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domenica 16 agosto 2026
sabato 15 agosto 2026
Tex. Little Bighorn di Claudio Nizzi (Sergio Bonelli Editore)
Il generale Davis affida a Tex e Carson l’incarico di incontrare un giornalista determinato a scrivere una biografia rigorosa del vanaglorioso George Armstrong Custer, oltre la retorica celebrativa e il mito che ne hanno alimentato la leggenda per restituirne un ritratto più autentico e controverso. Ha così inizio il racconto di Tex dei momenti in cui lui e Carson affiancarono il generale Custer nella spedizione verso le Black Hills, preludio a una catena di avvenimenti destinati a segnare per sempre la storia della Frontiera. Dalle drammatiche conseguenze di quella campagna fino allo storico scontro avvenuto alla confluenza tra il Rosebud e il Little Bighorn, dove il sangue versato al Washita River reclamò infine il suo tributo. Postfazione di Luca Barbieri
Il bisturi nel noir: perché L’enigma della Smart rossa di Piero Grima rinnova la lezione del giallo mediterraneo
Qui non troverai solo la mia opinione su [L'enigma della Smart Rossa], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
Tra i vicoli lastricati del Salento, conventi carichi di segreti e il dramma silenzioso del precariato giovanile, il commissario Santoro firma un’indagine polifonica dove l’indizio materiale si fonde con la diagnosi dell’animo umano.
Nel panorama del noir contemporaneo, dove spesso l’ipertrofia dell’azione sostituisce la profondità psicologica, il ritorno del commissario Pasquale Santoro ne L’enigma della Smart rossa di Piero Grima (I Quaderni del Bardo Edizioni) rappresenta una boccata d'aria fresca per i puristi del genere.
Il romanzo si apre secondo i migliori canoni del poliziesco classico: un temporale notturno che lava la pietra leccese e un corpo senza vita ritrovato alle prime luci dell’alba su una panchina del parco di Federico II. La vittima è Filomena “Mina” Mariano, una giovane donna che incarna le contraddizioni della provincia meridionale: una doppia laurea, un impiego sottopagato in un call center e il sogno ambizioso di fondare una casa editrice di libri d'arte e classici illustrati.
Una partitura procedurale impeccabile
Ciò che colpisce immediatamente il lettore esperto è la precisione clinica con cui Grima — forte della sua profonda formazione medica e scientifica — costruisce l’apparato deduttivo. Santoro non è un supereroe infallibile, ma un investigatore metodico, erede diretto della grande tradizione che va da Maigret a Montalbano. L’indagine non procede per intuizioni astratte, ma per micro-dettagli fisici: i residui di tufina sui battistrada della Smart rossa, la pulizia anomala delle calzature della vittima rispetto alla fanghiglia della pioggia, le tracce microscopiche di vernice fresca e le minuzie tossicologiche.
Accanto all'anatomia forense, il romanzo mette in scena un contrasto socio-culturale tagliente. Da una parte la realtà asettica e spietata del call center, dove l’annuncio imminente della delocalizzazione scatena guerre tra poveri e insidiosi giochi di potere; dall’altra le ombre della nobiltà locale e il silenzio del convento delle Clarisse, custode di un abbandono avvenuto trent’anni prima e di doppie vite inaspettate.
Il ritmo del Salento tra gastronomia e introspezione
Come in ogni grande giallo territoriale, l’ambientazione non fa da semplice sfondo ma è un personaggio pulsante. I dialoghi tra Santoro e il fidato ispettore Lo Palco — costantemente diviso tra il dovere e un’ulcera ribelle — scandiscono i tempi dell’inchiesta tra un caffè napoletano, un piatto di trippa e patate alla Taverna di Tonio e gli arancini del Caffè delle rose. La tavola e la passeggiata solitaria diventano per il commissario il luogo sacro della decantazione del pensiero, dove i frammenti sparsi dell’indagine trovano finalmente il loro incastro.
