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martedì 9 dicembre 2025

Il Requiem di Ignatieff: L'Europa è sola (e non vuole ammetterlo) - ecco cosa ne penso

 C’è un passaggio nell’intervista rilasciata oggi da Michael Ignatieff a Repubblica che dovrebbe togliere il sonno a ogni cancelleria europea, da Berlino a Roma. Non è tanto la conferma di ciò che vediamo da quasi un anno – ovvero che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riscritto le regole del gioco – quanto la brutalità con cui l'intellettuale canadese certifica il decesso dell'atlantismo sentimentale.

Leggendo le parole di Ignatieff sulla "nuova strategia USA", emerge un quadro desolante per il Vecchio Continente. L'analisi è lucida, quasi chirurgica: Washington non ci vede più come partner privilegiati, ma come zavorra o, peggio, come vassalli sacrificabili sull'altare della competizione con la Cina. Ma il punto più critico sollevato nell'intervista è quello dell'"asse sovranista".

Ignatieff ha ragione da vendere quando sottolinea che il legame tra la nuova amministrazione Trump e le destre europee non è più solo ideologico, è strutturale. Non stiamo più parlando di tweet di sostegno o photo-op ai summit; stiamo parlando di una strategia coordinata che mira a smantellare, pezzo dopo pezzo, l'infrastruttura liberale costruita dopo il 1945.

Tuttavia, dove l'analisi di Ignatieff colpisce più duro – e dove forse pecca ancora di troppo garbo diplomatico – è nella diagnosi della reazione europea. L'Europa descritta nell'intervista appare come un sonnambulo che cammina sul cornicione. Parla di "autonomia strategica" mentre delega ancora la propria sicurezza a un ombrello americano che si sta chiudendo. L'intellettuale avverte: il sovranismo globale non è un incidente di percorso, è la nuova normalità con cui Bruxelles deve fare i conti, smettendo di sperare in un ritorno al passato che non avverrà.

La critica che mi sento di muovere, a margine delle sue impeccabili osservazioni, è rivolta a noi. Se l'America di Trump consolida un asse con i sovranisti europei, bypassando le istituzioni comunitarie, la colpa è anche di un'Unione che in questo 2025 ha continuato a rispondere alle cannonate con comunicati stampa. Ignatieff ci dice che siamo soli. La domanda che Repubblica lascia sospesa tra le righe è: siamo anche capaci di sopravvivere?

Se la "nuova strategia" americana è il disimpegno condito da opportunismo bilaterale, la "vecchia strategia" europea dell'attesa è un suicidio assistito. L'intervista di oggi non è un'analisi politica, è un avviso di sfratto dalla storia. Sta a noi decidere se fare le valigie o cambiare serratura

(Stefano Donno)




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