In una notte elettorale che ha sorpreso pochi, ma preoccupato molti, Laura Fernández ha conquistato la presidenza del Costa Rica con un margine schiacciante al primo turno. Con quasi il 50% dei voti – secondo i risultati preliminari del Tribunale Supremo Elettorale – la 39enne scienziata politica, erede designata del presidente uscente Rodrigo Chaves, ha superato di slancio la soglia del 40% necessaria per evitare un ballottaggio. È la seconda donna a guidare il paese, ma la sua ascesa non è solo un simbolo di empowerment femminile: è il riflesso di una nazione terrorizzata dalla violenza e sedotta da promesse di pugno di ferro.
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lunedì 2 febbraio 2026
La Vittoria di Laura Fernández in Costa Rica: Un Trionfo contro il Crimine o un Salto nel Populismo Autoritario? - ecco cosa ne penso
Immaginate un paradiso tropicale come il Costa Rica, noto per le sue spiagge immacolate, la biodiversità e una democrazia stabile in un continente spesso instabile. Eppure, negli ultimi anni, questo idillio è stato macchiato da un'ondata di omicidi record, legati al traffico di cocaina che ha trasformato il paese in un hub per i cartelli. Sotto Chaves, un ex economista della Banca Mondiale dal carisma controverso, gli omicidi sono saliti alle stelle, raggiungendo livelli mai visti. Ed è proprio su questa paura che Fernández ha costruito la sua campagna: "Tough on crime", come direbbero gli yankee, ispirandosi apertamente a Nayib Bukele, il presidente salvadoregno che ha riempito le prigioni di gangsters con metodi draconiani, ignorando spesso i diritti umani.Fernández, ex capo di gabinetto di Chaves e candidata del Partido Pueblo Soberano – un partito populista di destra fondato solo nel 2022 – ha promesso di continuare questa linea dura. Ha schiacciato l'opposizione: Álvaro Ramos, il candidato centrista e socialdemocratico, si è fermato al 32-33%, mentre altri contendenti, come una ex first lady, hanno racimolato briciole. I sondaggi lo prevedevano, ma la realtà ha superato le aspettative, grazie alla popolarità di Chaves, che sfiora il 60% nonostante indagini per corruzione che lo perseguitano.Qui entra il mio sguardo critico: questa vittoria è un mandato popolare contro il caos, certo, ma nasconde rischi enormi. Fernández è descritta come "trumpiana" – un'etichetta che evoca divisioni, nazionalismo e un approccio personalistico alla politica. Ammirare Bukele significa flirtare con l'autoritarismo: in El Salvador, migliaia sono stati arrestati senza processo, e le denunce di abusi si accumulano. Il Costa Rica, con la sua tradizione di pace (senza esercito dal 1948) e impegno ambientale, rischia di sacrificare questi valori sull'altare della sicurezza. Dove sono le proposte concrete su economia, disuguaglianza o cambiamenti climatici? La campagna si è concentrata sul crimine, ma ignorare il resto è miope. E Chaves, il suo mentore, porta con sé ombre di scandali: come può un'erede pulita emergere da un'eredità macchiata?Non fraintendetemi: i costaricani hanno ragione a esigere ordine. Il surge di violenza ha eroso la fiducia, trasformando un'oasi in un campo minato. Ma soluzioni populiste spesso curano i sintomi, non le cause – come la povertà che alimenta i cartelli o la corruzione endemica. Fernández ha un'opportunità storica: se bilancerà fermezza con rispetto per lo stato di diritto, potrebbe rafforzare la democrazia. Altrimenti, il Costa Rica potrebbe scivolare verso un modello illiberale, come visto in altri paesi latinoamericani.Questa elezione segna un turning point: dal "pura vida" al "mano dura". Il mondo osserva, sperando che la nuova presidente non trasformi un trionfo elettorale in un arretramento democratico. Il Costa Rica merita di più di slogan accattivanti; merita leadership visionaria (Stefano Donno)
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