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venerdì 23 gennaio 2026

Trova l'errore - Il finto negoziato Nato - Trump sulla Groenlandia

Conversazioni #4 con: La Filosofia - Intervista a Maria Cristina Fornari a cura di Stefano Magnolo

E se raccontassi di Giuseppe Zilli (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

E se raccontassi... di Giuseppe Zilli | Poesia e Arte Salentina

E se raccontassi... di Giuseppe Zilli

Una fusione unica di poesia e arte visiva dalla campagna salentina

Scopri la Vita e l'Arte di Giuseppe Zilli

Nato nel 1956 a San Donato di Lecce, Giuseppe Zilli è un artista poliedrico: pittore, scultore e poeta. Conosciuto come "Cercatore di Cuti", esplora la campagna salentina alla ricerca di pietre da trasformare in opere d'arte. Ha partecipato alla 54ª Biennale di Venezia per le arti figurative e ha pubblicato raccolte poetiche come Arc-en-ciel (2018) e L'albero dei lumi (2019).

In "E se raccontassi...", le poesie sono accompagnate da immagini autonome che interpretano i versi, scrutando l'imprevisto e fondendo arte visiva e letteratura in un'esperienza unica.

Immergiti nei Temi Profondi e Creativi

Questa raccolta evoca la bellezza della ricerca creativa, la vita nella tradizione salentina e la fusione di versi e immagini. Ideale per chi ama la poesia ispirata alle radici familiari e al paesaggio pugliese.

"La matita va per conto suo e io la lascio tracciare, per interpretare e scrutare l’imprevisto." – Giuseppe Zilli
"Molte poesie sono accompagnate da un’immagine, che non è l’illustrazione dei versi. Immagini semplici, che hanno una forma autonoma, ma nello stesso tempo racchiudono il senso dei versi."

Esplora un mondo dove l'arte illumina l'anima, perfetto per appassionati di cultura italiana e migrazioni interiori attraverso l'espressione artistica.

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© 2026 IQDB Casa Editrice | Condividi questa pagina per diffondere l'arte salentina

Il Board of Peace di Trump: Tra Ambizioni Imperiali e Fratture Atlantiche - ecco cosa ne penso

 In un mondo già frammentato da guerre infinite e alleanze traballanti, Donald Trump non smette di sorprendere – o forse di sconvolgere – con le sue mosse da maestro del caos calcolato. Dal palco del World Economic Forum di Davos, edizione 2026, il presidente americano ha lanciato il suo "Board of Peace", un consiglio elitario per risolvere i conflitti globali, inclusa la polveriera di Gaza. Ma ecco il colpo di scena: Trump ha ritirato l'invito al premier canadese Mark Carney, reo di aver osato criticare l'"ordine mondiale a guida USA" in un discorso che ha riecheggiato come un grido di allarme per le medie potenze. E non è tutto: la Spagna di Pedro Sanchez ha sbattuto la porta, rifiutando l'adesione per "coerenza", lamentando l'esclusione dell'Autorità Palestinese e l'assenza di un quadro ONU. È questo il nuovo multilateralismo trumpiano? O solo un club esclusivo per amici fedeli, dove la pace si negozia come un affare immobiliare?

