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mercoledì 5 agosto 2026
martedì 4 agosto 2026
Il profumo della salsedine e l'odore acre della guerra - Perché "Il Leone nell'Anima" di Maurizio Bisanti è il libro che tutti dovrebbero leggere - Intervento di Stefano Donno
Ci sono libri che si leggono, e ci sono libri che si respirano. Quando ho aperto le prime pagine de "Il leone nell'anima: I racconti di un marinaio con la mimetica del San Marco" di Maurizio Bisanti (I Quaderni del Bardo edizioni), non mi aspettavo di essere travolto da un'onda emotiva così potente. Non è il classico, freddo resoconto militare. È un diario intimo, viscerale, in cui il sudore della fatica si mescola alle lacrime di una moglie che aspetta a casa.
L'altra faccia del coraggio: l'attesa
La genialità di quest'opera inizia fin dalla prefazione, affidata non a un generale, ma a Grazia, la moglie dell'autore. Come una Penelope moderna, Grazia racconta la solitudine dei mesi di missione, l'attesa scandita dal lavoro a maglia e il profumo intenso della divisa del marito: un misto di nafta, petrolio e ferro. Quell'odore era il simbolo della sua "bella e stimata rivale", la Marina Militare. Inserire questa prospettiva rende il libro universale. Non parla solo a chi ama la storia militare, ma a chiunque sappia cosa significhi amare qualcuno che rischia la vita per il proprio Paese.
Un viaggio innescato dal dolore
Il prologo ci porta nel 2020. Maurizio, ormai in pensione, è ricoverato in terapia intensiva per un ictus. Nel silenzio asettico dell'ospedale, isolato dal mondo a causa della pandemia, la sua mente inizia a riavvolgere il nastro. Compare la "malesciana" (la saudade salentina), la nostalgia per le nipoti lontane in Brasile, e da lì sgorga il bisogno di raccontare. Da quel letto d'ospedale nasce il patto con la memoria: ripercorrere 30 anni di servizio, partendo da quel tuffo nel mare del "Ciolo" in cui suo padre gli insegnò, spingendolo in acqua, a rimanere a galla nella vita.
Beirut, 1983: Quando la storia ti esplode in faccia
Il cuore pulsante del libro è la missione "Libano 2". Bisanti ci trasporta nelle strade devastate di Beirut con una prosa cruda. Non ci risparmia nulla: l'inferno degli agguati notturni, l'odore della polvere da sparo e il tragico 15 marzo 1983, quando una pattuglia del San Marco subisce un agguato mortale. La perdita del marò Filippo Montesi e le gravi ferite di compagni fraterni come Claudio Parodi e Luigi Fiorella segnano uno spartiacque. La guerra smette di essere un'esercitazione e diventa sangue sull'asfalto.
Ma è in questo scenario apocalittico che emerge l'umanità più pura. Il momento in cui Bisanti incontra Fatima, una madre palestinese del campo di Shatila sopravvissuta ai massacri, che offre un vassoio di tè bollente e pane pita ai soldati italiani, è letteratura pura. È l'incontro tra mondi lontani uniti dalla sofferenza.
Perché leggerlo?
Maurizio Bisanti ha scritto un capolavoro di resilienza. Con ironia levantina, rigore militare e una profonda umanità, l'autore ci ricorda che sotto la mimetica di un "Leone" batte il cuore di un padre, di un marito, di un uomo che ha visto la morte ma ha scelto, sempre, di difendere la vita
Il Cortocircuito Sovranista: Perché Vannacci usa Sánchez per affondare Meloni (e come uscire dal caos) - Intervento di Stefano Donno
Aprite gli occhi, strabuzzateli. Poi chiudete un attimo le palpebre e riapritele! Non ci credete vero?! Avete letto bene, e no, non è un errore di battitura. Roberto Vannacci ha appena dichiarato che sull'immigrazione "Sánchez ha ragione" e che la gestione di Giorgia Meloni è "un fiasco". Se state cercando di raccogliere la mascella dal pavimento, fate un bel respiro: in termini di spietata geopolitica, questa dichiarazione ha perfettamente senso.
Vannacci ha appena fatto esplodere la più grande contraddizione del governo Meloni: il divario incolmabile tra la propaganda elettorale dei "blocchi navali" e la realtà di una gestione che si è persa tra costosi centri in Albania (veri e propri buchi neri giuridici) e accordi fragili con autocrati nordafricani. Sánchez, al contrario, pur da sinistra, sta portando avanti in Spagna una politica di "migrazione circolare", stringendo accordi economici diretti con i paesi dell'Africa occidentale per formare lavoratori lì e portarli legalmente in Europa.
La verità che nessuno vuole ammettere? L'Italia sta perdendo la guerra demografica ed economica, e l'approccio ideologico all'immigrazione ci sta costando miliardi senza fermare gli sbarchi irregolari.
È ora di smettere di rincorrere i sondaggi e iniziare a governare la realtà. Ecco come.
1. Il Sistema dei "Corridoi Economici Dedicati"
Basta con i decreti flussi generici e i "click day" che favoriscono solo il caporalato. L'Italia ha un disperato bisogno di manodopera in settori specifici: manifattura, sanità, agricoltura e turismo. La soluzione è creare agenzie di reclutamento bilaterali nei paesi di origine (es. Tunisia, Egitto, Senegal). Selezioniamo, formiamo linguisticamente e professionalmente i lavoratori prima che partano, vincolando il visto a un contratto di lavoro garantito. Tagliamo fuori i trafficanti rendendo il viaggio legale l'unica opzione economicamente sensata.
2. Hub di Formazione, non "Centri di Detenzione"
Spendere centinaia di milioni per esternalizzare l'accoglienza in Albania è un palliativo temporaneo che non risolve il nodo di chi è già sul territorio o di chi arriverà inevitabilmente. Dobbiamo trasformare i centri di accoglienza in hub di valutazione delle competenze. Chi arriva deve essere immediatamente profilato: hai una competenza utile? Inizi l'integrazione. Non hai diritto all'asilo e non vuoi formarti? Scatta il rimpatrio immediato. La permanenza deve essere legata a un patto di produttività e rispetto delle regole, non a un parcheggio passivo a spese dello Stato.
3. Asimmetria Negoziale Europea
Meloni ha cercato di fare accordi bilaterali isolati. È un errore geopolitico da dilettanti. L'Italia da sola non ha il peso economico per costringere i paesi nordafricani ad accettare i rimpatri. Dobbiamo imporre all'Europa di legare ogni singolo euro di aiuti allo sviluppo, fondi commerciali e visti Erasmus alla cooperazione sui rimpatri e sul controllo delle coste. O l'Europa usa il suo peso commerciale come un blocco unico, o le frontiere del sud collasseranno.
Conclusione: Vannacci ha usato Sánchez per lanciare una bomba politica, ma ha scoperchiato un vaso di Pandora che riguarda tutti noi. La destra deve capire che i muri di carta non fermano la demografia, e la sinistra deve capire che l'accoglienza indiscriminata distrugge il welfare. L'immigrazione non è un'emergenza umanitaria, è una catena di approvvigionamento del capitale umano. Chi la gestirà con pragmatismo vincerà il decennio. Gli altri continueranno a fare propaganda sui fallimenti altrui.
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