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mercoledì 28 gennaio 2026

Shadows in the Frame: For Robert De Niro by Stefano Donno

 In the dim-lit alley of a New York memory,

you emerge, jaw set like a chisel against stone,
taxi lights flickering across your face—
a method in the madness,
where rage bubbles like espresso in Little Italy veins.
You slip into skins not your own:
the bull in the ring, horns lowered,
pounding fists into mirrors of self,
or the don's whisper, velvet-gloved threat,
family ties knotted tighter than a noose.
Decades stack like film reels in a vault,
from mean streets to silver linings,
your eyes—those pools of quiet storm—
hold the weight of awards, the echo of applause,
yet you stand against the tide, voice raised
in rallies, a liberal lion roaring at gilded towers.
In this era of fractured verses, where poets bend lines
like light through prisms, hybrid forms weaving prose
into pulse, you embody the authentic—
no rhyme forced, just raw rhythm of breath,
transformation as survival, the immigrant's dream
recast in celluloid glow.
We see you, Bob, in the close-up:
wrinkles mapping battles won,
a grin cracking the facade,
reminding us that heroes wear human flaws,
and the screen's illusion mirrors our own clandestine hearts.
Method Actor's Monologue(An experimental hybrid: verse interspersed with prose fragments, echoing contemporary spoken word and societal reflection)
You talkin' to me?
The mirror stares back, unblinking.
In the sprawl of contemporary poetry, where free verse sprawls like urban graffiti,
unfettered by meter, pulsing with the city's irregular heartbeat—
that's you, De Niro, morphing from caped crusader to casino king,
each role a cross-cultural collaboration, Italian roots tangled
with American grit.
[Prose break: He steps into the role, body contorting, voice dropping octaves. Success isn't the Oscar shelf; it's the authenticity that seeps through, influencing generations to question power, to activism against the machine.]
Back to the beat:
Your laugh, a bark in the night,
defies the eco of silence in Hollywood hills—
where trends lean toward diverse voices, inclusive narratives,
you've been the vanguard, silent yet screaming.
No rigid rhyme, just the experiment of living:
lines broken / mid-thought,
reflecting fractured identities,
your public persona a poem in progress,
accessible as a street corner chat,
innovative as the next unscripted line.
End scene: applause fades, but the influence lingers,
a quiet revolution in every frame






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Ottantacinque anni dalla battaglia di Cheren: un libro ne ricostruisce l’epopea

In occasione dell’85° anniversario della battaglia di Cheren, il volume La battaglia di Cheren. L’agonia dell’Africa Orientale Italiana. 2 febbraio – 27 marzo 1941, pubblicato dall’editore toscano TRALERIGHE, ne ripercorre le vicende e ne analizza le cause, i presupposti e le ragioni storiche e militari.

Il libro, scritto da Ferdinando Emilio Abbate, avvocato e storico, ricostruisce uno degli scontri più duri e sanguinosi della Seconda guerra mondiale, conclusosi con un tragico bilancio complessivo di quasi 50.000 perdite tra morti, feriti e dispersi delle due parti.

Già vincitore del Premio letterario TRALERIGHE STORIA 2023, il volume ripercorre le operazioni belliche in Africa Orientale, dall’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940 – con l’invasione e la conquista della Somalia britannica – all’offensiva inglese del gennaio 1941, che portò alle battaglie interlocutorie di Agordat e Barentù e alla successiva ritirata italiana su Cheren.

Intorno alla cittadina eritrea si sviluppò una feroce e cruenta battaglia, destinata a segnare le sorti della guerra in Africa Orientale. Granatieri, bersaglieri, alpini, artiglieri, camicie nere e ascari dei reparti indigeni, “costretti dagli eventi tra le balze aride, brulle e sassose delle montagne che difendevano Cheren, vi mantennero tenacemente le posizioni per circa due mesi, dal 1° febbraio al 27 marzo 1941, reggendo l’urto possente di un nemico immensamente superiore per numeri, mezzi, mobilità e risorse”.

Destinato non solo a storici militari e studenti, ma anche a studiosi e appassionati di storia contemporanea, il libro offre un resoconto dettagliato, documentato e avvincente degli eventi che portarono allo scontro e del suo svolgimento, ricostruito giorno per giorno e su tutti i fronti di difesa e di attacco.

L’autore, Ferdinando Emilio Abbate, è nato a Terranova di Pollino (PZ) nel 1961. Avvocato, iscritto all’Ordine professionale di Viterbo e con studio legale a Roma, è autore di saggi giuridici e storici che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito letterario.

