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lunedì 9 febbraio 2026

Il traditore. La vera storia dei due dittatori e di un patto costruito sull'inganno di Angelo Bottai Polimeno (UTET)

 




















Molto è stato scritto sull’alleanza tra Hitler e Mussolini e sulle sue terrificanti conseguenze. Ma ancora molti, come documenta e racconta in modo chiaro l’autore di questa singolare biografia parallela dei due dittatori, sono i passaggi cruciali su cui rimane importante far luce. A partire dal Patto d’Acciaio, l’intesa nazifascista che, costruita dal primo momento sull’inganno, ha trasformato uno dei contraenti da alleato in ostaggio, inducendolo a subire terribili umiliazioni e a voltare le spalle al suo paese, al suo popolo e alla sua famiglia. È dietro quel nefasto accordo che si cela il vero traditore: «Sappiamo che Mussolini, nel momento della sua disfatta, si è sentito vittima di un tradimento. Ma chi, davvero, lo avrebbe metaforicamente pugnalato?». Carte alla mano, Angelo Polimeno Bottai – saggista, giornalista e discendente di uno dei protagonisti di quello storico evento – rifiuta di identificare i traditori nei diciannove gerarchi che il 25 luglio del 1943 votarono per fermare Mussolini, semplicemente attenendosi al programma del pnf laddove stabilisce che l’interesse del partito dev’essere subordinato a quello della nazione. Questa iniziativa, pagata da alcuni con la vita, segna la fine del regime e del movimento mussoliniano: ci si potrebbe spingere a ritenere, come l’autore, che si tratta del primo atto politico della Resistenza in Italia, e lo dimostra il fatto che il Duce stesso, in seguito, si rifiuterà di inserire l’aggettivo “fascista” nel nome della Repubblica sociale italiana. Gli ultimi terribili mesi della guerra in Italia sanciscono il trionfo del tradimento hitleriano nei confronti di Mussolini e dell’Italia, trascinati dall’alleato nazista nell’abisso

Antonello da Messina - lettura iconologica del Professor Roberto Filippetti. 24.11.2025, Venezia

 

IL COMICO PUCCI RINUNCIA A SANREMO PER I COMMENTI DELLA SINISTRA VS DI LUI E LA FAMIGLIA

 

Assalto a portavalori e sparatoria sulla Lecce-Brindisi

 

Zichichi: "c'è una logica che governa l'universo"

 

Patrizia De Blanck si racconta a Oggi è un altro giorno - Oggi è un altro giorno 13/04/2021

 

Watch this video - Dungeons and Dragons: From Satanic Panic to Creative Revolution

 

Trova l'errore - Kubrick e il Caso Epstein: Verità o Complotto?

 

domenica 8 febbraio 2026

The Architecture of Excelsior For the Generalissimo for Stan Lee by Stefano Donno

 Across the halftone screen of a mid-century Tuesday, you drafted the blueprint for the flawed divine. Not the marble stillness of Olympus, but the radiator-hiss of Forest Hills, where the radioactive sting isn’t a curse, but a mortgage on morality.

You traded the thee and thou for the thwip and zap, finding the rhythmic iambics in a Queens accent. The lineation here is a skyscraper’s edge: vertical, precarious, swinging on a filament of "What If?"

We see you in the ink-wash of the cameo— a mailman, a bus driver, a cosmic observer— the creator hiding in the crowd of his own making. You understood the Metrical Tension between the secret identity and the spandex skin; that a hero is simply a human who refuses to let the panel border contain their reach.

The ink never dries on your "True Believers." It stays wet, staining the fingers of the dreamers, alliteration marching like a silver surfer across the vacuum of the blank page. Excelsior—not as a slogan, but as a kinetic enjambment: the soul constantly leaping to the next frame




Troppo vetro per questa pietra – l’antologia poetica di Rafael Soler edita da i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

 

Troppo vetro per questa pietra • Rafael Soler
iQdB Casa Editrice

Troppo vetro
per questa pietra

Rafael Soler

Versi che abbracciano l’essere e l’esistere. Un best-of della poesia spagnola contemporanea che regala lucida coscienza e intimità con la vita e con la morte.

