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Policy - Benvenuti su "To Be STEFANO DONNO": Una Vetrina per le Eccellenze Italiane e Internazionali
martedì 4 agosto 2026
MAKE SENSE CAMPAIGN | In uscita il libro a fumetti "Storie di cura" edito da BeccoGiallo in occasione della XIV edizione della campagna di prevenzione dei tumori testa-collo (21-26 settembre 2026)
23 luglio 2026.
Torna anche quest’anno, dal 21 al 26 settembre 2026, la Make
Sense Campaign, la campagna europea di educazione e sensibilizzazione
alla prevenzione dei tumori del distretto testa-collo. Promossa in Italia
da AIOCC - Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica ETS con
il motto 1 sintomo per 3 settimane, 3 settimane per 1 vita,
la Make Sense Campaign rinnova per il quattordicesimo anno il
suo impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica su una forma tumorale spesso
sottovalutata ma che rappresenta il settimo cancro più diffuso in Europa e il
più comune tra quelli rari: 1per3 è infatti la formula
chiave per riconoscere i campanelli d’allarme di questa patologia, poiché se
anche solo uno dei sintomi si manifesta in maniera continuativa per tre
settimane è necessario rivolgersi al medico. I sintomi da non ignorare
includono: dolore alla lingua, ulcere che non guariscono, macchie rosse o
bianche in bocca, mal di gola e raucedine persistente, difficoltà o dolore
durante la deglutizione, gonfiore del collo, ostruzione nasale da un solo lato
o perdite di sangue dal naso. Il claim della campagna europea, Pari
accesso, pari cure. Le cure giuste al momento giusto vuole porre
l’accento sulla parità di accesso alle cure per far fronte a una patologia che,
se correttamente e tempestivamente diagnosticata, ha un tasso di sopravvivenza
molto elevato. Saranno oltre 160 i centri che, in quella
settimana in Italia, organizzeranno giornate di diagnosi precoce gratuite, ad
accesso libero o su prenotazione. L’elenco completo dei centri aderenti sarà
disponibile a partire dall’1 settembre 2026 sul sito www.aiocc.it.
Storie di cura, il libro a fumetti della collana Graphic Anatomy edita da BeccoGiallo
In uscita in occasione della Make Sense Campaign, Storie di cura è il volume a fumetti edito da BeccoGiallo, che raccoglie quattro storie vere di pazienti affetti da patologie oncologiche del distretto testa-collo, scritto da Massimo Cirri e illustrato da Davide Narducci e Ernesto Anderle, con la collaborazione scientifica di AIOCC, Stefano Ratti e Veronica Moretti. A fare da filo conduttore è proprio la voce di Massimo Cirri, psicologo e giornalista, voce storica di Caterpillar su Rai Radio 2, che in queste pagine racconta anche la propria esperienza personale. La sua storia, come quella di altri ex pazienti, dimostra che una volta superato lo shock iniziale è possibile costruire, affidandosi ai professionisti della salute, un percorso condiviso e una solida alleanza terapeutica: un legame che nasce dalla semplicità del dialogo tra medico e paziente e da una vicinanza autenticamente umana.
Il volume fa parte della collana Graphic Anatomy, dedicata alla divulgazione scientifica sugli organi del corpo umano: unendo le competenze interdisciplinari di medicina, sociologia e arte, la collana esplora con rigore scientifico e sensibilità narrativa le storie di chi vive la malattia in prima persona (pazienti, medici, personale sanitario e familiari), con l'obiettivo di restituire la complessità dei corpi insieme a quella dei racconti che li attraversano.
Estate: Cruciverba e quiz sull’olio EVO, AIFO porta l’educazione al consumo sotto l’ombrellone
Cruciverba, quiz,
crucipuzzle e giochi “vero o falso” per conoscere meglio l’olio extravergine di
oliva anche durante le vacanze. AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari
e Italia Olivicola lanciano “L’olio non va in ferie – Gioca e impara sotto l’ombrellone”,
la campagna estiva che trasforma l’educazione al consumo in un’esperienza
semplice, utile e divertente.
L’iniziativa si inserisce
nel percorso di comunicazione realizzato in attuazione del Programma Operativo
previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115 di Italia Olivicola e accompagnerà i
consumatori per tutto il mese di agosto con contenuti dedicati alla qualità,
all’origine, alla corretta conservazione e all’utilizzo consapevole dell’olio
extravergine di oliva.
