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sabato 11 luglio 2026
Il Criminologo nel Labirinto degli Algoritmi: Chi Paga per il Crimine dell'Intelligenza Artificiale? Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno
Immaginiamo una scena non troppo lontana nel futuro, o forse già dolorosamente attuale. Un veicolo a guida autonoma, gestito da un software di intelligenza artificiale avanzato, devia improvvisamente dalla carreggiata e travolge un pedone. Oppure, un algoritmo predittivo utilizzato da un istituto finanziario manipola il mercato azionario commettendo una truffa miliardaria, o ancora, un software di riconoscimento facciale fallato porta all'arresto ingiusto di un cittadino innocente, distruggendone la reputazione.
Il diritto penale moderno si fonda su un pilastro storico e apparentemente incrollabile: societas delinquere non potest (la società non può delinquere) e, per estensione, solo l'essere umano può essere chiamato a rispondere di un reato. Il reato richiede la suite completa della coscienza e della volontà: l'azione (actus reus) e l'intenzione o la colpa (mens rea). Ma cosa succede quando l'azione è decisa da una macchina "black box" (scatola nera) il cui funzionamento interno è parzialmente oscuro persino ai suoi creatori?
Per comprendere la responsabilità, dobbiamo mappare la complessa filiera dell'IA e analizzare i tre principali attori sul banco degli imputati.
I Tre Sospettati: Chi sale sul Banco degli Imputati?
1. Il Programmatore (Il Creatore)
Il primo istinto giuridico è guardare a chi ha scritto le linee di codice. Tuttavia, imputare la responsabilità al programmatore non è così semplice.
La Colpa: Se lo sviluppatore ha inserito intenzionalmente una stringa di codice malevola (ad esempio, istruire un'IA a rubare dati), la responsabilità è sua (dolo diretto). Se ha agito con grave negligenza, ignorando bug macroscopici o violando i protocolli di sicurezza standard, si configurerà una colpa grave.
Il Limite Criminologico: I sistemi di IA moderni si basano sul Machine Learning (apprendimento automatico). La macchina impara dai dati, si evolve e prende decisioni che il programmatore non avrebbe mai potuto prevedere o prevenire. Possiamo punire un programmatore per un'evoluzione autonoma del software avvenuta anni dopo il rilascio? La risposta criminalistica tende al no, a meno che non si dimostri una carenza originaria nel controllo del rischio.
2. L'Utente (L'Utilizzatore)
L'utente è colui che interagisce quotidianamente con l'IA, impostando gli obiettivi o i parametri operativi.
Quando è responsabile: Se l'utente utilizza lo strumento tecnologico come un semplice "mezzo" per commettere un reato (usare un'IA generativa per scrivere un malware o creare materiale pedopornografico tramite deepfake), l'utente è l'unico autore del reato. L'IA, in questo caso, è un'arma, non diversa da una pistola o da un grimaldello.
Il Limite Criminologico: Che succede se l'utente si è fidato ciecamente dell'IA (la cosiddetta automation bias) provocando un danno? Se un medico si affida a un software diagnostico che sbaglia la dose di un farmaco letale, l'utente-medico risponderà di omicidio colposo per non aver verificato l'operato della macchina, ma il confine tra l'errore umano e il difetto tecnologico diventa estremamente labile.
3. La Società Produttrice o Distributrice (L'Ente)
Le aziende che immettono sul mercato questi sistemi traggono enormi profitti dalla loro diffusione, ed è qui che la criminologia d'impresa si fa sentire con forza.
La Responsabilità dell'Ente: Se una società rilascia un'IA sapendo che non è sicura, o non effettuando i dovuti stress-test pur di battere la concorrenza sul tempo, la responsabilità si sposta sulla governance aziendale. In molti ordinamenti (come in Italia tramite il D.Lgs. 231/2001), le società possono essere sanzionate pecuniariamente o interdette se un reato viene commesso nel loro interesse o a loro vantaggio.
Il Limite Criminologico: Spesso le aziende si scudano dietro i "termini di servizio", scaricando ogni rischio sull'utente finale. Dimostrare il nesso causale tra la politica aziendale e il singolo evento criminoso generato dall'algoritmo è una delle sfide più complesse per i magistrati.