Nella collana Historica dell’editore Jouvence – curata da un comitato scientifico composto da storici di rilievo internazionale, tra cui Franco Cardini e Gábor Klaniczay – ha pubblicato nel 2024 Friedland. La battaglia che segnò l’apogeo dell’impero, opera premiata come miglior saggio storico-strategico-militare nella XVII edizione del Premio Letterario Internazionale Cosenza – Città Federiciana e insignita della Menzione d’Onore nella sez. Saggistica dell’XI edizione del Premio Internazionale Casinò di Sanremo – A. Semeria, oltre ad aver ottenuto il quarto premio nella Sezione Saggistica della XXIX edizione del Premio Letterario Mondiale Tulliola–Filippelli.

Per la stessa collana è in corso di pubblicazione Da Nerone a Vespasiano. 69 d.C.: la prima grande crisi dell’impero.

La battaglia di Cheren. L’agonia dell’Africa Orientale Italiana. 2 febbraio – 27 marzo 1941 è disponibile nelle librerie e nei principali punti vendita online.




Trova l'errore - Difesa dell'Autonomia Giudiziaria: Il No alla Riforma Barbero

Trova l'errore - le operazioni aggressive di ICE e Border Patrol sotto la presidenza Trump

CLANDESTINI: CLANDESTINOS di Donato Di Poce con la traduzione di Hiram Barrios (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

CLANDESTINI: CLANDESTINOS - Voci Sommerse in Poesia

CLANDESTINI: CLANDESTINOS – 65 Poeti Rivendicano le Voci Sommerse del Mondo

Un'antologia poetica che dà voce ai clandestini per necessità storica, violenza culturale e politica. Scopri storie di migranti cosmici, sans papiers e desideri incompiuti.

Esplora un Mondo di Voci Sommerse

L’antologia "Clandestini / Clandestinos" presenta una selezione accurata di poesie da 65 autori, tra cui Antonella Anedda, Maurizio Cucchi, Alda Merini e molti altri. Curata da Donato Di Poce con traduzione di Hiram Barrios, indaga la clandestinità da diverse angolazioni, assumendo il rischio di affrontare temi delicati come pregiudizi e discriminazioni.

I poeti riuniti qui mostrano che la rivendicazione con la parola inizia dalla poesia, dando ascolto a emarginati, minoranze etniche, culturali e religiose.

Connettiti con l'Anima del Mondo

Questa opera provoca empatia profonda, aiutandoti a sopravvivere tra i fili della memoria. Attraverso versi potenti, rivivi le mattanze silenziose dei media e la spettacolarizzazione fugace, trovando rivendicazione contro il silenzio complice.

Ideale per chi cerca poesia che parli di sopravvivenza, identità e desideri incompiuti – un tesoro per lettori appassionati di diritti umani e letteratura impegnata.

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Pubblicato da iQdB Edizioni di Stefano Donno | 18 novembre 2021

La "Piccola De-escalation" di Trump in Minnesota: Un Gesto Tardivo o una Manovra Politica? - ecco cosa ne penso

In un'America sempre più polarizzata, dove le politiche anti-immigrazione si trasformano in tragedie umane, Donald Trump ha annunciato una "piccola de-escalation" in Minnesota. Un'espressione che suona quasi ironica, come se ridurre la tensione in uno stato sull'orlo del caos fosse un favore concesso con parsimonia. Ma andiamo con ordine: dietro questo annuncio del 27 gennaio 2026 si cela un contesto di violenze, abusi e reazioni politiche che mettono a nudo le falle di un'amministrazione che ha fatto della repressione il suo cavallo di battaglia.

