ai content - Cosa succede quando un’anima ferita decide di smettere di essere un oggetto inanimato e inizia a reclamare la propria volontà? È questa la domanda centrale che attraversa "Ibisco Rosso" (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2025), il potente romanzo d’esordio di Licia Calderaro.
La protagonista, Francesca, è un personaggio che ci entra sottopelle. Una trentenne che vive la vita come una continua lotta contro un involucro — il proprio aspetto, le aspettative altrui, i traumi del passato — che sente troppo stretto. La narrazione di Calderaro non è solo la cronaca di una vita in una Monopoli sospesa tra malinconia e speranza; è un’esplorazione cruda e poetica del processo di liberazione dal giudizio, sia quello degli altri che, soprattutto, il nostro.
Il cuore pulsante del libro è l'ibisco, simbolo ricorrente e ambivalente: fragile e fugace, ma capace di superare l'inverno. Francesca impara, tra errori, rabbia, momenti di profonda solitudine e incontri salvifici (come quello con l’enigmatico Leonardo), che la bellezza non sta nell’essere "perfetti" come una maschera di carnevale, ma nel coraggio di essere "nudi" davanti al mondo.
"Ibisco Rosso" non è un romanzo per cuori timidi. È un invito a smettere di sentirsi "merce da vetrina" e a sbocciare, anche quando tutto intorno sembra deserto. Se cercate una lettura che vi spinga a guardare allo specchio non con severità, ma con una nuova, sofferta tenerezza, questo è il libro da tenere sul comodino.

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