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domenica 19 ottobre 2025

Il Mio Teatro di Poesia di Giuseppe Puppo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Non una semplice raccolta di testi, o di aneddoti e commenti ad essi relativi: è una vera e propria chiamata alle armi per un teatro di “denuncia, verità e piacere di trasgredire”. Opere pronte a essere messe in scena, gratuitamente, da chi abbia ancora qualcosa da dire, e, nella magia del teatroche rende pure gli spettatori protagonisti, da voler condividere.

Dimenticate il teatro come intrattenimento borghese, come esercizio di stile, o polverosa messa in scena. C’è un uomo che, dopo essere andato a caccia della verità tra le pagine della cronaca e nelle inchieste più scomode, ha deciso di trascinarla sul palcoscenico con una forza inedita.

Quest’uomo è Giuseppe Puppo, 67 anni, giornalista e scrittore salentino, e la sua nuova opera, “Il mio Teatro di Poesia” (I Quaderni del Bardo Edizioni), è molto più di un libro: è una dichiarazione di guerra alla finzione.

“Il Teatro non deve essere finzione, né arte, né tecnica… Il Teatro deve essere sentimento, emozione, e su tutto, piacere di trasgredire le norme stabilite…”

Questa non è solo una citazione estratta dal libro: è la filosofia che anima ogni singola pagina. Puppo, da quindici anni direttore del quotidiano on line leccecronaca.it e prima,   per trent’anni, giornalista di cronaca, attualità e cultura a Torino, ritorna alle sue radici leccesi della gioventù, per lanciare una sfida che scuote le fondamenta della cultura locale e nazionale.

Non Leggere Soltanto, Metti in Scena la Rivoluzione

“Il mio Teatro di Poesia” non è pensato per restare su uno scaffale. È una cassetta degli attrezzi per la guerriglia culturale. Contiene testi potenti, attuali, pronti a diventare materia viva sul palco: da “Voglio Combattere Ancora”, un grido di resistenza che risuona quanto mai necessario, a “La Dea Trans”, un’opera che affronta con coraggio un tema di bruciante attualità; da un audace “Superstar il Musical”, al fondamentale “Come va? Non c’è Bene, grazie!”, fino all’ultimo “Sono abbastanza grande adesso per diventarti amico” e all’ancora mai rappresentato “La bomba”.

La vera scintilla virale? Le compagnie teatrali, i collettivi, gli artisti che possono mettere in scena questi testi gratuitamente. Puppo non vende un prodotto, ma condivide un’arma. Basta una richiesta e se la visione è in linea con lo spirito dell’opera, il palco è vostro. È un invito aperto a trasformare il teatro in un atto politico, un’assemblea pubblica, un rito collettivo.

Perché Questo Libro Ora? Perché Ne Abbiamo un Disperato Bisogno.

In un’epoca di verità filtrate, di emozioni artificiali e di dibattiti polarizzati, la proposta di Puppo è un elettroshock. È un ritorno all’essenza del teatro come specchio della società, ma uno specchio che non riflette passivamente: giudica, accusa, sogna. Le sue opere parlano di dignità sociale, di diritti, della sacralità della natura, del futuro che stiamo rubando alle nuove generazioni.

Un autore che ha capito, dopo aver descritto la realtà con i fatti, che per inciderla davvero, per scuoterla, il racconto non basta: serve il corpo, la voce, il sudore, serve la poesia che si fa carne e sangue.

“Il mio Teatro di Poesia” è un pugno nello stomaco e una carezza all’anima ribelle che c’è in ognuno di noi. È il libro perfetto per chi pensa che l’arte non debba consolare, ma disturbare. E, forse, salvare.

Il volume, che gode della prefazione di Antonio Leo, è disponibile da oggi per l’acquisto sul sito della casa editrice o su Amazon, pubblicato dalla casa editrice salentina I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.

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