CLICCA QUI E COLLEGATI SUBITO
Traduzioni di Gianni Darconza, Laura Garavaglia, Daniela Citterio
Rafael Soler, poeta spagnolo

Rafael Soler

Valencia 1947. Poeta, narratore premiato, professore universitario e Vicepresidente dell’Associazione degli Scrittori Spagnoli. Sei libri di poesia, sei romanzi, tradotto in tutto il mondo. Una voce poetica così forte da abbracciare l’intera esistenza.

6
Libri di poesia
15+
Paesi in cui ha letto
8
Lingue di traduzione

Il libro

Rafael Soler è considerato un poeta con un mondo poetico interiore così forte che la sua stessa voce abbraccia l’essere e l’esistere della vita, regalando ai lettori versi profondi e illuminanti che offrono stati di lucida coscienza.

Questa antologia – il best-of della sua produzione – apre una dimensione alternativa per contemplare il mondo, manifestando un’affascinante intimità con la morte e superandone i limiti. Uno sguardo intelligente, singolare, misterioso, visionario, legittimato solo dall’amore per l’amore e per la vita.

Tre poesie che ti cambiano lo sguardo

"Non ti accompagna nessuno in questo viaggio
Fa’ ciò che è giusto
benché sia alto il prezzo
e crudele il suo verdetto..."

— Non ti accompagna nessuno in questo viaggio

"Il silenzio è più saggio
perché aspetta il suo turno
in questo taccuino dove abito..."

— Ultimo

"Così abbiamo attraversato insieme
i viali solenni e i campi
gli ampi giorni pieni e gli anni miserabili..."

— Dal tuo cuore di ieri

Vuoi entrare in questa dimensione?

Leggi l’antologia che sta conquistando i lettori più esigenti.

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iQdB Casa Editrice • Collana Scritture Incontri

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Be unstoppable. Cuori intrecciati di Lily Red (Newton Compton Editori)

 Matthew ha deciso di cambiare vita. Kelsey è a un passo dal realizzare il suo sogno. E se questo significasse perdersi per sempre?

«Nell’hockey, la partita deve iniziare e continuare, a tutti i costi.»
«Ma poi finisce.»
«Ma non finisce l’amore.»


Dopo tutti gli eventi che li hanno tenuti lontani, dopo le difficoltà e le incomprensioni che sembravano dividerli per sempre, Matthew e Kelsey hanno finalmente trovato un loro equilibrio. Il sentimento che li lega è ormai solido. Non è più solo attrazione: è un amore che ha imparato a resistere alle tempeste, a superare gli ostacoli, a crescere giorno dopo giorno. Entrambi si sostengono in ogni situazione, bella o brutta che sia, con una complicità unica. Tuttavia, quando la sua carriera di cantante sta per spiccare il volo, Kelsey è costretta a prendere decisioni importanti per il futuro che rischiano di portarla lontano da Montréal. Dal canto suo, Matthew ha deciso di chiudere il capitolo dell'hockey e dedicarsi alla medicina. Non sa cosa gli riserverà il futuro, ma di una cosa è certo: mai e poi mai ostacolerà i sogni di Kelsey. Anche se questo dovesse significare perderla. Scissa tra il cuore e la ragione, Kelsey si ritrova piena di dubbi e paure. Nel momento in cui le si presenterà un'occasione irrinunciabile, sceglierà la carriera oppure la sua vita con Matthew?






L'Iran alza la voce: la bomba nucleare come "potere di dire no" - ecco cosa ne penso

 Leggendo le parole pronunciate ieri dal ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi al Congresso Nazionale sulla Politica Estera, mi è venuto in mente un vecchio detto persiano: «Chi non ha spada, non può sedersi al tavolo delle trattative». Solo che stavolta Teheran non sta più sussurrando. Lo sta gridando.

