- Thanos ha un fratello: Eros (Starfox), eroe playboy.
- In universi alterni: Zombie in Marvel Zombies, re in Earth X, con Infinity Rings in Heroes Reborn (2021).
- Ha clonato eroi e villain, creato dèi, e baciato la Morte (letteralmente).
- Battuto da un Thanos bambino in storie preistoriche? Sì, con i Multiversal Masters of Evil.
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lunedì 29 dicembre 2025
Thanos: Il Titano Folle che Ha Rivoluzionato i Fumetti Marvel e Conquistato il Mondo (Sì, Anche con uno Schiocco)
Questo non è il "piano della vittoria" che Zelensky sognava nel 2024 - ecco cosa ne penso
Siamo arrivati al "95%", dice Donald Trump dalla Florida, con quella sua tipica sicurezza da venditore immobiliare che sta per chiudere l'affare del secolo. Ma in diplomazia, come in guerra, è quel restante 5% a decidere se stiamo firmando una pace duratura o solo una pausa tattica prima del prossimo massacro.
Il documento sul tavolo, quei famosi 20 punti discussi tra Washington, Kiev e (indirettamente) Mosca, rappresenta il tentativo più concreto, e al contempo più cinico, di fermare le armi in Ucraina dal 2022. Leggendo tra le righe di quanto emerso nelle ultime ore, la sensazione è quella di un do ut des brutale, dove il realismo politico calpesta i principi di giustizia internazionale.
Da un lato, Zelensky porta a casa quello che chiedeva da anni: una garanzia di sicurezza "blindata". Il piano prevede un meccanismo speculare all'Articolo 5 della NATO: se Mosca attacca di nuovo, scatta la risposta militare coordinata e il ritorno immediato di tutte le sanzioni. Non è l'ingresso nella NATO – che resta il grande tabù – ma è un surrogato muscolare che permetterebbe a Kiev di mantenere un esercito di 800.000 uomini in tempo di pace. Una fortezza armata nel cuore dell'Europa.
Ma il prezzo? Il prezzo è la realtà sul terreno. I nodi cruciali, quelli che il piano definisce eufemisticamente "da risolvere", sono il Donbass e Zaporizhzhia.
Sul Donbass, l'idea di congelare la linea del fronte o di procedere a referendum locali sotto supervisione internazionale (in territori ormai spopolati o russificati a forza) suona come una resa differita. Zelensky sa che accettare la perdita de facto di Donetsk e Lugansk è un suicidio politico, motivo per cui evoca il referendum nazionale: vuole che siano gli ucraini a bere l'amaro calice, non vuole essere lui a servirlo.
Ancora più surreale, se non grottesca, è la proposta sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia: una gestione condivisa? Un condominio energetico con l'invasore che ha militarizzato i reattori? Sembra una soluzione scritta da chi non ha mai messo piede in una zona di guerra, o da chi – come Trump, che si auto-candida a presiedere il "Consiglio di Pace" di supervisione – pensa che tutto si possa risolvere dividendo le quote di profitto.
C'è poi l'elefante nella stanza: l'Unione Europea. Il piano promette l'ingresso di Kiev nell'UE con tempistiche certe. Bruxelles pagherà il conto della ricostruzione, mentre Washington si intesterà il successo diplomatico. Un classico copione transatlantico dove l'Europa apre il portafogli e gli USA dettano la linea.
Questo non è il "piano della vittoria" che Zelensky sognava nel 2024. È un piano di sopravvivenza. È il riconoscimento che la riconquista totale è militarmente impossibile senza scatenare la Terza Guerra Mondiale, e che il sostegno occidentale ha un data di scadenza.
Se questa bozza diventerà realtà, non avremo la pace giusta. Avremo una pace armata, vigilata da droni e satelliti, con un'Ucraina mutilata ma viva, e una Russia non sconfitta ma contenuta. È il meglio che si poteva ottenere? Forse. Ma non chiamiamola vittoria. È solo la fine dell'inizio.
(Stefano Donno)
Ivan Graziani di Federico Falcone (Ianieri)
Ivan Graziani è stato un artista unico: chitarrista e cantante, abile disegnatore, novello scrittore, infine anche stilista; in vari modi ha espresso il proprio irrefrenabile estro. Un cantautore rock che ha saputo raccontare la vita di provincia, le sue contraddizioni e le sue bellezze con una sensibilità fuori dal comune. Questo libro ripercorre la sua straordinaria carriera, dagli esordi con l’Anonima Sound fino ai grandi successi come Pigro e Agnese dolce Agnese, passando per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Lucio Battisti, Antonello Venditti e Renato Zero. Attraverso interviste, testimonianze e aneddoti, emerge il ritratto di un uomo libero, caparbio e ironico, che ha sempre rifiutato di piegarsi alle logiche del mercato discografico. Un viaggio tra musica e parole, che celebra l’eredità di un artista che ha saputo innovare il panorama musicale italiano, lasciando un segno indelebile. Tra successi, difficoltà e una lotta contro il tempo, Ivan Graziani ha dimostrato che la vera arte non conosce compromessi. Un tributo sincero e appassionato a un lupo che non si è mai fatto addomesticare
domenica 28 dicembre 2025
Ho sbagliato tutto perché lo vedevo con i miei occhi di Elisa Longo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
"Ho sbagliato tutto..."
...perché guardavo il mondo con gli occhi di ieri. È tempo di cambiare la lente attraverso cui osserviamo la realtà.
Perché leggere questa storia?
Spesso ci chiediamo perché le cose non funzionano, senza accorgerci che stiamo usando vecchie mappe per esplorare nuovi territori.
In questo articolo approfondito, esploriamo il potere della prospettiva e come il semplice atto di "aggiornare lo sguardo" possa sbloccare situazioni che sembravano impossibili.