Ricordiamo i fatti. La campagna anti-immigrazione condotta dall'United States Immigration and Customs Enforcement (Ice) a Minneapolis ha scatenato un'onda di proteste, culminata nell'uccisione di due manifestanti: Renee Good, il 7 gennaio, e Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, il 24 gennaio. Pretti, secondo un rapporto preliminare del dipartimento della sicurezza interna, è stato colpito da due agenti senza rappresentare una minaccia immediata – un video lo conferma. Stephen Miller, consigliere di Trump, ha inizialmente bollato Pretti come "un potenziale assassino", per poi fare marcia indietro ammettendo possibili violazioni del protocollo da parte degli agenti. Una correzione che arriva troppo tardi, dopo che il danno è stato fatto.A esacerbare la situazione, l'aggressione alla deputata democratica Ilhan Omar durante un incontro pubblico a Minneapolis: un uomo le ha spruzzato un liquido non identificato, fortunatamente senza ferirla. Omar, da sempre voce critica contro l'Ice, ha reagito con fermezza, dichiarando che "l’Ice dev’essere abolito e la segretaria della sicurezza interna Kristi Noem deve dimettersi". Non è un caso isolato: queste tensioni riflettono un clima di intolleranza fomentato da politiche che privilegiano la forza bruta sulla giustizia.Trump, dal canto suo, ha affidato la gestione dell'operazione Ice a Tom Homan, sostituendo Greg Bovino, e Homan ha incontrato politici locali democratici – un "punto di partenza importante", come ha twittato. Inoltre, un giudice ha bloccato l'espulsione di Liam Conejo Ramos, un bambino di cinque anni di origine ecuadoriana, e suo padre, arrestati ingiustamente. Questi gesti sembrano concessioni, ma criticamente parlando, appaiono come un tentativo di spegnere un incendio che l'amministrazione ha appiccato da sola. Dove era questa "de-escalation" quando le vite di Good e Pretti sono state spezzate? E perché definita "piccola", come se le violazioni dei diritti umani meritassero solo un ritocco cosmetico?Come appassionato di questi argomenti che ha seguito le evoluzioni della politica trumpiana, non posso fare a meno di vedere in questo annuncio una manovra opportunistica. Trump, maestro della narrazione, sa che le elezioni di mid-term si avvicinano e che il Minnesota, stato storicamente swing, potrebbe punire un eccesso di zelo repressivo. Ma la critica va oltre: queste politiche anti-immigrazione non solo dividono la società, ma minano i principi fondanti degli Stati Uniti come nazione di immigrati. L'ammissione di Miller su possibili abusi è un raro barlume di accountability, ma senza conseguenze concrete – dimissioni, indagini indipendenti – resta solo retorica vuota.Questa "piccola de-escalation" potrebbe calmare le acque temporaneamente, ma non risolve il problema alla radice: un sistema che tratta gli immigrati come nemici anziché come persone. È tempo che l'America rifletta su un approccio più umano, prima che altre tragedie macchino il suo tessuto sociale. Trump ha la chance di fare di più; la domanda è: lo farà, o continuerà a giocare con il fuoco? (Stefano Donno)






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martedì 27 gennaio 2026

Eresia per un giorno perso - Valeriu Stancu | Poesia Ribelle dall'Est Europa

 

Eresia per un giorno perso - Valeriu Stancu | Poesia Ribelle dall'Est Europa

Eresia per un giorno perso

Valeriu Stancu

Poesia ribelle dall'Est Europa: sfida il pensiero dominante e invita a vedere davvero.

Una voce unica nella poesia contemporanea

Valeriu Stancu, poeta e editore rumeno di Iași, ci regala un'opera potente che unisce la tradizione est-europea alle influenze simboliste francesi di Rimbaud e Baudelaire. Pubblicato da iQdB casa editrice (I Quaderni del Bardo), Eresia per un giorno perso è tradotto in italiano e introdotto da Andrea Tavernati.

Temi centrali che colpiscono

  • Eresia: ribellione al pensiero unico, difesa di un credo personale contro l'uniformità.
  • Cecità: non poter vedere (oggettiva) o non voler vedere (soggettiva), metafora della disattenzione e della distanza dall'altro nell'uomo contemporaneo.

Il formato ampio, simile a un catalogo fotografico, lascia respirare le liriche e stimola riflessione profonda su società, relazioni e percezione. Un'opera lucente, con lessico reiterato che guida il lettore in un percorso illuminante.

“Due condizioni particolarissime che coinvolgono l’umana specie: l’eretico è colui che non si uniforma, si ribella, ha un suo credo da difendere che non si allinea al pensiero dominante.” — Lorenzo Spurio

Perfetta per chi ama la poesia che non si limita a descrivere, ma sfida e trasforma lo sguardo sul mondo.

Pronto a scoprire questa eresia poetica?

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Accedi ora alla presentazione completa e immergiti in una poesia che cambia prospettiva.

Il trionfo dei numeri (e della narrazione pro‑export) - ecco cosa ne penso

 Seconda e quarta economia del pianeta si stringono la mano e la Commissione europea esulta: 180 miliardi di scambi l’anno, dazi azzerati o ridotti sul 96,6% delle esportazioni europee, 4 miliardi di euro l’anno di risparmi per le imprese, prospettiva di raddoppiare le vendite di beni Ue in India entro il 2032.

Sul palcoscenico di Nuova Delhi, Ursula von der Leyen presenta l’intesa come risposta “cooperativa” al protezionismo trumpiano, segnalando che l’Europa non vuole ripiegarsi su sé stessa.

