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Dalle ceneri dei quadri bruciati nel '54 a Lecce fino al magnetismo del Movimento Ghen: un viaggio nel laboratorio clandestino di Francesco Saverio Dòdaro, l'agitatore culturale che ha anticipato il futuro guardando al grembo materno.
Ci sono intellettuali che fanno rumore e poi ci sono figure monumentali e defilate, autentici "gendarmi solitari", che il rumore lo disinnescano alla radice, preferendo la traiettoria invisibile del sotterraneo. Francesco Saverio Dòdaro (1930-2018) appartiene di diritto a questa seconda specie
Ma chi era davvero Dòdaro? Per capirlo bisogna fare un salto indietro, a quell'estate leccese del 1954 in cui, insieme all'istrionico Edoardo De Candia, decise di appiccare un falò per bruciare le proprie tele
L'intuizione di Dòdaro è di quelle che ti cambiano la prospettiva: il ritmo di ogni linguaggio umano, la musicalità stessa della poesia, affonda le sue radici nel battito del cuore materno ascoltato in età fetale
Il libro curato da Aprile non è una semplice antologia celebrativa, ma una polifonia di voci – da Lamberto Pignotti a Fernando Miglietta, da Luciano Caruso a Ruggero Maggi, passando per le testimonianze affettuose di Stefano Donno, Mauro Marino, Elisabetta Liguori e lo stesso curatore – che compongono la mappa di un'officina inesauribile
Leggere Khorale significa addentrarsi in un bosco di vetro dove la parola scritta diventa oggetto misterioso, rébus visivo e sonoro
Un libro imperdibile per chi crede che la letteratura non sia un passatempo borghese, ma un'arma di indagine esistenziale. Voi avete mai esplorato i confini estremi della poesia visiva?

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