Esiste un preciso istante della giornata, specialmente nelle geografie assolute del Sud, di questo SUD (per me senza una dimensione), in cui il sole raggiunge lo zenit e la luce si fa così perpendicolare, così totale, da cancellare ogni ombra. È un momento di stasi apparente che nasconde una violenza inaudita: senza ombre, perdiamo i contorni, la profondità, il nostro nascondiglio. Questa non è solo un'osservazione astronomica; è la coordinata esistenziale da cui muove L'ora del sole medio, la potente raccolta poetica di Antonella Rizzo pubblicata dalla mia casa editrice I Quaderni del Bardo Edizioni. Leggere quest'opera significa accettare di essere esposti a questa luce spietata. La poesia contemporanea spesso cerca rifugio nell'intimismo o in sperimentazioni linguistiche sterili; la Rizzo, invece, compie un atto di brutale onestà. Definisce il suo lavoro una "raccolta di apocalissi minime", un'espressione di rara precisione chirurgica. L'apocalisse qui non è la fine del mondo dei kolossal cinematografici, ma il collasso silenzioso, privato e inesorabile dei nostri mondi interiori.
La demistificazione del paesaggio
Il primo asse portante di questo saggio in versi è la
riappropriazione del territorio. Il Salento descritto dalla Rizzo è stato
spogliato di ogni retorica folkloristica. Non c'è la taranta da cartolina, ma
una terra riarsa, fatta di "olive [che] marciscono sotto la pioggia",
di lucertole che "sono ombre senza coda", e di uomini piegati dalla
fatica. È uno spazio dove il "rosso perduto dei pomodori nuovi"
diventa la reliquia di estati passate e inafferrabili. Questa poesia restituisce
alla terra la sua carne, il suo sudore e la sua tragica immobilità di fronte al
tempo che passa, diventando una cassa di risonanza per chiunque senta il peso
delle proprie radici. Il lutto come
lingua universale
Il secondo asse è la fenomenologia della perdita
La luce zenitale non fa sconti ai corpi che invecchiano e si
assentano. L'autrice affronta il declino in maniera totale, con una lucidità
quasi laica e disperata. L'ora del sole medio è quella in cui "tutto è
luce accecante" e "non c'è luogo dove nascondersi". In questa
disamina del dolore, la parola poetica non offre facili consolazioni.
Piuttosto, diventa l'unica zattera possibile per galleggiare sul vuoto,
costringendo il lettore a specchiarsi nelle proprie mancanze. Perché questa voce è necessaria oggi
Ci troviamo di fronte a un'opera che richiede coraggio. In
una società anestetizzata, che ha fobia del vuoto e del buio, L'ora del sole
medio ci dice che fuggire è inutile. Le vecchie mappe non servono più, i
territori sono diventati "ricordi indistinti". Dobbiamo imparare a
stare in questa luce. Questo libro non è
semplicemente da leggere; è da attraversare. Possederne una copia significa
avere a portata di mano un manuale di sopravvivenza emotiva. È un invito, crudo
e bellissimo, a smettere di distogliere lo sguardo. Perché solo affrontando
l'ora più spietata, e accettando la nostra nudità sotto il sole medio, possiamo
sperare di ritrovare la nostra umanità. Un'opera editoriale imprescindibile,
che si fissa nella memoria e non ne esce più

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