Il messaggio politico è chiaro: l’Ue vuole dimostrare di saper giocare la partita della potenza commerciale in Asia, non solo subire l’asse Washington‑Pechino. Ma dietro le cifre scintillanti resta la domanda: questo accordo è costruito anche a misura di cittadini e lavoratori europei o soprattutto per i grandi esportatori?

Agroalimentare: chi brinda e chi resta alla finestra

Il cuore dell’intesa è agroalimentare. Lì l’Europa ottiene ciò che chiede da anni: abbattere una muraglia di dazi indiani con punte fino al 150%.

  • Vini: da 150% a 75% subito, poi giù fino al 20%.

  • Olio d’oliva: dal 45% allo 0% in cinque anni.

  • Prodotti trasformati come pane, biscotti, dolciumi: via dazi fino al 50%.

È il paradiso annunciato per chi esporta eccellenze europee a medio‑alta fascia, con in prima fila i grandi gruppi e le filiere meglio organizzate.
Ma mentre si celebra l’apertura del mercato indiano, resta irrisolto il tema di chi, in Europa, non esporta e subisce da decenni la compressione dei margini, la concorrenza interna e il peso delle regole.

Bruxelles rivendica di aver “protetto i settori sensibili”: carne bovina e di pollo, riso, zucchero, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio, etanolo restano fuori dalla liberalizzazione.
È un segnale politico ai milioni di aziende agricole coinvolte, ma è anche l’ammissione che l’Europa sa benissimo quanto sia fragile il suo equilibrio interno: apre dove è forte, chiude dove teme scossoni sociali. E soprattutto dove la sicurezza alimentare è parola d’ordine buona anche per giustificare lo status quo.

Quote, salvaguardie e la retorica del “tutto sotto controllo”

Per altri prodotti – carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum, amidi – arrivano contingenti tariffari con volumi limitati e dazi ridotti, più un meccanismo di salvaguardia che promette di intervenire in caso di “perturbazioni del mercato” causate dall’accordo.

È la grammatica classica del libero scambio controllato: apriamo le porte, ma con la mano sempre vicino alla maniglia, pronti a richiuderla. Il problema è che la storia degli accordi commerciali Ue dimostra quanto spesso queste clausole arrivino tardi, quando i danni per interi comparti sono già concreti e difficili da invertire.

Intanto, si assicura che tutte le importazioni indiane dovranno rispettare gli standard europei su sicurezza alimentare, salute umana, animale e vegetale, con controlli rafforzati alle frontiere e audit nei Paesi terzi.
Una rassicurazione dovuta, ma che non risponde alla vera questione: chi controllerà, con quali risorse e con quale capacità di resistere alle pressioni quando in gioco ci saranno miliardi di euro di scambi?

Strategia globale: tra difesa, tecnologia e ombre democratiche

L’accordo commerciale non è un’isola: al vertice si è lanciato anche un partenariato UE‑India per sicurezza e difesa, con cooperazione su sicurezza marittima, cyber, antiterrorismo e spazio, oltre a negoziati su sicurezza delle informazioni e tecnologie critiche, con l’accordo scientifico prorogato fino al 2030.

L’Europa prova così a legare la dimensione economica a quella strategica, in un mondo in cui la neutralità non è più un’opzione. Ma mentre si firma con Nuova Delhi, pesa ancora il deficit di dibattito pubblico su cosa significhi, per i cittadini europei, intrecciare così strettamente commercio, difesa e tecnologie sensibili con un partner che non è certo immune da criticità in termini di diritti civili e libertà di stampa.

Il passaggio al vaglio del Consiglio, del Parlamento europeo e della ratifica indiana sarà il banco di prova: vera discussione politica o semplice ratifica di un percorso già scritto?

Una domanda finale: chi è seduto al tavolo?

In un mondo “sempre più instabile”, come ricorda Ursula von der Leyen, la scelta europea di stringere patti con l’India può avere una logica geopolitica.
Ma l’impressione è che a sedersi al tavolo siano soprattutto governi, grandi imprese e tecnocrati del commercio, mentre la voce di agricoltori, lavoratori e consumatori resta flebile, confinata nelle note in fondo ai documenti.

Se 4 miliardi di dazi in meno per le aziende europee diventeranno più diritti, salari migliori, servizi pubblici più forti – o solo dividendi più alti – dipenderà da ciò che accadrà dopo le firme, non nelle foto di rito a Nuova Delhi. (Stefano Donno)





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