Partiamo dai fatti, nudi e crudi. Il Board of Peace, siglato a Davos con pompa magna, si propone come alternativa all'ONU, quel colosso burocratico che Trump ha sempre visto come un ostacolo alle sue visioni. Ma le crepe emergono subito: Carney, con il suo appello a un'alleanza delle "medie potenze" per preservare i valori liberali, ha toccato un nervo scoperto. La risposta? Una lettera formale di ritiro dell'invito, che suona come un siluramento diplomatico: "Il Consiglio di pace sta ritirando il suo invito riguardo all’adesione del Canada". Critico dove serve? Assolutamente sì: questa mossa rivela l'ipocrisia di un'iniziativa che predica pace ma punisce il dissenso. Trump non tollera critiche, nemmeno da un alleato storico come il Canada. È democrazia o autocrazia mascherata da realpolitik?E poi c'è la Spagna, che con Sanchez opta per la coerenza: no al Board perché è "al di fuori del quadro delle Nazioni Unite" e ignora i palestinesi. Bravo, Pedro! In un momento in cui Gaza brucia da anni, escludere l'Autorità Palestinese è come organizzare una conferenza sul clima senza invitare gli ambientalisti. Questa defezione non è solo un rifiuto isolato: segnala una frattura nell'Occidente, dove l'Europa – stanca delle imposizioni americane – cerca di ritagliarsi un ruolo autonomo. Trump, dal canto suo, minimizza: ottimista su Groenlandia, dove un accordo verbale con la NATO promette "tutto ciò che vogliamo" contro la Russia, inclusi minerali e basi militari. Ma attenzione: senza un patto scritto, è solo aria fritta, un "Golden Dome" che puzza di colonialismo 2.0.Non dimentichiamo l'Ucraina, quel fronte che da quasi quattro anni sanguina risorse e vite. Trump vanta incontri "positivi" con Zelensky, affermando che sia lui che Putin vogliono un accordo. "È davvero difficile per il popolo ucraino", dice, ma poi aggiunge che l'Europa deve concedere di più, come se la guerra fosse un problema altrui, separato da un oceano. Critica inevitabile: dove era questa urgenza negoziale durante l'era Biden? Trump gioca al mediatore, ma il suo approccio – navi verso l'Iran, minacce all'Articolo 5 della NATO per il confine sud USA – sa di opportunismo. Invocare la NATO contro gli "immigrati illegali"? È un'aberrazione che rischia di disintegrare l'Alleanza Atlantica, trasformandola in uno strumento per politiche interne.Intanto, la Cina osserva da lontano: Xi Jinping, in una chiamata con Lula del Brasile, difende l'ONU come baluardo contro iniziative "concorrenti" come il Board. Pechino e Brasilia invitati ma non aderenti: un segnale che il mondo multipolare non si piega al volere di Washington. Trump annuncia una visita in Cina ad aprile, ma Pechino tace – un silenzio che urla diffidenza.In conclusione, il Board of Peace potrebbe essere un'innovazione audace o un fallimento annunciato. Trump vende sogni di pace, ma le defezioni di Canada e Spagna, unite alle ambiguità su Groenlandia e Ucraina, dipingono un quadro di isolazionismo aggressivo. In un'era di crisi globali, abbiamo bisogno di istituzioni inclusive, non di club privati. La vera pace non si compra con tweet o accordi verbali: si costruisce con dialogo autentico. Altrimenti, rischiamo di passare da un ordine mondiale rotto a uno irreparabilmente frantumato.
(Stefano Donno)



Battiato svelato. Dalle sperimentazioni degli esordi all'universo multiforme di Giorgio Calcara (Rai Libri)

 «Svelare Battiato, attraversando il suo corpo e il suo pensiero, per scoprire un universo multiforme e per evidenziare luci e ombre del suo mirabile lascito, fondamentale per chi l’ha vissuto e sorprendentemente utile per chi si accinge adesso a scoprirlo, nelle due dimensioni che egli stesso ha indicato come la linea orizzontale, che ci spinge verso la materia, e quella verticale, verso lo spirito. Delle tante lezioni che – come un vero Maestro – ci ha lasciato, due sono da non dimenticare: non smettere mai di sperimentare la bellezza della ricerca di sé – come un mistico ribelle – e la speranza carica di pace in grado di rimetterci in armonia col mondo, come canta nei versi finali di un suo indimenticabile brano: alla fine “Mi basta una sonata di Corelli, perché mi meravigli del creato”. Battiato svelato è il ricordo di chi ha avuto la fortuna di lavorare, vivere e sognare un momento della sua vita insieme a Franco Battiato, sottolineando le doti dell’artista, celebrando le virtù dell’uomo e spesso svelando quei piccoli segreti che sono custoditi nella memoria di chi ha potuto ammirare quel Genio da vicino»




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Tales from the Golden Garden: Prologue | Trailer Ufficiale

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Developing a New AGV or AMR?

