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lunedì 26 gennaio 2026

Le parole della pioggia di Laura Imai Messina (Einaudi)

A Tokyo, nei giorni di pioggia, all’uscita della stazione c’è una donna in attesa con l’ombrello già aperto, pronta a camminare accanto agli sconosciuti. È un lavoro, ma anche un rito, un gesto prezioso di ascolto e di cura: sotto quel cerchio che ripara dall’acqua, il mondo si ferma. Aya lo sa bene, come se abitasse da sempre il tempo sospeso delle nuvole. Laura Imai Messina ha costruito un coro di voci femminili che custodiscono memoria, proteggono ciò che scivola via. Una fiaba metropolitana che affonda le radici nel cuore delle leggende giapponesi, e proprio da quella materia antica trae la forma inattesa di qualcosa di nuovo.


Le donne-ombrello sono studentesse universitarie, casalinghe, disoccupate annoiate, ricche vedove, donne senza alternative, persone con un futuro strabiliante. «Sono nata in un giorno di pioggia»: solo dopo aver pronunciato questa frase impugnano l’immenso ombrello che hanno scelto, allungano un piede in strada e prendono a camminare accanto ai clienti, accompagnandoli dovunque vogliano – Tokyo nell’acqua è magnifica, migliaia di città in una sola – e soprattutto ascoltando le loro storie. Le conversazioni che si tengono sotto l’ombrello restano segrete. Si parla, si tace, si inciampa, ci si dimentica del mondo fuori. Perché nel racconto che ne fanno, le donne sono tutte d’accordo almeno su un punto: il tempo sotto l’ombrello trascorre in modo diverso. Tra loro, solo Aya pare nata per questo. È una donna-ombrello da molto prima di iniziare questo lavoro. Tutto in lei evoca giugno – la stagione delle piogge –, l’estate le cammina addosso. Aya porta sempre con sé una copia consumata del Dizionario delle parole della pioggia: la pioggia dell’inquietudine, fatta di grani minuti e senza fine, la pioggia profumata, quella che stacca i fiori di ciliegio dai rami, la pioggia sottile come il pelo di un gatto, la pioggia gelida d’inverno, e quella che passa velocemente, e quella che cade sui fiumi, e centinaia ancora. Ma più della pioggia Aya aspetta Toru, un giovane pugile che si allena a correre in salita e discesa lungo la via più ripida della città. Lei si siede in cima e lo aspetta, pure se lui non vincerà mai. Perché nella vita serve anche chi perde, chi accetta di cadere, e da terra riesce a guardare il mondo da una nuova angolazione







Occhi puntati sullo Yen - Morning Trading Show

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domenica 25 gennaio 2026

“Golden Feedback Loop” to Donald Trump by Stefano Donno

You enter the room as if it were a headline,

bold font, all caps,
a ticker tape of your own making gliding
behind your eyes.

Once, the republic spoke in columns and iambs,
measured clauses, slow debate;
now the sentence refreshes every second,
a feed, a scroll, a shout.

You mastered that music first:
the cut of the slogan,
the hook of the insult,
the rhythm that fits in the palm
of a stranger’s hand.

They call it populism, branding,
spectacle, reality,
but it feels more like a mirror factory—
each surface tilted
to catch your name
and send it back brighter,
louder,
again.

There is a crowd inside every camera.
Red hats bloom like small alarms.
History, half-remembered,
watches from the balcony
and takes notes in the dark.

You speak of greatness
the way architects speak of height,
as if altitude were innocence,
as if a tower could be a verdict
or a wall could cure a wound.

Still, the country moves through your shadow
like a long, divided caravan:
some with fists raised,
some with flags raised,
some with phones raised
to catch the proof
that they were here
when the story bent
toward you
again.

In another era,
poets might have praised or cursed a king;
now we annotate the algorithm
that chose which speech to show,
which silence to ignore,
and how your face appears
between a makeup tutorial
and a clip of someone dancing
in their kitchen at midnight.

What will remain is not only the marble
or the motorcade,
but the echo pattern you taught the language—
how a line can break like a nation,
how a nation can chant like a line,
how power learns to rhyme
with itself.




