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martedì 20 gennaio 2026

Su questa pietra: Nuove poesie e visioni dalla quarantena di Pietro Berra (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Su Questa Pietra: Poesie e Visioni dalla Quarantena di Pietro Berra
Speranza

Su Questa Pietra: Nuove Poesie e Visioni dalla Quarantena

Di Pietro Berra – Un viaggio poetico nel mondo mitico di ciclopi, titani, alberi e pietre.

Scopri l'Opera

Questa raccolta densa e compatta, pubblicata da iQdB Casa Editrice, nasce dalle riflessioni della quarantena. Introduzione di Stefano Donno, con contributi visivi di Leonardo Berra, Mirna Ortiz Lopez e Paola Arias.

I temi esplorano la resilienza umana attraverso simboli antichi, costruiti con il metodo della speranza e del dono.

Perché Leggerlo?

Immergiti in visioni poetiche che trasformano l'isolamento in opportunità di crescita. Un libro unico per chi cerca ispirazione profonda in tempi incerti – ideale per lettori appassionati di poesia contemporanea e mitologia.

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Varie cose sulle sequoie e sul tempo di Jón Kalman Stefánsson (Iperborea)

Dieci anni, capelli rossi e lentiggini, una valigia piena di vestiti troppo pesanti e una fervida immaginazione: è il ragazzino che un giorno d’estate lascia l’Islanda e atterra a Stavanger, in Norvegia, per passare la stagione dai nonni. In un paese straniero e tutto da scoprire, a guidarlo saranno poche certezze. A cominciare dagli amici immaginari Tarzan e Piè Veloce, venuti con lui da Reykjavík, fidi compagni di avventure ed esperti di boschi – che purtroppo in Islanda non esistono. E poi ci sono i nonni, sequoie incrollabili: lei, donna d’acciaio, pratica e volitiva; lui, sensibile imbianchino appassionato dei libri di Gunnarsson e procacciatore di brennivín, panacea di tutti i mali. Insieme a loro vive una ragazza, sorellastra del bambino, che ormai è diventata grande e non ha più tempo per i giochi del passato, anzi vuole solo partire per Londra e studiare l’inglese. Ma al ragazzino serve anche l’amicizia di chi come lui deve affrontare le speranze, i turbamenti e le rivelazioni dell’infanzia: il sogno di non crescere mai e restare sempre con gli amici, sigillato in un patto con Björn ed Eirik; la curiosità per la storia dell’universo, che gli racconta Helge; il terrore per il grosso ragno che vive sotto il suo letto e lo attacca nei sogni; e soprattutto, la folgorante scoperta dei Beatles, con cui guarire il cuore di Tora dalle lunghe trecce prima dell’inevitabile addio. Con nostalgia e uno sguardo divertito e ironico, Stefánsson segue l’urgenza della memoria e riporta il lettore alle lunghe estati d’infanzia, quando la vita sembrava sospesa e bisognava ancora trovare il proprio posto nel mondo, i tradimenti erano un gioco e le scoperte un’avventura




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Trump: Il Narcisista alla Casa Bianca, un Pericolo per l'America e il Mondo - ecco cosa ne penso

 In un'epoca in cui la politica globale è già un'arena di instabilità, l'immagine di Donald Trump che accetta una medaglia del Nobel per la Pace – un premio non suo, ma "prestato" dalla leader venezuelana María Corina Machado – evoca più una tragicommedia hollywoodiana che una cerimonia presidenziale. Come in "Viale del Tramonto", Trump sembra immerso in una realtà parallela, dove il suo ego onnipotente riscrive la storia a suo piacimento. Ma qui non siamo sul set di un film: siamo alla Casa Bianca, un anno dopo l'inizio del suo secondo mandato, e i segnali di un narcisismo patologico non sono solo aneddoti divertenti, ma campanelli d'allarme per la salute mentale di un leader che detiene le chiavi del potere nucleare.