Senza cedere a facili compiacimenti, Grima orchestra una trama che va oltre la caccia al colpevole: racconta l'illusione spezzata di chi sogna la bellezza in un'epoca cinica e materialista. L’enigma della Smart rossa conferma la vitalità del giallo salentino, regalando agli appassionati un intreccio calibrato al millimetro, capace di scavare sotto la superficie rassicurante della provincia.
C’è bomba e bomba: il teatrino su Ranucci e il silenzio sulla vera guerra
Qui non troverai solo la mia opinione su [c'è notizia e notizia], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
Di fronte all’ennesimo scontro da cortile tra fazioni politiche, l’Italia si appassiona al gossip giudiziario e chiude gli occhi quando salta in aria un pezzo strategico della difesa europea.
C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sotto il sole d’agosto: la capacità di trasformare una farsa in tragedia nazionale e, contemporaneamente, di archiviare una tragedia geopolitica come un banale incidente di percorso.
Da giorni il dibattito pubblico è monopolizzato dal caso Sigfrido Ranucci, dai retroscena, dalle chat e dalle confessioni più o meno strampalate di Valter Lavitola. Destra e sinistra hanno subito indossato le rispettive divise da curva: da una parte l’attacco all’icona del giornalismo d’inchiesta, dall’altra la difesa d’ufficio dell’eroe civico. È il copione perfetto per l’eterna commedia dell’arte della politica nostrana. Non richiede coraggio, non costa nulla sul piano strategico e alimenta l’algoritmo dell’indignazione a buon mercato.
Poi c’è un’altra bomba.
A Colleferro, nello stabilimento KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) — polo cruciale per la produzione di munizioni destinate anche alla resistenza ucraina — un’esplosione devastante ha sollevato una colonna di fuoco visibile a chilometri di distanza.
Reazione della politica? Un silenzio tombale, asettico, bipartisan.
Mentre l’intelligence di mezza Europa lancia allarmi continui sulle operazioni di sabotaggio ibrido orchestrate da Mosca contro le infrastrutture militari occidentali, a Roma si fa finta di nulla. Ammettere che la guerra possa aver toccato il nostro territorio significherebbe rompere il comodo feticcio del "pacifismo da salotto" italiano: costringerebbe a parlare di sicurezza nazionale, di deterrenza, di alleanze e di industria bellica. Tutte cose che non portano voti facili e disturbano la digestione elettorale.
Siamo il Paese che si divide su un petardo mediatico ma distoglie lo sguardo quando trema la terra sotto i piedi della nostra sicurezza. Finché preferiremo il rumore rassicurante delle liti televisive alla complessa realtà delle minacce globali, continueremo a essere spettatori distratti in un mondo che ha già smesso di perdonare la nostra ingenuità
Il fondo. Moon Knight. Vol. 1 di Charlie Huston, David Finch (Panini Comics)
Il ritorno di Marc Spector, l'uomo dai cento volti e dalle mille vite. Per la prima volta rivelate quelle che potrebbero essere le vere origini del Cavaliere Lunare... Ma il condizionale è d'obbligo per un uomo che è sempre sfuggito a ogni certezza. Charlie Huston, romanziere in fuga che la Marvel ha raggiunto sulle vette peruviane, compone il puzzle, mentre David Finch (da "New Avengers") fornisce la luminosa oscurità... lunare!
Stella randagia di Piera Ventre (NN Editore)
Libro presentato da Romana Petri nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Stella randagia è una storia fiabesca, di riscatto e speranza, in cui la bellezza dell’anima può rovesciare le sorti del mondo e cambiare il destino degli ultimi.
