Ho letto l’articolo di Guido Olimpio sul Corriere di oggi e mi sono ritrovato a pensare: “Ecco, ci risiamo”. Ogni volta che Washington e Teheran si siedono (o fingono di sedersi) al tavolo, il Golfo diventa un teatro di piccole, studiatissime provocazioni. Stavolta il copione è quasi identico al 2019, ma con due differenze sostanziali: Donald Trump è di nuovo alla Casa Bianca e l’Iran è reduce da una repressione interna durissima. Il regime sa di avere poco margine di errore, eppure continua a spingere.La sequenza degli ultimi giorni è eloquente:
- Un drone Shahed-139 si avvicina “con intenzioni poco chiare” alla USS Abraham Lincoln.
- Un caccia F-35 lo abbatte.
- Poco dopo, imbarcazioni dei Pasdaran tentano di abbordare una petroliera battente bandiera USA nello Stretto di Hormuz (il capitano accelera, la US Navy interviene).
- I Guardiani annunciano esercitazioni a fuoco proprio lì, dove passa il 20% del petrolio mondiale.

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