Il Metodo di Arbitraggio Matematico di Luigi Balboni Usato con Successo da Oltre 2.000 Persone (1o)

giovedì 22 gennaio 2026

Morte annunciata di un rompicoglioni: la tragica fine di Peppino Basile di Giuseppe Puppo ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Giuseppe Puppo • I Quaderni del Bardo

Morte Annunciata di un Rompicoglioni

Un titolo che non lascia spazio a dubbi. Un'opera che scava nella società con ironia tagliente e verità scomode.

Perché immergersi in questa lettura?

Satira Pungente

Una narrazione che utilizza l'arma dell'ironia per dissezionare vizi e virtù della provincia italiana.

Stile Inconfondibile

La penna di Giuseppe Puppo non fa sconti. Uno stile diretto, maturo e consapevole.

Qualità Editoriale

Pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni, garanzia di cura e selezione letteraria di alto livello.

Approfondimenti sull'Opera

Di cosa parla "Morte annunciata di un rompicoglioni"?

Il libro di Giuseppe Puppo è un'opera narrativa che, partendo da un titolo provocatorio, esplora le dinamiche umane con uno sguardo critico e divertito, tipico della migliore tradizione satirica.

Chi è l'autore Giuseppe Puppo?

Giuseppe Puppo è uno scrittore e osservatore acuto della realtà, capace di trasformare il quotidiano in narrazione letteraria di spessore.

Dove posso trovare il libro?

Il libro è disponibile attraverso il catalogo de I Quaderni del Bardo. Cliccando sul pulsante in questa pagina accederai direttamente alla scheda completa.

Non perdere questa lettura

Scopri i dettagli, la sinossi completa e come avere la tua copia.

Link sicuro al sito ufficiale I Quaderni del Bardo

Trump, la NATO e l'Italia ovvero Trump preferisce la guerra?

Dialoghi scomodi #36 a cura di Leonardo Elia

Orsi dal 1907

 

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Dal 1907, innoviamo con detersivi in polvere di nuova generazione. Sostenibilità, tecnologia e alte performance per un mondo più pulito.

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Dal Ricatto alla Cooperazione: La Groenlandia Diventa il Nuovo Fronte della Diplomazia Artica - ecco cosa penso