«La nostra bomba nucleare è il potere di dire di no alle grandi potenze».
È una frase che non lascia spazio a interpretazioni. Non è una minaccia velata, è una dichiarazione di principio. Araghchi non sta dicendo «vogliamo la bomba». Sta dicendo: ce l'abbiamo già nel cassetto, e il cassetto è aperto. L'arricchimento dell'uranio non è più un "diritto pacifico" da difendere con il fioretto diplomatico: è un'arma di dissuasione, un biglietto da visita, un modo per ricordare a Washington, Tel Aviv e a chiunque altro che l'Iran non è più il paese che nel 2015 firmò il JCPOA con il cappello in mano.
Il presidente Pezeshkian, nello stesso momento, parla di «passo avanti» nei colloqui indiretti in Oman con gli americani. Ma subito dopo aggiunge: «Rifiutiamo la coercizione». Traduzione: parliamo, ma solo se ci trattate da pari. Se arrivate con il bastone (sanzioni, minacce militari, "diktat" trumpiani), noi rispondiamo con il bastone. Se arrivate con rispetto, noi rispondiamo con rispetto.È la stessa logica che usava Khamenei vent'anni fa, solo che oggi la ripetono in pubblico, senza più giri di parole. E lo fanno in un momento in cui Trump è tornato alla Casa Bianca, Netanyahu è sotto pressione interna, e l'Iran ha dimostrato – con gli attacchi del 2024 e la resilienza del suo programma – che gli strike israeliani e americani non bastano a fermarlo.Cosa significa davvero questa svolta retorica?
  1. L'Iran ha rinunciato alla "ambiguità nucleare". Per decenni Teheran ha giocato la carta del "non vogliamo la bomba, ma sappiamo farla". Ora Araghchi dice esplicitamente che la bomba è potere. È un cambio di paradigma: non più "non la vogliamo", ma "ce l'abbiamo e la usiamo come scudo".
  2. Sta preparando il terreno per un negoziato duro. Quando un paese dice «abbiamo la bomba» prima di sedersi al tavolo, di solito vuole alzare il prezzo. Teheran sa che Trump vuole un accordo "meglio del JCPOA". L'Iran risponde: va bene, ma questa volta partiamo da qui. Niente più "arricchimento al 3,67%", ma forse al 60% o oltre. Niente più ispezioni illimitate. E soprattutto: riconoscimento del diritto all'arricchimento come diritto sovrano, non come concessione.
  3. È un messaggio anche interno. Pezeshkian è un riformista, eletto con la promessa di dialogo. Ma in Iran i riformisti sopravvivono solo se dimostrano di non essere "morbidi". Araghchi gli copre le spalle: «Parlo io, il duro, così tu puoi dire che stai negoziando».
Da libero cittadino cosmopolita, che ha visto fallire il JCPOA, l'accordo di Trump, le massime pressioni, le minime pressioni, mi viene da pensare una cosa semplice: l'Iran ha vinto la guerra della pazienza. Ha resistito a Trump 1.0, a Biden, alle sanzioni, agli omicidi mirati, agli attacchi cibernetici, ai sabotaggi. Oggi ha scorte di uranio arricchito al 60%, centrifughe avanzate, know-how che nessuno gli ha portato via. E lo dice apertamente.Il rischio è che questa trasparenza diventi detonatore. Perché se l'Iran dichiara di avere la capacità di "dire no" con la bomba, Israele non può più permettersi di aspettare. E Trump, che ama gli ultimatum, potrebbe decidere che il "tempo è scaduto" prima di quanto Teheran immagini.Ma c'è anche un'altra possibilità, più sottile. Che questa sia la versione iraniana del "madman theory" di Nixon: facciamo paura, così ci prendono sul serio. E poi, dietro le quinte, si tratta.Per ora, però, le parole sono chiare. E in Medio Oriente le parole, quando vengono dette così forte, di solito precedono i fatti (Stefano Donno) 






