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martedì 25 novembre 2025
Da quando ti ho trovato. Una storia d'amore, fede e amicizia di Cosimo Schena (Piemme)
IL DON PIÙ AMATO DAI SOCIAL E LA SUA
TEMPESTA SCRIVONO INSIEME UN DIARIO DI VITA, TRA GIOCO E SPIRITUALITÀ,
CAPACE DI FAR SORRIDERE, EMOZIONARE E FARCI SCOPRIRE ALLO STESSO TEMPO QUALCOSA
IN PIÙ SU NOI STESSI.
«Tempesta non conosceva il nome di
Dio. Ma l’ha ritrovato nel calore di una mano, nel tono di una voce, nel sapore
della pappa. Così come noi possiamo riconoscerlo in chi ci guarda e, senza
bisogno di troppe parole, ci dice: “Sei al sicuro. Da oggi, questa è casa”»,
Don Cosimo
In un giorno qualunque, di freddo e pioggia, uno di
quelli in cui sembra che non possa
accadere nulla di straordinario, don Cosimo si imbatte in
una scatola al lato del marciapiede. Dentro c’è una cagnolina, infreddolita e
spaventata: basta uno sguardo tra i due per capire che quello è l’inizio di una
meravigliosa avventura. Cosimo la prende con sé e, da quel momento, diventano
inseparabili: lui la accudisce, la cresce, le mostra il mondo e le spiega la
vita. Lei lo segue, dapprincipio un po’ timorosa, poi sempre più
entusiasta e curiosa di scoprire ogni dettaglio dell’incredibile
realtà che la circonda. Sono le loro due voci, alternandosi, a tessere i fili
di questa storia, ad aprire una finestra sulle loro giornate, su una
quotidianità semplice ma mai banale, mostrando come si può essere felici
godendo delle piccole cose: una passeggiata nel bosco, l’incontro con un amico,
una serata trascorsa a leggere nel tepore della propria casa. Con una
narrazione delicata e originale, Tempesta racconta il mondo attraverso i suoi
occhi innocenti ma saggi, dando nuovo significato a tutto ciò che diamo per
scontato, rivelandoci il valore dell’amore disinteressato, della cura
reciproca, della presenza. Don Cosimo riflette, alla luce del Vangelo, sul
senso che possiamo dare a ogni esperienza, anche quella all’apparenza più
ordinaria, sulla bellezza di fare del bene e portare speranza nel cuore degli
altri. Il don più amato dei social e la sua Tempesta scrivono insieme un diario
di vita, tra gioco e spiritualità, capace di far sorridere, emozionare e farci
scoprire qualcosa in più su noi stessi.
Le voci fantasy. Magia del doppiaggio di Andrea Lattanzio (CN)
Il doppiaggio costituisce un settore dello spettacolo spesso ingiustamente sottovalutato, ma che ha dato molto al cinema e a noi spettatori regalandoci emozioni. Figura indispensabile quella del doppiatore che non è un mestiere a sé, ma un volto della poliedrica arte dell’attore. Questo libro ritrae le biografie e i volti dei doppiatori del passato e del presente che hanno dato voce ai film più rappresentativi del cinema fantasy dagli anni ’30 ai giorni nostri con relative schede
lunedì 24 novembre 2025
“I Miei Primi 18 Anni”: la collana che trasforma la memoria in un racconto generazionale
Nel panorama delle pubblicazioni dedicate alla memoria
personale e collettiva, la collana “I Miei Primi 18 Anni” si conferma uno dei
progetti editoriali più riconosciuti a livello internazionale. Nata da un’idea
della casa editrice olandese TDM Publishing, la serie ha superato
complessivamente il milione di copie vendute in Europa — tra Olanda, Francia,
Spagna, Belgio, Germania e Regno Unito — e continua a registrare una forte
crescita anche nel mercato italiano.
La collana si basa su un’intuizione semplice ed efficace:
raccontare i primi diciotto anni di vita di chi è nato in un determinato anno,
ricostruendo il contesto storico, culturale e sociale attraverso immagini,
testi, curiosità, avvenimenti e riferimenti pop. L’adattamento italiano è
affidato a un gruppo di autori del nostro Paese, con competenze diverse, in
grado di restituire con accuratezza l’atmosfera dell’Italia del passato.
