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sabato 13 dicembre 2025

MovieBlog- 1052: Recensione Wake Up Dead Man- A Knives Out Mystery

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Perché dopo il risveglio spirituale contano solo i rapporti sessuali | Psicologia di Carl Jung

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PARADISE LOST - Salvation (OFFICIAL MUSIC VIDEO)

Dal salotto al Palazzo. Storia del potere televisivo in Italia 1974-1994 di Mirco Dondi ( Laterza)

 Mirco Dondi, sulla base di una documentazione inedita e di interviste ai protagonisti di questa rivoluzione, con un racconto originale e nuovo, getta finalmente luce sulla storia italiana più recente.


All’alba degli anni Ottanta qualcosa di profondo cambiò l’Italia. Dalla galassia delle televisioni private emersero quattro network che avrebbero ridisegnato il panorama sociale, politico e culturale del Paese: quelli legati a Rizzoli, Rusconi, Mondadori e Berlusconi. Non fu un’espansione casuale. Dietro la spinta alla creazione di queste reti nazionali c’erano esigenze precise: l’interesse dei pubblicitari a raggiungere un mercato più vasto, la necessità degli editori di ammortizzare i costi dei programmi acquistati all’estero e, soprattutto, l’ambizione di esercitare una nuova forma di potere. L’avvento di nuovi generi televisivi e una fruizione sempre più intensa del mezzo diedero il via a una trasformazione profonda nel costume italiano. Si trattò di una seconda americanizzazione, più sottile e interiorizzata rispetto a quella del dopoguerra. E mentre i partiti politici permettevano al sistema televisivo privato di crescere senza una legge che lo regolamentasse, accadde l’inevitabile: il peso del potere economico sopravanzò definitivamente le capacità decisionali della politica, con effetti di lungo periodo che avrebbero plasmato l’Italia che conosciamo oggi





venerdì 12 dicembre 2025

Il Grande Freddo dei Conti Correnti: Se Mosca presenta il conto (salato) all'Europa - ecco cosa ne penso

 C’era una volta l’inviolabilità della proprietà privata, quel pilastro sacro su cui l’Occidente ha costruito cattedrali finanziarie e imperi bancari. C’era, appunto. Perché a leggere le ultime dispacci da Mosca, sembra che quel pilastro sia stato definitivamente abbattuto a colpi di realpolitik e disperazione contabile.


La notizia di oggi non è tanto che il Cremlino minaccia ritorsioni. Quello è il copione standard di Maria Zakharova, ormai prevedibile come il ritardo dei treni pendolari. La vera notizia, quella che dovrebbe far tremare i polsi non ai generali ma ai governatori delle banche centrali, è la qualità della minaccia. Mosca ha smesso di abbaiare alla luna e ha tirato fuori la calcolatrice.

L’Occidente, nella sua infinita saggezza (o infinita ingenuità, ai posteri l’ardua sentenza), ha deciso che i circa 300 miliardi di dollari di asset russi congelati non debbano solo "dormire" nei forzieri di Euroclear in Belgio, ma debbano lavorare. Per chi? Per Kiev. "Riparazioni di guerra anticipate", le chiamano a Bruxelles con un eufemismo che farebbe impallidire Orwell. "Furto legalizzato", rispondono dal Cremlino.

E qui casca l'asino, e forse anche l’euro. La risposta russa annunciata oggi non è solo militare o diplomatica: è asimmetrica e finanziaria. Mosca ha messo sul piatto la nazionalizzazione forzata degli asset occidentali ancora presenti nella Federazione. Si parla di miliardi di euro di aziende europee che, nonostante le sanzioni, sono rimaste impantanate nel "l'importante è non perdere il mercato". Se noi prendiamo i loro rendimenti, loro si prendono il capitale dei nostri investitori. Uno scambio alla pari? Nemmeno per sogno. È un gioco a somma zero dove a perdere è la credibilità del sistema.

Ma il punto critico che la politica mainstream finge di ignorare è il messaggio che mandiamo al resto del mondo. Cosa penseranno i fondi sovrani sauditi, cinesi o indiani? Che l'Europa è una cassaforte sicura, o che è una trappola per topi dove il tuo denaro è tuo solo finché non diventi politicamente sgradito?