«Una lingua fulgida, personaggi indimenticabili, la belle époque a Napoli: Piera Ventre mi conquista sempre.» - Romana Petri
È il 1909 ed Esterina lascia il paese natio in Friuli per lavorare presso la famiglia nobile dei Ribas, a Napoli. All’arrivo è sconvolta dal fermento della città e dallo sfarzo della nuova casa. I padroni – la bella Porzia, l’insulso marito Giacomo, la severa cognata Orsola – le dicono che dovrà occuparsi di Malvina, figlia di Porzia e Giacomo, una creatura fragile e deforme che vive da sempre segregata nella sua stanza. La bambina, invece, è vivace e intelligente, e dimostra un carattere singolare: sostiene di avere un’amica invisibile, che le annuncia gioie e disgrazie, e di capire i versi degli uccelli. Ester vorrebbe non crederle, ma nella casa si avvertono sussurri inquietanti e presenze misteriose, e lei stessa è in preda alle visioni del suo tragico passato. Nonostante il turbamento, Ester impara ad amare Malvina; ma un giorno, l’annuncio dell’arrivo della cometa di Halley, presagio della fine del mondo, getta casa Ribas e tutta Napoli nel caos, e mette Ester di fronte a una scelta drammatica e audace.
venerdì 14 agosto 2026
Quando il Male è "bio" - perché la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti è il romanzo di cui abbiamo bisogno (anche se fa male)
Qui non troverai solo la mia opinione su [la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
C’è un momento preciso in cui la letteratura contemporanea smette di farti compagnia e inizia a toglierti il respiro. Succede quando un autore decide di guardare dove noi distogliamo lo sguardo, squarciando le ipocrisie del rimosso sociale. Con la nuova edizione di Fiori di Andrea Giannetti (edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), ci troviamo di fronte a un’opera spiazzante, un congegno polifonico affilato come un bisturi che ridefinisce i canoni del romanzo psicologico contemporaneo.
L’intreccio: un gioco di specchi e menzogne floreali
All’apparenza, il dispositivo narrativo ideato da Giannetti muove da una prescrizione terapeutica: cinque persone in libertà condizionale, seguite dall'Associazione Pegaso nell'ambito del progetto sperimentale "Tre eRRRe" (Riabilitazione, Reinserimento, Riscatto), sono chiamate a redigere un diario per raccontare i loro primi trenta mesi di ritorno al mondo e le loro riflessioni sul futuro. Ai protagonisti viene concesso uno scudo protettivo: sostituire i nomi dei propri figli scomparsi con quelli di fiori botanici.
Così incontriamo:
Luigi Benotti (Anemone), liutaio tormentato dai fantasmi interiori e dall'incapacità di salvare il figlio dalla depressione;
Marika Persio (Camelia), costruttrice meticolosa di diorami bellici in scala, in cui il controllo sui soldatini di piombo e resina tenta di arginare un terrore atavico e il peso del rapporto materno;
Francesca Liverzani (Giglio), donna in perenne fuga emotiva e allucinata ricercatrice a Parigi;
Patrick Holmes (Peonia), ex professore universitario che corre ogni alba nel Cimitero Acattolico di Roma credendo di fondersi con gli spiriti illustri del passato per fare da tramite spirituale alla figlia perduta;
Arturo Merzario (Azalea), uomo semplice e disperato, che trasforma la sua ultima relazione in una serie di messaggi WhatsApp inviati lungo i sentieri innevati del Corno del Renon.
Il colpo di scena: la rottura del codice
Ma il vero fulcro del romanzo non risiede nella cronaca della riabilitazione, bensì nella caduta delle maschere. Nel quarto capitolo, attraverso la voce di Patrick, e nell’epilogo disperato e febbrile di Arturo, il velo si squarcia: non siamo di fronte a genitori che hanno subìto un lutto naturale o una perdita accidentale. I cinque protagonisti sono "figlicidi".
Quella cortina di petali, camelie, peonie e anemoni non era che un sofisticato e tragico meccanismo di rimozione e dissociazione. Giannetti conduce un'operazione letteraria audacissima: costringe il lettore a empatizzare per decine di pagine con la solitudine, le fragilità e la quotidianità di esseri umani feriti, per poi inchiodarlo alla natura indicibile del loro atto. Come riflette Patrick, “figlicida” è una parola quasi impronunciabile in italiano, un tabù assoluto che la società preferisce seppellire sotto perifrasi o diagnosi mediche rassicuranti.
