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venerdì 6 febbraio 2026

Dagli Antichi Altari al Culto di Satana • Analisi Storica e Criminologica Esoterica (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Dagli Antichi Altari al Culto di Satana • Analisi Storica e Criminologica Esoterica
COLL. UNIVERSO DEL MISTERO

Dagli antichi altari
al culto di Satana

Analisi storica, simbologica e cronistica degli aspetti legati alla criminologia esoterica

A cura di Antonia Depalma e Vincenzo de Lisio • I Quaderni del Bardo Edizioni

Antiche pratiche, talvolta basate sul bisogno di una conoscenza più autentica, sono state assoggettate a un relativismo temporale che ha modificato, di generazione in generazione, l’agire, integrando un simbolismo sempre più ampio.

Questo volume si pone come manuale essenziale per la conoscenza storica e simbolica, con finalità investigative nell’ambito della criminogenesi e della criminodinamica, analizzando le correnti che caratterizzano il mondo iniziatico e occulto che, nella sua complessità, ha dato origine a forme devianti e talvolta diventa protagonista di scenari di cronaca nera.

Cosa scoprirai in questo libro

⚱️

Dalle origini arcaiche

Simbolismo degli antichi altari e la sua evoluzione attraverso i secoli.

🜁

Il mondo iniziatico

Le correnti occulte, i riti e le derive contemporanee.

⚖️

Criminologia esoterica

Criminogenesi, criminodinamica e casi di cronaca nera legati al satanismo.

A cura di

Antonia Depalma
Criminologa e studiosa del simbolismo esoterico
Vincenzo de Lisio
Sociologo e ricercatore del mondo occulto

Collana Universo del Mistero diretta da Mario Contino
I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

Pronto a esplorare il lato oscuro della storia?

Approfondisci il simbolismo occulto e le sue implicazioni criminologiche con un testo rigoroso e unico nel suo genere.

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ISBN 979-8421406617 • Disponibile anche su Amazon

© 2026 I Quaderni del Bardo Edizioni • Tutti i diritti riservati
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Forze dell’ordine, medici, cittadini comuni: come funziona lo scudo penale del nuovo dl sicurezza - ecco cosa ne penso

  Ho letto con attenzione l’articolo di Repubblica di oggi, firmato da Alessandra Ziniti, e devo dire che è un testo rivelatore. Non tanto per quello che dice (che è già noto da ieri sera), ma per come lo dice il titolo stesso che è un capolavoro di comunicazione: «Forze dell’ordine, medici, cittadini comuni: come funziona lo scudo penale del nuovo dl sicurezza». Traduzione: non è un privilegio per i poliziotti, è per tutti. E chi osa criticarlo è contro i medici che salvano vite o contro il nonno che si difende dal rapinatore.