Stiamo giocando a poker con le fiches degli altri. E il problema, quando giochi contro un avversario che non ha più nulla da perdere e che controlla ancora i rubinetti energetici di mezza Asia, è che il bluff prima o poi viene visto. La minaccia di oggi è chiara: se si rompe il tabù degli asset sovrani, saltano le regole del gioco. E in un mondo senza regole finanziarie, l'Europa – povera di materie prime e ricca solo di servizi e regole – rischia di essere il vaso di coccio tra vasi di ferro.

Forse è il caso di chiedersi se per punire lo Zar non ci stiamo tagliando le mani da soli. Perché i russi sopravvivranno mangiando patate e orgoglio nazionalista, come hanno sempre fatto. Ma i nostri mercati, abituati al caviale della stabilità giuridica, potrebbero trovarsi molto presto a dieta.
(Stefano Donno)





Capitan Marvel icona femminile del fumetto contemporaneo

Capitan Marvel è uno dei nomi più “mobili” e simbolici della storia Marvel: un titolo che attraversa decenni, identità diverse e persino battaglie legali con la concorrenza, fino a incarnarsi oggi soprattutto in Carol Danvers, volto cosmico dell’Universo Marvel e icona femminile del fumetto contemporaneo. Dietro quel nome, però, c’è un’intera genealogia di guerrieri, alieni, umani potenziati e rivoluzionari che racconta, meglio di tanti saggi, l’evoluzione del supereroe moderno.​

Le tante identità di Capitan Marvel - Il primo Capitan Marvel marveliano è Mar‑Vell, un ufficiale dell’impero Kree creato da Stan Lee e Gene Colan alla fine degli anni Sessanta e mandato sulla Terra come spia, sotto l’identità del dottor Walter Lawson. Nato come classico eroe “alieno che si innamora dell’umanità”, Mar‑Vell viene poi reinterpretato da Jim Starlin come campione cosmico, “Protettore dell’Universo”, in prima linea contro minacce come Thanos e armato di una consapevolezza cosmica che lo rende quasi mistico.​ Con il passare degli anni, il mantello di Capitan Marvel passa di mano più volte: dopo Mar‑Vell arrivano il figlio Genis‑Vell, la figlia Phyla‑Vell, l’eroe Kree Noh‑Varr e altri ancora, ognuno espressione di una fase diversa della Marvel, dal cosmico psichedelico degli anni Settanta fino alle saghe più recenti legate ai Guardiani della Galassia. Questa fluidità del titolo trasforma “Capitan Marvel” in un vero e proprio ruolo narrativo, più che in un singolo personaggio fisso.​

 

Carol Danvers: da spalla a protagonista - Carol Danvers debutta alla fine degli anni Sessanta come ufficiale dell’aviazione statunitense e responsabile della sicurezza in una base militare dove opera Walter Lawson/Mar‑Vell. Un incidente con tecnologia Kree, che la investe mentre Capitan Marvel tenta di salvarla, fonde il suo DNA umano con quello alieno, rendendola ibrida e aprendo la strada alla sua trasformazione supereroistica.​ Per anni Carol agisce con altre identità, in particolare come Ms. Marvel, ma resta spesso relegata al ruolo di comprimaria o membro di squadra, nonostante un potenziale enorme e una fanbase crescente. È solo nel XXI secolo che Marvel decide di compiere la mossa simbolica: Carol eredita ufficialmente il titolo di Captain Marvel e diventa la portabandiera dell’eroismo cosmico moderno, al centro di serie regolari e grandi crossover.​

 

Poteri e ruolo nell’universo Marvel - Le capacità di Carol Danvers, nella sua incarnazione più recente, la pongono nella fascia alta della scala di potenza Marvel: forza e resistenza superumane, volo, percezione potenziata e, soprattutto, la possibilità di assorbire energia e convertirla in devastanti attacchi fotonici. In alcune versioni raggiunge stati ulteriormente evoluti, in cui la connessione con l’energia cosmica la rende quasi inarrestabile in ambiente spaziale.​​ Ma il vero peso di Capitan Marvel non è solo numerico: il personaggio è un nodo strategico nel versante spaziale dell’universo Marvel, spesso ponte tra la Terra e imperi alieni come i Kree, e figura chiave nelle grandi guerre cosmiche, dalle battaglie contro Thanos alle crisi che coinvolgono razze intere. Questo la colloca idealmente come “equivalente cosmico” di figure terrestri come Capitan America: un simbolo, oltre che una combattente.​