Appunti per una fenomenologia dello spirito iniziatico di Stefano Donno (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Appunti per una Fenomenologia dello Spirito e del Linguaggio

Esplora le profondità del pensiero contemporaneo. Un viaggio filosofico che ridefinisce il legame tra l'essenza dell'essere e la potenza della parola.

Analisi Profonda

Un'indagine critica che scava oltre la superficie del linguaggio ordinario per rivelare lo spirito sottostante.

Rigore Accademico

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L’ipocrisia del salotto: perché l'Occidente deve smettere di dare lezioni alla resistenza iraniana - ecco cosa ne penso

C’è un tic nervoso, quasi un riflesso pavloviano, che colpisce le democrazie liberali ogni volta che una rivolta divampa lontano dai propri confini: il desiderio irrefrenabile di mettere i puntini sulle i al coraggio degli altri. L’ultimo terreno di questo paternalismo intellettuale è l’Iran, come analizzato con lucidità nel recente dibattito culturale sollevato su queste colonne.

Il paradosso è servito. Da una parte abbiamo un popolo, guidato da una generazione che non ha più nulla da perdere, che sfida una teocrazia armata di tutto punto. Dall’altra, ci siamo noi: osservatori distanti che, tra un caffè e un tweet, ci permettiamo di sindacare sulle modalità della loro resistenza. "Non usate la violenza", "Siate più inclusivi", "Attenti alle derive radicali". Sono suggerimenti che odorano di una superiorità morale tanto rassicurante quanto sterile.

Il peccato originale del nostro sguardo Il giornalismo e la politica occidentale soffrono di una miopia cronica: credere che i processi democratici siano un kit "IKEA" montabile ovunque allo stesso modo. Chiedere agli iraniani di combattere secondo i canoni della nostra estetica democratica significa ignorare la brutalità di un regime che non risponde alle petizioni online, ma alle esecuzioni in piazza.

Critichiamo la "mancanza di una leadership chiara" o la frammentazione dei movimenti, dimenticando che in un sistema carcerario a cielo aperto, la leadership è il primo bersaglio da eliminare. La pretesa che la rivoluzione sia "pulita" e conforme ai nostri standard di decoro politico è, in ultima analisi, una forma di bullismo intellettuale.

Oltre la solidarietà di facciata Se vogliamo davvero sostenere la causa iraniana, dobbiamo fare un passo indietro. La vera solidarietà non consiste nel fornire una "roadmap" preconfezionata, ma nel garantire che la loro voce arrivi senza filtri, riconoscendo che la libertà ha un prezzo che solo chi è sul campo ha il diritto di quantificare.

Dire agli iraniani come devono combattere non è solo inutile; è offensivo. È il momento di decidere se vogliamo essere alleati del loro futuro o semplici guardalinee di una partita in cui non rischiamo nulla. (Stefano Donno)




Trova l'errore - J.R.R. Tolkien e il suo mondo !

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Bollate vs oggiono

A CACCIA DI OROLOGI Limbiate

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FEDERICA TORZULLO, TROVATI MORTI I GENITORI DI CLAUDIO CARLOMAGNO: SI SONO IMPICCATI

PARADISO di Dana Ghetilieri (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 In un panorama letterario spesso omologato, arriva in libreria un’opera destinata a far discutere: “PARADISO” di Dana Ghetilieri. Pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno con la prefazione della sociologa Daniela Danna, il libro è un poema narrativo in 33 canti che recupera la struttura classica dantesca per raccontare un futuro prossimo (gennaio 2026) inquietante e profetico.

La protagonista, Dana la “Furiosa”, si risveglia in un mondo post-bellico dove l’umanità è divisa. Da un lato la Natura ferita e sfruttata, dall’altro una Metropoli iper-tecnologica governata da un’Intelligenza Artificiale (il Cervello Supremo) che impone il controllo totale tramite crediti sociali, sorveglianza biometrica e la promessa illusoria dell’immortalità digitale.

Ghetilieri non usa mezzi termini. La sua è una satira politica sferzante che affronta i temi più caldi e controversi del nostro tempo: la maternità surrogata (vista come sfruttamento delle donne), le derive dell’identità di genere, la gestione pandemica e l’ecologia di facciata. Attraverso incontri con personaggi simbolici – dalle madri ribelli ai giovani pentiti della transizione di genere – l’autrice costruisce un manifesto ecofemminista che invoca un ritorno alla realtà corporea e biologica contro l’alienazione virtuale.