Non è solo una lettura, è un invito all'evoluzione.
Lettura gratuita • Accesso immediato
Frank Castle non perdona: Anatomia del Teschio più scomodo (e necessario) della Marvel
Non indossa un mantello svolazzante. Non ha sieri del super-soldato nelle vene, né martelli magici o armature ipertecnologiche. Ha solo un addestramento da Marine, un arsenale che farebbe impallidire una piccola nazione e, soprattutto, un buco nero al posto del cuore.
Frank Castle, alias Il Punitore (The Punisher), non è un eroe. Non lo è mai stato. E se pensate che lo sia, non avete letto con attenzione. A cinquant'anni dalla sua prima apparizione (era il 1974, su The Amazing Spider-Man #129, nato dalla mente di Gerry Conway e dalle matite di Ross Andru e John Romita Sr.), Frank Castle rimane la figura più polarizzante, problematica e dannatamente affascinante dell'intero pantheon Marvel.
Perché continuiamo a essere ossessionati da un uomo la cui unica superpotenza è la determinazione omicida?
La Morte di Frank Castle
Per capire il Punitore, bisogna accettare una verità fondamentale: Frank Castle è morto a Central Park. Quello che vediamo agire oggi, con quel teschio bianco dipinto sul kevlar, è solo il fantasma furioso di un uomo che ha visto la sua famiglia massacrata da un fuoco incrociato mafioso.
Quell’evento non ha creato un giustiziere; ha creato un mostro lucido. Il Punitore non cerca riabilitazione per i criminali, non consegna i cattivi alla polizia legato con una ragnatela. Il Punitore è il fallimento del sistema giudiziario fatto persona. È la risposta brutale, viscerale e definitiva a un mondo dove il "cattivo" spesso la fa franca grazie a un cavillo legale.
È qui che risiede il suo fascino oscuro e catartico. In un universo narrativo complesso, dove le minacce sono cosmiche e le soluzioni spesso astratte, la "soluzione Castle" è di una semplicità terrificante: se sei colpevole, muori. Punto. È una fantasia di potere reazionaria? Assolutamente sì. È incredibilmente efficace dal punto di vista narrativo? Altrettanto.
Il Problema del Teschio: Un Simbolo Sotto Accusa
Non possiamo parlare del Punitore oggi senza affrontare l'elefante nella stanza (o meglio, il teschio sulla maglietta). Negli ultimi anni, il logo del Punitore è stato cooptato nel mondo reale da forze dell'ordine, militari e gruppi politici estremisti.
Come esperto del settore, lasciatemelo dire chiaramente: questa è l'ironia suprema e tragica. Il Punitore è un serial killer. La sua esistenza è una critica vivente all'incapacità dello Stato di proteggere i cittadini. Un poliziotto che indossa quel teschio sta, consapevolmente o meno, dichiarando il fallimento del proprio distintivo.
La Marvel stessa si è trovata in un angolo, imbarazzata dalla tossicità che il suo simbolo più riconoscibile (dopo quello di Spider-Man e del pipistrello della concorrenza) aveva acquisito. Hanno provato a "ucciderlo", a cambiargli logo (la recente run di Jason Aaron, controversa, ha sostituito il teschio classico con uno stilizzato di stampo demoniaco, legandolo alla setta "La Mano"). Hanno provato a trasformarlo in qualcosa di diverso.
Ma la verità è che non puoi sterilizzare Frank Castle. Se gli togli la sua brutalità e la sua ambiguità morale, non resta nulla.
Perché Abbiamo Ancora Bisogno del Mostro
Il Punitore funziona meglio quando è messo a contrasto. È la macchia d'olio nel mondo colorato dei Vendicatori. È l'uomo che fa il lavoro sporco che Captain America non può nemmeno concepire e che Daredevil rifiuta per fede.
Frank Castle è lo specchio oscuro della società americana (e occidentale) e del suo rapporto malato con la violenza e le armi. Non è un modello da imitare, è un avvertimento. È ciò che succede quando il dolore supera la ragione e la vendetta diventa l'unica forma di giustizia percepita.
Leggere una storia del Punitore – specialmente le opere maestre di Garth Ennis sotto l'etichetta MAX, che vi consiglio di recuperare se avete lo stomaco forte – non deve farci sentire "bene". Deve farci sentire a disagio. Deve costringerci a chiederci fin dove saremmo disposti a spingerci se ci togliessero tutto.
Il Punitore non è l'eroe che meritiamo, e per fortuna nemmeno quello di cui abbiamo bisogno nella realtà. Ma nei fumetti? Nei fumetti, Frank Castle è il mostro necessario che ci ricorda che a volte, nel buio, serve qualcosa di più spaventoso di ciò che si nasconde nell'ombra. E quel qualcosa indossa un teschio.
Tra le bombe di Kiev e i telefoni di Bruxelles: l’Europa e il rischio dell’assuefazione - ecco cosa ne penso
C’è un’immagine, brutale nella sua semplicità, che riassume la tragica schizofrenia di queste ore: da una parte il ronzio asettico delle linee diplomatiche protette, dall’altra il boato assordante delle esplosioni che squarciano la notte di Kiev. Mentre Volodymyr Zelensky si collega in videochiamata con i vertici del G7 e dell’Unione Europea, la capitale ucraina non dorme, costretta ancora una volta a contare i danni di un cielo che piove fuoco.
SILLABARIO DEL TERRIBILE INCANTO di Kamil Sanders (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Comprendere davvero che cosa sia - e che cosa non sia - l'intelligenza artificiale significa imparare a conoscerla e usarla meglio, invece di subirla. È questa la condizione necessaria per affrontare con coraggio e lucidità le sfide del futuro.
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