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martedì 2 giugno 2026
Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone (Nord)
Dall'autrice di La Portalettere e Domani, domani.
«Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana. Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre. Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.»
lunedì 1 giugno 2026
Le rondini di Lunetto di Joseph Fasano (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Le rondini di Lunetto
un romanzo che racconta l’Italia ferita e innamorata
Una storia d’amore e un’immersione nelle lacerazioni dell’Italia del dopoguerra, nel romanzo di Joseph Fasano pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni.[web:68][web:69][web:70][web:75]
Per chi cerca una narrativa intensa, capace di unire respiro internazionale e radici profondamente italiane, tra memoria, identità e desiderio di rinascita.[web:68][web:69][web:70]
CLICCA QUI E COLLEGATI SUBITO →Perché “Le rondini di Lunetto” sta facendo parlare lettori e critica
“Le rondini di Lunetto” è una delle novità narrative internazionali proposte da I Quaderni del Bardo Edizioni, un romanzo che porta
domenica 31 maggio 2026
La nuova Religione di Grazia Piscopo (Presidente Associazione Horah)
La parola Pace...questa sconosciuta! Molto spesso le
Rivelazioni sono puro nascondimento... Per capirla meglio sono stata costretta
a ricorrere a Google. Ritmo, tempo, swing, assenza di conflitti e che racchiude
in sé infiniti significati più ampi come armonia, giustizia e tranquillità. Dal
latino PAX non è solo patto, non solo fine di una contesa ma Equilibrio
visualizzato in una grande X, ipostasi di crocevia o passerella, ponte sicuro
su due parti contrapposte e che miracolosamente unisce. Ponte voluto solo da
reciproco rispetto dei patti, dell'antagonista e delle regole di valori
fondamentali per il Bene Comune. Pace è un altro modo per definire Giustizia e
valori morali, certamente non peculiari a etiche di specifici territori con
cataloghi legislativo- sacerdotali dove il cordone ombelicale fra
Dio-Amore-Spiritualità e essere umano è stato reciso da tanto tempo, ma
all'insegna di diritti umani universali dove il linguaggio etico è
comprensibile ad ogni idioma e a ogni coscienza. Vita. Libertà. Rispetto.
Libero arbitrio. Felicità di esistere. Eppure la Religione, mezzo che
sembrerebbe insostituibile per l'ascesa alla pace, da quando è stata
istituzionalizzata, si è sempre sovrapposta al suo vero raggiungimento. La
religione degli uomini, proprio come dice Machiavelli sulla politica del
re-sacerdote di Roma Numa Pompilio,”....si volse alla religio, come cosa al
tutto necessaria a voler mantenere la civiltà”. Peccato che per realizzare “il
progetto civiltà” si è sempre fatto ricorso al famoso e miseramente ripetuto
nel tempo, bagno di sangue. Le crociate cristiane e i grandi attentati
terroristici islamici ne sono un crudele esempio. Me ne dolgo, anche se
l'argomento mi appassiona moltissimo e per cui potrei parlarne a lungo,
comunque devo affermare che le religioni di stato non sono le uniche
responsabili dei continui venti di guerra. Sicuramente si, è uno dei fattori
principali a quei marcatori sociali, culturali ed economici che ancora oggi
affliggono milioni di vite sospese in attesa che il fuoco vivo dei conflitti in
corso nel mondo (circa 50 Paesi) possa diventare polvere incenerita. E
attendendo di far scorrere la cenere fra le dita, ci è solo consentito
disquisire filosoficamente, analizzandola con minuziosità e sottigliezza, la
etimologia semantica di Pace. La radice indoeuropea di PAK o PAG sono a loro
volta radice di sostantivi legati a generici accordi di PANGERE, fissare e
piantare, e PACTUM, patto, ma curiosamente anche pagare perché nel mondo
antico, saldando un debito si riusciva a placare l'ira di un creditore.