Partiamo dai fatti, come riportati da fonti autorevoli come il Corriere della Sera: Trump ha inviato una lettera al premier norvegese Jonas Gahr Støre, lamentandosi di non aver ricevuto il Nobel per aver "fermato più di otto guerre" e dichiarando di non sentirsi più obbligato alla pace. Peggio ancora, nega la sovranità danese sulla Groenlandia, ignorando trattati storici firmati dagli Stati Uniti stessi. Questi non sono lapsus: sono deliri di grandeur, come li definisce la storica e psicologa francese Elisabeth Roudinesco, che paragona Trump a un "istrione narcisista" il cui entourage si sottomette passivamente. La sua analisi è tagliente: Trump non finge; crede davvero in questo mondo costruito sul culto dell'ego, rendendolo "tanto più pericoloso".Critichiamo dove serve: questo non è solo eccentricità. Ricordiamo le sue uscite recenti, come la storia inventata sullo zio che avrebbe insegnato al MIT a Ted Kaczynski, l'Unabomber – un anacronismo impossibile, dato che lo zio morì nel 1985 e Kaczynski fu identificato solo nel 1996. O l'attacco alle pale eoliche durante un vertice internazionale, accusate di "rendere pazze le balene" e uccidere aquile americane. E che dire della risonanza magnetica, di cui vanta risultati "migliori di chiunque altro", senza spiegare il motivo? Come nota Robert Reich, ex ministro del Lavoro sotto Clinton, se Trump era razionale prima, ora non lo è più. La sua risposta all'assassinio del regista Robert Reiner, attribuito a un'"ossessione rabbiosa" contro di lui, è un esempio di paranoia che sfiora il ridicolo, ma con implicazioni sinistre.Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca e sua fedelissima, lo descrive con una franchezza disarmante: ha una "personalità da alcolista", convinta che nulla sia impossibile. Questo riecheggia le valutazioni di psichiatri americani nel 2017, che lo etichettarono come un mix di sociopatia, narcisismo e sadismo, "incapace di governare". Eppure, nel 2026, Trump è ancora al potere, con un entourage che amplifica i suoi deliri invece di contenerli. Qui sta il vero scandalo: dove sono i contrappesi istituzionali? Il Partito Repubblicano, timoroso di perdere voti, tace; i media mainstream oscillano tra sensazionalismo e normalizzazione. Ma normalizzare un leader che attacca "nemici interni" – come ha fatto con i generali, evocando Biden che "ruzzola dalle scale" mentre lui le scende "molto cool" – è un errore fatale.In un contesto globale fragile, con tensioni in Medio Oriente, Ucraina e Asia, un presidente imprevedibile come Trump non è solo un rischio per gli USA, ma per l'intero ordine internazionale. La sua ossessione per premi immaginari e vendette personali distoglie da sfide reali: cambiamento climatico, instabilità economica, minacce cibernetiche. Come blogger che si interessa da tempo di questi argomenti, vedo in questo un declino della leadership americana, un tempo faro di razionalità, ora offuscato da un ego ipertrofico. È tempo di chiamare le cose con il loro nome: Trump non è un genio instabile, ma un pericolo pubblico. Psichiatri e analisti lo dicono da anni; ignorarlo significa rischiare il caos.L'America merita di meglio. Forse è ora di invocare il 25esimo Emendamento, non per un colpo di stato, ma per salvaguardare la democrazia da un narcisista che confonde il suo trono con un set cinematografico. Altrimenti, il "primo piano" di Trump potrebbe essere l'ultimo per la stabilità globale. (Stefano Donno)






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lunedì 19 gennaio 2026

Il culto solare di Andrea Antonello Nacci (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Il Culto Solare di Andrea Antonello Nacci - Scopri il Potere del Sole nei Miti Antichi

Il Culto Solare: Il Simbolo Eterno di Luce, Vita e Rigenerazione

Scopri il Fascino Antico del Sole nei Miti Umani

Nel libro "Il culto solare" di Andrea Antonello Nacci, edito da Stefano Donno e con prefazione di Maria Grazia Giorgino, viene esplorato uno dei simboli più potenti della storia umana: il Sole. Fonte di vita, luce e rigenerazione, il Sole ha ispirato miti in ogni tradizione, narrando le discese e ascese di esseri divini che portano civiltà e conoscenza all'umanità.

Questo volume di 144 pagine, pubblicato il 19 aprile 2021, fa parte della collana "Universo del Mistero" e offre un'analisi profonda su come il Sole illumini il cammino di semidei ed eroi dalle tenebre verso la luce. Ideale per appassionati di storia, mitologia e simbolismo esoterico.

Perché Leggere "Il Culto Solare"?

Immergiti in un viaggio che connette antiche tradizioni con la rigenerazione spirituale. Scopri come il Sole simboleggia la vittoria della luce sull'oscurità, offrendo insights unici sulla evoluzione culturale umana. Con un rating eccellente e un prezzo accessibile di €8.35, questo libro è un must per chi cerca conoscenza profonda e ispirazione.

