ai content - Dimenticate il classico giallo in cui il detective trova il colpevole. Dimenticate il thriller procedurale. Gianluca Garrapa, con il suo ultimo romanzo "L'Esercizio di Adam" (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), scardina le fondamenta stesse del genere noir e ci trascina in un incubo metafisico da cui è impossibile svegliarsi.
Di cosa parla?
Adam è uno scrittore, ma è anche il primo di una serie di corpi "plastinati" – imbalsamati in vita attraverso una pratica che promette l'eternità, ma che si rivela una prigione cosciente. Adam, confinato dietro la vetrina di un’agenzia funebre gestita dall’enigmatico Sigmund Archer, scopre di poter fare qualcosa di terribile e affascinante: può abbandonare il proprio corpo, fluttuare come un virus mentale e infiltrarsi nei pensieri dei "vivi", manipolando la loro realtà.
Perché è destinato a diventare virale?
La prospettiva è quella delle "cose": Garrapa sperimenta con il punto di vista. La narrazione si sposta da un portafiori a un corpo plastinato, creando un effetto di straniamento che tocca corde profonde.
Una critica feroce al narcisismo: Il libro analizza il desiderio patologico dell'uomo contemporaneo di apparire "perfetto" anche dopo la morte. La plastinazione diventa la metafora estrema della nostra ossessione per l'immagine social.
Il confine tra vita e morte è un'illusione: Il romanzo gioca costantemente con l'idea che la morte sia solo un cambio di stato, una "prigione senza tempo" in cui la coscienza rimane vigile, testimone impotente o manipolatrice dell'esistenza di chi resta.
È un libro disturbante, complesso e audace. Se cercate una lettura che vi lasci con il fiato sospeso e vi costringa a interrogarvi sulla vera natura del vostro io, L'Esercizio di Adam è la prossima ossessione letteraria che non potrete fare a meno di consigliare.

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