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lunedì 27 ottobre 2025

La Tregua dei Giganti: Perché l'Accordo USA-Cina è solo un Cerotto sulla Frattura Globale - ecco cosa ne penso

Mentre le agenzie battono la notizia e i mercati festeggiano la stretta di mano tra Washington e Pechino, è d'obbligo, per chi osserva la geopolitica senza lenti colorate di rosa, raffreddare gli entusiasmi. Non assistiamo alla fine della Seconda Guerra Fredda; assistiamo, nel migliore dei casi, a una sua sospensione tattica. Un armistizio dettato dalla necessità, non dalla volontà.

Sia chiaro: un dialogo tra le due superpotenze è preferibile a un'escalation incontrollata. Ma l'accordo raggiunto – che La Repubblica suggerisce sia stato analizzato criticamente da voci autorevoli come quella di Sergey Radchenko – non è una pace. È un cerotto.

È un cerotto applicato da due economie che, semplicemente, non potevano più sostenere il ritmo dello scontro frontale. Da un lato, un'America alle prese con un'inflazione che morde e la necessità di stabilizzare i fronti prima di un ciclo elettorale; dall'altro, una Cina che fa i conti con i fantasmi del proprio modello di sviluppo: una crisi immobiliare sistemica, un debito interno galoppante e una demografia che rema contro.

Hanno comprato tempo. Ma a quale prezzo e, soprattutto, lasciando cosa fuori dal tavolo?

Qui sta il punto dolente, l'inganno di questa pax temporanea. L'accordo, presumibilmente di natura commerciale o tariffaria, non tocca – perché non può toccare – il cuore della contesa: la supremazia tecnologica e militare.

Possiamo essere certi che l'intesa non risolva la "guerra dei chip", né fermi la corsa disperata all'Intelligenza Artificiale generativa e militare. Non definisce uno status quo accettabile su Taiwan, che resta la faglia tettonica più pericolosa del pianeta. Non smantella l'architettura delle alleanze contrapposte (AUKUS da un lato, l'asse con Mosca e Teheran dall'altro).

È un accordo che gestisce i sintomi, ignorando la malattia. La malattia è la competizione sistemica tra due modelli incompatibili, una contesa per definire le regole del XXI secolo.

E l'Europa? L'Europa, come al solito, è il grande assente.

Siamo i convitati di pietra a un banchetto a cui non siamo stati invitati. In questo G2 che gestisce il pianeta, l'Unione Europea rimane un ricco mercato da conquistare e un consumatore di sicurezza (americana), ma tragicamente privo di una volontà di potenza autonoma.

Mentre Washington e Pechino decidono quali tecnologie saranno permesse e quali bandite, quali rotte commerciali proteggere e quali strangolare, Bruxelles si divide su dettagli regolatori, incapace di esprimere una voce strategica unitaria.

Questo accordo, quindi, non è una buona notizia per l'Europa. È un campanello d'allarme assordante. Dimostra che i due giganti possono alzare o abbassare la tensione a loro piacimento, trattando il resto del mondo come scenario secondario. Se non ci svegliamo da questo sonno strategico, finiremo per essere il terreno di gioco della loro prossima crisi, o il prezzo da pagare nel loro prossimo accordo. (Stefano Donno)




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