 In un mondo dove la geopolitica si gioca tra ghiacci eterni e minacce missilistiche, l'annuncio dal World Economic Forum di Davos segna un colpo di scena degno di un thriller nordico. La Danimarca, storicamente gelosa guardiana della sua sovranità artica, ha aperto uno spiraglio al dialogo con gli Stati Uniti sul mastodontico progetto di difesa Golden Dome. E tutto questo arriva dopo l'intesa quadro sulla Groenlandia annunciata dal presidente Donald Trump, che solo pochi anni fa evocava l'uso della forza per strappare quel territorio autonomo dalle mani di Copenaghen. È una svolta pragmatica o un cedimento camuffato da realpolitik? Proviamo a dissezionare questo iceberg diplomatico, senza risparmiare critiche dove il ghiaccio è troppo sottile. Ricordiamo il contesto, per non cadere nella trappola della memoria corta: nel 2019, Trump aveva proposto di "comprare" la Groenlandia come se fosse un immobile su eBay, scatenando l'ira danese e un rifiuto categorico. Poi, le minacce di dazi e pressioni commerciali contro otto Paesi europei recalcitranti. Oggi, a Davos, il copione cambia: Trump proclama un accordo preliminare che concede a USA e alleati europei diritti minerari sull'isola, ricca di terre rare e risorse strategiche per la transizione energetica. In cambio? Una cooperazione sul Golden Dome, il super-scudo antimissilistico ispirato all'israeliano Iron Dome, ma su scala globale, progettato per proteggere l'America da attacchi artici – pensiamo a Russia o Cina, che non stanno a guardare. La premier danese Mette Frederiksen, con un equilibrio da funambola, ha definito il dibattito "buono e naturale", confermando un "confronto costruttivo" su sicurezza e investimenti economici. Ma attenzione: "Possiamo negoziare su tutto ciò che è politico, ma non sulla nostra integrità territoriale", ha ribadito con fermezza. Qui sta il nodo critico: la Danimarca sta davvero difendendo i suoi confini, o sta barattando sovranità per dollari? Critichiamolo apertamente: questo accordo puzza di compromesso forzato. La Groenlandia non è solo un pezzo di ghiaccio; è un avamposto strategico nell'Artico, dove il cambiamento climatico apre rotte navali e opportunità minerarie. Concedere diritti minerari a potenze straniere rischia di trasformare l'isola in un protettorato de facto, erodendo l'autonomia che Copenaghen ha sempre sbandierato. E Trump, con il suo stop ai dazi, compra il silenzio europeo – una mossa astuta, ma che sa di bullismo commerciale.Eppure, non tutto è da buttare. Dal punto di vista strategico, l'apertura al Golden Dome potrebbe rafforzare la Nato, come suggerito dall'incontro tra Trump e il segretario generale Mark Rutte. Frederiksen ha assicurato che l'Alleanza è "pienamente consapevole" della posizione danese, e questo potrebbe trasformare l'Artico da zona di tensione in baluardo collettivo contro minacce ibride. Economicamente, i mercati hanno brindato: borse europee in rialzo, con il FTSE Mib e compagni che festeggiano la fine delle guerre commerciali. È un'iniezione di ottimismo in un'Europa afflitta da inflazione e instabilità energetica – e qui, la Danimarca merita un plauso per aver trasformato una crisi in opportunità. Ma restiamo vigili: questa "distensione" potrebbe essere effimera. Trump, maestro del deal-making, ha già promesso aggiornamenti sul Golden Dome. Se l'accordo minerario si rivelerà un cavallo di Troia per basi militari USA in Groenlandia, la Danimarca pagherà un prezzo salato in termini di credibilità. L'Europa deve unirsi, non dividere: la Nato non può diventare uno strumento per ambizioni unilaterali americane. In fondo, in un Artico che si scioglie, il vero pericolo non sono solo i missili, ma le alleanze che si dissolvono. Davos ci regala un capitolo intrigante di diplomazia glaciale. La Danimarca gioca una partita astuta, ma il rischio di scivolare è alto. Speriamo che questo dialogo porti a una difesa condivisa, non a una nuova Guerra Fredda sottozero

(Stefano Donno)




Vlad, il figlio del Drago. Le cronache di Dracula Luca Arnaù (Mursia)

«Ogni goccia di sangue versato lo aveva portato fino a lì.» Impero ottomano, 1442. Vlad, giovane principe di Valacchia ed erede della Casa del Drago, è prigioniero alla corte del sultano Murad II, ostaggio di un patto spezzato. Intorno a lui, il palazzo è un labirinto di intrighi, torture ed esecuzioni spietate: un mondo dove la fede è merce di scambio, la vita dei prigionieri cristiani vale meno di una promessa tradita e sopravvivere significa diffidare di tutti e non piegarsi mai. Tra antiche sfide cavalleresche e l’incontro con l’enigmatica Leila, il ragazzo diventa guerriero, forgiato dal fuoco dell’odio e dal desiderio di vendetta, e quando il destino gli apre la strada verso il trono, deve decidere: piegarsi al potere del sultano o rischiare tutto per cambiare la storia? Un viaggio oscuro nel cuore del Medioevo, dove nasce una leggenda: il Figlio del Drago




He-Man: Masters Of The Universe - Teaser Trailer (2026) Nicholas Galitzine | Amazon MGM | Concept

BRUTAL así inicia Avengers Doomsday Spider-Man Tobey vs X Men y secretos de trailers Doctor Doom

Mahmud Bin Asraf - Papaoutai - Afro Soul | Music Video

Escapa Del Tsunami o se acaba todo...