Andiamo al cuore della norma, perché è importante capirla senza i filtri della propaganda di giornata.
Cos’è davvero questa “annotazione preliminare”
L’articolo 335 del codice di procedura penale finora diceva: se c’è una notizia di reato, il pm iscrive il nome nel registro degli indagati. Punto. Era un automatismo che serviva a garantire il contraddittorio, ma che in pratica buttava nella gogna mediatica e burocratica chiunque sparasse, picchiasse o ferisse, anche quando era lampante che aveva agito per legittima difesa, stato di necessità o nell’adempimento di un dovere.
La nuova norma (che entrerà nel decreto legge approvato ieri) dice: se appare «evidente» la causa di giustificazione, il pm non iscrive nel registro degli indagati, ma fa un’annotazione in un modello separato (che sarà creato con decreto ministeriale). La persona ha comunque tutte le garanzie difensive (avvocato, diritto al silenzio, ecc.), ma non diventa formalmente indagato fin dall’inizio. Solo se gli accertamenti successivi dimostrano che la giustificazione non c’era, si passa all’iscrizione normale.
È una piccola rivoluzione procedurale? Sì. È uno “scudo penale” che rende impuniti poliziotti, medici o cittadini? No, e Nordio lo ripete tre volte nell’articolo, quasi infastidito: «Non è né uno scudo né riguarda solo le forze dell’ordine; l’impunità non c’è per nessuno».
Perché il Colle ha costretto il governo a estenderlo a tutti
Questa è la parte politicamente più interessante. La bozza iniziale (quella circolata nei giorni scorsi) limitava la norma sostanzialmente agli agenti di polizia nell’esercizio delle funzioni. Il Quirinale ha fatto notare – giustamente – che una norma del genere avrebbe creato una categoria di cittadini “più uguali degli altri” davanti alla legge, violando l’articolo 3 della Costituzione.
Così il governo ha dovuto allargarla: ora vale per chiunque, dal carabiniere che spara a un aggressore al medico che pratica un intervento rischioso, al cittadino comune che reagisce a una rapina in casa. È stato un aggiustamento obbligato, ma intelligente: toglie alla sinistra l’argomento “privilegio corporativo” e al tempo stesso rafforza la narrazione di una tutela generale per chi agisce in buona fede.
Il contesto politico: dopo Torino, la destra vuole mostrare i muscoli
La spinta arriva dagli scontri di Torino del 1° febbraio. Immagini di poliziotti picchiati, caschi, caschi integrali, violenza premeditata. Il governo ha sentito l’esigenza di rispondere con qualcosa di visibile, rapido, simbolico. Il fermo preventivo (fino a 12 ore, ma con immediata comunicazione al pm che può annullarlo) e questa norma procedurale sono i due pezzi forti del pacchetto.
Ma attenzione: il vero “scudo” che molti agenti sognavano – quello che impedisce addirittura l’apertura di un fascicolo – non c’è. Il pm resta sovrano. Se non ritiene “evidente” la giustificazione, iscrive comunque. E i sindacati di polizia lo sanno benissimo: il SIAP ha già detto che va bene, ma non è la panacea.
Cosa cambia davvero nella pratica
Per il cittadino comune che si difende in casa: probabilmente meno procedimenti aperti “per atto dovuto” che durano anni e costano migliaia di euro.
Per il poliziotto: un po’ meno stress iniziale quando usa l’arma in una situazione critica (penso ai casi di cronaca recenti).
Per il medico: una tutela in più nelle emergenze (anche se il rischio di denunce temerarie resta altissimo).
Ma il rischio vero – quello che le opposizioni stanno già urlando – è che un pm “amico” o semplicemente pigro possa usare l’“evidenza” in modo troppo elastico. Il confine tra “evidente” e “non evidente” è sottile, e finirà in Cassazione, come sempre.
Conclusione da vecchio osservatore
Questa norma è un compromesso tipico del nostro sistema: un po’ di sostanza, molto di messaggio politico. Serve a dire alle forze dell’ordine «non vi lasciamo soli», serve a dire agli italiani spaventati «la legittima difesa non è un reato», serve a dire al Colle «abbiamo corretto tutto, non c’è incostituzionalità».
Se funzionerà davvero lo vedremo tra qualche anno, quando i primi casi arriveranno in aula. Per ora, è soprattutto un segnale: dopo anni in cui sembrava che lo Stato avesse più paura di indagare un poliziotto che di proteggere un cittadino, il pendolo si sta spostando dall’altra parte.
E in politica, a volte, spostare il pendolo è già mezza vittoria
(Stefano Donno)



