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Policy - Benvenuti su "To Be STEFANO DONNO": Una Vetrina per le Eccellenze Italiane e Internazionali

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martedì 3 febbraio 2026

La "Stretta di Febbraio": Meloni e il paradosso della sicurezza tra Torino e i Palazzi romani - ecco cosa ne penso

 C’è un’aria densa, quasi elettrica, che si respira stamattina tra Piazza Colonna e il Nazareno. Non è solo il freddo pungente di questo inizio febbraio, ma la sensazione che il governo Meloni stia per varare una di quelle virate che definiscono un’intera stagione politica. Il "retroscena" emerso nelle ultime ore sul nuovo Decreto Sicurezza non è solo un atto legislativo; è un manifesto di resistenza e, al tempo stesso, una scommessa ad altissimo rischio.

Il fattore Torino: la scintilla nel fienile

Tutto sembra aver preso un’accelerazione improvvisa dopo i fatti di Torino e gli scontri legati al centro sociale Askatasuna. La visita della Premier al personale ferito alle Molinette non è stata solo un atto di solidarietà istituzionale. Chi conosce Giorgia Meloni sa che quei gesti preludono sempre a una reazione politica muscolare. La narrazione è chiara: lo Stato non può arretrare davanti a quelli che la Premier definisce, senza mezzi termini, "criminali organizzati".

Ma dietro la fermezza sbandierata davanti alle telecamere, si nasconde un mosaico molto più complesso. L'esigenza di un nuovo pacchetto sicurezza nasce da una duplice pressione: quella interna alla coalizione, con una Lega che spinge per non perdere il primato sul tema "ordine e disciplina", e quella di un elettorato che chiede risposte tangibili a una percezione di insicurezza crescente.

Il cuore del decreto: tra necessità e rischio costituzionale

Dalle indiscrezioni raccolte (e dai passaggi più delicati dell'articolo del Corriere), emerge una norma che sta già facendo tremare i giuristi: l'ipotesi del "fermo di 12 ore". Un’estensione dei poteri di polizia che permetterebbe controlli più stringenti ma che, inevitabilmente, si scontra con il delicato equilibrio delle garanzie costituzionali.

Come libero cittadino che segue la politica italiana, non posso non notare il paradosso: mentre il Governo cerca di blindare le piazze, si espone a un possibile "alt" della Consulta o a uno scontro frontale con la magistratura. È una mossa audace. Meloni sa che ogni decreto sicurezza è un terreno di scontro ideale per polarizzare il Paese. Se da un lato Schlein invoca il dialogo per evitare strumentalizzazioni, dall'altro Conte attacca quello che definisce un "finto sovranismo" che usa il pugno di ferro per nascondere le difficoltà economiche.

Il "Retroscena": non solo ordine pubblico

Qual è il vero obiettivo? Se leggiamo tra le righe, il decreto serve a ricompattare. In un momento in cui l'agenda internazionale (dalla difesa europea ai rapporti con gli USA) appare incerta e scivolosa, il tema della "sicurezza interna" è l'ancora di salvezza del centrodestra. È il loro linguaggio naturale, la zona di comfort dove sanno di poter parlare direttamente alla pancia del Paese.

Tuttavia, c'è un elemento di novità in questo 2026: l'integrazione di norme che toccano non solo la protesta di piazza, ma anche la gestione dei flussi e la sorveglianza digitale. Il governo sta cercando di costruire una "architettura della sicurezza" che sia tanto fisica quanto simbolica.

Cosa aspettarsi?

La mia sensazione è che assisteremo a una battaglia parlamentare di logoramento. Il decreto verrà probabilmente limato per evitare vizi di incostituzionalità macroscopici, ma il messaggio politico rimarrà intatto. La Premier ha deciso di puntare tutto sulla "restaurazione delle regole".

Ma attenzione: la storia repubblicana ci insegna che quando la politica cerca di risolvere problemi sociali profondi (come il disagio giovanile o la gestione dei centri sociali) esclusivamente con il codice penale, rischia di curare il sintomo ignorando la malattia.

Riuscirà Meloni a mantenere questo equilibrio senza spezzare il filo del dialogo democratico? La risposta non arriverà dai commi del decreto, ma dalle piazze che, inevitabilmente, torneranno a scaldarsi nelle prossime settimane. (Stefano Donno) 




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