L’eco baudelairiana e la soglia del 2020
Con la citazione d'apertura da Les fleurs du mal di Baudelaire e l’opera di copertina Madam Death di Eleonora Ruberti, Fiori si colloca nel solco di una grande tradizione letteraria che interroga il confine tra grazia e corruzione, colpa e redenzione. Sullo sfondo scorrono le ultime settimane del gennaio-febbraio 2020: i sintomi di un'influenza misteriosa e globale che comincia a serpeggiare a Roma (l'ombra del Covid) fanno da contrappunto apocalittico alla disgregazione psichica e morale dei protagonisti.
Andrea Giannetti ha scritto un testo perturbante, geometrico eppure intriso di dolente umanità. La nuova edizione de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, restituisce ai lettori un libro coraggioso, privo di sconti moralistici, che interroga la nostra capacità di guardare dentro l'abisso della coscienza.
L’Europa allo specchio: lo strappo Roma-Berlino e il funerale annunciato di Schengen
Qui non troverai solo la mia opinione su [Migranti], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta
La diplomazia europea ama i toni felpati, ma quando il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi gela Berlino con un secco "non accetteremo i migranti dublinanti", il rumore del tavolo che si rovescia si sente da Bruxelles a Madrid. Aggiungete a questo la linea dura sul ripristino della libera circolazione ("lo stop a Schengen cadrà solo con la fine totale dei rischi"), ed ecco che il quadro della crisi strutturale dell’Unione Europea è completo.
Non è solo un battibecco tra cancellerie: è la certificazione che l’architettura su cui poggia l’integrazione europea sta collassando sotto il peso della realtà.
Il paradosso di Dublino e la retromarcia tedesca
Per anni, il Regolamento di Dublino ha funzionato secondo una logica comoda per i Paesi del Nord e insostenibile per quelli di frontiera: chi sbarca per primo, gestisce tutto.
Quando la Germania ha annunciato controlli a tappeto a tutte le proprie frontiere terrestri per frenare i movimenti secondari e rimandare i richiedenti asilo nei Paesi di primo ingresso, ha di fatto innescato un effetto domino:
Berlino fa i conti interni: stretto dalla pressione elettorale e dall'avanzata delle destre, il governo tedesco ha scelto l'autotutela nazionale a scapito della retorica europeista.
Roma traccia la linea rossa: l’Italia non può e non vuole trasformarsi nell'hub permanente dei richiedenti asilo respinti dal cuore del continente.
"La solidarietà a senso unico non è più negoziabile: se il Nord chiude i confini interni, il Sud non farà da cuscinetto."
Schengen: il pilastro che vacilla
La dichiarazione di Piantedosi sui controlli di frontiera tocca il nervo scoperto del progetto comunitario: la libera circolazione non è più un dogma, ma una variabile subordinata alla sicurezza nazionale.
Tra la rotta balcanica, la pressione nel Mediterraneo e le tensioni alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, l'intera cinta esterna europea è sotto stress. La conseguenza inevitabile? La progressiva "balcanizzazione" interna dello spazio Schengen, dove ogni Stato membro torna a fare da sé.
Cosa aspettarsi adesso?
La partita non si gioca più sui tavoli tecnici, ma sul terreno della sopravvivenza politica:
Pressione sul nuovo Patto su Migrazione e Asilo: gli accordi attuali rischiano di nascere già superati dalla prassi unilaterale degli Stati.
Esternalizzazione dei confini: il modello di accordi con Paesi terzi (da quelli nordafricani al protocollo Italia-Albania) passerà da eccezione a pilastro della dottrina UE.
L’illusione che i confini interni potessero restare aperti senza una gestione comune e blindata di quelli esterni è definitivamente tramontata. Roma e Berlino, pur su fronti opposti, stanno dicendo la stessa cosa al resto del continente: il vecchio modello è morto
POLICY AI
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