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giovedì 16 luglio 2026

Algoritmi del Sospetto: L’Intelligenza Artificiale tra Analisi Predittiva e Profilazione Criminale di Antonio Russo e Stefano Donno

 Il panorama della criminologia accademica e delle scienze forensi sta attraversando una metamorfosi radicale. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) non ha soltanto ridefinito i pattern delittuosi – dando vita a nuove e sofisticate forme di criminalità cibernetica – ma ha radicalmente trasformato gli strumenti a disposizione degli organi investigativi. Oggi, la distinzione tra la reazione al reato (law enforcement) e la sua anticipazione si fa sempre più sottile, sollevando interrogativi epistemologici ed etici che non possiamo più ignorare.

In questo contributo intendiamo analizzare come le tre principali declinazioni dell'IA applicata alle indagini – l'analisi predittiva, la profilazione e il riconoscimento facciale – stiano ridisegnando le coordinate della giustizia predittiva.

1. Polizia Predittiva: Oltre il Mito di "Minority Report"

La predictive policing (polizia predittiva) rappresenta il tentativo di applicare modelli matematici e probabilistici alla prevenzione dei reati. Attraverso algoritmi di apprendimento automatico (machine learning), i software analizzano moli imponenti di dati storici: serie temporali di reati passati, variabili meteorologiche, geolocalizzazione, calendari di eventi pubblici e dinamiche socio-economiche del territorio.

L'obiettivo non è prevedere chi commetterà un reato, bensì individuare i cosiddetti hotspots, ovvero le macro-aree urbane e le fasce orarie a più alto rischio di commissione per specifiche fattispecie di reato (come furti o rapine).

Il nodo criminologico: Dal punto di vista scientifico, il rischio latente è il cosiddetto feedback loop o "profezia che si autoavvera". Se l'algoritmo invia più pattuglie in un quartiere storicamente degradato, gli agenti rileveranno inevitabilmente più reati, i quali alimenteranno nuovamente il database dell'IA, cristallizzando e amplificando i bias (pregiudizi) storici di campionamento.

2. La Profilazione Algoritmica e la Valutazione del Rischio

Se la profilazione criminale classica (criminal profiling) si è sempre basata sull'intuito empirico e l'analisi psicologica dell'esperto sul campo, la profilazione guidata dall'IA si sposta su un piano puramente quantitativo.

Nello stadio processuale e penitenziario, gli algoritmi di risk assessment (valutazione del rischio) vengono impiegati per calcolare l'indice di recidiva di un soggetto. Il software analizza variabili quali l'età del primo arresto, la stabilità occupazionale, la storia familiare e le reti relazionali per restituire un punteggio numerico di pericolosità sociale.

Dal punto di vista criminologico, assistiamo a uno slittamento concettuale:

  • Criminologia Tradizionale: Valuta la colpevolezza e la pericolosità in base all'atto compiuto e alla personalità del reo.

  • Criminologia Attuariale: Tratta l'individuo come membro di una categoria di rischio, calcolando la probabilità statistica che egli si comporti in un determinato modo in futuro.

3. Riconoscimento Facciale e Biometria Investigativa

Il riconoscimento facciale rappresenta forse la tecnologia più pervasiva e discussa. Architetture di reti neurali profonde (deep learning) sono in grado di mappare i tratti somatici di un volto da immagini di videosorveglianza a bassa risoluzione, confrontandoli in frazioni di secondo con i database fotografici delle forze di polizia.

Se applicato alla ricerca di latitanti o alla prevenzione del terrorismo in contesti critici (stazioni, aeroporti), il potenziale investigativo è indiscutibile. Tuttavia, la letteratura scientifica internazionale evidenzia tassi di errore significativi – in particolare i "falsi positivi" – che tendono a colpire in modo sproporzionato le minoranze etniche e di genere, a causa di dataset di addestramento non rappresentativi.

Verso una Criminologia Clinico-Tecnologica

L'Intelligenza Artificiale non deve essere intesa come un "oracolo tecnologico" capace di sostituire il discernimento umano, bensì come un potente amplificatore cognitivo per l'investigatore.

La sfida della moderna criminologia, all'incrocio tra diritto, sociologia e data science, risiede nel governare questi strumenti. È fondamentale garantire il principio della trasparenza algoritmica (il superamento della cosiddetta black box, per cui non si comprendono i passaggi logici compiuti dalla macchina) e preservare sempre la centralità della valutazione umana. La macchina calcola correlazioni, ma è l'uomo che deve interpretarne il senso causale e, soprattutto, garantirne la giustizia.




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