L’obiettivo è trasformare
alcune nozioni fondamentali in messaggi facili da ricordare. Lasciare una
bottiglia in automobile, esporla direttamente al sole, tenerla vicino a fonti
di calore o non richiuderla correttamente sono comportamenti che possono compromettere
nel tempo profumi, gusto e caratteristiche del prodotto. Leggere l’etichetta,
verificare l’origine e scegliere confezioni idonee consente invece di tutelare
meglio la qualità acquistata.
Una parte della campagna sarà dedicata anche all’utilizzo dell’extravergine nei piatti estivi. Insalate, friselle, pomodori, verdure grigliate, pesce, legumi freddi e formaggi freschi possono essere valorizzati da oli con profili sensoriali differenti. La varietà delle cultivar e dei territori italiani permette infatti di scegliere extravergini delicati, medi o più intensi in base alle caratteristiche delle diverse preparazioni.
Attenzione sarà riservata
anche al consumo fuori casa. Nei ristoranti, negli agriturismi, negli
stabilimenti balneari e nelle strutture ricettive, l’olio dovrebbe essere
presentato in contenitori correttamente etichettati e dotati di tappo
antirabbocco. Chiedere informazioni sull’olio servito a tavola significa
considerarlo parte integrante della qualità dell’esperienza gastronomica.
“L’estate cambia le nostre abitudini, ma non deve diminuire l’attenzione verso ciò che portiamo in tavola – sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso – L’olio extravergine ci accompagna nelle insalate, sulle friselle, nelle grigliate, nei piatti di pesce e nei pasti consumati fuori casa. Abbiamo scelto cruciverba, quiz e giochi perché anche sotto l’ombrellone si può imparare a leggere un’etichetta, proteggere una bottiglia dal caldo e riconoscere gli elementi che distinguono un prodotto di qualità. Dietro ogni bottiglia ci sono il lavoro degli olivicoltori, la competenza dei frantoiani e un patrimonio di territori e cultivar che merita di essere conosciuto – aggiunge Amoroso – Con Italia Olivicola vogliamo avvicinare le persone a questo mondo utilizzando un linguaggio leggero, ma contenuti seri e affidabili. Giocare è il mezzo; costruire una maggiore consapevolezza è il vero obiettivo”.
I contenuti e i giochi
saranno pubblicati progressivamente attraverso i canali di comunicazione di
AIFO. Con “L’olio non va in ferie”, l’educazione al consumo arriva così anche
sotto l’ombrellone, trasformando il mese di agosto in un’occasione per divertirsi,
mettersi alla prova e conoscere meglio uno degli alimenti simbolo della dieta
mediterranea e della filiera agroalimentare italiana...
Tortilla Chips e Nachos: il Tex Mex che tutto il mondo ama. KFC portain Italia Doritos Loaded, una nuova "full meal experience"
Tortilla
chips e nachos che passione! Il mercato delle tortilla chips è
tra i più dinamici del panorama food mondiale. Il Nord America rappresenta
il principale mercato globale, con gli Stati Uniti che
concentrano oltre l'80% dei consumi dell'area. Parallelamente, Europa e
Asia-Pacifico sono oggi le regioni che registrano la crescita più
rapida, spinte dalla diffusione dello stile alimentare occidentale e dalla
continua ricerca di nuove esperienze gastronomiche.
In questo contesto, KFC Italia porta nel nostro Paese la propria versione dei famosi triangoli croccanti di mais, uno degli snack più apprezzati e condivisi negli Stati Uniti: la Doritos Loaded. Da oggi 4 agosto, infatti, la novità è disponibile in tutti i ristoranti KFC d'Italia, trasformando una semplice busta di Doritos in un vero pasto, una vera esperienza di gusto, con l’inconfondibile pollo KFC, ingredienti saporiti e salse dal carattere deciso racchiusi in un unico formato pratico e sorprendente. Un format semplice ma d'impatto: KFC reinterpreta questo food trend con il proprio stile e con il suo inconfondibile pollo fritto
La nuova Doritos Loaded è disponibile in due varianti: Tex Mex, con Doritos, mais, tre Tender KFC, salsa cheese e salsa messicana, e Spicy, con Doritos, jalapeños, tre Tender KFC, salsa Flamin' Hot e guacamole. Entrambe le versioni vengono completate con ingredienti preparati al momento per offrire un perfetto equilibrio tra croccantezza, cremosità e sapori intensi.