Differentemente dalla radice indoeuropea, in greco antico l'equivalente di PAX
è EIRENE, ora eredità questa di un bellissimo nome di persona. Ma a differenza
del latino che ne indicava un ponte dopo la discordia armata, nell'etimo greco si
fa solo riferimento al concetto di tranquillità e assenza di guerra. La dea
Eirene (una delle tre Ore) era considerata protettrice della primavera, garante
della prosperità sia dei raccolti che del popolo, del cibo in abbondanza e
dell'armonia. Eirene, la pace, insieme a Eunomia (buon governo) e Dike
(giustizia), è custode delle Porte dell'Olimpo e amministra le ricchezze per
l'umanità, infatti la dea viene raffigurata come fanciulla che tiene in braccio
il neonato Pluto (sovrapposizione dialettica di Plutone, dio degli inferi e
comunque ricco), destinato a diventare dio della ricchezza e abbondanza. L'idea
di pace e ricchezza sono da sempre legate e interconnesse ma cambiando i tempi,
mode e costumi, cambiano di conseguenza anche i sistemi di paragone. Nell'antichità
la ricchezza era abbondanza dei raccolti, oggi invece è multidimensionale. Non
più patrimonio (o non solo) netto accumulato ma è anche accesso a servizi di
qualità, salute e benessere. Solo chi ha possibilità economiche medio-alte può
permettersi buone-ottime cure mediche e quindi salute e vita, viaggi
tonificanti e università straniere. E far fare debito è diventata la nuova
moneta per creare nuovi schiavi, cancellando la tranquillità e la pace di
intere comunità. I nostri avi hanno creato storie fantastiche mitizzando
divinità capaci di togliere o elargire ricchezza a seconda del merito delle
Virtù umane possedute, invece ora l'unico vero mito è FOREX, un mercato
valutario che muove ogni giorno (per non parlare di criptovalute e mercati
sotterranei) circa 8 mila miliardi di dollari. Ogni singolo giorno. In un solo
giorno Forex elabora e mercanteggia un valore superiore all'intero Prodotto
Interno Lordo (PIL) annuale di Paesi come Giappone e Germania. La valuta regina
è sempre l'incontrastato e immortale, proprio come una divinità, dollaro,
presente in circa l'88% di tutte le transazioni globali, seguita a ruota da
euro e yen. La vendita di armi gode di una grossa fetta ultimamente fra queste
transazioni. La Pace oggi? Ci sarà mai un dio che avrà a cuore le vite umane
sospese, afflitte da debito, fame e miseria che nascono, crescono e muoiono
nell'anonimato della storia e magari mentre crescono sono destinate a essere
materia prima per “cannoni” o diavolerie atomiche sparate nei cieli o sotto i
nostri piedi? Quale senso ha oggi parlare di pace se a monte ci sono Volontà
incontrastate che dirigono orchestre di guerra affinché Eirene rimanga chissà
per quanto tempo ancora in coma vigile mentre è fra le amorevoli e interessate
mani di quell'antico infante chiamato Pluto? Come ho detto sopra, le
rivelazioni sono sempre puro nascondimento.
Il suono delle stelle. Sulla videopoesia "Prego sotto le stelle" di Saverio Bafaro - Intervento di Giovanna Miceli
Come in una notte piena di silenzio e meditazione, mi trovo a scrivere del canale YouTube da pochissimo aperto da Saverio Bafaro, dal titolo ‘Metaphorica Videopoetry’, chiaramente una estensione della rivista cartacea giunta all’ottavo numero e ora pubblicata da Terre Sommerse.
La prima videopoesia pubblicata realizza la fusione tra un’opera del maestro incisore Patrizio Di Sciullo (creata ad hoc, non a caso assume come nome uno dei versi e si chiama Templi di luce) e quattro folgoranti versi dello stesso Bafaro (anticipazione di una raccolta inedita dal titolo Altre stelle).
Per fruire la poesia in questa forma mutevole e trasformativa, e a tratti sfuggente, le immagini in movimento, la base “musicale”, il recitato, le parole sovraimpresse meritano uno “svelamento” che mi arriva proprio da un dialogo privato con l’autore e ideatore della videopoetry:
- il tappeto sonoro è creato da un crepitio di fuoco di molto rallentato per renderlo quasi trasfigurato e irriconoscibile (come se le stelle ardessero nel grande silenzio di fondo dell’universo);
- le immagini dell’incisione giungono frammentate, come in cerca di un completamento nella mente di un osservatore attento e paziente;
- la voce recitante è dello stesso poeta, e i tempi di lettura tra un verso e l’altro sono stati allungati abbastanza da destrutturare in maniera isolata i versi stessi, scomporli come particelle disperse nella nostra galassia.
Eppure un atto intimissimo e personale, la preghiera, apre la poesia e, nella solitudine cosmica e siderale, invoca una luce ancora nel buio assoluto, come a dissolvere l’oscurità.
Ecco che la tecnica incisoria si sposa, con i suoi chiaroscuri, con i significati più profondi “sotto il velame” dei versi, e l’effetto finale è quello di una specie di esplosione, di una reazione chimica e di una sintesi alchemica; Di Sciullo, in questa sua acquaforte, “mette insieme”, in maniera decisamente originale, Vincent van Gogh con Alfred Kubin.
Così ci si sente come immersi in un tempio vuoto nel deserto, dove appaiono alberi “de-spiritualizzati” dal potere e dalla tracotanza umane, un sovvertimento e inaridimento della “foresta simbolica” di baudelairiana memoria. E, in questa micro-sceneggiatura, l’immaginazione diventa esperienza sensoriale ed emotiva sui generis, disegnando – forse memore della nostra radice culturale ellenica – geometrie sacre e invisibili, per condurci, con le sue luci e i suoi suoni appena percepiti e sussurrati, verso infiniti mondi, implorando infine per-dono nel rumore apparentemente calmo di una notte di stelle.
Buona visione a chi vorrà o saprà vedere:
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