«L’obiettivo non è solo far rivivere i ricordi, ma
trasformarli in un patrimonio da condividere tra generazioni», spiega il team
editoriale italiano. «Ogni volume diventa un ponte tra passato e presente,
capace di far dialogare padri, madri, figli e nonni attraverso le immagini e la
cultura che hanno segnato la loro crescita». Ogni libro, rilegato con copertina
rigida e composto da diciotto capitoli, accompagna il lettore dall’anno di
nascita fino alla maggiore età. Tra le pagine ritornano simboli ed episodi che
hanno costruito l’immaginario di intere generazioni: dalla Carmencita di
Carosello a Maigret con Gino Cervi, dalle hit di Gianna Nannini al fenomeno dei
Paninari, fino ai telefilm cult degli anni ’80 come Magnum P.I. e Ralph Super
Maxi Eroe. A completare l’esperienza, alla fine di ogni capitolo, una playlist
Spotify con le dieci canzoni più rappresentative dell’anno consente al lettore
di immergersi nella colonna sonora della propria vita. Ad oggi la collana
comprende 36 volumi, dal 1950 al 1985, e si propone come uno strumento
narrativo che invita non solo a ricordare, ma anche a tramandare. «La memoria è
un bene prezioso e questo progetto vuole celebrarla in modo semplice,
accessibile ed emozionante» sottolineano gli autori.
“I Miei Primi 18 Anni” è un’idea di TDM Publishing, casa
editrice internazionale con sede nei Paesi Bassi, specializzata in progetti
editoriali creativi e innovativi.
La collana è oggi disponibile in sei Paesi – Paesi Bassi,
Belgio, Inghilterra, Spagna, Francia e Italia – con oltre un milione di copie
vendute nel mondo.
In Italia, TDM Publishing collabora con Epsylon LYR
(promozione) e ALI Distribuzione (distribuzione).
L'Europa oltre il Rubicone: se lo scudo su Kiev diventa la nostra guerra - ecco cosa ne penso
Siamo al 24 novembre 2025. La guerra in Ucraina non è più solo una ferita aperta sul fianco orientale dell'Europa; è diventata una condizione cronica, un rumore di fondo che le cancellerie europee faticano a gestire tra stanchezza dell'opinione pubblica e imperativi strategici. La notizia riportata oggi da Repubblica – che svela piani per un coinvolgimento diretto dell'intelligence e della contraerea europea a protezione di Kiev – non è un semplice aggiornamento tattico. È, con ogni probabilità, il passo che cancella definitivamente la linea sottile tra "supporto esterno" e cobelligeranza di fatto.
Per tre anni abbiamo giocato a nascondino con le parole. Abbiamo parlato di "aiuti letali", di "addestramento", di "scambio dati". Ma ciò che emerge ora è un salto di qualità che Bruxelles e le principali capitali europee faticano ad ammettere pubblicamente. Estendere l'ombrello della contraerea europea sui cieli ucraini, o integrare i sistemi di intelligence in tempo reale per intercettare i vettori russi, significa una cosa sola: l'Europa sta entrando fisicamente nel teatro operativo.
Il punto critico non è etico – la difesa dell'Ucraina resta sacrosanta per il diritto internazionale – ma politico e strategico. Se un sistema missilistico dislocato in Polonia o Romania, o guidato da dati forniti da satelliti europei, abbatte un jet o un missile russo, chi ha premuto il grilletto? La distinzione tra chi fornisce l'arma e chi la usa è ormai evaporata.
Ciò che manca, in questo scenario di escalation tecnica, è una parallela escalation diplomatica. L'Europa si sta militarizzando per inerzia, trascinata dalla necessità di coprire le falle di un fronte ucraino sotto pressione, ma senza una visione unitaria su quale sia l'obiettivo finale nel 2026. Vogliamo il crollo della Russia? Vogliamo un congelamento del conflitto? O stiamo solo comprando tempo al prezzo più alto possibile?
