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venerdì 6 febbraio 2026

Forze dell’ordine, medici, cittadini comuni: come funziona lo scudo penale del nuovo dl sicurezza - ecco cosa ne penso

  Ho letto con attenzione l’articolo di Repubblica di oggi, firmato da Alessandra Ziniti, e devo dire che è un testo rivelatore. Non tanto per quello che dice (che è già noto da ieri sera), ma per come lo dice il titolo stesso che è un capolavoro di comunicazione: «Forze dell’ordine, medici, cittadini comuni: come funziona lo scudo penale del nuovo dl sicurezza». Traduzione: non è un privilegio per i poliziotti, è per tutti. E chi osa criticarlo è contro i medici che salvano vite o contro il nonno che si difende dal rapinatore.

Andiamo al cuore della norma, perché è importante capirla senza i filtri della propaganda di giornata.
Cos’è davvero questa “annotazione preliminare”
L’articolo 335 del codice di procedura penale finora diceva: se c’è una notizia di reato, il pm iscrive il nome nel registro degli indagati. Punto. Era un automatismo che serviva a garantire il contraddittorio, ma che in pratica buttava nella gogna mediatica e burocratica chiunque sparasse, picchiasse o ferisse, anche quando era lampante che aveva agito per legittima difesa, stato di necessità o nell’adempimento di un dovere.
La nuova norma (che entrerà nel decreto legge approvato ieri) dice: se appare «evidente» la causa di giustificazione, il pm non iscrive nel registro degli indagati, ma fa un’annotazione in un modello separato (che sarà creato con decreto ministeriale). La persona ha comunque tutte le garanzie difensive (avvocato, diritto al silenzio, ecc.), ma non diventa formalmente indagato fin dall’inizio. Solo se gli accertamenti successivi dimostrano che la giustificazione non c’era, si passa all’iscrizione normale.
È una piccola rivoluzione procedurale? Sì. È uno “scudo penale” che rende impuniti poliziotti, medici o cittadini? No, e Nordio lo ripete tre volte nell’articolo, quasi infastidito: «Non è né uno scudo né riguarda solo le forze dell’ordine; l’impunità non c’è per nessuno».
Perché il Colle ha costretto il governo a estenderlo a tutti
Questa è la parte politicamente più interessante. La bozza iniziale (quella circolata nei giorni scorsi) limitava la norma sostanzialmente agli agenti di polizia nell’esercizio delle funzioni. Il Quirinale ha fatto notare – giustamente – che una norma del genere avrebbe creato una categoria di cittadini “più uguali degli altri” davanti alla legge, violando l’articolo 3 della Costituzione.
Così il governo ha dovuto allargarla: ora vale per chiunque, dal carabiniere che spara a un aggressore al medico che pratica un intervento rischioso, al cittadino comune che reagisce a una rapina in casa. È stato un aggiustamento obbligato, ma intelligente: toglie alla sinistra l’argomento “privilegio corporativo” e al tempo stesso rafforza la narrazione di una tutela generale per chi agisce in buona fede.
Il contesto politico: dopo Torino, la destra vuole mostrare i muscoli
La spinta arriva dagli scontri di Torino del 1° febbraio. Immagini di poliziotti picchiati, caschi, caschi integrali, violenza premeditata. Il governo ha sentito l’esigenza di rispondere con qualcosa di visibile, rapido, simbolico. Il fermo preventivo (fino a 12 ore, ma con immediata comunicazione al pm che può annullarlo) e questa norma procedurale sono i due pezzi forti del pacchetto.
Ma attenzione: il vero “scudo” che molti agenti sognavano – quello che impedisce addirittura l’apertura di un fascicolo – non c’è. Il pm resta sovrano. Se non ritiene “evidente” la giustificazione, iscrive comunque. E i sindacati di polizia lo sanno benissimo: il SIAP ha già detto che va bene, ma non è la panacea.
Cosa cambia davvero nella pratica
Per il cittadino comune che si difende in casa: probabilmente meno procedimenti aperti “per atto dovuto” che durano anni e costano migliaia di euro.
Per il poliziotto: un po’ meno stress iniziale quando usa l’arma in una situazione critica (penso ai casi di cronaca recenti).
Per il medico: una tutela in più nelle emergenze (anche se il rischio di denunce temerarie resta altissimo).
Ma il rischio vero – quello che le opposizioni stanno già urlando – è che un pm “amico” o semplicemente pigro possa usare l’“evidenza” in modo troppo elastico. Il confine tra “evidente” e “non evidente” è sottile, e finirà in Cassazione, come sempre.
Conclusione da vecchio osservatore
Questa norma è un compromesso tipico del nostro sistema: un po’ di sostanza, molto di messaggio politico. Serve a dire alle forze dell’ordine «non vi lasciamo soli», serve a dire agli italiani spaventati «la legittima difesa non è un reato», serve a dire al Colle «abbiamo corretto tutto, non c’è incostituzionalità».
Se funzionerà davvero lo vedremo tra qualche anno, quando i primi casi arriveranno in aula. Per ora, è soprattutto un segnale: dopo anni in cui sembrava che lo Stato avesse più paura di indagare un poliziotto che di proteggere un cittadino, il pendolo si sta spostando dall’altra parte.
E in politica, a volte, spostare il pendolo è già mezza vittoria
(Stefano Donno)



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