I Modelli di Responsabilità del Futuro
La dottrina penalistica e criminologica sta elaborando tre possibili modelli per uscire da questo vicolo cieco:
Modello dell'Autore Mediato: L'IA è vista come un "esecutore innocente" (pensa a un minore o a una persona incapace di intendere e volere). Chi ha programmato o istigato la macchina risponde del reato come se lo avesse commesso in prima persona.
Modello della Colpa per Omissione: Si puniscono il programmatore o l'utente per non aver vigilato adeguatamente sul sistema o per non averlo spento quando ha iniziato a mostrare segni di devianza algoritmica.
La Personalità Giuridica dell'IA (Fantascienza o Realtà?): Alcuni giuristi provocatori propongono di dotare i sistemi di IA avanzati di una "personalità robotica", con la creazione di fondi assicurativi obbligatori per il risarcimento danni. Tuttavia, dal punto di vista penale, come si "punisce" un algoritmo? Non puoi imprigionarlo, né la cancellazione del codice ha una funzione rieducativa della pena (art. 27 della Costituzione italiana).
Nel panorama attuale, la responsabilità non può e non deve essere parcellizzata fino a scomparire. L'IA non opera in un vuoto pneumatico. Nella stragrande maggioranza dei casi criminologici, il "crimine dell'IA" è in realtà un crimine umano di seconda linea: la conseguenza di scelte commerciali scellerate dei produttori, di negligenza degli utenti o di scorciatoie etiche dei programmatori.
La sfida del futuro non è punire la macchina, ma normare rigorosamente la catena di custodia del codice e dei dati. Solo stabilendo chi ha il dovere giuridico di "controllare il rischio" potremo evitare che l'algoritmo diventi il perfetto capro espiatorio per i delitti del ventunesimo secolo.
venerdì 10 luglio 2026
I Poeti si incontrano al 69 esimo Festival dei Due Mondi, Luca Filipponi lo scrittore Aurelio Battini al caffè del sansi ore 17 di Sabato.
Per l'Ultimo sabato della 69 esima edizione del festival dei Due Mondi di Spoleto sono previste moltissime attività sia del Festival stesso e del Caffè del Sansi e del Salotto dei Due Mondi , Si parte al caffè letterario del Sansi alle ore 17 con Luca Filipponi e Sandro Costanzi che accoglieranno il poeta e scrittore di successo Aurelio Bettini ( in foto con Luca Filipponi direttore dello Spoleto metting art) che presenterà il suo ultimo libro , già alla terza edizione con la casa editrice vulcaniche con la partecipazione straordinaria della musicista Emanuela Mari e della giornalista e scrittrice Fiorella Virgilio.
MACHINA SACRA, LA PRIMA PROCESSIONE DIGITALE MAI REALIZZATA IN ITALIA DOVE LA "FEDE" È GUIDATA DALL'IA: IL "SANTO" È UNO SCHERMO E I "LUMINI" DEGLI SMARTPHONE
Il santo, o la croce, sono stati sostituiti da uno schermo digitale, che ha guidato i “fedeli” gestendoli da remoto attraverso un innovativo sistema d’intelligenza artificiale che ne controllava gli smartphone, ovvero i “lumini” del futuro. Il tutto si è svolto a Bosco, località di San Giovanni a Piro (SA), in Cilento, nell’ambito del festival MicroCosmi: l’opera è stata deposta nella Cappella del Carmine, dove resterà fino al 12 luglio
MACHINA SACRA è il progetto artistico di Max Magaldi e Matteo Mandelli che ha debuttato a Bosco, località di San Giovanni a Piro (SA), in Cilento, nell’ambito del festival MicroCosmi.