L'intelligence condivisa è un'arma a doppio taglio: ci rende onniscienti sul campo, ma ci rende bersagli fuori dal campo. Mosca ha più volte tracciato le sue "linee rosse", spesso ignorate o superate dall'Occidente senza conseguenze immediate. Tuttavia, l'impiego attivo di scudi aerei europei potrebbe essere la scusa che il Cremlino attende per allargare il conflitto in modalità ibrida (sabotaggi, cyber-warfare) direttamente nel cuore dell'UE.
In conclusione, la notizia di oggi ci dice che l'Europa ha scelto di non stare a guardare mentre Kiev rischia il collasso aereo. È una scelta coraggiosa, forse inevitabile. Ma è una scelta che viene fatta nel silenzio del dibattito pubblico, senza spiegare ai cittadini europei che, da oggi, il confine della guerra si è spostato un po' più a Ovest. Non stiamo più solo armando l'Ucraina; stiamo iniziando a combattere la sua guerra. E sarebbe il caso di dirlo ad alta voce (Stefano Donno)
Magneto Ha Sempre Avuto Ragione? La Verità sul "Cattivo" Più Complesso della Marvel
Dimenticate Thanos. Scordatevi del Joker. Se c'è un personaggio che incarna la zona grigia tra eroe e mostro, quello è Magneto.
Per anni lo abbiamo etichettato come il "cattivo degli X-Men". Il terrorista mutante. L'estremista. Ma se vi dicessi che, rileggendo la storia editoriale della Marvel, Erik Lehnsherr è forse il personaggio più coerente, tragico e – osiamo dirlo – giusto mai creato?
Mettetevi comodi, fan dei mutanti. Oggi smontiamo il Signore del Magnetismo, tra retcon assurde, aneddoti storici e il motivo per cui internet continua a gridare "Magneto Was Right".
1. Non è nato come pensate (L'effetto Claremont)
Ecco la prima pillola per i puristi. Quando Stan Lee e Jack Kirby crearono Magneto in X-Men #1 (1963), non c'era nulla della profondità tragica che conosciamo oggi. Era un cattivo da operetta che voleva conquistare il mondo perché "i mutanti sono superiori". Punto.
La magia è avvenuta grazie a Chris Claremont. È stato lui, negli anni '80, a decidere che Magneto non era pazzo, ma traumatizzato.
L'Aneddoto: Claremont scrisse la storia in cui si rivelava che Magneto era un sopravvissuto all'Olocausto (Uncanny X-Men #150). La Marvel era nervosa. Un "supercattivo" ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento? Era un terreno minato. Invece, quella scelta ha trasformato un villain bidimensionale nella figura shakespeariana che amiamo. Da quel momento, Magneto non ha più combattuto per cattiveria, ma per "Mai Più".
2. Il paradosso della paternità (Il caos della famiglia)
Se pensate che la vostra famiglia sia complicata, guardate l'albero genealogico di Magneto. È un delirio burocratico.
Wanda e Pietro (Scarlet Witch e Quicksilver): Per decenni sono stati i suoi figli. Il dramma di House of M si basa su questo. Poi, nel 2014, la Marvel ha fatto una retcon brutale: non sono suoi figli e non sono nemmeno mutanti.
Il motivo reale? Una guerra di diritti cinematografici tra Fox (che aveva gli X-Men) e Disney/Marvel. Per poter usare Wanda negli Avengers, dovevano staccarla dai mutanti. Ora che la Disney ha comprato la Fox, i fan aspettano con ansia che tornino a essere una famiglia disfunzionale.
L'unica certezza: Lorna Dane (Polaris). Lei è la figlia "dimenticata" che ha ereditato i poteri magnetici e, ironicamente, l'unica vera figlia biologica rimasta nel canone attuale.
3. "Magneto Was Right": Da Meme a Filosofia
Avete mai visto le magliette con la scritta "Magneto Was Right"? Non è solo moda hipster. Nasce da una run di Grant Morrison del 2001, dove gli studenti mutanti indossavano queste t-shirt come atto di ribellione, trasformando Magneto in una sorta di Che Guevara pop.
Il parallelismo classico è sempre stato:
Professor X = Martin Luther King Jr. (Integrazione pacifica).
Magneto = Malcolm X (Difesa con ogni mezzo necessario).