Con la Doritos Loaded, KFC amplia la propria offerta introducendo una nuova occasione di consumo, perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dal classico panino. Un formato informale, pratico e divertente, pensato per essere gustato ovunque e capace di rispondere alle nuove abitudini di consumo, sempre più orientate verso esperienze originali e condivisibili. Il risultato è una vera "full meal experience": un pasto completo racchiuso in una semplice busta di chips, capace di unire praticità e intrattenimento in un'unica proposta.
Per celebrare l'arrivo della Doritos Loaded, KFC festeggia con un evento speciale nel ristorante di Rimini, realizzato in collaborazione con Pepsi. La serata sarà animata da un DJ set, attività dedicate al pubblico e momenti di intrattenimento. I primi 100 partecipanti potranno degustare gratuitamente la nuova Doritos Loaded.
La Doritos Loaded è disponibile dal 4 agosto in tutti i ristoranti KFC d'Italia.
LE VACANZE 2026 COME L’ODISSEA: OLTRE SETTE ITALIANI SU DIECI DESIDERANO “TORNARE AL LORO PAESE”… MA DALLA NONNA
Dall’Osservatorio Polara emerge un bisogno profondo di ritorno alle radici: un fenomeno che guida la grande maggioranza degli italiani tra incastri di lavoro e incertezza, alla ricerca dei sapori d’infanzia e di quell’umanità che solo la dimensione familiare sa restituire. Per la Generazione Z l'estate non è più solo sinonimo di destinazioni esotiche o location perfette da condividere sui social. Il 31% dei giovani “torna alle origini” per incontrare i nonni, il 24% rientra per vedere gli amici di sempre. “Non è vera nostalgia, ma l’esigenza di ritrovare emozioni vere, sane, in grado di generare quel benessere che tutto ciò che è artificiale non riesce a donare” ha evidenziato Giuseppe Polara, General Manager dell'omonima azienda di bevande simbolo della tradizione e del made in Sicily
Mentre le radio trasmettono la hit dell'estate “Al mio paese” e le sale cinematografiche rievocano l’Odissea di Ulisse, per il 75% degli italiani la vera meta estiva desiderata non è una spiaggia patinata o un party affollato, ma il ritorno al proprio paese d'origine. C’è la voglia diffusa di un viaggio guidato dal bisogno viscerale di ritrovare le proprie radici, con il 39% già pronto a partire e un 48% sospeso nell'incertezza degli incastri di lavoro (tra chi lo desidera e chi lo ritiene probabile), mentre solo un risicato 5% dichiara di doversi arrendere. Un’impresa del cuore dove il vero traguardo è la sedia al fresco, il riabbraccio con la figura cardine della Nonna, autentica Penelope dei giorni nostri, e la magia insostituibile dei sapori della memoria.
Questo è quanto emerge da un monitoraggio dell’Osservatorio Polara, storica azienda di bevande simbolo della tradizione e del made in Sicily, che ha analizzato più di 1.500 conversazioni e testimonianze sul web e sui social focalizzate sulle dinamiche emotive, i desideri e le abitudini degli italiani in vista del grande esodo vacanziero. “Riscontriamo non soltanto dai dati di questo studio, ma anche attraverso i report internazionali, che emerge con sempre più forza una grande voglia di autenticità, soprattutto da parte dei più giovani - afferma Giuseppe Polara, General Manager dell'omonima azienda familiare – Non è vera nostalgia, ma l’esigenza di ritrovare emozioni vere, sane, in grado di generare quel benessere che tutto ciò che è artificiale non riesce a donare. Chi affronta il viaggio non cerca una semplice vacanza, ma quell'umanità e quei sapori tipici della propria terra. La riscopre nello sguardo degli affetti più cari, nei ritmi lenti del paese e nei rituali di una tavola condivisa. Per noi di Polara, custodi delle ricette della tradizione, fare impresa significa proprio questo: essere il ponte sensoriale che trasforma quel ritorno in un gesto di pura memoria e appartenenza”.