When times were simpler… Teaser Trailer Tomorrow | Masters of The Universe

O'Romeo Official Trailer | Sajid N | Vishal B | Shahid K | Triptii D | Nana P | Avinash T | 13th Feb

Street Fighter 6 - Alex Gameplay Trailer

Star Wars: Maul - Shadow Lord | Trailer Tomorrow

Breaking Hardcore Minecraft to Get Revenge

mercoledì 21 gennaio 2026

Tendenze di Ricerca Giornaliere in Italia - 21 Gennaio 2026


ANATOMIA DELLO STRAZZO: D’inciampi e altri sospiri di Nunzio Festa (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Anatomia dello Strazzo: D’inciampi e Altri Sospiri di Nunzio Festa

Scopri l'Anatomia dello Strazzo: Un Viaggio nei Rituali di Matera

Immergiti nei sospiri e negli inciampi di una tradizione unica, narrata da Nunzio Festa.

Il Cuore della Tradizione Materana

Lo “strazzo” è il momento culminante della festa di Maria Santissima della Bruna a Matera: la distruzione rituale del Carro Trionfale di cartapesta, un'opera d'arte effimera che simboleggia devozione e comunità. Nunzio Festa, con la sua penna affilata, esplora questo evento annuale del 2 luglio, dove la folla attende in fermento le quattro coppie di muli che portano la statua sacra.

Attraverso prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista, il libro si arricchisce di prospettive profonde su temi di distruzione, attesa e identità culturale.

Perché Leggerlo Ora?

Questo libro non è solo una narrazione: è un invito a riflettere sulle tradizioni popolari che definiscono l'anima italiana. Scopri come lo 'strazzo' unisce arte, fede e comunità in un rituale che affascina e ispira.

"La folla si tiene in fermentazione. Attende il carro, deve distruggerlo." – Estratto dal libro

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Perché la Pressione USA sulla Groenlandia È un Pericolo per Tutti - ecco cosa ne penso

 In un mondo già segnato da tensioni geopolitiche che sembrano uscite da un thriller distopico, la Groenlandia – quel gigante ghiacciato ai confini del mondo – si prepara all'impensabile: un possibile intervento militare statunitense. Come riportato dal Il Fatto Quotidiano in un articolo del 21 gennaio 2026, il primo ministro Jens-Frederik Nielsen e il vicepremier Múte B. Egede hanno annunciato durante una conferenza stampa a Nuuk la formazione di un team di emergenza, composto da polizia locale e Comando Artico, per fronteggiare una minaccia che, pur definita "improbabile", non è più da escludere. Gli USA, con la loro persistente ambizione di acquisire l'isola, stanno esercitando una pressione che va oltre la diplomazia: tocca l'anima stessa della società groenlandese, dai bambini agli anziani, instillando paura e instabilità. Ma fermiamoci un attimo: è questo il volto della superpotenza che si autoproclama campione della democrazia?