"DUE" di Erri De Luca

 

BTP VALORE MARZO 2026: caratteristiche, cedole e ipotesi di rendimento | file excel per simulazioni

 

India v USA | Match Highlights | Men’s T20 World Cup 2026

 

"VANNACCI? CON FUTURO NAZIONALE NON PUÒ AVER FATTO TUTTO SOLO" | Con Giorgio Bianchi e A. Contri

 

Ragazzi inglesi: reazione ESILARANTE a How I Met Your Mother - S3 E17 (La capra)

 

sabato 7 febbraio 2026

Il coraggio di essere timidi di Massimo Ammaniti (Raffaello Cortina Editore)

 Attraverso l’esempio di figure illustri come Darwin e Gandhi che hanno fatto della timidezza un’arma vincente, l’autore riflette infine sulla possibilità di trasformare la timidezza in una risorsa, valorizzando la propria sensibilità, la propria capacità di riflessione e il proprio mondo interiore.


La timidezza è una condanna o un'opportunità? La timidezza, la paura e l’ansia sono esperienze umane comuni, ma possono trasformarsi in ostacoli invalidanti, soprattutto in una società che premia l’estroversione e la performance. La timidezza non è un difetto da correggere, ma una caratteristica complessa e sfaccettata, che può essere fonte di sofferenza ma anche di ricchezza interiore. Attraverso un’analisi che spazia dalla psicoanalisi alla neurobiologia, dal cinema alla letteratura, il libro esplora le radici della timidezza, tra fattori genetici, esperienze infantili e dinamiche familiari; le diverse manifestazioni dell’ansia e della paura e il loro impatto sulla vita quotidiana; le difficoltà relazionali e sociali che incontrano i timidi, soprattutto in adolescenza, e le strategie per sviluppare l’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e la capacità di gestire le proprie emozioni; il ruolo dei genitori e degli educatori nel sostenere i bambini e i ragazzi timidi




Una "virgola per pensare” di Donato Di Poce (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

Una "Virgola per Pensare" di Donato Di Poce - Scopri il Diamante Etico-Linguistico

Scopri "Una Virgola per Pensare" di Donato Di Poce

Un diamante etico-linguistico che tracima filosofia, poesia e ironia.

Donato Di Poce, tra i maggiori poeti e aforisti contemporanei, tradotto in spagnolo e rumeno, ci regala una raccolta di aforismi che critica il presente ma ama e vede il futuro. Un minimalismo linguistico che trabocca poesia e orizzonti filosofici.

"A volte basta una virgola, Per non farti sentire prolisso."

"Le anime in cerca di verità Si accecano di dubbi. Quelle in cerca d'illuminazioni Si nutrono di 'non so'."

Pubblicato l'8 marzo 2022 da iQdB Casa Editrice - I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, con copertina opera di Max Marra. Ideale per chi cerca riflessioni profonde in forma breve.

Perché Leggerlo?

Immergiti in un mondo di ironia e saggezza che illumina il quotidiano. Questo libro non è solo una lettura, ma un invito a pausing e pensare, perfetto per menti curiose e anime in cerca di ispirazione.

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La Guerra Russia-Ucraina: Notte di Terrore e Svolte Diplomatiche all'Orizzonte nel 2026 - ecco cosa ne penso