 

Eredità, cinema e impatto culturale - La storia di Capitan Marvel ha anche un risvolto metanarrativo: il nome nasce originariamente in casa Fawcett/DC, per poi diventare marchio Marvel dopo complesse vicende editoriali, costringendo DC a riposizionare il suo eroe come “Shazam”. È una delle dimostrazioni più evidenti di quanto il fumetto supereroistico sia anche terreno di scontro identitario tra editori, con un singolo nome capace di spostare equilibri di mercato.​ Con l’esplosione mediatica del personaggio di Carol Danvers grazie al film del 2019 e al suo ruolo centrale nel Marvel Cinematic Universe, Capitan Marvel diventa infine un’icona globale, associata a temi come emancipazione femminile, rappresentazione e potere individuale in contesti militari e politici. Nei fumetti, questa risonanza si traduce in storie che parlano di trauma, leadership, responsabilità e appartenenza, rendendo il titolo “Captain Marvel” uno dei più carichi di significato nella mitologia Marvel contemporanea




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"Yeshua. La Nascita": arriva il terzo capitolo della quadrilogia di Stefano Rigamonti sulla vita di Gesù

Arriva online il terzo volume della serie Yeshua di Stefano Rigamonti, La Nascita, edito da Scripsi. Il libro esplora un momento cruciale della storia: la nascita di Gesù. Attraverso la storia di Yosef e Miriam, Rigamonti racconta il loro percorso, dalle difficoltà del fidanzamento alle sfide che affrontano con coraggio e fede, approfondendo temi universali come la speranza, l'amore e la lotta interiore.

" Ho iniziato a scrivere Yeshua perché non trovavo romanzi storici che trattassero di Gesù con il realismo e la coerenza storica che cercavo. Per me è stato come tornare indietro nel tempo, sedersi con Gesù come se fossi uno dei suoi amici. E ogni volta che scrivo, mi pongo questo obiettivo: riscoprire la figura umana oltre che quella divina di colui che ha cambiato la storia. Voglio che i lettori non solo leggano, ma vivano con lui, con le sue debolezze e la sua forza, le sue lotte e la sua speranza", dichiara Stefano Rigamonti.

Un romanzo umano e terreno

Nel terzo volume, Rigamonti esplora uno dei momenti più significativi della storia: la nascita di Gesù, partendo dal fidanzamento di Yosef e Miriam fino alla fuga in Egitto. Gesù (Yeshua), sebbene presente come un'ombra, è il catalizzatore di tutto, ma il focus rimane sull'umano: l'amore, la paura, la rabbia e il sacrificio che segnano i protagonisti. Il romanzo è caratterizzato da un forte realismo, arricchito da visioni e sogni che aggiungono una dimensione soprannaturale alla vicenda. La lotta interiore di Yosef e Miriam, e la figura di Erode come antagonista, rendono la narrazione un viaggio attraverso le difficoltà umane, senza mai dimenticare la speranza che emerge nei momenti più oscuri.

I primi due volumi della quadrilogia

La serie finora ha saputo conquistare non solo i lettori cristiani, ma anche chi cerca storie forti, ricche di tensioni psicologiche e morali, capace di coinvolgere chiunque si interroghi sul senso della vita e della fede. Nel primo volume, Yeshua. Il regno, vengono esplorati i rapporti personali, le sfide e la crescita interiore del nazareno, mentre nel secondo volume, Yeshua. La fuga, la narrazione si concentra sulle difficoltà, i conflitti e l’avvicinarsi della croce.