“Il modello di soluzione di fronte a qualsiasi problema è trovare qualcosa da controllare,” si legge in esergo. Ghetilieri smaschera questo controllo, mostrando come la vera salvezza non risieda nel “transumano”, ma nel recupero dei legami umani autentici e nel rispetto dei limiti naturali.

“Paradiso” non è solo poesia: è un romanzo d’avventura in versi, un atto di accusa contro le derive etiche della scienza senza coscienza e un invito a riscoprire la libertà oltre lo schermo.

Dana Ghetilieri ha attraversato inferni e paradisi delle anime, accompagnata da Saffo ne L’infernale tragedia, un viaggio femmolesbista (evidente inversione ironica di “lesbofemminista” mettendo al centro l’essere donna) sulla falsariga dell’Inferno dantesco, spaziando dalla Città delle Donne (quella descritta nel medioevo da Christine de Pizan) alle metropoli della Rivoluzione industriale, dall’antica Lesbo a quella attuale, dalla torre delle Erinni (nella sua versione: Olympe de Gouges, Louise Michel e Mary Wollstonecraft) al salotto di Natalie Clifford-Barney nella Parigi degli anni Venti e così via (dalla prefazione di Daniela Danna)

 

Dati Editoriali: Titolo: PARADISO Autore: Dana Ghetilieri Editore: I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

qui :

https://www.leccecronaca.it/index.php/2026/01/17/novita-editoriali-linquietante-paradiso-di-dana-ghetilieri/



Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio (Mondadori)

Con una scrittura agile e contemporanea, Massimiliano Smeriglio ci guida senza moralismi nella mente disperata del protagonista, mostrandoci al contempo come, in ogni vita, ci sia sempre spazio per l'affermarsi di una nuova luce in un altro luogo, in un altro tempo.


Ci sono legami che resistono a tutto, come quelli tra due atomi che condividono una parte di sé per trovare l'equilibrio. Così è la storia tra il protagonista, un professore di chimica, e Marcella, una tecnica di laboratorio, uniti da una connessione profonda, da una relazione coniugale intensa, fatta di cose minime e piccole abitudini. Fino a quando il caos irrompe nelle loro esistenze distorcendo ogni cosa. Marcella si ammala di una forma aggressiva di leucemia, e dopo poco muore. Beatrice, la figlia che si è trasferita in Francia e ha con la famiglia un rapporto conflittuale, diventa se possibile ancora più astiosa e distante. L'uomo, ormai solo, cade in uno stato di depressione che lo spinge verso l'abisso, finché un giorno una scoperta sconcertante apre uno scenario imprevisto. Si può trovare una via d'uscita quando i punti cardinali del nostro mondo sono saltati, quando il rancore diventa l'unico compagno di viaggio?





sabato 24 gennaio 2026

TROVA L'ERRORE - L'affaire Groenlandia, ovvero resoconto di una tattica negoziale spregiudicata

Trova l'errore - Gabriele D'Annunzio ... tutto un mondo!

Presentato alla Fondazione Tatarella “Giorgia”, il libro di Iovino dedicato alla premier

Scopri il Potere della Tavola Smeraldina: Commentario di Ermete Trismegisto ... un lavoro di Stefano Donno per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

 

Scopri il Potere della Tavola Smeraldina: Commentario di Ermete Trismegisto

Scopri il Potere Trasformativo della Tavola Smeraldina

La Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto rappresenta una bussola essenziale per raggiungere il centro del tuo cuore e vedere con nuovi occhi chi sei e chi puoi diventare.

Esplora i Temi Profondi

Attraverso mitologia, ermeneutica, ermetismo e psicoanalisi, questo commentario ti guida in un viaggio interiore silenzioso, rispettando il silenzio per diradare le tenebre.

Diventa un Essere Tre Volte Grande

Scendendo nelle profondità del tuo essere, potrai trasformarti in un individuo libero, forte, amorevole e unico, diventando una guida sicura per gli altri. Come dice Stefano Donno: "Si potrà divenire un essere tre volte grande... diradando le tenebre."

Uno studio per iniziati, ma accessibile a chiunque desideri conoscere e conoscersi, come sottolinea Enrica Perucchietti.