Sapete, seguo questo conflitto da quando è iniziato nel 2022, e ogni aggiornamento mi colpisce come un pugno allo stomaco. Oggi, sfogliando le live news da fonti affidabili, mi ritrovo a riflettere su un mix di violenza brutale e barlumi di speranza diplomatica. È il quarto anno di guerra, e mentre i droni solcano i cieli notturni portando morte, dietro le quinte si muovono pedine che potrebbero cambiare tutto. Proviamo a dissezionare questi eventi con un po' di logica umana – non solo fatti freddi, ma anche quel senso di urgenza e frustrazione che proviamo tutti quando pensiamo a quante vite sono in gioco.Partiamo dal dolore più immediato, quello che ti fa stringere il cuore. Nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, l'Ucraina ha subito un'ondata massiccia di attacchi russi: oltre 400 droni e circa 40 missili, come ha denunciato il presidente Volodymyr Zelensky in un post su X. Gli obiettivi? Principalmente la rete energetica, con esplosioni in regioni come Odessa, Vinnytsia, Khmelnytskyi, Ternopil, Leopoli e Ivano-Frankivsk. Immaginate intere città al buio, famiglie terrorizzate dal rombo dei missili – e sì, ci sono stati danni a infrastrutture critiche, come la centrale termoelettrica di Burshtyn. Zelensky l'ha detto chiaro: "Ogni giorno, la Russia potrebbe scegliere la vera diplomazia, ma sceglie nuovi attacchi". Come esperto, non posso fare a meno di empatizzare: questi non sono solo numeri, sono persone che lottano per la normalità in mezzo al caos. E dall'altra parte, la Russia riporta di aver abbattuto 82 droni ucraini su varie regioni, inclusi 45 solo a Volgograd. È una guerra di attrito, dove ogni notte porta nuove ferite.Poi ci sono le tragedie individuali che rendono tutto così reale. Pensate a quella donna di 31 anni uccisa da un drone russo nella regione di Sumy, mentre guidava la sua auto – il veicolo ha preso fuoco, e lei non ce l'ha fatta. O all'attacco nella regione russa di Kursk, dove un drone (presumibilmente ucraino) ha colpito una casa, uccidendo un uomo di 27 anni e ferendo altri tre, inclusa una ragazza di 13 anni. Questi episodi mi fanno pensare: quanto odio deve accumularsi prima che si fermi? Intuitivamente, vedo qui un ciclo di vendette che alimenta se stesso, rendendo la pace ancora più elusiva. E non dimentichiamo l'impatto oltre confine: gli attacchi hanno persino costretto la Polonia a sospendere temporaneamente i voli negli aeroporti di Lublino e Rzeszów, anche se poi è stato confermato che non c'è stata violazione dello spazio aereo.Sul piano militare, la Russia rivendica conquiste: il ministero della Difesa ha annunciato la presa del villaggio di Chuhunivka nella regione di Kharkiv. È un piccolo pezzo di terra, ma in questa guerra ogni metro conta per il morale e le posizioni negoziali. Dal mio punto di vista, questi avanzamenti sporadici mostrano che Mosca sta cercando di consolidare il fronte orientale, forse per negoziare da una posizione di forza. Ma è qui che entra la diplomazia, e devo ammettere un filo di ottimismo cauto. Zelensky ha rivelato che delegazioni ucraine e russe si incontreranno negli USA la prossima settimana – probabilmente a Miami – per colloqui bilaterali. È la prima volta che Washington invita entrambe le parti direttamente, e gli americani spingono per chiudere la guerra "entro l'inizio dell'estate, a giugno". Dopo il nulla di fatto ad Abu Dhabi, dove non si è risolto nulla sul Donbass o sulla centrale di Zaporizhzhia, questo potrebbe essere un turning point.Zelensky è stato fermo: "L'Ucraina non sosterrà accordi che la riguardano senza essere coinvolta", specialmente su questioni territoriali. La Russia vuole che Kiev abbandoni Donetsk, mentre gli USA propongono una zona economica libera come compromesso. E poi c'è questo misterioso "pacchetto Dmitriev" – accordi economici tra USA e Russia per 12 trilioni di dollari? Suona come un'intuizione geopolitica: Washington potrebbe usare la carota economica per convincere Putin a mollare la presa. Ma attenzione, non illudiamoci: Zelensky ha ribadito che qualsiasi deal deve rispettare la Costituzione ucraina. Come analista, ipotizzo che se questi trilaterali (Ucraina-USA-Russia) decollano, potremmo vedere un cessate il fuoco temporaneo, magari legato alla ricostruzione della diga di Kakhovka. È "fuori dagli schemi" pensare che l'economia possa sbloccare ciò che le armi non hanno fatto, ma la storia insegna che spesso è così – pensate alla fine della Guerra Fredda.Non trascuriamo le crepe interne alla Russia. L'attentato al generale Vladimir Alekseyev, vice capo del GRU, a Mosca: ferito gravemente ma ora cosciente dopo l'operazione. Le autorità hanno arrestato un sospettato "portato da Dubai" e un complice, e il ministro Lavrov accusa Kiev. È un episodio che puzza di instabilità: dissenso interno, spionaggio, o ritorsione? Intuitivamente, mi ricorda l'ammutinamento di Prigozhin – segnali che il regime di Putin non è monolitico come sembra. E nel frattempo, l'UE ha varato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, stringendo ulteriormente il cappio economico.In conclusione, questo 7 febbraio 2026 dipinge un quadro di escalation notturna che ferisce profondamente, ma anche di mosse diplomatiche che potrebbero portare a una svolta. Come essere umano, provo una miscela di rabbia per le vittime e speranza per i negoziati – non è facile stare a guardare, ma credo che l'unità occidentale, con un USA più assertivo, possa fare la differenza. E se fossi Zelensky o Putin, punterei tutto su garanzie internazionali per una pace duratura. Voi che ne dite? Potrebbe essere l'anno in cui finisce l'incubo, o solo un altro capitolo di sofferenza? Continuiamo a monitorare, con empatia e realismo
(Stefano Donno)