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 L'Autore valuta i risultati del processo di integrazione europea, iniziato ormai 75 anni fa, descrivendone le quattro fasi in cui lo suddivide. In tutti questi anni gli Stati membri dell'UE non sono riusciti a realizzare tra di loro quella unione politica che sola è in grado di creare un'entità europea capace di affrontare le crisi geopolitiche e geoeconomiche del momento in posizione di parità con gli altri attori sulla scena mondiale (USA, Russia, Cina). Senza tale unione politica i singoli Stati europei sono destinati a scivolare verso una condizione di irrilevanza, come già sta avvenendo. L'ostacolo principale a tale evoluzione è costituito dal nodo della sovranità: una unità politica implica rinunce a prerogative della sovranità nazionale che gli Stati membri non sono disposti ad accettare, se non costretti da una crisi grave, quale quella che potrebbe svilupparsi nell'attuale situazione geopolitica e geoeconomica. L'Autore individua anche gli atteggiamenti tortuosi ed equivoci cui gli Stati sono costretti a ricorrere per mascherare il loro attaccamento ostinato al mantenimento della totale integrità della loro sovranità nazionale. In particolare, l'Autore si sofferma sull'adozione di una retorica federale da parte degli Stati membri dell'UE, alla quale non corrisponde alcuno effettivo sviluppo in senso federale della loro collaborazione durante tutti questi 75 anni




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Elezione al rango di contemplatore della luna di Danilo Di Prinzio (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Elezione al rango di contemplatore della luna – Danilo Di Prinzio
Narrativa / iQdB

Elezione al rango di contemplatore della luna

Una raccolta di racconti di Danilo Di Prinzio in cui personaggi apparentemente comuni vengono spinti verso una dimensione altra, tra ironia, immaginazione e un continuo dialogo con la luna e con la propria interiorità.[web:59]

I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
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Un immaginario forte e riconoscibile
I racconti sono descritti come elisir preparati con “stelle frantumate nel mortaio del cervello”: un’immagine potente che rende il libro interessante per lettori e critici in cerca di scritture visionarie.[web:59]
Un ponte tra quotidiano e trascendenza
I personaggi, nella loro semplicità, aspirano a una dimensione più alta, offrendo materiali ideali per recensioni, presentazioni, festival e percorsi di lettura tematici.[web:59]
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A chi parla “Elezione al rango di contemplatore della luna”

Non è una raccolta indistinta di racconti: è un libro pensato per chi cerca storie brevi dense, simboliche, capaci di tenere insieme ironia, spiritualità e una forte componente immaginifica.[web:59]

Lettori di narrativa breve e racconti d’autore Curatori/trici di rassegne e festival letterari Librerie indipendenti e spazi culturali Blogger e book influencer Chi ama le metafore lunari e il realismo magico

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Come scoprire il Graal. Storie di cavalieri, occultisti, cercatori di Claudio Lagomarsin (Einaudi)

Claudio Lagomarsini - filologo, specialista di materia arturiana e scrittore - ripercorre in un saggio narrativo la storia delle più significative scoperte del Graal rivendicate dal Medioevo ai nostri giorni. I profili degli scopritori non potrebbero essere più vari. Non tutti, però, sono riusciti a convincere gli esperti di aver scoperto il vero Graal. E chi in una certa epoca ha superato la prova, ha poi dovuto fare i conti con il progresso delle conoscenze scientifiche e storiche, che in alcuni casi hanno rimesso in dubbio scoperte passate in giudicato. In definitiva, che cosa sappiamo oggi dei Graal finora ritrovati? Ce n'è almeno uno che ha superato con successo tutti gli accertamenti?