Stefano Rigamonti: un autore multidimensionale

Stefano Rigamonti è un compositore, autore e produttore musicale che, dopo aver ottenuto riconoscimenti internazionali con oltre 50 milioni di visualizzazioni dei suoi brani, ha esordito con successo nella letteratura con Yeshua, una quadrilogia che affronta temi di spiritualità, ma anche di lotta interiore, speranza e redenzione. Con la sua esperienza musicale, Rigamonti porta un’energia e una freschezza narrativa che risuonano anche al di fuori dei confini della letteratura religiosa. Un autore che sa cogliere l’essenza dei momenti di transizione e di crescita in ogni essere umano, indipendentemente dalla fede o dalla visione del mondo.

"Yeshua. La Nascita della Speranza" – Il musical

Accanto ai libri, Rigamonti sta sviluppando il musical su Yeshua, ancora in fase di scrittura, che intende raccontare la storia della nascita di Gesù attraverso gli occhi di Yosef. La trama si concentrerà sugli eventi precedenti alla nascita, con una narrazione che mescolerà sogni, eventi storici e sentimenti umani, esplorando temi universali come l’amore, l’odio, il sacrificio e la speranza. Ulteriori dettagli verranno annunciati nei prossimi mesi.








giovedì 11 dicembre 2025

Stella 111 di Lutz Seiler (Utopia Editore)

All'indomani della caduta del Muro di Berlino, il giovane Carl, studente e lavoratore fuori sede, viene richiamato nel suo paese natale dai genitori, che stanno per lasciare la Germania Est. Anche per il ragazzo, che dovrebbe sorvegliare la casa e la memoria di famiglia, mentre la madre e il padre fuggono lontano, è però faticoso rimanere in uno stato che non c’è più. E così, muratore di formazione ma all’inseguimento di un’esistenza poetica, Carl arriva a Berlino, un autentico avamposto, dove viene accolto da un branco di giovani anarchici e, per sopravvivere, svolge lavori spesso ai limiti della legalità, fino a quando non riesce a pubblicare le sue prime poesie. Un po’ alla volta Berlino ritrova la normalità e Carl, diviso tra il prima e il dopo, tra la quotidianità e l’ambizione letteraria, mentre i genitori inseguono tra l'Europa e l'America i sogni di una giovinezza rubata, si consegna a una malinconica maturità, lontana dalle memorie della Germania Est, una su tutte la Stern 111, la radio di famiglia, una stella che coi suoi numeri ha illuminato le ombre di un’intera infanzia






Il "Grande Bastone" è tornato: Trump, il Venezuela e il monito globale di Washington - ecco cosa ne penso

 Non è solo una petroliera. Quello che è accaduto ieri nelle acque internazionali, con il sequestro da parte delle forze statunitensi di una nave carica di greggio venezuelano, è la firma in calce al secondo mandato di Donald Trump. È il ritorno della gunboat diplomacy, la diplomazia delle cannoniere, aggiornata al 2025. Se qualcuno a Caracas, o peggio a Teheran e Pechino, pensava che la Casa Bianca avrebbe mantenuto un approccio di contenimento passivo, ora ha la risposta: l'America ha ricominciato a mostrare i muscoli, e non ha paura di usarli.

Maximum Pressure 2.0

La notizia, battuta ieri, è semplice nella sua brutalità: il Dipartimento di Giustizia USA ha ordinato il sequestro, sostenendo che il carico violasse le sanzioni. Ma la lettura politica è ben più complessa. Siamo di fronte alla "Maximum Pressure 2.0".

In questo scacchiere, la petroliera non è un semplice asset economico, ma un ostaggio politico. Trump sta dicendo a Maduro: "Il tuo ossigeno passa dai miei polmoni".

Dopo un anno di amministrazione, la strategia trumpiana per l'America Latina sembra essersi cristallizzata in un ritorno aggressivo alla Dottrina Monroe. Non c'è spazio per il dialogo, né per le sfumature diplomatiche che avevano caratterizzato i tentativi (spesso fallimentari) degli anni precedenti. L'obiettivo è soffocare economicamente il regime chavista, tagliando l'unica vena che ancora tiene in vita il paziente venezuelano: l'export di petrolio illegale.

