a Bergamo e Torino.
  • TV: Attesa per le anticipazioni di "La forza di una donna 2": spoiler rivelano che Sarp si trasferirà sopra l'appartamento di Bahar.
  • Cinema: Il mondo del cinema piange la scomparsa di Béla Tarr, maestro ungherese noto per il suo stile visivo unico.

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La Befana vien di notte (e ci riporta "El Pollo"): l'eterno ritorno del testimone di cartone

 C'è una certa, stanca ciclicità nella politica internazionale e nei suoi sottoboschi giudiziari che, se non fosse tragica, farebbe quasi sorridere. Siamo al 6 gennaio 2026, l'Epifania che tutte le feste si porta via, ma che a quanto pare ci ha lasciato nella calza un carbone vecchio e già consumato: Hugo "El Pollo" Carvajal.


Come riportato puntualmente da Antonio Massari su Il Fatto Quotidiano, il "supertestimone" che doveva far tremare i palazzi del potere tra Caracas, Madrid e Roma si rivela, per l'ennesima volta, un petardo bagnato. O per usare il termine tecnico e impietoso del collega: un farlocco.

La vicenda ha del grottesco. Carvajal, ex capo dell’intelligence militare venezuelana, è una figura che sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore di spy-story di serie B. Estradato negli Stati Uniti, ha cercato di vendere la sua merce – informazioni, segreti, accuse – al miglior offerente giudiziario per salvarsi la pelle. Il problema? La merce è avariata.

Anni fa, il suo nome rimbalzava sulle prime pagine dei giornali italiani e spagnoli. "El Pollo" giurava di avere le prove dei fiumi di denaro sporco dal Venezuela al Movimento 5 Stelle e a Podemos. Ricordate i titoli cubitali? Le indignazioni a comando nei talk show? Ebbene, di quelle accuse non è rimasto nulla se non il fumo. In Italia le inchieste sono state archiviate, in Spagna idem. Le famose valigette piene di contanti si sono rivelate fantasmi.

Eppure, eccoci qui, nel 2026. "El Pollo colpisce ancora", titola Il Fatto. Ma colpisce a salve. La sua credibilità è ormai pari a quella di una banconota del Monopoli. Si presenta come il grande accusatore di Nicolás Maduro, cercando di accreditarsi come "pentito". Ma un pentito, per definizione, dovrebbe offrire riscontri, prove, fatti. Carvajal offre invece narrazioni che sanno di dejà-vu, utili forse a certe agende geopolitiche (specie con i venti che tirano dagli USA post-Mar-a-Lago), ma inutili nelle aule di tribunale serie.

Il vero scandalo, a questo punto, non è più ciò che dice Carvajal. Il vero scandalo è che ci sia ancora qualcuno disposto a prestargli il microfono senza fare la tara alle sue parole. È il giornalismo che non verifica, è la politica che cerca l'arma contundente a tutti i costi, anche se spuntata.

Massari lo definisce un "pentito senza pentimento", una sintesi perfetta. È un uomo che gioca la sua ultima carta disperata, riciclando vecchie bufale nella speranza che il mondo abbia la memoria corta. Ma la memoria, per fortuna, è un archivio che non si cancella facilmente. E la verità su "El Pollo" è che, gratta gratta, sotto le piume non c'è arrosto.

Lasciamo dunque che l'Epifania si porti via anche queste vecchie fole. La politica seria si fa con i fatti, non con i fantasmi di un passato che non è mai esistito.




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