Partiamo dai fatti, per non cadere in speculazioni gratuite. Il governo di Naalakkersuisut non sta esagerando: raccomanda scorte di cibo per almeno cinque giorni e annuncia linee guida per i cittadini, mentre la NATO – con Danimarca in prima linea e altri sette alleati – ha già dispiegato ufficiali sull'isola nell'ambito dell'Operazione Arctic Endurance. Armamenti da vari paesi affluiscono, trasformando la Groenlandia in un avamposto fortificato. Le ragioni? Gli Stati Uniti non hanno mai abbandonato l'idea di "comprare" l'isola, un'ossessione che risale all'era Trump e che ora, in un contesto di riscaldamento globale accelerato, assume contorni strategici. L'Artico si sta sciogliendo, aprendo rotte marittime e risorse minerarie inimmaginabili: petrolio, terre rare, posizioni dominante per il controllo del Polo Nord. Washington vede nella Groenlandia non un territorio autonomo danese con una popolazione indigena fiera della sua identità, ma un asset da monopolizzare per contrastare Russia e Cina.Qui entra il mio giudizio critico, da osservatore che ha seguito per decenni le manovre imperiali delle grandi potenze. Questa pressione USA non è solo un anacronismo coloniale – riecheggia l'acquisto dell'Alaska nel 1867 o le ingerenze in America Latina – ma un affronto alla sovranità nazionale in un'era che dovrebbe celebrare l'autodeterminazione. Critico dove serve? Assolutamente: l'amministrazione Biden-Harris (o chi per lei nel 2026) predica multilateralismo e lotta al cambiamento climatico, eppure tollera – o forse incoraggia – una strategia che ignora il consenso groenlandese. Egede e Nielsen lo dicono chiaro: questa tensione sta logorando emotivamente un'intera nazione. Immaginatevi al loro posto: un'isola di 56.000 abitanti, coperta all'80% da ghiacci, che deve prepararsi a un'invasione da parte del vicino gigante. È ipocrisia pura, specialmente quando gli USA criticano Mosca per l'Ucraina o Pechino per il Mar Cinese Meridionale, ma applicano lo stesso playbook nell'Artico.Le implicazioni geopolitiche sono da brividi. Un intervento, anche solo ventilato, potrebbe innescare una catena di reazioni: escalation con la Danimarca (membro NATO), frizioni all'interno dell'Alleanza Atlantica, e un invito aperto per Russia e Cina a intensificare la loro presenza artica. Ambientalmente, poi, è un disastro annunciato: più militarizzazione significa più inquinamento, più rischi per ecosistemi fragili già minacciati dallo scioglimento dei ghiacci. La Groenlandia non è solo un trofeo strategico; è un termometro del pianeta, e trattarla come una pedina rischia di accelerare la catastrofe climatica che tutti dovremmo combattere insieme.La Groenlandia merita di più che prepararsi al peggio: merita solidarietà internazionale. L'ONU dovrebbe intervenire, l'Europa unirsi alla Danimarca per difendere l'autonomia, e gli USA ripensare la loro arroganza. Non è solo una questione di confini; è una battaglia per un mondo multipolare, dove il potere non schiaccia i deboli. Se Washington persiste, non farà che isolarsi ulteriormente, confermando che l'eccezionalismo americano è solo un velo per l'imperialismo. Svegliamoci: l'Artico non è in vendita. (Stefano Donno)






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Return to Silent Hill | Dal 22 gennaio al cinema

Oroscopo del giorno: 21 Gennaio 2026

Witcher - Öröklét (Official Music Video)

Diamond Construct - Discarded (Official Music Video)

Le vite intraviste di Daniele Cargnino (Golem Edizioni)

 Un soggetto isolato e antisociale rimugina sul passato e soccombe a un'ossessione personale, creando una rete di storie: da un lato il mondo reale, dall'altro quello dei sogni. Questo, però, è solo la superficie del racconto: la maggior parte delle righe e dei versi (il protagonista si crede un poeta) è materiale ritrovato, sbiadito, lasciato ad asciugare e steso in forma di scrittura. È una storia che nasce da uno spazio vuoto, accentuandone monotonia, amplificazione, variazione e ripetizione. È un poeta da prendere per mano




martedì 20 gennaio 2026

TREND RADAR ITALIA – GOOGLE TRENDS LIVE

TREND RADAR ITALIA
Le ricerche più calde di oggi su Google

Sto leggendo il radar delle ricerche italiane…

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