Un’inedita processione che percorre le vie di un borgo portando a spalla un grande schermo digitale. Ad aprire il rito, un atto di incisione dello schermo attraversa l’immagine alla ricerca della luce, trasformando il dispositivo in un luogo di attraversamento e rivelazione. Durante il percorso, le persone hanno partecipato accompagnando l’azione con i propri smartphone, connessi all’opera tramite un qr code: ogni dispositivo ha trasmesso una litania digitale che si è propagata in tutte le strade sonorizzando la processione e al contempo illuminandone il percorso e i volti fino alla tappa conclusiva, quando l’opera è stata deposta nella Cappella del Carmine di Bosco. Qui resterà per tutta la durata di MicroCosmi - il format ideato da Vittorio Cosma e da lui diretto e curato insieme ad Annarita Masullo (The Goodness Factory) - in programma fino a domenica 12 luglio a San Giovanni a Piro, Bosco e Scario.
Attraverso un QR code, l’intelligenza artificiale di Machina Sacra si “impossessa” dei telefoni del pubblico e sonorizza la processione. Suoni e voci che formano un coro di AI che intonano una litania.
MACHINA SACRA, che ha coinvolto l’intera comunità in una riflessione sul sottile confine tra ciò che ci connette e ciò che ci separa, nasce nell’anno di Magnifica Humanitas, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, inserendosi in una riflessione contemporanea sul rapporto tra spiritualità, tecnologia e collettività.
Non volevamo mettere in discussione la fede, ma osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire. In questa nuova liturgia digitale umani e macchine sono insieme, ma chi sta pregando chi? Ha dichiarato Matteo Mandelli.
A testa bassa, quando col telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo, compriamo, crediamo che quel momento sia nostro. Intimo, privato. Invece, proprio in quel momento siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole, durante la quale cediamo tutti le stesse cose: dati, attenzione, tempo, presenza. – dice Max Magaldi: Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile. Perché la separazione non è un difetto del rito. È il rito. Separarci, tutti insieme.
Il progetto si è sviluppato in tre momenti. Nei giorni precedenti l’evento, gli artisti hanno lavorato a porte aperte negli spazi di Casa Ortega – quella che fu la casa del pittore realista spagnolo Josè Ortega, antifranchista ed esule per scelta proprio a Bosco. La residenza è diventata luogo di incontro con la comunità, la Parrocchia e la Pro Loco di Bosco, occasione di dialogo sui temi del digitale e sul significato stesso dell’opera. A seguire, MACHINA SACRA si è attivata nello spazio pubblico trasformando il borgo in uno spazio condiviso di esperienza e partecipazione. Infine, la liturgia conclusiva: un’ostensione contemporanea che ha prolungato il tempo del rito trasformando la performance in una presenza da abitare e attraversare collettivamente fino a domenica 12 luglio.
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Max Magaldi
Max Magaldi, musicista e artista, dal 2018 sperimenta azioni performative e installative tra il mondo reale e quello digitale, intrecciando musica, arte contemporanea e nuove tecnologie. Il suo lavoro si nutre del caos audiovisivo e comunicativo in cui siamo immersi e che tutti contribuiamo ad alimentare quotidianamente, e lo usa come materia grezza da rielaborare e risignificare per dare una lettura critica della società contemporanea. Ha realizzato installazioni e sonorizzazioni in Italia, Francia, Germania, Grecia, Arabia Saudita collaborando con artisti come Edoardo Tresoldi, Gonzalo Borondo, Studio Azzurro, Andrea Crespi, Daniela Pes. È ideatore e direttore artistico di MEMISSIMA, il Festival della cultura memetica.
Matteo Mandelli
Matteo Mandelli (1988) è un artista contemporaneo che indaga il rapporto tra essere umano, tecnologia e trasformazioni sociali attraverso installazioni, performance e opere ibride. Nel 2026 è stato selezionato da Exibart tra gli artisti italiani su cui investire a livello internazionale. Ha esposto in contesti come Art Dubai, Frieze London, Art Basel Hong Kong e Cosmoscow, ricevendo attenzione da media nazionali e internazionali. Tra i suoi progetti più significativi figurano Cyber Carpet, Il Confessionale e Fioriture Sintetiche. Al centro della sua ricerca si trova The Contact, progetto performativo e scultoreo in cui schermi LCD vengono trasformati attraverso un gesto fisico e irreversibile, metafora della frattura tra uomo e tecnologia e della necessità di ritrovare un contatto autentico con la realtà.
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