La rilevazione sullo stato d'avanzamento dell'esodo estivo mostra una determinazione ferrea a superare ogni ostacolo logistico: il 39% degli intervistati ha già programmato concretamente il viaggio di rientro, mentre la maggioranza vive un’Odissea di incastri tra ferie e impegni, divisa tra chi lo considera “solo desiderato” (31%), chi "probabile" (17%) e chi non lo ha ancora specificato (8%). Il dato più significativo della rilevazione resta tuttavia la percentuale di chi getta la spugna: solo un risicato 5% dichiara che il ritorno sarà "impossibile quest'anno", dimostrando come di fronte al richiamo della terra natia quasi nessun ostacolo riesca a fermare il viaggio.
Il bisogno di rientro emerge come un vero e proprio fenomeno di massa: il 54% degli italiani esprime la voglia di tornare a casa in maniera esplicita, a cui si aggiunge un 21% che la manifesta in modo implicito (portando il totale al 75%). Di contro, solo il 18% dichiara di non sentire questo desiderio e il 7% risulta non determinabile.
Quando l'indagine indaga le motivazioni profonde della partenza, emerge una vera e propria necessità di disconnessione: il 26% degli italiani dichiara di voler lasciare alle spalle prima di tutto lo stress del lavoro, seguito dalla routine quotidiana (22%), dagli orari e impegni (17%) e dal traffico cittadino (14%). Completano il quadro la ricerca di tregua dalle responsabilità (10%), dalla solitudine (7%) e dalla frenesia digitale (4%). A far scattare la molla del rientro sono la stagionalità e i trigger emotivi: se l’arrivo dell'estate (31%) e l’avvicinarsi delle ferie (22%) fungono da sveglia sul calendario, una spinta decisiva arriva da un ricordo improvviso (10%), da una foto del paese (9%) o da una telefonata con la famiglia (7%). Seguono il caldo (6%), i social network (5%), la ricerca di un sapore (4%), il vedere altre persone che tornano (3%), una festa tradizionale (2%) e persino una canzone (1%).
I dati dell'indagine tracciano la mappa completa delle relazioni che muovono il ritorno a casa, senza tralasciare alcuna componente affettiva. Se la figura della Nonna resta il fulcro emotivo principale indicato dal 42% del campione, la presenza dei Genitori rappresenta la motivazione primaria per il 31% degli italiani. A completare il quadro si posizionano gli Amici d'infanzia e di sempre (19%), mentre il restante 8% indica come meta prioritaria altri parenti o la comunità locale. La spinta al rientro si conferma un ecosistema di affetti articolato, dove ogni figura familiare e sociale svolge un ruolo preciso nel riannodare i fili con le proprie origini.
L'indagine quantifica con precisione anche il momento esatto in cui si percepisce di essere "davvero tornati a casa". Per il 24% del campione il simbolo assoluto è la tavola con tutta la famiglia riunita, seguita dall’abbraccio ai nonni (19%) e dalla serata con gli amici di sempre (17%). Il primo bagno al mare della propria terra si attesta al 13%, seguito dal dolce preparato dalla nonna (10%), dalla passeggiata in piazza o nelle vie del centro (8%), dal bar dove ci si ritrova ogni estate (6%) e dalla festa del paese (2%). Tra i rituali estivi che si desidera di più rivivere guidano le serate con gli amici (22%) e il mangiare tutti insieme in famiglia (18%), seguiti dal giocare a calcetto sulla spiaggia (13%), fare il bagno al mare fino a sera (11%) e passeggiare in piazza (10%). Chiudono la classifica l'andare al bar con gli amici (8%), le feste del paese (7%), la partita a carte con parenti e amici (5%), il guardare il tramonto sul mare (4%) e le grigliate in famiglia (1%).
Sul fronte del gusto, a raccontare meglio il ritorno è il dolce della nonna (22%), seguito dal pranzo della domenica in famiglia (20%) e dal piatto tipico della propria terra (16%). Tra le icone d'infanzia e di freschezza spiccano la granita (13%) e la bibita della propria terra (9%), capaci di superare il gelato della propria città (8%), il pane appena sfornato (6%), il caffè del bar storico (4%) e altre tipicità (2%). A livello anagrafico, l'effetto nostos rievoca fasi della vita ben precise: il periodo ricordato più spesso con nostalgia è l'adolescenza (46%), seguita dall'infanzia (29%), dalla giovinezza (15%), da più fasi della vita insieme (8%) e infine dalla vita adulta (2%). Tra le emozioni positive che accompagnano questo viaggio prevalgono la nostalgia (28%), la gioia (24%), la serenità (17%), l'attesa (12%), l'emozione (10%) e il senso di appartenenza (5%).
