Qui non troverai solo la mia opinione su [Nomura Ryō], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
Esistono libri che non si limitano a essere letti: si sciolgono sulla pelle, scivolano dentro i canali auricolari e trasformano il nostro modo di percepire la realtà. Sogni impossibili (見果てぬ夢 - Mihatenu yume) di Nomura Ryō, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, nella collana Ibuki con la curatela e traduzione di Diego Martina, è esattamente questo: un’opera d’arte liquida, un viaggio ipnotico nei labirinti dell'inconscio.
Ma chi è Nomura Ryō? Immaginate un giovane prodigio che a soli ventisei anni conquista la prestigiosa rivista Eureka e vince l'ambitissimo Premio Poeta Emergente, per poi compiere il gesto più radicale possibile per un artista: scomparire. Niente salotti letterari, niente interviste, nessuna sovraesposizione. Solo il silenzio, interrotto a distanza di ben dieci anni da questo diario onirico composto da 29 "sogni" messi in versi.
Due chiavi per un labirinto liquido
Per varcare la soglia del mondo di Nomura servono due chiavi, che il poeta stesso definisce "note" nell'apertura della silloge:
La Musica: incarnata dalle dissonanze tragiche e sublimi del compositore sovietico Šostakóvič.
Il Linguaggio Surrealista: invocato attraverso la figura del poeta francese Paul Éluard.
Dimenticate la rigidità o la staticità. La poesia di Nomura è umida, fluida, acquatica. Il suo universo è fatto di pioggia che svanisce in vortici di parole, di "bruchi a dodici toni" che fumano la pipa (un geniale omaggio alla musica dodecafonica), di orologi sciolti, pupille che gocciolano e "baci al profumo d'acqua". Le immagini si accavallano come in una sinfonia frammentaria, intrappolando il lettore in un eterno e sospeso "tempo presente".
Il faro nella nebbia: la scintilla del Sacro
Tra specchi d'acqua, orizzonti cupi addolciti da psicofarmaci (Horizon) e metamorfosi surreali, una luce inaspettata guida il cammino dell'inconscio: la fede cristiana di Nomura. Con una delicatezza disarmante, tra citazioni evangeliche e rievocazioni della vita di Cristo, la figura del Sacro emerge come un faro di salvezza. Basti pensare alla commovente Sogno XXIV - Il mandarino meraviglioso, dove il poeta riflette sulla Natività ascoltando la musica di un compositore non credente (Bártok) nella notte di Natale: "Lui che è nato / per essere ucciso".
Perché abbiamo disperatamente bisogno di questo libro?
In un mondo schiavo dell'efficienza, della velocità e di risposte immediate, Nomura Ryō ci regala l'elogio dell'incompiuto, dell'inclinato, del "non ancora fatto". Leggere Sogni impossibili significa accettare di perdersi per ritrovarsi più umani. Come recita l'ultima struggente poesia, la realtà stessa rischia di rivelarsi l'immagine speculare di un sogno che dobbiamo ancora fare.
Se cercate una lettura che vi spacchi il cuore e vi riconnetta con la magia pura della parola, lasciatevi sommergere dall'onda di Nomura Ryō.
INFO LINK
Nessun commento:
Posta un commento