L'azzardo geopolitico

Tuttavia, c'è una critica fondamentale da muovere a questa operazione muscolare. Questa strategia funziona? La storia recente ci insegna che sanzioni e sequestri, seppur dannosi per le casse del regime, raramente portano a un cambio di governo. Al contrario, spesso offrono al dittatore di turno l'alibi perfetto: il nemico esterno.

C'è poi il rischio dell'escalation. Sequestrare una nave statale è un atto che rasenta la dichiarazione di guerra in tempi normali. In un 2025 già instabile, con i prezzi dell'energia volatili, Trump sta giocando una partita a poker pericolosa.

Il rischio umanitario: Stringere la morsa significa affamare ulteriormente una popolazione già stremata, spingendo nuove ondate migratorie verso il confine sud degli USA (un paradosso che i repubblicani sembrano ignorare).

L'asse del male: Azioni simili non fanno altro che spingere il Venezuela ancora più decisamente tra le braccia di Cina e Russia, che saranno ben felici di offrire scorte e protezione in cambio di asset strategici nel cortile di casa americano.

Un messaggio a Pechino (via Caracas)

Non commettiamo l'errore di pensare che questo messaggio sia diretto solo a Nicolás Maduro. Washington parla a Caracas perché Pechino intenda.

Il controllo delle rotte marittime e la capacità di interdire il commercio energetico sono le vere leve del potere americano nel XXI secolo. Sequestrando quella petroliera, l'amministrazione Trump ricorda al mondo che la US Navy è ancora il guardiano – o il carceriere, a seconda dei punti di vista – degli oceani.

Obiettivamente, il sequestro è un atto di forza spettacolare, perfetto per i titoli dei telegiornali e per galvanizzare la base elettorale MAGA. Ma in politica estera, la spettacolarità raramente coincide con la stabilità. Il "Grande Bastone" è tornato, sì. Ma resta da vedere se colpirà il bersaglio giusto o se finirà per rompere i fragili equilibri di un mondo già in frantumi.




Moon Knight uno dei personaggi Marvel più disturbanti

 Moon Knight è uno dei personaggi Marvel più affascinanti e disturbanti: un vigilante notturno in bianco candido, diviso tra identità multiple, misticismo egizio e pulsioni da giustiziere urbano, che negli ultimi anni è passato da cult icon a protagonista mainstream grazie alla serie Disney+. È l’eroe che Marvel usa quando vuole parlare di trauma, fede e follia, senza perdere il gusto per la rissa brutale sul tetto di una città illuminata dalla luna.

Origini tra horror e pulp

Moon Knight nasce nel 1975 sulle pagine di “Werewolf by Night” n. 32, come antagonista mercenario assoldato per catturare un licantropo, non come grande eroe destinato a durare decenni. Creato dallo sceneggiatore Doug Moench e dal disegnatore Don Perlin, è un character figlio dell’epoca in cui Marvel mischiava horror, pulp e supereroi, testando personaggi borderline dentro collane sperimentali.

Il suo vero nome è Marc Spector, ex pugile, ex soldato, poi mercenario: un uomo che ha visto troppa violenza e che fa soldi con la guerra prima di toccare il fondo in una missione in Egitto, tradito e lasciato morire nel deserto. È qui che entra in gioco Khonshu, dio egizio della Luna e della vendetta: Spector viene “resuscitato” ai piedi della sua statua, trasformato nel suo avatar terreno, un cavaliere lunare che deve punire i colpevoli.

L’uomo dalle molte maschere

Una delle chiavi che rende Moon Knight perfetto per un articolo virale è la sua psiche frammentata: non è solo Marc Spector, ma anche il milionario Steven Grant, il tassista Jake Lockley e, in alcune versioni, persino una sorta di “personalità supereroistica” autonoma. Nel tempo gli autori hanno interpretato queste identità come strumenti investigativi, ma anche come manifestazioni di un disturbo dissociativo vero e proprio, con un protagonista che non è mai completamente sicuro di sé o della sua sanità mentale.

