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sabato 13 dicembre 2025

L'Illusione del "Pezzo di Terra": La Verità Scomoda di Podolyak e la Coscienza Sporca dell'Europa - ecco cosa ne penso

C’è un’aria gelida che tira da Est, e non è solo quella dell’inverno ucraino che si preannuncia, per il quarto anno consecutivo, spietato. È il gelo del realismo, o forse del cinismo, che traspare dall’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera da Mykhailo Podolyak. Il titolo è una doccia fredda, brutale nella sua semplicità: "Cedere pezzi di Ucraina".

Leggendo le parole del consigliere di Zelensky, si percepisce chiaramente lo smottamento tettonico della retorica bellica. Fino a ieri, la parola d'ordine era "vittoria totale". Oggi, alla fine di questo 2025 logorante, Podolyak ci mette di fronte allo specchio delle nostre stesse manchevolezze. Se siamo arrivati a discutere di mutilazioni territoriali, la colpa non è solo della resilienza russa, ma dell'incertezza cronica occidentale.

L'intervista non è una resa, è un atto d'accusa mascherato da analisi politica. Quando si parla di "cedere pezzi", non si sta parlando di geografia, ma di garanzie. Il sottotesto che emerge tra le righe del Corriere è assordante: Kyiv potrebbe anche essere costretta a ingoiare il boccone più amaro – la perdita de facto di territori – ma in cambio di cosa?

Qui sta il nodo critico che l'Europa finge di non vedere. L'Occidente, stanco e distratto, vorrebbe la pace "coreana": congelare il fronte, impacchettare il conflitto e tornare al business as usual. Ma Podolyak smaschera l'ipocrisia di questa postura. Cedere territori senza l'ingresso immediato e blindato nella NATO, o senza garanzie di sicurezza ferree (non i pezzi di carta di Budapest del '94), non è un compromesso: è un suicidio assistito.

È facile, dai salotti di Parigi o Berlino, tracciare linee sulle mappe altrui. È facile dire "basta" quando non sono le tue città a bruciare. Ma la critica politica qui deve essere feroce: se l'Ucraina è costretta a contemplare lo scenario della cessione, è perché le promesse di "sostegno finché serve" si sono trasformate in "sostegno finché non ci annoiamo".

L'intervista di oggi segna la fine dell'innocenza europea. Accettare che la Russia si annetta violentemente "pezzi" di uno stato sovrano in cambio di una tregua precaria non stabilizza il continente; legittima la legge della giungla. Podolyak lo sa, e con il suo consueto stile tagliente ci avverte: se ci costringete a tagliare via un braccio per salvare il corpo, assicuratevi almeno di fornirci l'armatura per proteggere ciò che resta. Altrimenti, questo non è un piano di pace, è solo l'intervallo prima della prossima invasione.

Il 2026 è alle porte e la domanda che questa intervista lascia sul tavolo non è quanto territorio perderà l'Ucraina, ma quanta credibilità ha già perso l'Occidente. (Stefano Donno)





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