Ma la verità è più oscura. Magneto ha visto l'umanità al suo peggio assoluto (Auschwitz). La sua logica è agghiacciante ma ferrea: se gli umani hanno ucciso milioni di persone solo perché pregavano un Dio diverso, cosa faranno a chi può sparare laser dagli occhi?
Spoiler: i fumetti gli danno spesso ragione. Ogni futuro distopico degli X-Men (vedi Giorni di un Futuro Passato) inizia perché gli umani hanno costruito le Sentinelle per sterminare i mutanti. Xavier sogna, Magneto si prepara.
4. I Poteri: Molto più che piegare cucchiai
Siamo onesti, nei film lo vediamo spesso lanciare macchine o ponti (il Golden Gate in X-Men: Conflitto Finale è iconico). Ma nei fumetti, essendo un mutante di Livello Omega, ha fatto cose assurde:
Manipolazione del sangue: Sì, c'è ferro nel sangue. Magneto può causare ictus a comando o bloccare le persone come statue.
Scudo contro la telepatia: L'elmetto non è solo per stile. Serve a bloccare Charles Xavier. Ma sapevate che Magneto ha una volontà così ferrea che spesso riesce a resistere ai telepati anche senza elmetto?
Strappare l'Adamantium: In X-Men #25 (1993), in uno dei momenti più crudi della storia Marvel, Magneto ha strappato il metallo liquido direttamente dalle ossa di Wolverine. L'immagine di Logan agonizzante è ancora negli incubi di molti lettori degli anni '90.
5. Il Futuro nel MCU: Chi sarà il nuovo volto?
Dopo le interpretazioni leggendarie di Ian McKellen (il nobile decaduto) e Michael Fassbender (la rabbia giovane e sexy), il Marvel Cinematic Universe ha una patata bollente tra le mani.
Il problema dell'età: Se Magneto è un sopravvissuto della Seconda Guerra Mondiale, oggi avrebbe quasi 100 anni. Come lo porti nel 2025 senza farlo sembrare un bisnonno in tutina?
Teoria dei fan: Rallentamento dell'invecchiamento dovuto ai poteri?
Aggiornamento dell'origine: Spostare il trauma a un genocidio più recente (Rwanda? Balcani?)? Attenzione: questa mossa farebbe infuriare i puristi, dato che l'ebraismo di Magneto è il pilastro della sua identità.
L'Eroe di cui abbiamo paura
Magneto non è un villain. È l'antagonista, che è diverso. È colui che ci costringe a guardare allo specchio la nostra natura intollerante. Tifiamo per gli X-Men perché vogliamo credere nel sogno di Xavier, ma nel profondo, quando leggiamo le notizie del mondo reale, una vocina ci sussurra che forse, solo forse, Erik Lehnsherr aveva capito tutto fin dall'inizio.
Film bestiali. Noi e gli animali del nostro cinema: cosa ci dicono, cosa simboleggiano, come lo fanno di Alessandro Fiesoli (Graphe.it)
domenica 23 novembre 2025
Dal più grande e amato poeta giapponese moderno, un viaggio intimo e senza filtri nel cuore di un amore assoluto.
Alla donna (女に) non è una semplice raccolta di poesie, ma la cronaca in versi di un amore travolgente: quello tra Tanikawa Shuntarō (1931-2024) e la sua terza moglie, Sano Yōko. Attraverso 36 componimenti, Tanikawa mette a nudo la sfera più privata della loro relazione – l'incontro, l'innamoramento, la vita quotidiana – con una sincerità disarmante, discostandosi dal suo tipico "vissuto immaginario" per abbracciare una realtà sentimentale ed emotiva palpabile
Ginevra 2025: Il ballo delle ombre e l'amaro calice della Realpolitik - ecco cosa ne penso
C’è un silenzio diverso oggi sulle rive del Lago Lemano. Non è la quiete diplomatica a cui la Svizzera ci ha abituati per decenni, ma il silenzio pesante, quasi soffocante, di chi trattiene il respiro prima dello schianto o della salvezza. Dopo quasi quattro anni di trincee fangose, droni kamikaze e retorica incendiaria, i negoziati sull’Ucraina sono ufficialmente iniziati. Finalmente, direbbero gli ottimisti. Troppo tardi e con troppe incognite, sussurrano i realisti.
