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mercoledì 17 giugno 2026

«Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende, Sette ai Principi dei Nani nelle loro stanze di pietra, Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende...»

 «Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende, Sette ai Principi dei Nani nelle loro stanze di pietra, Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende...»

Inizia così, con i celebri versi della poesia dell'Anello, il viaggio definitivo nella Terra di Mezzo. Il prologo de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien non è una semplice introduzione, ma un vero e proprio saggio storico, antropologico e culturale che getta le fondamenta per una delle più grandi opere letterarie del Novecento. Analizzare queste pagine significa comprendere l'universo tolkieniano fin dalle sue radici più umili e discrete: la Contea.

Identità e Usi del Popolo Hobbit

Il prologo si concentra principalmente sulla descrizione degli Hobbit, un popolo discreto, modesto ma di antica origine, che ama la pace, la calma e la terra ben coltivata. Tolkien ci delinea una razza che evita la "gente alta" con una naturalezza che agli umani può sembrare quasi magica, anche se di magico non vi è nulla: si tratta solo di una profonda e intima sintonizzazione con la natura.

Caratterizzati da una statura minuscola che oscilla tra un braccio e un braccio e mezzo, gli Hobbit sono descritti come amanti dei colori vivaci (specialmente il giallo e il verde) e raramente calzano scarpe, grazie a piante dei piedi dure come suole e ricoperte di un pelo riccio e folto. La loro vita sociale è scandita da una gioia semplice: amano ridere, bere, fare scherzi infantili, offrire regali con generosità e, soprattutto, pranzare sei volte al giorno quando ne hanno la possibilità.

Le Tre Razze Originarie

Prima di migrare verso ovest valicando le Montagne Nebbiose, gli Hobbit erano divisi in tre ceppi distinti, ognuno con preferenze geografiche e fisiche specifiche:

  • I Pelopiedi: I più numerosi, più scuri di pelle, storicamente legati ai Nani e inclini a vivere in caverne sotterranee.
  • Gli Sturoi: Più tozzi, con mani e piedi più grandi, amanti delle pianure e dei corsi d'acqua.
  • I Paloidi: Il ramo nordico, più alti, magri e chiari, dotati per il canto e le lingue, storicamente cacciatori e spesso leader dei clan.

Dalla Fondazione della Contea all'Arte dell'Erba Pipa

La storia documentata degli Hobbit ha inizio formale nel 1601 della Terza Era, quando i fratelli Paloidi Marco e Blanco ottennero il permesso dal Re di Fornost di attraversare il fiume Baranduin (il Brandivino) per insediarsi nelle terre fertili circostanti. Nacque così la Contea, un'isola di pace difesa segretamente da confini e guardiani esterni, dove gli Hobbit poterono dimenticare l'esistenza della guerra e vivere ignorando i grandi sconvolgimenti del resto del mondo.

Tra le tradizioni più singolari descritte nel prologo spicca la cura e l'inalazione dell'Erba Pipa (probabilmente una varietà di Nicotiana). Meriadoc Brandibuck, nel suo saggio L'erborista della Contea, ne traccia una dettagliata cronistoria rivendicando la paternità dell'arte del fumo al popolo Hobbit. Fu Tobaldo Soffiatromba di Piani Lungone, intorno all'anno 1070 del calendario della Contea, il primo a coltivarne le varietà più pregiate, come la "Foglia di Piani Lungone" e il "Vecchio Tobia". Un'arte che si diffuse poi a Brea e, da lì, a Stregoni, Nani e raminghi di passaggio.

L'Ombra del Passato e il Ritrovamento dell'Anello

Il fulcro narrativo che connette il prologo alle vicende de La Compagnia dell'Anello risiede nell'incidente capitato a Bilbo Baggins nelle viscere delle Montagne Nebbiose. Tolkien riassume magistralmente i fatti narrati ne Lo Hobbit, introducendo la figura viscida e tragica di Gollum e il famoso gioco degli enigmi.

Tuttavia, il saggio tolkieniano solleva un dettaglio fondamentale sulla documentazione della Terra di Mezzo: la discrepanza testuale delle memorie di Bilbo. Nella sua prima versione, Bilbo raccontò ai compagni che l'Anello gli era stato promesso da Gollum come regalo di compleanno. Fu solo grazie ai pressanti interrogatori di Gandalf il Grigio che emerse la verità: il ritrovamento casuale al buio e la fuga disperata dal mostro traditore. Questo piccolo "falso storico", generato dall'influenza occulta dell'Anello sulla mente di Bilbo, rappresenta il primo inquietante campanello d'allarme per lo Stregone.

Le cronache di questi eventi giungono a noi attraverso il celebre Libro Rosso dei Confini Occidentali, il diario di Bilbo poi integrato da Frodo e protetto dai custodi storici. Un testo che ha subito copie e annotazioni illustri (come la copia dello scriba Findegil a Minas Tirith), salvando dall'oblio la memoria della Terza Era.

Ascolta l'Audiolibro Integrale

Se vuoi immergerti completamente nelle atmosfere della Contea, ti consiglio l'ascolto della lettura integrale curata dall'attore teatrale Vincenzo di Bonaventura. Il prologo letto ad alta voce restituisce tutta la solennità e la ricchezza della prosa tolkieniana.

Guarda il video sorgente su YouTube →

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