Qui non troverai solo la mia opinione su [la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
C’è un momento preciso in cui la letteratura contemporanea smette di farti compagnia e inizia a toglierti il respiro. Succede quando un autore decide di guardare dove noi distogliamo lo sguardo, squarciando le ipocrisie del rimosso sociale. Con la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti (edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), ci troviamo di fronte a un’opera spiazzante, un congegno polifonico affilato come un bisturi che ridefinisce i canoni del romanzo psicologico contemporaneo.
L’intreccio: un gioco di specchi e menzogne floreali
All’apparenza, il dispositivo narrativo ideato da Giannetti muove da una prescrizione terapeutica: cinque persone in libertà condizionale, seguite dall'Associazione Pegaso nell'ambito del progetto sperimentale "Tre eRRRe" (Riabilitazione, Reinserimento, Riscatto), sono chiamate a redigere un diario per raccontare i loro primi trenta mesi di ritorno al mondo e le loro riflessioni sul futuro. Ai protagonisti viene concesso uno scudo protettivo: sostituire i nomi dei propri figli scomparsi con quelli di fiori botanici.
Così incontriamo:
Luigi Benotti (Anemone), liutaio tormentato dai fantasmi interiori e dall'incapacità di salvare il figlio dalla depressione;
Marika Persio (Camelia), costruttrice meticolosa di diorami bellici in scala, in cui il controllo sui soldatini di piombo e resina tenta di arginare un terrore atavico e il peso del rapporto materno;
Francesca Liverzani (Giglio), donna in perenne fuga emotiva e allucinata ricercatrice a Parigi;
Patrick Holmes (Peonia), ex professore universitario che corre ogni alba nel Cimitero Acattolico di Roma credendo di fondersi con gli spiriti illustri del passato per fare da tramite spirituale alla figlia perduta;
Arturo Merzario (Azalea), uomo semplice e disperato, che trasforma la sua ultima relazione in una serie di messaggi WhatsApp inviati lungo i sentieri innevati del Corno del Renon.
Il colpo di scena: la rottura del codice
Ma il vero fulcro del romanzo non risiede nella cronaca della riabilitazione, bensì nella caduta delle maschere. Nel quarto capitolo, attraverso la voce di Patrick, e nell’epilogo disperato e febbrile di Arturo, il velo si squarcia: non siamo di fronte a genitori che hanno subìto un lutto naturale o una perdita accidentale. I cinque protagonisti sono "figlicidi".
Quella cortina di petali, camelie, peonie e anemoni non era che un sofisticato e tragico meccanismo di rimozione e dissociazione. Giannetti conduce un'operazione letteraria audacissima: costringe il lettore a empatizzare per decine di pagine con la solitudine, le fragilità e la quotidianità di esseri umani feriti, per poi inchiodarlo alla natura indicibile del loro atto. Come riflette Patrick, “figlicida” è una parola quasi impronunciabile in italiano, un tabù assoluto che la società preferisce seppellire sotto perifrasi o diagnosi mediche rassicuranti.
L’eco baudelairiana e la soglia del 2020
Con la citazione d'apertura da Les fleurs du mal di Baudelaire e l’opera di copertina Madam Death di Eleonora Ruberti, Fiori si colloca nel solco di una grande tradizione letteraria che interroga il confine tra grazia e corruzione, colpa e redenzione. Sullo sfondo scorrono le ultime settimane del gennaio-febbraio 2020: i sintomi di un'influenza misteriosa e globale che comincia a serpeggiare a Roma (l'ombra del Covid) fanno da contrappunto apocalittico alla disgregazione psichica e morale dei protagonisti.
Andrea Giannetti ha scritto un testo perturbante, geometrico eppure intriso di dolente umanità. La nuova edizione de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, restituisce ai lettori un libro coraggioso, privo di sconti moralistici, che interroga la nostra capacità di guardare dentro l'abisso della coscienza.

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