Mentre leggete queste righe, i rappresentanti di Kiev sono seduti di fronte ai delegati dell'Unione Europea. La narrazione ufficiale parla di "sostegno incrollabile" e "garanzie di sicurezza". Ma chi conosce i corridoi di Bruxelles sa che la musica è cambiata. L’Europa del 2025 non è quella del 2022. È un continente stanco, segnato da crisi economiche interne e da un'opinione pubblica che, pur simpatizzando con l'aggredito, guarda con terrore al proprio portafoglio e alla stabilità energetica. L'incontro di oggi non serve a ribadire l'ingresso nell'UE — quello è il fumo — ma a definire il prezzo dell'arrosto: quanto territorio, quanta sovranità e quanto orgoglio Kiev dovrà ingoiare per fermare il tritacarne?
Ma il vero elefante nella stanza — o meglio, i due leoni nella savana — non sono a questo tavolo. La vera partita, quella cinica e brutale che deciderà le sorti dell'Est Europa, si giocherà lunedì, lontano dagli occhi lucidi dei delegati europei. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdoğan si incontreranno. Di nuovo.
Il "Sultano" turco si conferma, ancora una volta, l'unico vero vincitore diplomatico di questo conflitto infinito. Mentre l'Occidente si arrovellava su sanzioni e forniture, Ankara ha mantenuto aperto il canale, lucrando sulla sua posizione di ponte. L'incontro Putin-Erdoğan non sarà un tè tra amici, ma una spartizione di sfere d'influenza. Putin arriva a questo vertice con la consapevolezza che il tempo ha giocato a suo favore: ha scommesso sulla stanchezza dell'Occidente e, tragicamente, sembra aver avuto ragione. Non cerca una pace giusta; cerca una pace che ratifichi lo status quo, una "vittoria" da vendere al suo fronte interno.
L'Europa, in questo scenario, rischia di essere ridotta al ruolo di notaio pagante. Finanzieremo la ricostruzione di ciò che resterà dell'Ucraina, mentre le linee di confine verranno tracciate altrove, tra Mosca e Ankara, forse con un cenno distratto di Washington.
Quello che sta accadendo a Ginevra non è la fine della storia, né il trionfo della democrazia. È il ritorno prepotente della Realpolitik del XIX secolo, vestita con abiti moderni. Kiev si trova di fronte alla scelta più dolorosa della sua storia: sacrificare una parte del proprio corpo per salvare l'anima, o continuare a sanguinare fino al collasso sperando in un miracolo che il 2025 non sembra promettere.
Guardiamo a Ginevra con speranza, certo. Ma una speranza gelida, priva di illusioni. Perché se la guerra sta forse finendo, la pace che si profila all'orizzonte ha un sapore metallico, e non è quello della libertà, ma del compromesso necessario.
(Stefano Donno)
Non è solo un Eroe, è uno di Noi: Perché Spider-Man è l'Icona Definitiva del XX Secolo (e oltre)
Dimenticate per un attimo i miliardari con armature high-tech. Mettete da parte gli alieni divini con mantelli rossi e le amazzoni indistruttibili. Se c'è un volto — o meglio, una maschera — che definisce cosa significa essere un eroe nella modernità, quel volto appartiene a un ragazzo del Queens con problemi di affitto, una vita sentimentale disastrosa e un senso di colpa schiacciante.
Stiamo parlando di Peter Parker. Stiamo parlando di Spider-Man.
A oltre 60 anni dal suo debutto su Amazing Fantasy #15 (agosto 1962), l'Uomo Ragno non è invecchiato di un giorno. Al contrario, è diventato il mito fondante della cultura pop globale. Ma perché, tra migliaia di superesseri, è proprio il Tessiragnatele a tenerci incollati alle pagine e agli schermi? La risposta è semplice e disarmante: Spider-Man siamo noi.
La Genesi: Il Miracolo di Lee e Ditko
Quando Stan Lee propose l'idea di un eroe basato su un ragno, il suo editore Martin Goodman rise. "I ragni fanno schifo alla gente, Stan" disse. "E poi, un eroe adolescente? I teenager sono le spalle, non i protagonisti."