"Fonte di vita, di luce e rigenerazione, la forza di questo simbolo è stata usata dai miti di ogni tradizione, per narrare le discese e le ascese di esseri divini che hanno portato la civiltà e la conoscenza agli uomini, per illuminare la strada a tutti i semidei ed eroi che dalle tenebre si proiettano verso la luce." – Maria Grazia Giorgino
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Starmer contro Trump: La Groenlandia non è in Vendita, e la NATO non è un Gioco - ecco cosa ne penso

 In un mondo dove la geopolitica si intreccia con ambizioni personali e strategie globali, l'ultima sortita del neoeletto presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia ha riacceso vecchie scintille atlantiche. Ricordate il 2019, quando Trump propose di "acquistare" l'isola artica dalla Danimarca come se fosse un immobile su un sito di annunci? Beh, nel 2026, con Trump di nuovo alla Casa Bianca, quella boutade sembra aver assunto toni più seri, legandosi alla sicurezza dell'Artico e alle dinamiche della NATO. E il premier britannico Keir Starmer non ha perso tempo per lanciare un affondo: "La Groenlandia appartiene solo alla Danimarca e alla Groenlandia", ha dichiarato, sottolineando che "la sicurezza dell'Artico è una priorità per gli alleati NATO". Un messaggio chiaro, diretto e, oserei dire, necessario in un'era di instabilità globale.

Partiamo dai fatti: secondo quanto riportato da La Repubblica oggi, 19 gennaio 2026, Starmer ha reagito a presunte avances di Trump verso la Groenlandia, un territorio autonomo danese strategico per il suo posizionamento artico, ricco di risorse minerarie e cruciale per il controllo delle rotte polari. Trump, da sempre ossessionato dall'idea di espandere l'influenza americana in zone remote, vede nella Groenlandia un baluardo contro l'espansione russa e cinese nell'Artico. Ma qui emerge la critica principale: è davvero una mossa strategica, o l'ennesimo capriccio di un leader che tratta la diplomazia come un reality show? La NATO, alleanza nata per difendere la sovranità collettiva, non può diventare uno strumento per acquisizioni territoriali unilaterali. Starmer, con il suo approccio pragmatico e multilateralista, ha ragione a sottolineare questo punto: l'Artico non è un Monopoly, e ignorare la sovranità danese rischia di alienare alleati chiave in un momento in cui l'unità atlantica è già messa alla prova da guerre ibride e cambiamenti climatici.Criticamente, Trump sta giocando con il fuoco. La sua retorica "America First" ha già indebolito la NATO durante il primo mandato, con minacce di ritiro e richieste di pagamenti più alti agli alleati. Ora, puntando alla Groenlandia, non solo ignora il diritto internazionale – l'isola non è in vendita, come ribadito da Copenaghen – ma rischia di creare fratture irreparabili. Immaginate le implicazioni: una Danimarca irritata potrebbe ridurre il suo impegno nella NATO, mentre Russia e Cina gongolano osservando divisioni interne. Starmer, da leader laburista con un occhio alla sicurezza europea post-Brexit, fa bene a essere accattivante nel suo monito: non solo difende un principio, ma rafforza il ruolo del Regno Unito come ponte tra USA e UE. È un reminder che la vera forza dell'Occidente sta nella collaborazione, non nell'imperialismo camuffato da business.Tuttavia, non idealizziamo Starmer. Il suo governo deve ancora dimostrare concrete azioni sull'Artico, come investimenti in difesa ambientale o partenariati con popoli indigeni groenlandesi, spesso dimenticati in questi dibattiti. Ma in questo scontro, il premier britannico appare come il adulto nella stanza, mentre Trump rischia di trasformare la politica estera in un meme virale. La lezione? In un mondo multipolare, la diplomazia richiede umiltà, non hubris. La Groenlandia rimane un simbolo: non di conquista, ma di sovranità condivisa. (Stefano Donno)






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Arte Moderna e Contemporanea - diretta 18-01-2026

Meteo, previsioni meteo Europa Lunedì 19 gennaio 2026

Oroscopo del giorno: 19 Gennaio 2026

ESERCIZI per NON far tornare il MAL DI SCHIENA

Kenzo Balla - Renegade Balla (Official Music Video) (ProdBy@KosfingerBeats) (ShotByEynVisuals)