La chitarra del dipinto di Degas arriva a Cremona Musica Expo & Festival 2026
C'è una chitarra al mondo
che Edgar Degas ha fermato su tela. È il 1871, Parigi, e nel dipinto il padre
dell'artista ascolta il cantante spagnolo Lorenzo Pagans suonare uno strumento
costruito a Mirecourt, piccola cittadina francese che nel XIX secolo era la
capitale europea della liuteria seriale. Quella chitarra, una Aubry-Maire
datata intorno al 1860, sarà esposta a Cremona dal 2 al 4 ottobre 2026,
nell'ambito di Cremona Musica Expo & Festival, all'interno
della mostra La chitarra ottocentesca: Torino, Mirecourt, Parigi, a cura di
Fausto Cacciatori del Museo del Violino di Cremona. È forse l'oggetto più
emblematico di una storia che questa mostra racconta per la prima volta con
tale completezza: come la chitarra moderna sia nata da uno scambio
straordinario tra artigiani, musicisti e città lontane, e perché quel
momento ottocentesco sia la radice di tutto ciò che oggi chiamiamo musica.
La mostra si svilupperà in due sedi, la prima nel Padiglione 1 dell'Acoustic Guitar Village con undici strumenti eccezionali, chitarre firmate da Carlo Guadagnini, Gaetano II° Guadagnini, René Lacôte, Enrico Marchetti, Nicolao Denis e una rarissima lira-chitarra di Pons fils del 1807, che raccontano la fioritura della liuteria chitarristica tra Torino, Parigi e Mirecourt. La seconda nel Museo Civico Ala Ponzone, precisamente nelle "Stanze per la Musica", altri sedici strumenti della collezione storica Carlo Alberto Carutti completano il percorso, alcuni attribuiti ai maestri più illustri dell'epoca. In tutto, una trentina di chitarre che non si sono mai trovate insieme.
La storia che si nasconde dietro questi strumenti è la storia della chitarra come la conosciamo. Nel corso dell'Ottocento lo strumento antico a cinque ordini di corde si trasformò nella chitarra moderna a sei corde, attraverso un dialogo continuo tra artigiani piemontesi e francesi, e chitarristi italiani come Carulli, Molino e Gragnani che da Parigi dettavano i nuovi canoni del virtuosismo. L'annessione del Piemonte alla Francia nel 1802 aveva aperto un canale di influenze reciproche tra Torino e Parigi, e Mirecourt completava il quadro con una produzione capillare che portò la chitarra romantica nei salotti di mezza Europa. È da quella tradizione che nasce lo strumento che, cent'anni dopo, avrebbe cambiato la musica del Novecento.
Sabato 3 ottobre, dalle 11:30 alle 13:30, l'Acoustic Guitar Village ospita un incontro con relatori internazionali: Françoise de Ridder e Daniel Sinier porteranno la prospettiva francese sulla “guitare romantique” tra Parigi e Mirecourt, mentre Lorenzo Frignani approfondirà le influenze reciproche tra scuola piemontese e scuola francese. Bob Van de Kerckhove esplorerà invece la chitarra come oggetto ibrido nell'Europa dell'Ottocento, Jacopo Uberti racconta il restauro di una Lacôte del 1827, infine Francesco Molmenti ricostruirà il rapporto tra i chitarristi Carulli e Molino e i costruttori del loro tempo. Alle 19, nelle Stanze per la Musica del Museo Civico, due strumenti torneranno a suonare dopo quasi due secoli: Francesco Molmenti eseguirà un programma sull'Aubry-Maire del dipinto di Degas, Massimiliano Filippini su una Carlo Guadagnini del 1812, in un concerto che è anche un esperimento, ovvero ascoltare il suono di quegli strumenti nelle stesse sale dove sono custoditi.