Questa molteplicità lo rende un personaggio perfetto per l’era dei social: meme, thread e video-analisi adorano smontare e rimontare le sue identità, paragonandolo a un incrocio tra Batman e “Fight Club”, ma con l’estetica rituale di un culto lunare. La serie Disney+ ha estremizzato questo elemento mettendo al centro il conflitto tra Marc e Steven, trasformando la sua mente in un vero campo di battaglia

Poteri, simbologia e violenza

A differenza di molti supereroi, Moon Knight non è definito da raggi energetici o armature hi-tech, ma da un mix di addestramento militare, gadget estremamente fisici (truncheon, dardi lunari, mantello a mezzaluna) e, in alcune versioni, potenziamenti mistici legati alle fasi lunari. In determinate epoche editoriali, le sue capacità fisiche aumentano di notte e si amplificano con la luna piena, compreso un fattore rigenerante che gli permette di sopravvivere a ferite gravissime.

La scelta del costume bianco, spesso paragonato a quello di un “Batman all’inverso”, è programmatica: Marc Spector non vuole mimetizzarsi nell’ombra, vuole che i criminali lo vedano arrivare e ne abbiano paura. I suoi fumetti sono spesso più brutali della media Marvel: Moon Knight rompe ossa, sporca le mani, e non è raro vederlo spingersi sul confine di ciò che un “eroe” dovrebbe fare, alimentando discussioni infinite tra i fan.

Dalle strade di New York allo schermo

Nel corso dei decenni, Moon Knight ha oscillato tra serie regolari, miniserie e apparizioni come membro degli Avengers, senza mai diventare un “volto da copertina” stabile come Spider-Man o Iron Man, ma costruendo una fanbase fidelizzata. Proprio questa aura da “cult hero” ha reso la sua scelta per l’MCU particolarmente interessante: un banco di prova per raccontare qualcosa di più oscuro dentro il mondo Marvel.

La miniserie “Moon Knight” su Disney+ ha debuttato nel 2022, sei episodi che mescolano thriller psicologico, mitologia egizia e action supereroistico, con Oscar Isaac nel doppio (o triplo) ruolo e un’estetica più vicina al cinema d’autore che al classico blockbuster. Pur divisiva per alcuni fan, la serie ha portato il personaggio al grande pubblico, generando ondate di video esplicativi, analisi sulla salute mentale e un rinnovato interesse per le sue run più celebri in fumetteria.

Perché Moon Knight parla al presente

Moon Knight è il supereroe perfetto per un’epoca in cui non ci si fida delle identità monolitiche: è un protagonista rotto, che convive con il trauma e con una divinità ambigua che potrebbe essere salvezza o allucinazione. Le sue storie ribaltano la fantasia di potere tipica dei comics: qui il “potere” è spesso una maledizione che ti isola, che ti divora, che ti costringe a guardare negli occhi la parte peggiore di te stesso.

Per i lettori stanchi di eroi perfetti, Moon Knight è un invito a scendere nel lato oscuro dei supereroi, dove non ci sono slogan motivazionali, ma notti insonni, colpe da espiare e una luna che veglia su chi ha scelto di combattere comunque. Ed è proprio lì, tra il bianco accecante del suo mantello e il nero delle sue ossessioni, che continua a guadagnare fan, pagina dopo pagina

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Moon_Knight
  2. https://martinasfumetti.it/blog/tutto-su-moon-night-della-marvel-dai-comics-alla-serie-tv
  3. https://www.meganerd.it/chi-e-moon-knight-tutto-sulleroe-marvel-piu-complesso/
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Moon_Knight_(miniseries)
  5. https://www.fantasyroad.co.uk/posts/werewolf-by-night-32-review-the-first-appearance-of-moon-knight
  6. https://en.wikipedia.org/wiki/Moon_Knight
  7. https://www.tellyst.com/moon-knight-serie-tv-marvel-spiegazione/
  8. https://comicvine.gamespot.com/moon-knight/4005-1493/
  9. https://www.amazon.it/gp/bestsellers/appliances/18017872031/ref=zg_bs_nav_appliances_1
  10. https://www.reddit.com/r/Marvel/comments/st0wvp/can_someone_please_explain_moon_knight_to_me_the/
  11. https://www.youtube.com/watch?v=pXYTpFRGt4g




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