Heidnir - Der kosmische Tanz (Official Music Video)

Scarpette rosse. La storia dell'Olimpia Milano di Werther Pedrazzi (Limina)

La storia infinita della signora del basket. Ferocia e lealtà, vittorie e sconfitte della leggenda Olimpia. Milano, 1936. In una città che sta cambiando volto, la Triestina Milano accende una scintilla destinata a illuminare novant'anni di basket italiano. Da quella scintilla, e dalla fusione con il Dopolavoro Borletti nel 1947, nascerà l'Olimpia: un laboratorio di idee, talenti e ambizioni in cui i più grandi protagonisti della pallacanestro potranno interpretare copioni da leggenda. Werter Pedrazzi racconta la storia di un club che non appartiene solo allo sport, ma alla vita di generazioni intere: l'intuizione visionaria di Adolfo Bogoncelli, la leadership di Cesare Rubini, l'arrivo del greco Stephanidis, fino al dream team con Meneghin e D'Antoni, il legame con Kobe Bryant e Dan Peterson, le magie di Pittis, Fucka, Bodiroga, Gallinari. Fra imprese indimenticabili, e momenti in cui il basket milanese ha rischiato di spegnersi, l'Olimpia ha sempre trovato un modo per rialzarsi. Perché il suo segreto non sta solo nei trofei, ma nella capacità di trasformare vittorie e sconfitte in una storia collettiva, fatta di fede sportiva, città e memoria




domenica 18 gennaio 2026

È la notizia che cambia la domenica di Serie A

Duvan Zapata Torino Infortunio Assenza Roma
Fonte: Fantacalcio / Google Trends

È la notizia che cambia la domenica di Serie A. A pochissime ore dal fischio d'inizio di Torino-Roma, arriva la doccia fredda per i tifosi granata e migliaia di fantallenatori.

🚨 ULTIM'ORA: Zapata non convocato

Non si tratta di un infortunio muscolare. Secondo fonti ufficiali (Sky, Fantacalcio.it), Duvan Zapata ha lasciato il ritiro per improvvisi problemi familiari.

Cosa succede ora al Fantacalcio?

L'assenza del capitano stravolge i piani di Vanoli. Ecco l'analisi rapida per chi deve schierare la formazione:

  • Chi gioca al suo posto: Sanabria diventa titolare inamovibile. Le quotazioni di Adams salgono drasticamente.
  • Il consiglio: Se hai Zapata, devi trovare un sostituto titolare al 100%. Non rischiare.
  • La difesa della Roma: Senza la fisicità di Duvan, i centrali giallorossi potrebbero soffrire meno. Sale l'appeal dei difensori ospiti.

Le reazioni dal web

La notizia ha generato un picco di ricerche anomalo (>1000 ricerche in 10 minuti). Le testate come SOS Fanta e Forzaroma.info confermano che il giocatore non sarà nemmeno in panchina.

Hai Zapata in rosa? Chi schiererai al suo posto?

Scrivilo nei commenti qui sotto 👇

Lo scalo srl

 

Scopri Lo Scalo: Ristorante, Solarium e B&B a Santa Maria di Leuca

Benvenuti a Lo Scalo: L'Eccellenza del Salento da Oltre 50 Anni

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I Nostri Servizi Unici

Lo Scalo è più di un semplice locale: è un'esperienza completa basata su tradizione e qualità.

  • Ristorante: Piatti a base di pesce fresco, preparati con materie prime selezionate per un gusto autentico.
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Con oltre 50 anni di esperienza, offriamo un'atmosfera incantata, ingredienti di alta qualità e un relax assoluto vicino al mare. Ideale per chi cerca autenticità nel Salento.

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Identità Informi … Dove non ci sono mani di Mauro Marino e Stefano Donno (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Identità Informi … Dove non ci sono mani - Poesia di Mauro Marino e Stefano Donno

Identità Informi … Dove non ci sono mani

Esplora un mondo di fantasmi digitali e slanci vitali con Mauro Marino e Stefano Donno.

Una Poetica Inquieta e Digitale

Stefano Donno racconta la materia digitale con simmetrie e asimmetrie, liberando fantasmi nascosti in un nunc aeternum. Come dice Carlo Franza: "Donno libera la carica che si cela sotto le cose, risignificandola in quel nunc aeternum che è l’attimo."