La mostra è uno degli appuntamenti di punta di Cremona Musica Expo & Festival 2026, la manifestazione che ogni anno trasforma Cremona nella capitale mondiale della musica e degli strumenti musicali, un ecosistema che non ha equivalenti al mondo, dove la grande tradizione liutaria della città dialoga con la liuteria elettrica, le nuove tecnologie audio, il rock e la musica da camera
lunedì 3 agosto 2026
L'Ombra del Controllo - sul nuovo libro del criminologo Antonio Russo dal titolo STALKING - Storie straordinarie di un crimine ordinario di Antonio Russo. Intervento di Stefano Donno
Perché lo Stalking è il "Crimine Ordinario" che Dobbiamo Smettere di Tollerare
C'è un rumore di fondo nella nostra società che troppo spesso scegliamo di ignorare, derubricandolo a fastidio o, peggio, a "troppo amore". È il rumore di passi che ti seguono, di un telefono che squilla incessantemente, di una libertà che viene lentamente erosa, pezzo dopo pezzo. Lo stalking non inizia quasi mai con una violenza fisica esplosiva; si insinua nella quotidianità, normalizzando il controllo fino a trasformare la vita della vittima in una gabbia senza sbarre visibili.
Riflettendo sulle pagine dolorose e illuminanti del saggio Stalking. Storie straordinarie di un crimine ordinario del criminologo Antonio Russo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), emerge una verità ineluttabile: stiamo affrontando un'epidemia sociale con strumenti ancora troppo fragili.
L'Illusione del "Codice Rosso" e il Tradimento delle Istituzioni
Dal 9 agosto 2019, l'Italia si è dotata del cosiddetto "Codice Rosso", uno strumento normativo nato con l'urgenza di velocizzare le indagini e proteggere le vittime di violenza domestica e di genere. Sulla carta, una rivoluzione. Nella pratica, come denunciano innumerevoli testimonianze e gli stessi operatori del settore, un sistema che si scontra con il muro di gomma della burocrazia.
Il vero dramma si consuma nel tempo che intercorre tra la denuncia e l'azione. Troppe vittime trovano il coraggio di esporsi, sfidando la paura e il giudizio sociale (il famigerato victim blaming), solo per ritrovarsi imbrigliate in un sistema giudiziario lento e, a volte, contraddittorio. Non basta inasprire le pene se manca la certezza dell'applicazione, se i braccialetti elettronici scarseggiano o se le denunce vengono archiviate minimizzando i fatti a semplice "conflittualità di coppia".
"Il silenzio e l'isolamento sono i migliori alleati del persecutore. Quando la società smette di giudicare e inizia ad ascoltare, la gabbia inizia a incrinarsi."
Vittime nelle Vittime: Il Prezzo Pagato dagli Innocenti
Il fenomeno dello stalking e della violenza intrafamiliare genera danni collaterali devastanti, creando quelle che potremmo definire "vittime nelle vittime". Sono i figli, i bambini costretti ad assistere alla demolizione psicologica e fisica delle proprie madri. Storie agghiaccianti ci ricordano come, in nome del dogma della "bigenitorialità a tutti i costi", bambini vengano allontanati da madri protettive per essere affidati a case-famiglia, o peggio, lasciati esposti a genitori abusanti a causa di perizie superficiali e decisioni giudiziarie disconnesse dalla realtà del trauma.
Cyberstalking: La Violenza Cambia Forma
Nell'era digitale, il persecutore non ha più bisogno di nascondersi dietro l'angolo della strada. I social network e le tecnologie informatiche hanno generato il cyberstalking, un'estensione virtuale del controllo. La condivisione non consensuale di materiale intimo (revenge porn), la creazione di profili falsi, la diffamazione online e il furto di identità sono armi affilatissime. L'uso della tecnologia garantisce spesso al persecutore un anonimato vigliacco, rendendo la prevenzione e la protezione dei dati sensibili (come la residenza o le abitudini) la prima, fondamentale linea di difesa.
Come Uscirne? Prevenzione e Consapevolezza
La repressione penale, da sola, ha fallito. Per arginare questo "crimine ordinario" serve una rivoluzione culturale. Ecco i pilastri fondamentali per un cambiamento reale:
Riconoscere i Campanelli d'Allarme: La violenza psicologica (il gaslighting, il controllo ossessivo, l'isolamento della vittima dalla sua rete sociale) precede sempre quella fisica. Imparare a decodificare questi segnali è vitale.
Educazione all'Affettività: Dobbiamo sradicare l'idea patriarcale del possesso. L'assenza di un'educazione strutturata al rispetto e al consenso nelle scuole lascia le nuove generazioni prive di anticorpi contro le relazioni tossiche.
