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domenica 4 gennaio 2026

Il "Corollario Monroe": L'Imperialismo a stelle e strisce toglie la maschera - ecco cosa ne penso

 Era il 1823 quando James Monroe pronunciò il celebre monito "l'America agli americani", erigendo un muro invisibile contro le ingerenze europee. Due secoli dopo, Donald Trump ha preso quel vecchio pilastro polveroso della diplomazia, lo ha riverniciato d'oro zecchino e lo ha trasformato in un'arma contundente: benvenuti nell'era della "Dottrina Donroe".


Il blitz che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro non è solo un'operazione di polizia internazionale o un atto di "giustizia" contro un narco-regime, come recita la narrazione della Casa Bianca. È un cambio di paradigma brutale e sfacciato. Se fino a ieri l'interventismo americano cercava foglie di fico — la "democrazia", i "diritti umani", le coalizioni internazionali — oggi Trump ci dice, con la franchezza disarmante che lo contraddistingue, che gli Stati Uniti "gestiranno" il Venezuela.

Non "aiuteranno". Non "supporteranno". Gestiranno.

La semantica, in diplomazia, è sostanza. Dire "We are going to run the country" (gestiremo il paese) è una dichiarazione di sovranità vicaria che fa impallidire persino il "Corollario Roosevelt" di inizio Novecento. Siamo di fronte alla Putinizzazione della politica estera americana? Forse peggio. Perché se Mosca agisce nelle ombre delle guerre ibride, Washington oggi opera alla luce del sole, in diretta streaming da Mar-a-Lago, trasformando un colpo di stato in uno show mediatico dove la cattura di un capo di stato straniero viene celebrata come un trofeo di caccia.

Certo, pochi piangeranno per la caduta di Maduro. Il suo regime ha affamato un popolo, distrutto un'economia e trasformato il Venezuela in un hub criminale. Ma l'errore fatale sarebbe guardare il dito (Maduro in manette verso New York) e non la luna. E la luna, in questo caso, è nera come il petrolio.

Trump non ha fatto mistero delle sue intenzioni: le compagnie petrolifere americane sono pronte a tornare, a "sistemare le infrastrutture". La coincidenza tra la "liberazione" politica e l'appropriazione delle risorse è talmente sfacciata da sembrare una caricatura marxista degli anni '70. Eppure è la realtà del 2026. La "Dottrina Donroe" non si preoccupa di sfere di influenza difensive; è predatoria, estrattiva e unilaterale.

Il messaggio inviato alle cancellerie di Bogotà, Città del Messico e Brasilia è agghiacciante. La sovranità nazionale in America Latina è diventata un concetto a geometria variabile, subordinato agli interessi di sicurezza (o economici) di Washington. Se Maduro può essere prelevato dal suo palazzo presidenziale con un raid notturno, chi è al sicuro? Quale leader sgradito al "Nord" può dormire sonni tranquilli?

Siamo entrati in una fase di Far West geopolitico. Il diritto internazionale, già ferito a morte dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, riceve oggi il colpo di grazia nell'emisfero occidentale. Non c'è stata risoluzione ONU, non c'è stato mandato internazionale. C'è stata solo la volontà di potenza di una superpotenza che non sente più il bisogno di giustificarsi.

Il "Donroe" non è solo una dottrina; è un avvertimento globale. L'America First non significa isolazionismo, come molti speravano o temevano. Significa che l'America agisce per prima, da sola, e prende ciò che vuole. E il resto del mondo può solo stare a guardare, twittare indignazione, o mettersi in fila.

Il Venezuela è libero da Maduro, ma è davvero libero? O è passato da una prigione ideologica a una "amministrazione controllata" da consiglio di amministrazione? La storia ci dirà se questa è l'alba di una nuova democrazia o il ritorno al colonialismo del XX secolo, ma con droni e social media al posto delle cannoniere. (Stefano Donno)




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