Ode to the Shapeshifter for Ecca Vandal by Stefano Donno

 Ode to the Shapeshifter

In the sprawl of Naarm's neon veins,
you erupt—South African spark, Tamil fire,
Sri Lankan roots twisted through Melbourne's concrete pulse.
Jazz whispers in your throat, improvisation's wild swing,
then punk's DIY howl shreds the air,
fusing hip-hop's beat with soul's electric wail.
Fearless, you cruise to self-soothe,
bleed but never die, rebuild from the shatter—
Molly in the mix, a sonic alchemy
where genres collide like tectonic plates,
birthing earthquakes on stage.
Queens of the Stone Age bow, Idles roar in echo,
Prodigy pulses in your wake.
Edgy disposition, something to say,
unapologetic power wrapped in melody's grace.
You, the genre-defier, strut through the storm,
raw and rebuilt, a heroine's future etched in bass lines.
Resilience in Rhythm(Found form: Lyrics fragmented as recipe for rebellion)
Ingredients:
One part apartheid exile, simmered in late '80s flight.
Stir in jazz's freeform chaos—improvise till it swings.
Add punk's abandon, raw and unfiltered,
dash of hip-hop's defiant verse.
Fold in trip-hop's shadow, electronic hum.
Method:
Break the mold—self-titled debut, 2017 blaze.
Tour with heavyweights: Queens, Prodigy, Idles' thunder.
Release 'CRUISING TO SELF SOOTHE'—drive through the ache.
'Bleed But Never Die': rise from the cut, piece by piece.
'MOLLY' in 2025: quiet rebuild under the explosion.
Serve:
With unrelenting energy, live and fearless.
Garnish with Tamil heritage, South African grit.
Feeds a generation's hunger for the unafraid.
Echo of the EnigmaVerso libero laced with typographical breath:
E c c a
V a n d a l
struts / slashes / soars—
White Flag raised not in surrender but surge.
Battle Royal in the orbit of Sampa's great verse,
End of Time pulsing like a heartbeat unmoored.
Diasporic storm: from Lanka via Africa's scar,
to Australia's roar. Enigma wrapped in enigma,
parents' lore of stability, daughters' defiant strum.
Future Heroine:
b a n g i n g
genre-bending anthems,
vibrant / dazzling / alive.
You juggle metal's edge with R&B's curve,
queer the lines of expectation,
trauma's echo turned to triumph's yell.
In this post-transnational beat,
your voice—a sovereign poetics,
intersectional fire that won't fade







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