Perché lo Stalking è il "Crimine Ordinario" che Dobbiamo Smettere di Tollerare
C'è un rumore di fondo nella nostra società che troppo spesso scegliamo di ignorare, derubricandolo a fastidio o, peggio, a "troppo amore". È il rumore di passi che ti seguono, di un telefono che squilla incessantemente, di una libertà che viene lentamente erosa, pezzo dopo pezzo. Lo stalking non inizia quasi mai con una violenza fisica esplosiva; si insinua nella quotidianità, normalizzando il controllo fino a trasformare la vita della vittima in una gabbia senza sbarre visibili.
Riflettendo sulle pagine dolorose e illuminanti del saggio Stalking. Storie straordinarie di un crimine ordinario del criminologo Antonio Russo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), emerge una verità ineluttabile: stiamo affrontando un'epidemia sociale con strumenti ancora troppo fragili.
L'Illusione del "Codice Rosso" e il Tradimento delle Istituzioni
Dal 9 agosto 2019, l'Italia si è dotata del cosiddetto "Codice Rosso", uno strumento normativo nato con l'urgenza di velocizzare le indagini e proteggere le vittime di violenza domestica e di genere. Sulla carta, una rivoluzione. Nella pratica, come denunciano innumerevoli testimonianze e gli stessi operatori del settore, un sistema che si scontra con il muro di gomma della burocrazia.
Il vero dramma si consuma nel tempo che intercorre tra la denuncia e l'azione. Troppe vittime trovano il coraggio di esporsi, sfidando la paura e il giudizio sociale (il famigerato victim blaming), solo per ritrovarsi imbrigliate in un sistema giudiziario lento e, a volte, contraddittorio. Non basta inasprire le pene se manca la certezza dell'applicazione, se i braccialetti elettronici scarseggiano o se le denunce vengono archiviate minimizzando i fatti a semplice "conflittualità di coppia".
"Il silenzio e l'isolamento sono i migliori alleati del persecutore. Quando la società smette di giudicare e inizia ad ascoltare, la gabbia inizia a incrinarsi."
Vittime nelle Vittime: Il Prezzo Pagato dagli Innocenti
Il fenomeno dello stalking e della violenza intrafamiliare genera danni collaterali devastanti, creando quelle che potremmo definire "vittime nelle vittime". Sono i figli, i bambini costretti ad assistere alla demolizione psicologica e fisica delle proprie madri. Storie agghiaccianti ci ricordano come, in nome del dogma della "bigenitorialità a tutti i costi", bambini vengano allontanati da madri protettive per essere affidati a case-famiglia, o peggio, lasciati esposti a genitori abusanti a causa di perizie superficiali e decisioni giudiziarie disconnesse dalla realtà del trauma.
Cyberstalking: La Violenza Cambia Forma
Nell'era digitale, il persecutore non ha più bisogno di nascondersi dietro l'angolo della strada. I social network e le tecnologie informatiche hanno generato il cyberstalking, un'estensione virtuale del controllo. La condivisione non consensuale di materiale intimo (revenge porn), la creazione di profili falsi, la diffamazione online e il furto di identità sono armi affilatissime. L'uso della tecnologia garantisce spesso al persecutore un anonimato vigliacco, rendendo la prevenzione e la protezione dei dati sensibili (come la residenza o le abitudini) la prima, fondamentale linea di difesa.
Come Uscirne? Prevenzione e Consapevolezza
La repressione penale, da sola, ha fallito. Per arginare questo "crimine ordinario" serve una rivoluzione culturale. Ecco i pilastri fondamentali per un cambiamento reale:
Riconoscere i Campanelli d'Allarme: La violenza psicologica (il gaslighting, il controllo ossessivo, l'isolamento della vittima dalla sua rete sociale) precede sempre quella fisica. Imparare a decodificare questi segnali è vitale.
Educazione all'Affettività: Dobbiamo sradicare l'idea patriarcale del possesso. L'assenza di un'educazione strutturata al rispetto e al consenso nelle scuole lascia le nuove generazioni prive di anticorpi contro le relazioni tossiche.
Supporto Integrato e Riabilitazione: Oltre ai centri antiviolenza, è necessario istituire veri e propri "Pool Antistalking" (reti di psicologi, avvocati, Forze dell'Ordine) per supportare la vittima, ma è altrettanto urgente prevedere percorsi di recupero obbligatori per i soggetti maltrattanti, unico vero deterrente contro la recidiva.
Vincere si può. Ma richiede che ognuno di noi smetta di considerare la violenza di genere come un affare privato. È una responsabilità collettiva. Dobbiamo diventare la voce di chi, quella voce, l'ha persa sotto il peso della paura.

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