Goodman non aveva capito nulla. Lee, insieme alla matita nervosa e gotica di Steve Ditko, creò l'antitesi del supereroe classico. Peter Parker non era un semidio sceso dall'Olimpo. Era un nerd occhialuto, bullizzato, socialmente inetto, che ottiene poteri incredibili per puro caso.
"Chiunque può indossare la maschera. Tu puoi indossare la maschera. Se non lo sapevi prima, spero che tu lo sappia ora." — Miles Morales, Spider-Man: Into the Spider-Verse
Il genio visivo di Ditko fu coprire Peter completamente. Nessun mento scoperto, nessun colore della pelle visibile, nessun capello biondo perfetto. Quando indossa quel costume rosso e blu, Spider-Man non ha etnia, non ha status sociale. È un simbolo puro.
Il Peso della Responsabilità: La Lezione di Zio Ben
Ciò che rende Spider-Man unico non è la forza proporzionale di un ragno o il "senso di ragno" (che resta una delle invenzioni più geniali dei comics). È il motore delle sue azioni.
Batman combatte per vendetta. Superman combatte perché è la sua natura virtuosa. Wonder Woman combatte per dovere. Spider-Man combatte per colpa.
La morte di Zio Ben è il peccato originale di Peter Parker. Non è morto perché Peter non era abbastanza forte; è morto perché Peter, per un attimo di egoismo, ha scelto di non agire. La massima "Da un grande potere derivano grandi responsabilità" non è uno slogan da cartolina; è una condanna. È il motivo per cui Peter si rialza sempre, anche quando ha le costole rotte, anche quando Gwen Stacy cade, anche quando il mondo gli crolla addosso. La sua eroicità nasce dal fallimento, e non c'è nulla di più umanamente potente di questo.
La Galleria dei Nemici: Specchi Deformanti
Un eroe si misura dai suoi avversari, e la Rogues Gallery di Spidey è seconda solo a quella di Batman. Ma mentre i nemici di Batman attaccano la sua psiche, i nemici di Spider-Man attaccano la sua vita privata.
Green Goblin (Norman Osborn): Il padre surrogato tossico. Rappresenta il potere senza moralità, l'opposto di Zio Ben.
Doctor Octopus: L'intelletto geniale corrotto dall'arroganza, ciò che Peter potrebbe diventare se perdesse la sua umiltà.
Venom: L'ombra oscura. La tentazione di lasciarsi andare agli impulsi più violenti, di smettere di essere il "buon vicino".
Ogni pugno scambiato con questi villain non è solo una lotta fisica, ma un conflitto emotivo. Peter non combatte mostri anonimi; combatte i suoi mentori, i suoi amici, le sue paure.
L'Eredità Infinita: Il Ragnoverso
Oggi, Spider-Man non è più solo Peter Parker. L'introduzione di Miles Morales e il concetto di Spider-Verse hanno cementato l'idea che l'Uomo Ragno sia un concetto universale. Miles ha portato una nuova prospettiva, una nuova cultura e nuove sfide, dimostrando che l'archetipo del "ragazzo qualunque con poteri straordinari" è flessibile ed eterno.
Che si tratti del Peter maturo e stanco, della Gwen Stacy alternativa o del giovane Miles, il cuore resta lo stesso: la lotta per bilanciare la vita ordinaria con doveri straordinari. È la metafora perfetta della crescita, del passaggio all'età adulta, del tentativo di fare la cosa giusta in un mondo caotico.
Perché Abbiamo Ancora Bisogno di Lui
In un'epoca di cinismo, Spider-Man rimane un faro di speranza sincera. Non è un eroe che guarda gli umani dall'alto in basso. Lui è lì, in metropolitana con noi. Fa la fila alle poste. Si preoccupa di non deludere zia May.
Spider-Man è la promessa che, non importa quante volte la vita ci butti a terra, noi abbiamo la capacità — e la responsabilità — di rialzarci.
Ecco perché, tra cento anni, quando le armature di ferro saranno arrugginite e i mantelli logorati, vedremo ancora quella silhouette snella volteggiare tra i grattacieli. Perché finché ci sarà qualcuno che cerca di fare del suo meglio nonostante tutto, ci sarà sempre un Spider-Man
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