Qui non troverai solo la mia opinione su [Sillabario del Terribile Incanto di Kamil Sanders], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
C'è una vibrazione particolare, quasi elettrica, che si avverte sfogliando il Sillabario del Terribile Incanto (I Quaderni del Bardo Edizioni) di Kamil Sanders. Non siamo di fronte a una raccolta di versi rassicuranti; siamo davanti a un cantiere aperto, dove il mito classico — da Dafne a Narciso, da Orfeo a Pasifae — viene brutalmente aggiornato, quasi fosse caricato su un software di intelligenza artificiale per vedere come reagisce al nostro presente digitale e spietato.
Sanders, giovane curatore e artista visivo, compie un’operazione chirurgica: scarnifica la lirica tradizionale per innestarla in un corpo fatto di "plastica e cavi di rame". La sua poesia è un organismo vivente che soffre, sanguina e, soprattutto, resiste. In componimenti come centravanti o maiale, l'autore non cerca la bellezza consolatoria, ma l'impatto. Le immagini che accompagnano i versi — realizzate dall'autore stesso — non sono semplici illustrazioni, ma prolungamenti visivi di un tormento che cerca disperatamente un ordine, un "sillabario" appunto, per decifrare il caos dell'esistenza.
La forza di Sanders risiede in questa capacità di abitare il paradosso: la sua è una voce che sa essere "Puttana della luce" e "balena" inafferrabile. Ci troviamo di fronte a una letteratura che ha smesso di guardare verso l'alto per cercare Dio, e ha iniziato a guardare dentro i propri "visceri" per trovarvi, forse, l'unica verità possibile. È una lettura necessaria, un addio a ogni piedistallo, un invito a restare "con le caviglie per metà nella marea". Sanders ci ricorda, con una lucidità che scuote, che "di per sé non esiste incanto": siamo noi, con il nostro sguardo, a doverlo accendere. E questa raccolta è, senza dubbio, una scintilla potentissima
INFO LINK
Nessun commento:
Posta un commento