Supporto Integrato e Riabilitazione: Oltre ai centri antiviolenza, è necessario istituire veri e propri "Pool Antistalking" (reti di psicologi, avvocati, Forze dell'Ordine) per supportare la vittima, ma è altrettanto urgente prevedere percorsi di recupero obbligatori per i soggetti maltrattanti, unico vero deterrente contro la recidiva.
Vincere si può. Ma richiede che ognuno di noi smetta di considerare la violenza di genere come un affare privato. È una responsabilità collettiva. Dobbiamo diventare la voce di chi, quella voce, l'ha persa sotto il peso della paura.
Caccia ai segnali invisibili: quando i Big Data fermano la violenza di genere - Intervento di Antonio Russo e Stefano Donno
L’intelligenza
artificiale e i Big Data stanno cambiando il modo in cui osserviamo la violenza
di genere. Non sostituiscono le istituzioni, ma possono aiutare a individuare
prima i segnali deboli, ricostruire pattern di rischio e rendere più tempestiva
la protezione delle vittime.
Il problema dei segnali
invisibili - La violenza di genere raramente esplode dal nulla. Spesso si
manifesta attraverso micro-segnali distribuiti nel tempo: denunce pregresse,
accessi ospedalieri, richieste di aiuto, episodi di stalking, escalation
verbali, comportamenti digitali predatori. Proprio qui i sistemi di analisi
dati possono offrire un vantaggio decisivo, perché sanno mettere in relazione
informazioni che, lette separatamente, sembrano episodiche ma insieme
raccontano un rischio concreto.istat+2
Il punto centrale non è
“prevedere il crimine” in senso assoluto, ma leggere meglio il contesto. In
criminologia questo significa passare da una logica reattiva a una logica
preventiva, senza perdere di vista garanzie, proporzionalità e controllo umano.
Big Data e prevenzione - Le
fonti recenti mostrano un interesse crescente verso piattaforme digitali
integrate, sistemi di valutazione del rischio e analisi automatizzate dei
fascicoli. L’idea è semplice: creare ambienti informativi capaci di raccogliere
denunce, dati sanitari, segnalazioni delle forze dell’ordine e informazioni dei
centri antiviolenza, così da intercettare pattern di recidiva e situazioni ad
alta criticità.
La forza dei Big Data, in
questo campo, non sta solo nella quantità di informazioni, ma nella loro
standardizzazione. Senza criteri comuni di raccolta, i dati restano frammentati
e poco utili; con una struttura coerente, invece, diventano una base solida per
la prevenzione, la valutazione del rischio e l’intervento precoce.
Il ruolo dell’IA - L’IA
può intervenire su più livelli. Può supportare la classificazione dei casi,
evidenziare ricorrenze nei comportamenti, monitorare segnali di escalation nei
social media, aiutare l’analisi delle prove digitali e velocizzare la gestione
dei procedimenti. In questo senso, il suo valore è operativo prima ancora che
“visionario”. Ma c’è anche un’altra faccia della questione: l’IA è uno
strumento ambivalente. Le stesse tecnologie che rafforzano la prevenzione
possono essere sfruttate dalla criminalità organizzata per manipolare,
tracciare, intimidire o automatizzare nuove forme di abuso. È per questo che
ogni progetto serio di contrasto deve includere etica, supervisione e
responsabilità istituzionale.
Criticità e cautele - Il
rischio più grande è trasformare l’algoritmo in un sostituto del giudizio
umano. Nei casi di violenza di genere, l’errore non è neutrale: una
sottovalutazione può lasciare la vittima esposta, una sovrastima può generare
procedure eccessive o distorsioni. Serve quindi un modello ibrido, in cui
l’analisi automatizzata supporti il lavoro di magistratura, forze dell’ordine e
operatori sociali, senza mai annullarlo. Un altro nodo riguarda la qualità dei
dati. Se le denunce non sono uniformi, se i database non dialogano tra loro e
se le informazioni arrivano tarde o in modo disomogeneo, l’IA produce solo una
sofisticazione dell’errore. Per questo la standardizzazione resta la prima vera
riforma da fare.