Vita come Incontro Corale

Mauro Marino cerca la vita come slancio condiviso e etica di resistenza. Marcello Buttazzo: "La sua poesia è coralità, perché tutti assieme dobbiamo salvarci la vita." Immergiti in un'esperienza che ricompone frammenti e decomposizioni in un cammino eterno.

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Dazi sull'Artico e Pace a Gaza: Meloni Naviga tra Trump e le Divisioni Europee- ecco cosa ne penso

In un mondo dove la geopolitica si gioca tra ghiacci polari e sabbie mediorientali, la premier italiana Giorgia Meloni si trova a Seul, lontana dai riflettori romani, ma al centro di una tempesta diplomatica. Dall'articolo pubblicato oggi su La Repubblica, emerge un quadro intrigante: gli Stati Uniti, sotto la guida di un Donald Trump tornato al potere con il suo marchio protezionista, hanno imposto dazi punitivi sui paesi europei che hanno osato inviare truppe in Groenlandia per garantire la sicurezza dell'isola. Meloni, con il suo solito piglio deciso, bolla questa mossa come un "errore" e la rifiuta categoricamente. Ma è davvero solo un malinteso, o siamo di fronte a un ritorno al nazionalismo trumpiano che rischia di frantumare l'alleanza atlantica?Partiamo dai fatti: la Groenlandia, quel gigante ghiacciato conteso per risorse strategiche e rotte artiche, è diventata un nuovo fronte di tensione. Paesi UE, spinti da una logica di solidarietà collettiva, hanno dispiegato truppe per proteggerla da minacce esterne – forse russe o cinesi, anche se l'articolo non lo specifica. Trump, fedele al suo "America First", risponde con dazi che colpiscono proprio questi alleati. Meloni, che ha già contattato il tycoon americano per dirgli "quello che penso", invoca dialogo e avverte contro un'escalation. Giusto: la comunicazione è chiave in un'era di fake news e tweet impulsivi. Eppure, qui emerge una critica inevitabile. Perché l'Europa, inclusa l'Italia, si è mossa senza un coordinamento ferreo con Washington? Meloni parla di "problema di comprensione e comunicazione" tra i paesi UE, ma non è forse un eufemismo per una leadership europea frammentata, dove ognuno gioca la sua partita? L'Italia, cauta come sempre, promette truppe nell'Artico solo sotto l'egida Nato – una posizione saggia, che evita avventure solitarie, ma che evidenzia la dipendenza da un'alleanza che Trump ha più volte messo in discussione.E poi c'è il fronte interno, dove le crepe si fanno evidenti. La Lega di Matteo Salvini, partner di coalizione, non lesina critiche ai "deboli d'Europa" con la loro "smania" di inviare soldati, raccogliendo ora "frutti amari". Salvini ha ragione a puntare il dito sul costo di queste missioni, ma la sua retorica populista rischia di isolare l'Italia proprio quando serve unità. Meloni, abile navigatrice, nega problemi politici con la Lega, ma queste divergenze non sono solo folklore: riflettono una destra italiana divisa tra atlantismo e sovranismo, un tallone d'Achille che potrebbe costare caro in tempi di crisi globali.Ma non tutto è gelo artico. L'articolo regala un barlume di ottimismo con l'invito all'Italia nel "Board of Peace" per Gaza, un comitato internazionale per costruire un piano di pace in quel martoriato lembo di terra. Meloni vede qui un "ruolo di primo piano" per Roma, pronta a "fare la nostra parte". È un'opportunità ghiotta: l'Italia, con la sua tradizione di mediazione mediterranea, potrebbe distinguersi come attore di pace, lontano dalle logiche belliciste. Critica doverosa, però: Gaza è un vespaio di interessi contrastanti, e un board senza poteri reali rischia di essere l'ennesimo forum di chiacchiere. Meloni dovrà spingere per azioni concrete, non solo parole, per non deludere le aspettative.In conclusione, questa vicenda Groenlandia-Gaza ci ricorda che la politica estera italiana è un equilibrismo costante: fedeltà atlantica, ambizioni europee e pragmatismo interno. Meloni sta gestendo la crisi con fermezza, ma Trump le ha servito una palla avvelenata. Evitare l'escalation è imperativo, ma serve anche una visione strategica più audace per non subire sempre le mosse altrui. L'Europa, e l'Italia con essa, deve imparare a parlare con una voce sola – altrimenti, i dazi saranno solo l'inizio di un inverno diplomatico più lungo del previsto.
(Stefano Donno)


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