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Tra Bombe e Dialoghi: Il Cinismo Russo Espone le Fragilità della Pace in Ucraina

In un mondo dove la diplomazia dovrebbe essere un baluardo contro la barbarie, gli eventi di queste ore in Ucraina ci ricordano quanto fragile sia il confine tra negoziato e aggressione. Mentre delegazioni ucraine e russe si siedono al tavolo dei colloqui ad Abu Dhabi, mediati dagli Stati Uniti, Mosca non esita a lanciare un'offensiva notturna massiccia contro Kiev e Kharkiv, con oltre 370 droni e 21 missili che piovono dal cielo come un macabro sfondo ai dialoghi di pace.

È un atto di cinismo puro, come lo ha definito il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga, che non solo mina la credibilità dei negoziati ma evidenzia la strategia russa: negoziare con la pistola puntata alla tempia.Partiamo dai fatti nudi e crudi. A Kiev, gli attacchi hanno colpito impianti energetici, lasciando 88.000 famiglie al buio e quasi 6.000 case senza riscaldamento in pieno inverno – un colpo al cuore della resilienza civile.

Una persona è morta, e la difesa aerea ucraina ha fatto il possibile per intercettare la minaccia, ma il messaggio è chiaro: la Russia punta a congelare l'Ucraina, letteralmente e metaforicamente. A Kharkiv, la situazione è ancora più tragica: danni a una maternità, un dormitorio per sfollati e una facoltà di medicina, con decine di feriti, tra cui un bambino innocente.


E non dimentichiamo Chernihiv, dove oltre 400.000 persone sono rimaste senza elettricità, con infrastrutture vitali convertite a generatori di emergenza. Questi non sono "obiettivi militari", ma un attacco deliberato alla vita quotidiana, un terrorismo di Stato che sfrutta il freddo come arma. Nel frattempo, ad Abu Dhabi, il secondo giorno di colloqui trilaterali – i primi contatti diretti dall'estate – procede in vari formati, con gli USA a fare da ponte.


La prima giornata è stata definita "produttiva" da Washington, ma il nodo gordiano resta il Donbass. La Russia pretende il ritiro completo delle forze ucraine da questa regione, legandolo a parametri di "sicurezza" e alla cosiddetta "formula di Anchorage" concordata tra Putin e Trump.


Senza concessioni territoriali, avverte Mosca, l'offensiva continuerà, e la ricostruzione post-bellica sarà vincolata ai suoi interessi. È una pretesa arrogante, che ignora il diritto internazionale e la sovranità ucraina, riducendo la pace a una spartizione coloniale.Qui entra in gioco la mia critica più aspra: Putin sta giocando una partita doppia, bombardando mentre negozia, per indebolire Kiev e forzare concessioni. È una tattica che ricorda i peggiori capitoli della storia europea, dove il dialogo serve solo a mascherare l'aggressione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha esitato a denunciare questo su X, chiedendo con urgenza sistemi di difesa aerea come Patriot e NASAMS per proteggere le infrastrutture critiche.


Ha ragione: ogni ritardo negli aiuti occidentali – inclusa la piena attuazione degli accordi con Trump a Davos – è un invito alla Russia a escalare. Zelensky ringrazia i partner per l'assistenza, ma è tempo che l'Occidente passi dalle parole ai fatti, fornendo non solo armi ma un impegno strategico per una pace giusta, non imposta dal più forte.Eppure, in questo scenario cupo, c'è un barlume di speranza nei colloqui stessi. Il fatto che si stiano chiarendo posizioni, pur senza progressi immediati, suggerisce che la pressione internazionale – dagli USA in primis – potrebbe costringere Mosca a un compromesso. Ma attenzione: cedere sul Donbass significherebbe premiare l'aggressore, incoraggiando futuri conflitti. L'Ucraina ha resistito per anni, e merita un sostegno incondizionato, non un patto faustiano.In conclusione, questi attacchi durante i negoziati non sono un incidente, ma una dichiarazione di intenti. La Russia vuole il Donbass a tutti i costi, e l'Occidente deve rispondere con fermezza, non con ambiguità. Solo così la diplomazia potrà prevalere sulle bombe, trasformando Abu Dhabi da palcoscenico di cinismo in vero crocevia di pace.




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