Il Graal non si trova: si scopre e basta, e chi si ostina a cercarlo senza aver ricevuto la chiamata deve rassegnarsi a non trovarlo. Il problema, casomai, è che nel corso della storia le chiamate sono state fin troppe. E così i presunti Graal si sono moltiplicati: chi si è trovato fra le mani un calice d’argento affiorato tra le sabbie del deserto; chi un bacile di smeraldo guadagnato come bottino di guerra in Terrasanta; chi ancora un piatto nascosto in un ruscello e rivelato da una misteriosa voce celeste. Antiquari newyorkesi, cavalieri crociati, archeologi e, ancora, occultisti dell’Inghilterra vittoriana, esperti di arabo medievale, ufficiali del Terzo Reich: Claudio Lagomarsini scrive l’epopea, allo stesso tempo rigorosa e avventurosa, di questi «cercatori», e del loro irresistibile oggetto del desiderio. Chi desidera rivendicare la scoperta del Graal deve dimostrare che l'oggetto ritrovato è compatibile con l'epoca del Cristo storico. Inoltre, poiché di calici e altri recipienti antichi sono pieni i musei, lo scopritore di turno deve poter allegare al ritrovamento una narrazione che spieghi come e perché il Graal è venuto a trovarsi proprio dove lo si è riportato alla luce. Ma prima ancora di tutto questo, che cos'è il Graal? Perché alcuni autori medievali lo descrivono come un calice per l'eucarestia, mentre altri ne parlano come di un generico vassoio, e altri ancora lo identificano con il piatto usato da Gesú per consumare l'agnello pasquale? In che rapporto stanno i romanzi cavallereschi con le fonti storiche che menzionano le reliquie dell'Ultima Cena?




Eleven's Echo for Strangers Things by Stefano Donno

 Eleven's Echo


A girl with shaved head hums static in the void.
Static in the void, where blood drips from her nose like rain.
Rain from her nose, a storm that splits the ordinary.
Splits the ordinary, flips the world upside down.
Upside down, vines choke the light, her mind a tangled root.
Tangled root, pulling friends from the dark like buried bulbs.
Buried bulbs bloom fierce, her scream a frequency that shatters glass.
Shatters glass, echoes of Papa's lab, cold metal on skin.
Cold metal on skin, but she levitates bikes, defies gravity's pull.
Defies gravity's pull, love her anchor in the endless fall.
Endless fall, yet she rises, waffles warm in her palm.
Waffles warm in her palm, sweet against the monster's growl.
Monster's growl fades, a girl with shaved head hums victory in the void.Hawkins Fracture
In Hawkins, the Christmas lights flicker
not with holiday cheer but Morse code
from the other side, where shadows stretch
like Demogorgon limbs, petal-mouthed,
hungry for the taste of boyhood bikes
racing through cornfields under a sky
cracked open like an egg, yolk spilling
ash and spores that whisper Will's name.
The arcade hums Pac-Man ghosts, but real ones
lurk in the pool's chlorine haze, Max's skateboard
wheels grinding against Vecna's clockwork curse—
time folding back on itself, 1983's synth wave
crashing into 1986's bloodied high school halls.
Friendship, that makeshift slingshot,
hurls rocks at the Mind Flayer's swarm,
Dustin's cap askew, Lucas's wrist rocket steady,
Mike's heart a walkie-talkie static with "friends don't lie."
Yet the fracture widens, nostalgia's vine creeping
through the TV screen, pulling us under too—
where monsters are just mirrors of the unseen,
the bullied, the broken, blooming in the dark.
Party of the Abyss
The party gathers in the basement, dice rolling like fate's knuckles—Dungeons & Dragons maps unfurling prophecies no one believed until the gate tore wide. Eleven, telekinetic tether; Will, the sensitive conduit to chill winds; Mike, earnest knight with a BMX steed; Dustin, curly-haired sage spouting science amid the supernatural; Lucas, steadfast scout; Max, red-haired rebel skating into the fray. Together, they invert the world: upside down becomes right side up through sleepovers spiked with Eggos and empathy.Repeat the mantra: friends don't lie, but secrets swarm like demodogs in the tunnels below. Hawkins' facade crumbles—mall rats to mall ruins, Russian spies in Starcourt's neon glow. Yet triumph pulses in their pulse: a mixtape of Madonna and Metallica, saving each other from the abyss one high-five at a time. The series, a cultural Demogorgon itself, devours eras, spits out nostalgia laced with horror—five seasons of sacrifice, where kids conquer kings, and the ordinary flips to epic.In this echo chamber of 1980s synth and slime, they remind us: monsters hide in minds, but bonds bridge the breach.





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