Verso una prevenzione più
intelligente - Il futuro della prevenzione passa da un uso rigoroso dei dati,
non da una delega cieca alla macchina. Big Data, machine learning, sentiment
analysis e strumenti di digital forensics possono contribuire a “cacciare i
segnali invisibili”, ma solo se inseriti in una filiera istituzionale chiara,
controllabile e orientata alla tutela della persona. In altre parole,
l’obiettivo non è costruire una sorveglianza totale. L’obiettivo è riconoscere
prima i segnali del rischio, intervenire meglio e proteggere con maggiore
efficacia chi è più esposto alla violenza. Ed è qui che l’innovazione
tecnologica, se ben governata, può diventare davvero uno strumento di giustizia
Il Grande Inganno del Mediterraneo: Perché litigare tra vicini ci sta costando il futuro (e 3 proposte per salvarci) - Intervento di Stefano Donno
Ci risiamo. Le nazioni del Sud Europa tornano a puntarsi il dito contro. C'è chi accusa di essere lasciato solo di fronte a ondate migratorie senza precedenti, e chi risponde piccato ricordando i "favori" e la "solidarietà" concessa in passato.
Ma fermiamoci un attimo. Da quando la gestione di un fenomeno geopolitico strutturale è diventata una questione di "favori" tra governi?
La verità che nessun leader ha il coraggio di ammettere in diretta TV è questa: non esiste alcuna crisi migratoria. Esiste, invece, una crisi di gestione e di visione. Stiamo trattando la più grande transizione demografica del XXI secolo — l'inverno demografico europeo da un lato e l'esplosione giovanile africana dall'altro — come se fosse un'emergenza estiva imprevista.
Continuare a litigare su chi debba accogliere un barcone in più o in meno è un suicidio economico e politico. Il Mediterraneo non è il confine sud dell'Europa; è il centro di gravità del nuovo mondo multipolare. Se Italia, Spagna, Grecia e Francia non smettono di farsi la guerra per le briciole di consenso elettorale interno, affonderanno insieme.
Ecco tre proposte concrete, fuori dagli schemi, per trasformare il "problema" in un vantaggio competitivo senza precedenti:
1. Abolire le quote, creare l'Agenzia Federale del Mediterraneo
Il sistema di Dublino e i successivi patti sui migranti sono morti perché si basano sui confini nazionali. La proposta? Creare una vera e propria Agenzia Federale Europea per il Mediterraneo, con sede condivisa (es. tra Roma, Madrid e Atene), finanziata direttamente dal bilancio UE. Non saranno più i singoli Stati a dover processare le richieste d'asilo, ma un ente federale con funzionari europei. I costi logistici, di soccorso, accoglienza e rimpatrio diventano al 100% a carico dell'Unione. Chi sbarca a Lampedusa o alle Canarie non sbarca in Italia o in Spagna: sbarca in Europa, e da quel momento è gestito da un sistema centrale.
2. Il "Visto Circolare di Filiera": La migrazione on-demand
L'Europa ha un disperato bisogno di manodopera, dall'agricoltura, all'industria tech, alla sanità. Proponiamo la creazione di Hub del Lavoro Europei direttamente nei paesi di origine e transito (Nord Africa e Africa Sub-Sahariana). Le aziende europee comunicano il loro fabbisogno all'Hub. I candidati vengono formati professionalmente e linguisticamente prima di partire. Se superano i test, ottengono un "Visto Circolare" legato a un contratto. Questo azzera il modello di business dei trafficanti di esseri umani: perché rischiare la vita pagando migliaia di euro se posso formarmi e arrivare con un volo di linea e un contratto sicuro?
3. Joint-Venture Euro-Africane (Il vero Piano Marshall)
Basta parlare di "aiutiamoli a casa loro" come se fosse beneficenza. Parliamo di affari. L'Africa ha risorse minerarie essenziali per la transizione green europea e un potenziale solare infinito; l'Europa ha capitali e know-how tecnologico. Invece di dare fondi a governi instabili per fermare i migranti con la forza (una tattica che ha sempre la data di scadenza), l'UE deve creare società miste (Joint-Ventures) per la costruzione di infrastrutture energetiche (es. mega-impianti solari in Nord Africa collegati all'Europa via cavo). La condizione? Per ogni euro investito dall'UE, il 70% della manodopera deve essere locale, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro stabili in Africa, stabilizzando le economie locali.
La conclusione è semplice: possiamo continuare a urlarci addosso attraverso il mare per elemosinare qualche voto, oppure possiamo unire le forze per diventare il blocco geopolitico più prospero e intelligente del secolo. Il momento di scegliere è ora
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