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martedì 18 novembre 2025

Gaza e la tregua di carta: se la diplomazia dell’ONU si scontra con la realtà del campo - ecco cosa ne penso

 Al Palazzo di Vetro di New York, la diplomazia ha tirato un sospiro di sollievo che, tuttavia, rischia di rimanere strozzato in gola. Con 14 voti a favore e l’astensione "tattica" della Russia, il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 2735, un testo made in USA che ricalca il piano in tre fasi presentato da Joe Biden. Sulla carta, è un capolavoro di equilibrio; nella polvere di Gaza, rischia di essere l'ennesimo esercizio di stile se non supportato da una volontà politica che, al momento, appare ondivaga.

La svolta americana e il paradosso di Washington C'è un'ironia amara e potente nel vedere gli Stati Uniti farsi promotori di una risoluzione di cessate il fuoco, dopo mesi spesi a porre il veto su testi simili. È il segnale inequivocabile che per l'amministrazione Biden il tempo è scaduto: la pressione interna in vista delle elezioni e l'isolamento internazionale hanno costretto Washington a cambiare passo. La risoluzione non è solo un atto umanitario, è una necessità strategica americana. Il testo spinge per un cessate il fuoco immediato e il rilascio degli ostaggi, evolvendo poi verso una cessazione permanente delle ostilità e la ricostruzione. Un percorso logico, sensato, ma che si scontra con il "non detto" delle parti in causa.

Le tre fasi e il nodo gordiano Il piano approvato è tecnicamente ineccepibile. La Fase 1 (tregua, scambio ostaggi-prigionieri, ritiro dalle aree popolate) è fattibile. È sulla Fase 2 – la "cessazione permanente delle ostilità" – che si gioca la vera partita. Qui la risoluzione entra in rotta di collisione con la narrazione interna del governo Netanyahu. Sebbene il testo affermi che Israele ha accettato la proposta, le dichiarazioni che filtrano da Tel Aviv raccontano una storia diversa: quella di una guerra che non finirà finché Hamas non sarà sradicata. Come si concilia la sopravvivenza politica di Hamas (implicita in un negoziato) con l'obiettivo israeliano della sua distruzione totale? Questo è il vuoto che la risoluzione 2735 non colma.

Hamas e l'incognita dell'attuazione Dall'altra parte, Hamas "accoglie con favore" la risoluzione. Un'apertura che va letta con disincanto: per il gruppo palestinese, qualsiasi stop ai bombardamenti è una vittoria tattica. Ma la risoluzione richiede un passo indietro sostanziale anche da parte loro. L'astensione della Russia, che non ha posto il veto, segnala che anche i rivali geopolitici degli USA riconoscono che questo testo è l'unica scialuppa di salvataggio disponibile al momento.

Conclusione: tra speranza e realismo L'approvazione della risoluzione è una buona notizia, ma non è la pace. È una "tregua di carta" che deve trasformarsi in fatti. Senza una pressione brutale – diplomatica ed economica – su entrambi i contendenti affinché accettino le dolorose condizioni della Fase 2, il rischio è che questa risoluzione finisca nell'archivio delle buone intenzioni tradite, mentre a Gaza si continua a morire. L'ONU ha fatto il suo dovere; ora tocca alla politica reale dimostrare di non essere impotente. (Stefano Donno)




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