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mercoledì 9 luglio 2025

Senti chi parla: il film che ha fatto parlare un neonato ...

Immaginate un neonato che, invece di gorgogliare, pensa come un adulto navigato, con tanto di battute sarcastiche e un’opinione su tutto, specialmente su chi dovrebbe essere il nuovo papà. Questa è l’idea geniale dietro Senti chi parla (1989), una commedia che ha conquistato il pubblico con la sua freschezza e un pizzico di follia. Diretto da Amy Heckerling, il film è un cocktail di risate, cuore e un’originalità che, a distanza di anni, lo rende ancora un piccolo cult.La trama ruota attorno a Mollie (Kirstie Alley), una trentenne single incinta, abbandonata dal suo amante fedifrago. Costretta a navigare le acque agitate della maternità da sola, Mollie si ritrova a destreggiarsi tra appuntamenti disastrosi e una madre petulante che la spinge a "sistemarsi". Entra in scena James (John Travolta), un tassista dal cuore d’oro ma non proprio il tipo che Mollie immaginava come Principe Azzurro. A rubare la scena, però, è Mikey, il neonato figlio di Mollie, che pensa e parla – almeno nella sua testa – con una verve degna di un cabarettista. Nella versione originale, la voce di Mikey è quella di un irresistibile Bruce Willis, mentre in Italia Paolo Villaggio gli dona un tocco di comicità fantozziana, rendendolo un piccolo eroe tragicomico.L’originalità del film sta proprio in questo: dare voce ai pensieri di un bambino che osserva il mondo adulto con un misto di cinismo e candore. Mikey non si limita a commentare, ma diventa il burattinaio della storia, “sabotando” gli spasimanti sbagliati di sua madre e trasformandosi in un angioletto quando James è nei paraggi. È un’idea che, all’epoca, era una ventata d’aria fresca nel panorama delle commedie romantiche, spesso prevedibili. Heckerling, già maestra nel catturare lo spirito di un’epoca (basti pensare a Fuori di testa), riesce a bilanciare umorismo, emozioni e un pizzico di satira sociale, mostrando le difficoltà di una madre single senza mai cadere nel melodrammatico.Il cast è un altro punto di forza. John Travolta, reduce dal successo di Grease ma in un momento di carriera altalenante, regala a James un fascino rilassato e genuino, perfetto per il ruolo del “ragazzo qualunque” che conquista per la sua bontà. Kirstie Alley è adorabile nei panni di Mollie, una donna incasinata ma determinata, mentre la chimica tra i due cresce in modo naturale, senza forzature. E poi c’è Mikey: la voce di Willis (o Villaggio, per noi italiani) dà al piccolo un carisma irresistibile, trasformando ogni sua riflessione in una perla di comicità.Nonostante il suo successo – il film incassò quasi 300 milioni di dollari worldwide, una cifra enorme per l’epoca – Senti chi parla è curiosamente sparito dai radar televisivi, diventando una di quelle gemme che i Millennials ricordano con nostalgia ma che raramente riappare in programmazione. Ha generato due sequel (Senti chi parla 2 e Senti chi parla adesso), che però, pur divertenti, non hanno replicato la magia dell’originale, complici trame più forzate e l’aggiunta di altri “parlanti” (sì, persino i cani!).Perché rivederlo oggi? Perché Senti chi parla è una commedia che non ha perso il suo smalto. È un viaggio negli anni ’80, con le sue mode stravaganti e il suo ottimismo spensierato, ma anche una storia universale sulla famiglia, l’amore e le seconde possibilità. E poi, diciamocelo, chi non vorrebbe sapere cosa passa davvero per la testa di un neonato? Se cercate una risata genuina e un po’ di calore, questo film è come un vecchio amico che non vedete da tempo: sempre un piacere ritrovarlo.Curiosità per cinefili:
  • Il film è stato un rischio produttivo: l’idea di far “parlare” un neonato era considerata bizzarra, ma il pubblico l’ha adorata.
  • Bruce Willis, all’apice del successo post-Die Hard, ha accettato il ruolo di Mikey per puro divertimento, registrando le sue battute in pochissimo tempo.
  • La versione italiana con Villaggio ha aggiunto un tocco di umorismo nostrano, rendendo Mikey ancora più iconico per il pubblico italiano.



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